
Pronti, a posto, via
Pubblicata la centoduesima storia di infortunio aggiunta al repertorio.

Pubblicata la centoduesima storia di infortunio aggiunta al repertorio.

Durante lo smantellamento di tralicci elettrici, Mario rimane coinvolto in un infortunio sul lavoro. Tagliando profilati con un cannello ossipropanico, un pezzo caduto lo colpisce alla gamba. La storia, la centounesima nel repertorio, evidenzia l’importanza della sicurezza nei cantieri.

La giornata di studio “Cura, luoghi e persone” ha riunito oltre 30 operatori della sanità, educazione e cultura al Castello del Valentino. Gli interventi hanno esplorato trasformazioni ambientali, sociali e culturali, promuovendo un approccio transdisciplinare. Gli esperti hanno affrontato temi come la relazione tra ambiente e salute mentale, progettazione di spazi per l’infanzia, e la connessione tra ambiente urbano e benessere. Il pomeriggio ha visto tavoli di lavoro che hanno coinvolto professionisti, ricercatori, architetti e urbanisti per definire un quadro di ricerca transdisciplinare.

Franco ha 65 anni, ha fatto l’autotrasportatore per tutta la vita ma, da alcuni anni, si è messo in proprio. Compra mezzi di trasporto e attrezzature e casa sua diventa il luogo in cui svolge la sua attività.
Il “tappeto” narra la storia di un infortunio mortale in cui a perdere la vita è Pino, un operaio che lavorava presso un’azienda di produzione mangimi.
Salvatore, un ragazzo di 28 anni, era arrivato a Milano dalla Sicilia qualche anno prima per cercare lavoro. Da qualche giorno lavorava in un cantiere allestito in una via della città per ristrutturare le facciate di un palazzo di otto piani.
Un vigile urbano in pensione da anni aiutava la moglie nella conduzione dell’azienda agricola. Malauguratamente, durante le operazioni di attacco di una fresatrice agricola ad una trattrice cingolata, è morto a causa dello schiacciamento tra l’attacco dell’antiribaltamento e la fresatrice stessa.
Agnese è addetta alla pressa piegatrice in una azienda metalmeccanica. E’ brava, lei lo stipendio se lo porta a casa senza tanti proclami e quisquiglie. Il ritmo di lavoro è incalzante: otto ore, centinaia di pezzi nella pressa. Mentre mette un pezzo in lavorazione, schiaccia il pedale nel momento in cui non tutte le dita sono lontane dalla pressa; un piccolo frammento di un dito si stacca e Agnese rimane mutilata per sempre.
Carlo e Andrea sono fratelli, hanno trascorso la vita lavorando presso l’azienda agricola di famiglia e non hanno smesso nonostante gli anni e l’arrivo della pensione.
È questa la frase che più volte si è sentito ripetere Duilio dopo la morte del suo amico e compagno di lavoro Antonio, un giovane pensionato che aveva aderito al “Progetto Anziani” del suo comune per fare piccoli lavori di manutenzione del verde pubblico.