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Sintesi di studi/review

Dalla brace alla padella, ovvero dal tabacco bruciato a quello riscaldato

Circa un milione e duecentomila persone in Italia fanno uso occasionale o regolare di sigarette elettroniche. La nicotina favorisce ipertensione e diabete, e il principio di precauzione sui potenziali danni delle sostanze aromatizzanti presenti nei prodotti senza nicotina dovrebbe farci riflettere. Nel caso del riscaldamento del tabacco si possono produrre formaldeide e acetaldeide, carcinogeni del gruppo 1, secondo lo IARC.

Stigma pubblico nei confronti delle donne vittime di violenza da parte del partner

Lo stigma pubblico nei confronti delle donne vittime di violenza da parte del partner (IPV) mina la loro guarigione. Tuttavia, le ricerche su questo argomento sono recenti. La revisione sistematica mirava ad analizzare il modo in cui questo stigma è stato studiato, i risultati della letteratura relativi o che descrivono la stigmatizzazione pubblica che hanno contribuito a comprendere come funziona e gli interventi e le raccomandazioni esistenti per combattere lo stigma. Le ricerche di articoli sottoposti a peer review pubblicati tra il 2010 e il 2021 sono state condotte in sei database. Gli articoli selezionati erano limitati a studi empirici in inglese, i cui i partecipanti risiedevano in paesi ad alto reddito e fornivano risultati sullo stigma pubblico dell’IPV. Sono stati inclusi un totale di 29 articoli. Lo stigma normalmente non era l’obiettivo principale degli studi, la maggior parte degli articoli non si basava su alcun modello teorico dello stigma per contestualizzare i propri risultati e predominavano le metodologie qualitative. È stata riassunta una serie di temi riguardanti il funzionamento dello stigma norme e percezioni sociali, reazioni pubbliche di stigmatizzazione e le sue conseguenze per le vittime. Fattori come l’etnia hanno aumentato o diminuito lo stigma. La mancata denuncia degli abusi e la mancata richiesta di aiuto sono state le conseguenze menzionate più frequentemente. Sono stati identificati solo un intervento e alcune strategie per ridurre lo stigma. Sono state discusse le implicazioni di questi risultati per la ricerca e la pratica.

Le microplastiche

Le materie plastiche semplificano la nostra vita in vari modi, risultando spesso più leggere o meno costose rispetto ai materiali alternativi. Tuttavia, se non sono smaltite o riciclate correttamente, possono finire nell’ambiente, dove rimangono per secoli e si degradano in pezzi sempre più piccoli. Questi piccoli frammenti (solitamente più piccoli di 5 mm) sono chiamati microplastiche e destano preoccupazione.

È possibile che uno studio scientifico sia falso? Il caso degli zombie trials

In inglese li chiamano «zombie trial». Sono gli studi clinici su farmaci e terapie che contengono dati sbagliati o inventati di sana pianta. Un ricercatore del dipartimento di anestesiologia dell’ospedale di Torquay (UK), il dottor Carlisle, preoccupato che gli studi contenessero dati falsi, ha analizzato i dati riassuntivi degli studi randomizzati controllati sottoposti alla rivista Anesthesia da febbraio 2017 a marzo 2020. Ha classificato i processi con dati falsi come “zombie” se pensava che il processo fosse fatalmente difettoso.

La solitudine può peggiorare la salute mentale

Più di un quinto degli adulti americani riferisce che spesso, o addirittura sempre, si sente solo o isolato dagli altri. La solitudine è una condizione soggettiva, in cui l’individuo si percepisce socialmente isolato anche quando si trova in mezzo ad altre persone. Infatti, sebbene tecnologia e globalizzazione possano aver migliorato la qualità di vita, hanno anche ribaltato i costumi sociali e interrotto il modo tradizionale di relazionarsi: il sovraccarico di informazioni, la connettività 24 ore su 24, le innumerevoli ma superficiali e talvolta dannose relazioni sui social media hanno “spalancato le porte” a questo stato emotivo.

Sebbene sia più probabile riscontrare in popolazioni a rischio di alienazione sociale, isolamento e separazione (come gli anziani privi di rete familiare, pazienti con disturbi psichiatrici o in condizioni di salute che limitano per molto tempo le loro capacità comunicative e/o di mobilità), chiunque può sentirsi solo in qualsiasi momento. Una relazione sociale può essere percepita da un individuo diversamente sulla base di differenti fattori, tra cui le precedenti esperienze, la situazione in cui si trova in quel momento e la generale preferenza verso quel tipo di contatto sociale. È quindi evidente che questa condizione non è limitata agli anziani che vivono soli, ma può manifestarsi in qualsiasi fascia di età, e persino tra quelle persone che hanno numerosi contatti/followers/amici sui social media.

Un recente studio riporta che la maggior parte delle persone che segnalano di vivere la solitudine hanno meno di 50 anni, redditi più bassi e non sono sposate. Dallo studio emerge anche che circa sei persone su dieci affermano l’esistenza di una causa specifica del sentirsi soli: la morte di una persona cara, problemi di salute fisica o mentale, il divorzio o l’allontanamento dalla propria famiglia. Di fatto, alcuni eventi negativi della vita possono esacerbare o mettere le persone a rischio di solitudine: ad esempio, è molto più probabile che chi riferisce di sentirsi solo affermi di aver subìto un cambiamento negativo nella propria situazione finanziaria, un grave infortunio o patologia, o la perdita del lavoro negli ultimi due anni.

La solitudine può contribuire ad una costellazione di disturbi psichici e/o fattori di rischio psicosociali, inclusa la sintomatologia depressiva, alcolismo, pensieri suicidi, impulsività e comportamenti aggressivi, ansia sociale. È anche un fattore di rischio per patologie cardiache e obesità  e sembra contribuire alla progressione della malattia di Alzheimer.

 Un rapporto sulla solitudine in America pubblicato dalla Graduate School of Education dell’Università di Harvard suggerisce che chiedere al paziente se si sente solo dovrebbe sempre essere un elemento da includere nella visita di controllo annuale, alla stregua degli esami del sangue o del controllo pressorio. Sarebbe auspicabile anche sviluppare campagne di educazione pubblica che forniscano alle persone informazioni e strategie che le aiutino ad individuare e gestire pensieri e comportamenti controproducenti, frutto della solitudine. Dovremmo infine lavorare tutti per ripristinare un maggiore senso di responsabilità, sia verso gli altri sia verso il bene comune.

Fattorini L. Solitudine e salute. Salute Internazionale. 11 settembre 2023

L’impatto dei determinanti sociali sulla salute mentale dei giovani

La letteratura scientifica parla di un aumento dei disturbi psichiatrici negli adolescenti e nei giovani dal 2020; un’altra lettura del fenomeno, invece, è di un aumento di disagio/stress psicologico collegato a disorganizzazione e ostacoli socio-politici. C’è comunque il rischio di una visione semplificata in cui il malato sia l’adolescente o la società, che può portare a una eccessiva medicalizzazione e/o alla difficoltà di inserire nel setting clinico l’attenzione ai determinanti socio-economici, e che va superato.

 Gli adolescenti e i giovani devono affrontare più sfide: la pressione e le minacce on line dovute ai social media, le scarse prospettive di trovar lavoro e un alloggio a prezzi contenuti, l’impatto della crisi climatica sul loro futuro.

E’ evidente come gli interventi clinici possano avere un ruolo limitato nel gestire/affrontare i problemi che principalmente sono conseguenze di un malfunzionamento della società.

La consapevolezza che la “crisi della salute mentale” dei giovani è intrecciata con la confusione socio-politica rende più sfumati i confini tra prospettiva medica e prospettiva sociale, e ciò dovrebbe aprire gli occhi sulla necessità di andare oltre i classici interventi di tipo farmacologico,  psicoterapeutico, infermieristico (collaborative care), evitando di patologizzare/medicalizzare la vita psichica dei giovani, troppo spesso sottoposti a stress “disordinati” e “straordinari”.
L’esortazione è quindi di andare oltre l’etichettamento diagnostico con i criteri del manuale DSM, considerando che gli stressor psicosociali e ambientali si combinano con elementi di vulnerabilità e fattori di resilienza individuali, seguendo percorsi differenti.

Vengono inoltre fornite delle implicazioni per la pratica:

  • agli interventi clinici va affiancata l’accurata analisi dei determinanti dei problemi di salute mentale della persona e della sua famiglia, incluso il peso dei fattori sociali nel provocare o aggravare i sintomi
  • l’aumentata consapevolezza dei determinanti sociali della salute mentale può contrastare l’orientamento bio-medico della psichiatria contemporanea e può aumentare il supporto/spinta da parte dell’opinione pubblica verso riforme socio-politiche e finanziamenti per le iniziative di sanità pubblica
  • i sintomi vanno considerati nel loro contesto sociale prima di emettere un giudizio di significatività clinica e proporre dei trattamenti

Aftab A, Druss BG. Addressing the Mental Health Crisis in Youth—Sick Individuals or Sick Societies? JAMA Psychiatry. 2023;80(9):863–864. doi:10.1001/jamapsychiatry.2023.1298

 

Un intervento psicologico “di precisione” on line può ridurre i problemi ansiosi e depressivi

Uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association – JAMA ha dimostrato l’efficacia di un trattamento cognitivo-comportamentale (CBT Therapy) on line per la riduzione di ansia e depressione. Questo tipo di intervento, ideato e realizzato da un gruppo di ricercatori di alcune università degli Stati Uniti, del Messico e della Colombia, rientra nell’ambito della “medicina di precisione” * e ha vantaggi quali il basso costo, la tempestività e l’accessibilità.

Lo studio ha coinvolto 1319 studenti con problemi ansioso-depressivi, che sono stati assegnati in maniera casuale a 3 gruppi: due gruppi hanno effettuato l’intervento on line – in un caso guidato/gestito da un terapeuta, nell’altro in auto-gestione, il gruppo di controllo ha invece ricevuto una terapia standard nel setting ambulatoriale 

I risultati:

  • gli studenti che hanno usufruito dell’intervento cognitivo-comportamentale in modalità on line e con la guida di un terapeuta avevano tassi di remissione/guarigione dai sintomi ansioso-depressivi più alti (quasi 52%) rispetto agli studenti del gruppo in modalità on line auto-gestita e del gruppo col trattamento standard
  • l’intervento cognitivo-comportamentale condotto in modalità on line e con la guida di un terapeuta è stato associato a una probabilità maggiore di remissione dei sintomi ansiosi e depressivi nel 91.7% degli studenti.

*Medicina di precisione: si tratta di un modello medico che si è sviluppato grazie alle possibilità offerte dalle soluzioni digitali di aumentare i processi di verifica e monitoraggio del successo degli interventi/terapie. Le sue caratteristiche principali sono l’individuazione della terapia medica più appropriata per ciascuno, la verifica costante degli effetti, la possibilità di correggere/modificare e ri-adattare nel minor tempo possibile (https://www.bigdata4innovation.it/data-science/cose-la-precision-medicine-e-come-permette-di-realizzare-la-precision-care-grazie-alla-data-science/)

 Benjet C, Zainal NH, Albor Y, et al. A Precision Treatment Model for Internet-Delivered Cognitive Behavioral Therapy for Anxiety and Depression Among University Students: A Secondary Analysis of a Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry. 2023;80(8):768–777. doi:10.1001/jamapsychiatry.2023.1675

Gli effetti positivi dell’ortoterapia sulla salute psichica

L’orto-terapia è un intervento non farmacologico per la riduzione dello stress ormai accettato e utilizzato, poiché molti studi hanno dimostrato i suoi effetti terapeutici in vari setting, vari gruppi di destinatari e varie tipologie di intervento. Una recente revisione sistematica ha analizzato la letteratura esistente sull’efficacia di questa metodologia per la riduzione dello stress, evidenziando: un significativo miglioramento degli indicatori riguardanti la salute psichica; un collegamento tra gli effetti mitiganti dello stress e le caratteristiche della popolazione target nonché del contesto; l’impatto positivo in particolare di interventi realizzati in un setting virtuale; una durata ottimale dell’intervento tra i 100 e i 500 minuti.

Lu S, Liu J, Xu M, Xu F. Horticultural therapy for stress reduction: A systematic review and meta-analysis. Front Psychol. 2023 Jul 26;14:1086121. doi: 10.3389/fpsyg.2023.1086121. PMID: 37564307; PMCID: PMC10411738.

 

 

L’ortoterapia favorisce i legami sociali e riduce il rischio di depressione e demenza

Un recente studio (RCT – studio randomizzato controllato) ha indagato gli effetti biologici, psicologici e sociali dell’ortoterapia. La terapia orto-colturale si è rivelata efficace nell’abbassare i livelli dei marker infiammatori (indici che servono a determinare la causa e l’entità di una infiammazione a livello sistemico) e creare/rinforzare le * connessioni/relazioni sociali (social connectedness), entrambi considerati i due fattori di rischio più importanti per lo sviluppo di patologie quali la demenza e la depressione nella terza età; tali effetti permangono sino a 6 mesi dopo la fine delle attività. Rimangono però ancora sconosciuti i meccanismi di azione di tali attività: l’ipotesi degli autori è che la “connessione sociale” sia il fattore determinante principale, responsabile della riduzione/miglioramento dello stato infiammatorio nelle persone anziane.

 * Con l’espressione “social connectedness” si intendono gli aspetti strutturali e funzionali delle relazioni sociali che alimentano la percezione individuale di significatività e legame reciproco con gli altri (van Bel et al., 2009) FROM Journal of Adolescence, 2021 (https://www.sciencedirect.com/topics/psychology/social-connectedness)

Ted Kheng Siang Ng, Daniel R.Y. Gan, Rathi Mahendran, Ee Heok Kua, Roger C-M Ho, Social connectedness as a mediator for horticultural therapy’s biological effect on community-dwelling older adults: Secondary analyses of a randomized controlled trial, Social Science & Medicine, Volume 284, 2021, 114191, ISSN 0277-9536, https://doi.org/10.1016/j.socscimed.2021.114191.

 

La sicurezza alimentare influenza la salute mentale dei più giovani

Uno studio canadese ha utilizzato i dati sanitari-amministrativi di una survey nazionale (Canadian Health Survey), identificando bambini e adolescenti (età da 1 a 17 anni) che avevano risposto al modulo Household Food Security e per i quali erano noti i contatti con i servizi da salute mentale nell’anno precedente alle risposte al sondaggio: 32.321 bambini e adolescenti residenti in Ontario. Sono state elaborate delle stime dei “rapporti di prevalenza” inerenti l’associazione tra insicurezza alimentare e utilizzo dei servizi di salute mentale.
I risultati principali:
– il 16 % dei bambini e adolescenti della survey vivevano in situazione di insicurezza alimentare
– il 9% del totale dei partecipanti aveva avuto un contatto con un ambulatorio di salute mentale e lo 0,6 con i servizi per situazione di acuzie ed emergenza
– la prevalenza dell’utilizzo dei servizi di salute mentale ambulatoriali o per cure acute è risultata più elevata per i bambini e gli adolescenti che vivevano in situazione di insicurezza alimentare rispetto ai loro coetanei senza insicurezza alimentare (rispettivamente 55 e 74%)
Lo studio conclude con il suggerimento di interventi mirati a supportare le famiglie in condizioni di insicurezza alimentare per migliorare la salute mentale dei giovani e ridurre il peso sul sistema sanitario.
 
Anderson KK, Clemens KK, Le B, et al. Household food insecurity and health service use for mental and substance use disorders among children and adolescents in Ontario, Canada. CMAJ. 2023;195(28):E948-E955. doi:10.1503/cmaj.230332