La Promozione della Salute del Piemonte è pronta a ripartire?
a cura di vari autori fra i promotori della salute piemontesi

Introduzione

Sono trascorsi ormai sei mesi dal 21 febbraio … è tempo di fare bilanci e di ri-organizzare il nostro presente, prefigurando il nostro futuro!

Noi promotori della salute piemontesi a un certo punto siamo stati fermati.  Ma noi abbiamo sentito che non potevamo fermarci e pur continuando ad andare avanti, come potevamo, sentivamo crescere delle domande e sentivamo il bisogno/desiderio di confrontarci e produrre una riflessione comune, per ripensare a quanto accaduto e a quanto stava accadendo.

 

Nei mesi scorsi la maggior parte di noi è stata coinvolta (travolta?) nella gestione della fase acuta dell’epidemia. Abbiamo fatto qualunque cosa potesse essere utile per sostenere i servizi di igiene pubblica, che si sono trovati a corto di risorse umane e materiali per svolgere le azioni necessarie al contenimento dell’emergenza. Abbiamo sospeso molte delle nostre attività correnti, allontanandoci (ma senza abbandonarli) dai nostri interlocutori naturali (scuole, associazioni, Comuni, volontari, gruppi di cammino, cittadini più vulnerabili… i nostri stessi colleghi che avevano bisogno di sostegno…), non potendo più dialogare con loro, anche a distanza, per capire insieme cosa stesse succedendo, per comprendere i comportamenti “prescritti dall’emergenza” (mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani…), per pensare e agire in una azione comunitaria e non solo individuale. Abbiamo dovuto mettere in discussione… rivedere… sospendere… molte, tante, la maggior parte, forse quasi tutte le nostre attività in programma, ma abbiamo anche cercato di costruire nuove strategie… individuare e concentrarci su nuove priorità, necessità ed esigenze che gli effetti dell’epidemia ci mettevano davanti. E comunque tenere un filo con alcuni dei nostri interlocutori.

La forza con cui la pandemia ha investito la sanità regionale non ha permesso di mettere al servizio del sistema le nostre proposte organizzative e le nostre competenze di lavoro con le persone, i gruppi e le organizzazioni

Ci siamo fermati, ci siamo auto-convocati in due incontri via web e ci siamo chiesti… come stavamo? Cosa stavamo facendo con i cittadini e le organizzazioni della comunità? Come aveva retto il nostro “sistema”? Quale futuro potevamo immaginare e prefigurare? Abbiamo proseguito la riflessione mettendo per iscritto, in un questionario narrativo, i nostri pensieri, i nostri desideri e le nostre proposte (vedi analisi).

 

 

Queste le nostre riflessioni

In poco tempo, dal momento delle prime notizie sul Covid 19, l’epidemia si è trasformata in pandemia, diffondendosi a livello mondiale, sovraccaricando i nostri ospedali, invadendo le nostre RSA e mettendo a dura prova i nostri servizi di igiene. Ospedali e servizi sanitari che sono stati pensati e organizzati per interventi individuali, specialistici e centrati sul paziente. Servizi territoriali e socio-assistenziali pensati e organizzati con il modello “medico”, ancora troppo lontani da un modello di cura domiciliare con competenze sociali, famigliari, comunitarie e sanitarie che si parlino e si integrino saldamente in una rete di cure primarie.

Con la pandemia ha prevalso necessariamente una lettura “patogenica” del fenomeno. Abbiamo lavorato in apnea per cercare di far fronte a quello che alcuni hanno definito uno tsunami che ha fatto precipitare tutti, in modo repentino, in una fase di emergenza diffusa. Non eravamo pronti!

Non siamo riusciti a tenere salda la visione “salutogenica”, che pure avevamo studiato e applicato e che sapevamo essere il miglior approccio alla salute, capace di tenere insieme patologia, benessere e qualità della vita. Una salute vista come risorsa individuale e come bene collettivo, da proteggere e curare, coniugando le migliori pratiche cliniche con i comportamenti e la responsabilità individuale e sociale. Una salute da tutelare e promuovere sul territorio, fuori dai servizi di cura.

L’approccio salutogenico ci ricorda che nelle emergenze la prima cosa necessaria è essere pronti al cambiamento, fare meglio il nostro mestiere e usare meglio le competenze, le tecniche e gli strumenti che contraddistinguono il nostro metodo di lavoro di promotori della salute. Contattare e ascoltare i nostri interlocutori, coinvolgerli utilizzando e orientando le loro conoscenze e competenze, spiegare e interpretare con loro i comportamenti di prevenzione da adottare con responsabilità individuale e collettiva, accantonare le pratiche routinarie, assumere un nuovo atteggiamento e nuovi comportamenti professionali più funzionali alla situazione che si è venuta a creare.

Ma il Servizio Sanitario Nazionale, i nostri servizi erano pronti al cambiamento?

Ma noi eravamo pronti al cambiamento richiesto da una emergenza infettiva?

 

 

Queste le nostre proposte

In Piemonte la Promozione della Salute avrebbe potuto e può ancora fornire chiavi di lettura e suggerire strategie innovative e salutogeniche per la gestione della pandemia e la riduzione dei contagi, perché ha maturato negli anni competenze legate a:

  • metodi per ascoltare, interrogare, orientare i contesti sociali e analizzare e restituire i dati
  • strategie di comunicazione verso i diversi target (decisori, popolazione, pazienti)
  • metodi per attivare e sostenere il cambiamento dei comportamenti (individuali, familiari e sociali)
  • capacità di costruire reti e mantenere nel tempo relazioni multi-professionali e inter-settoriali.

Sono competenze che, pur evidenziate come strategiche dall’OMS, il Piemonte non ha sfruttato appieno: i promotori della salute non sono entrati a far parte dei tavoli di decisione e di organizzazione dell’emergenza né a livello locale né a livello regionale. Dopo questi primi mesi in cui ci siamo impegnati a sostenere genericamente il sistema, vogliamo partecipare e mettere a disposizione le nostre specifiche capacità nella definizione del piano pandemico e delle diverse azioni necessarie per “convivere” con l’epidemia.

Ma c’è il rischio che la Promozione della Salute piemontese, così com’è al momento attuale, non sarà invece capace di rispondere con azioni diffuse e di qualità ad un eventuale ritorno emergenziale dell’epidemia, né ai “classici” bisogni di salute ed equità. In questi anni la Promozione della Salute si è via via impoverita e depauperata per numerosità di operatori dedicati, per competenze e saperi acquisiti, per strutturazione organizzativa, per reti sociali di collaborazioni con le comunità locali: le azioni che hanno dimostrato di essere utili ed efficaci faticano ad essere diffuse equamente nel territorio con il rischio di incrementare ulteriormente, anziché ridurre, le disuguaglianze.

Il sistema della Promozione della Salute rischia di estinguersi. E l’emergenza sanitaria dell’epidemia rischia di dare il colpo finale. Sono necessari:

  • un maggior numero di risorse dedicate, assumendo giovani professionisti laureati in differenti discipline e formandoli adeguatamente
  • un mandato forte delle istituzioni, con finanziamenti adeguati, per sostenere un sistema diffuso e a rete con snodi di indirizzo e coordinamento nei servizi territoriali, nelle cure primarie e negli ospedali
  • un piano di formazione universitaria per i giovani e di aggiornamento per gli operatori sanitari in forza, attento ai cambiamenti che la pandemia ci impone (processi partecipativi per il coinvolgimento e l’empowerment, tecnologie digitali e uso dei social media, ottica “One Health”, lavoro di rete, sostenibilità…)
  • una diffusione verso tutti i professionisti della sanità di strategie, metodi e pratiche salutogeniche di promozione della salute per ri-orientare il rapporto con il paziente, il cittadino e le organizzazioni e gli enti delle comunità. Queste necessità non sono solo nostre, ma erano già raccomandate nel modello di politica europea Salute 2020 che l’OMS nel 2013 aveva redatto insieme con i governi dei Paesi europei: una politica “che si basa su una logica socio-economica per migliorare la salute dando maggiore equità e che, tenendo conto delle evidenze, sostiene fortemente gli investimenti e l’azione attraverso approcci integrati per la promozione della salute e del benessere e la prevenzione delle malattie.”. Un ri-disegno complessivo disatteso e che l’emergenza Covid 19 ha ulteriormente reso necessario e inevitabile.
  • un disegno nuovo della sanità nel suo complesso, una diversa e innovativa sanità che sappia far fronte alle necessità di salute e alle disuguaglianze dei cittadini e in questo ri-disegno le strategie, i metodi e le pratiche salutogeniche di promozione della salute sono fattori integranti e imprescindibili.

Ci stiamo interrogando e confrontando, raccogliendo le azioni messe in atto e le idee che abbiamo maturato in questi mesi, per costruire una proposta di ri-disegno e “messa a sistema” della Promozione della Salute in Piemonte compatibile con i tempi dettati dal Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 (con le sue declinazioni regionali e locali), integrata maggiormente con la programmazione sociale (anche grazie alla riunificazione nello stessa Direzione Regionale) e con altri piani complementari (es. Piano della Cronicità).

Abbiamo l’urgenza e la necessità di rendere pubbliche le nostre riflessioni, creare un dibattito, accogliere suggerimenti, concorrere con il nostro - piccolo ma incisivo - contributo a ridisegnare un forte, solidale ed equo Servizio Sanitario Nazionale che sia dalla parte delle persone e delle comunità locali e che valorizzi i professionisti dei servizi in un processo di corresponsabilità e di innovazione.

Un SSN che prediliga la cultura della cura e della prossimità, più che la cultura delle prestazioni.

 

Le persone che hanno contribuito a questa riflessione sono

  • Giorgio Bellan
  • Antonella Bena
  • Mauro Brusa
  • Marcello Caputo
  • Alda Cosola
  • Rossella Cristaudo
  • Mauro Croce
  • Antonietta De Clemente
  • Teresa De Villi
  • Elena Gelormino
  • Manuela Gobbo
  • Laura Marinaro
  • Giorgia Micene
  • Marilisa Montinaro
  • Lucia Portis
  • Raffaella Scaccioni
  • Claudio Tortone
  • Serena Vadrucci

Chi volesse contribuire ad arricchire questo editoriale con riflessioni e proposte può inviare un’email a promozionedellasalute@gmail.com. Ne daremo conto nelle newsletter.


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