La Griglia Buone Pratiche Trasferibili: uno strumento rinnovato
a cura di Paola Ragazzoni, Rita Longo, Claudio Tortone, Dors

Introduzione

Oggi, nel 2020, in un anno così particolare e caratterizzato da profondi cambiamenti, anche nel modo di intendere la promozione della salute, sollecitati dagli effetti psico-sociali della emergenza sanitaria provocata dalla epidemia da Covid 19, nasce una nuova edizione della “Griglia per individuare e valutare Buone Pratiche Trasferibili” (griglia BPT). “Ma è il momento giusto?”  Vi chiederete...

Viviamo un momento di transizione alla ricerca di un nuovo equilibro nell’esercitare una responsabilità individuale e sociale rispetto all’adozione dei comportamenti di contenimento e prevenzione dell’epidemia. I nostri progetti e le nostre (buone) pratiche “abituali” non sono più adatte o, per lo meno, non sono più consone al tempo: hanno necessità di una profonda trasformazione e di un rinnovamento inedito, se vogliano che siano di accompagnamento e sostegno ai nostri interlocutori, essi stessi alla ricerca di equilibrio. Nel preparare questa griglia abbiamo avuto modo di andare alle radici della Promozione della Salute, con un’attenzione ai determinati sociali delle disuguaglianze in incremento, e rileggere la nostra storia professionale. Sentiamo che la griglia BPT mette a disposizione e fa memoria dei valori e dei principi teorico-metodologici fondanti la Promozione della Salute e la nostra professionalità.

 

 

Una pratica basata o informata sulle evidenze?

In letteratura esistono molti programmi, politiche e metodi che hanno dimostrato la loro efficacia in un determinato contesto e che, trasferiti e generalizzati in altri contesti, potrebbero migliorare la salute e la qualità di vita di molte persone. A tal fine il concetto di Buona Pratica può essere molto utile nel guidare il professionista, in quanto permette di prendere decisioni basate sulla specifica applicazione dei valori e principi alla base della promozione della salute, utilizzando prove di efficacia e teorie scientifiche disponibili per assumere decisioni “informate”. Infatti le raccomandazioni che nascono da una buona pratica rappresentano uno degli strumenti visibili e concreti del processo di contestualizzazione di un intervento. In esse sono sintetizzate quelle accortezze che gli operatori devono tenere presenti per realizzare azioni di qualità e con probabilità di efficacia. Una buona pratica ha sia carattere bottom up, in quanto è costruita sulla base di esperienze esemplari, rigorose e positive che si presuppongono trasferibili in contesti più ampi, sia un carattere top down, in quanto richiede la prefigurazione di un insieme sistematizzato di ipotesi da verificare su base empirica (ISFOL; 2001[1]).

Già nel 2008 Tannahill sollecitava un passaggio da una pratica “basata” sulle prove di efficacia scientifiche a una pratica “informata” dalle prove scientifiche, una pratica che adatta le evidenze in maniera critica e ragionata al contesto di applicazione[2].

Nel dibattito internazionale sul tema emergono due principali posizioni rispetto alla definizione di cosa si debba intendere con “buona pratica in prevenzione e promozione della salute”: da una parte vi sono coloro che collocano le buone pratiche all’interno del dominio della evidence-based practice, definendole sulla base delle prove scientifiche di efficacia esistenti; in letteratura però non vi sono dimostrazioni univoche del fatto che un intervento di provata efficacia garantisca un reale impatto sulla salute pubblica della popolazione (Bauer & Kirchner, 2020[3]).

Dall’altra parte vi sono coloro che considerano le buone pratiche come interventi che rispondono, in tutte le fasi della progettazione, applicazione e valutazione, a criteri di qualità e che sono descritti nel dettaglio e corredati da una documentazione contenente strumenti e materiali usati, tali da poter essere trasferibili in altri contesti, situazioni. Questa posizione, in accordo alla definizione di Kahan B., Goodstadt (2001)[4], considera esempi di buona pratica “quell’insieme di processi, attività e strategie che, coerenti con i valori, principi, teorie e credenze della promozione della salute, con molta probabilità permettono di raggiungere il miglior risultato possibile in una data situazione”. A questa definizione si è ispirato lo strumento qui presentato e descritto.

Naturalmente le raccomandazioni di buona pratica assumono valore nel momento e nel contesto (scientifico e operativo) in cui vedono la luce e valgono “fino a prova contraria” ovvero fino a quando nuovi processi di valutazione dell’efficacia e della trasferibilità forniranno informazioni più aggiornate e utili ad affrontare i bisogni di salute della comunità. Esse sono anche uno degli strumenti di capacity building[5] più importanti a disposizione della sanità pubblica, all’interno dei processi formativi dei professionisti e nello sviluppo e nella innovazione dell’organizzazione dei servizi che intendano rispondere ai bisogni e alle risorse della comunità locale e della società[6].

 

[1] ISFOL (2001). Ipotesi di buone pratiche nella formazione dei formatori. Quaderni di Formazione Isfol. http://www.lavoro.gov.it/.../008_Apprendim_età_adulta_ParteI_contributo.pdf

[2] Tannahill, A. ( 2008). Beyond evidence—to ethics: a decision-making framework for health promotion, public health and health improvement. Health Promotion International , 23, 4: 380-390. Bidoli S, Liberati A, Moja L, Moschetti I, Pecoraro V, Pistotti V. Centro Cochrane Italiano: Rapporto di attività 2008 e programmi 2009 Milano, Cochrane Center Report, 2009

[3] Bauer MS, Kirchner J. Implementation science: What is it and why should I care?. Psychiatry Res. 2020,  283: 112376. doi:10.1016/j.psychres.2019.04.

[4] Kahan, B., Goodstadt, M. (2001 1st edition, 2005, 3rd edition). The Interactive Domain Model of Best Practices in Health Promotion: Developing and Implementing a Best Practices Approach to Health Promotion. Health Promotion Practice, 2, 1: 43-54.

[5] Capacity building: lo sviluppo di conoscenze, abilità, impegno, strutture, sistemi e leadership per rendere la promozione della salute efficace. Essa comprende azioni volte a migliorare la salute su tre livelli: la crescita di conoscenze e abilità tra gli operatori, l’incremento di supporto e infrastrutture dedicate alla promozione della salute nelle organizzazioni, lo sviluppo di coesione e collaborazioni per la salute nelle comunità (definizione tratta da Who Health Promotion Glossary: new terms del 2006, traduzione italiana a cura di DoRS);

[6] Wells, M.; Williams, B.; Treweek, S.; Coyle, J.; Taylor, J. Intervention description is not enough: Evidence from an in-depth multiple case study on the untold role and impact of context in randomised controlled trials of seven complex interventions. Trials 2012, 13, 95.   arnfield A., Savolainen N., Lounamaa A. Health Promotion Interventions: Lessons from the Transfer of Good Practices in CHRODIS-PLUS. Int. J. Environ. Res. Public Health 2020, 17, 1281. doi:10.3390/ijerph17041281;  Rhodes T, Lancaster K, Evidence-making interventions in health: A conceptual framing, Social Science & Medicine, 2019, 238,112488 ,ISSN 0277-9536

 

 

Un patrimonio di pratiche da valorizzare

Dors si occupa di buone pratiche dal 2007 con l’intento di creare un patrimonio di esperienze italiane, di qualità e con un livello accettabile di valutazione di efficacia pratica, da cui attingere per trasferirle in contesti diversi, adattandole di volta in volta con rigore e creatività.

Nel 2011 è stata pubblicata la “griglia per l’individuazione di Buone Pratiche in Promozione della Salute”, frutto del lavoro congiunto con molti colleghi di diversi ambiti (scuola, sanità, luoghi di lavoro, comunità locale) sia regionali che nazionali e della collaborazione con il gruppo di lavoro nazionale di Guadagnare Salute-PinC (Programma di Informazione e Comunicazione a supporto di Guadagnare Salute).

Dal 2011 ad oggi, questa griglia ha permesso di individuare e disseminare, attraverso la banca dati Pro.Sa, 21 progetti di Buona Pratica che per contenuto e robustezza metodologica potevano essere valorizzati nella banca dati Pro.Sa., in quanto descritti e raccontati nel dettaglio e con la messa a disposizione degli strumenti per facilitarne la trasferibilità. Ogni Buona Pratica è valorizzata con un articolo di presentazione contenente l’intervista al responsabile sul sito web Dors e nella newsletter al fine di favorirne la diffusione e la trasferibilità. Inoltre Dors comunica formalmente ai responsabili, ai decisori aziendali e regionali e ad altri soggetti interessati il conseguimento del valore di Buona Pratica.

 

Uno strumento rinnovato

Oggi il nuovo strumento è stato rivisitato e rinnovato alla luce della letteratura scientifica e dell’esperienza maturata leggendo e valutando i progetti in questi 9 anni di lavoro.

Lo strumento ha una nuova struttura composta di tre aree con l’obiettivo di rendere ancor più evidenti punti di forza e aree di miglioramento della pratica stessa con una particolare attenzione ai fattori della sua trasferibilità. Riteniamo quest’ultimo aspetto particolarmente innovativo e necessario per far crescere la comunità dei promotori della salute e rispondere in maniera più equa ed efficiente ai bisogni e alle risorse delle persone, delle comunità locali e della società.
Le tre aree, evidenziate con una nuova veste grafica, sono:

  • Principi e valori fondanti la promozione della salute: 5 domande raggruppate in 3 criteri (Equità, Empowerment per la salute e Partecipazione)
  • Progettazione e Valutazione: 40 domande raggruppate in 9 criteri (Analisi di Contesto, Setting, Teorie e modelli, Prove di efficacia e buona pratica, Obiettivi SMART, Descrizione attività/intervento, Risorse tempi e vincoli, Valutazione di processo e Valutazione di risultato)
  • Sostenibilità e Trasferibilità: 16 domande raggruppate in 4 criteri (Collaborazioni e Alleanze, Sostenibilità, Trasferibilità, Comunicazione).

La valutazione complessiva è quindi articolata in queste tre aree e un progetto, per essere considerato Buona Pratica Trasferibile, deve ottenere un punteggio totale pari o superiore all’80% del punteggio massimo ottenibile.

Restano immutate le finalità dello strumento tra loro collegate:

  • formativa per i colleghi che intendano provare a descrivere in maniera efficace le proprie pratiche progettuali, auto-valutando i passaggi fondamentali e mettendo in luce le caratteristiche metodologiche del proprio progetto;
  • certificativa per la valorizzazione di pratiche concluse, o in fase avanzata di valutazione finale, che possano essere fonte di ispirazione, sostegno con la messa a disposizione di strumenti e orientamento nella loro trasferibilità in nuovi contesti adattandole alle caratteristiche, ai bisogni e alle risorse locali. La qualità descrittiva e documentale raggiunta, pone le premesse per pubblicare il progetto su una rivista scientifica;
  • decisionale a sostegno delle scelte dei decisori verso progetti e interventi che abbiano caratteristiche di qualità, efficacia pratica e trasferibilità.

La struttura e  la coerenza dello strumento rinnovato sono state analizzate nel percorso di lettura e valorizzazione del progetto B.E.S.T.® - Bisogni Educativi Speciali Territoriali Una buona pratica di welfare territoriale condiviso, sul territorio di Milano che è stato letto con entrambe le versioni dello strumento.

Con la nuova versione della “griglia BPT” è stata revisionata anche la procedura per la lettura e la valorizzazione delle BPT e sono stati introdotti una serie di prerequisiti necessari per l’accesso al percorso di valutazione.

Al momento la candidatura a Buona Pratica è sospesa a causa delle priorità determinate dall’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19, che abbiamo ritenuto necessario affrontare ri-orientando il nostro lavoro di documentazione e assistenza. Con il nuovo anno riprenderà ad essere attiva la procedura di valorizzazione delle Buone Pratiche e ne daremo comunicazione ufficiale. Nel frattempo procederemo anche all’aggiornamento della Guida alla Progettazione (rimane comunque a disposizione la precedente versione), che accompagna i progettisti e i loro gruppi di lavoro nella stesura dei propri progetti o nella loro revisione.

 

 

Il percorso di rinnovamento

Per arrivare alla edizione attuale, lo strumento pubblicato nel 2011 è stato presentato e discusso a livello nazionale con numerosi colleghi nel corso di incontri formativi e seminariali. Abbiamo inoltre costituito un gruppo interregionale di operatori sanitari esperti nell’area della promozione della salute che ha lavorato secondo l’approccio della “comunità di pratica” di lettori di Buone Pratiche”. Era nata, infatti, nel tempo l’esigenza di revisionare lo strumento alla luce delle nuove evidenze di letteratura sul tema e della esperienza maturata sul campo nella valutazione delle pratiche in prevenzione e promozione della salute

A livello internazionale la nuova versione dello strumento “griglia BPT” è stata analizzata e discussa con i colleghi del Thematic Working Group on Best Practice Portals (EuroHealthNet, Report ,2019), delle Joint Action Europee Chrodis (2014-2017) e  Chrodis Plus (2017-2020), e all’interno della sessione tematica “health promoting practices” della 10° conferenza europea della IUHPE - International Unit for Health Promotion and Education (24-26 settembre 2018, Trondheim, Norvegia).

La caratteristica dello strumento e della procedura è quello di considerare e valorizzare solo i progetti “scritti”, o meglio quelli “ben de-scritti” (sia nella loro fase di redazione progettuale che valutativa), a sfavore di tutte quelle “buone pratiche” di cui l’esperienza dei professionisti è ricca, che funzionano, ma che non sono adeguatamente valorizzate attraverso la documentazione.

Molto spesso infatti la documentazione scritta di un progetto nasce per esigenze contingenti (ricercare finanziamenti, informare il committente, comunicare le azioni agli interessati…) e non per dare conto dell’idea progettuale e dei risultati conseguiti e per aiutare la continuità o la trasferibilità di un progetto, rendendo chiaro il pensiero e trasparente il processo progettuale nella sua trasformazione in azione.

Siamo convinti però che gli operatori della prevenzione e della promozione della salute, sostenuti dai loro decisori, debbano fare uno sforzo per documentare e valorizzare in forma scritta quanto realizzano nella pratica. Questo impegno ha lo scopo non solo di dare visibilità al proprio lavoro, ma anche di contribuire alla crescita della comunità professionale, attraverso lo scambio e il confronto reciproco su esperienze e apprendimenti, e di offrire prassi solide e collaudate da trasferire in altri contesti.

 

 

Il percorso dello strumento in sintesi

2007: inizio percorso di riflessione e sperimentazione con un gruppo di operatori piemontesi, di diversi Enti (Aziende Sanitarie Locali e Scuole piemontesi, Dors, CPO (Centro di Prevenzione Oncologica) Piemonte, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Torino)

2008-2011: fase di test della griglia, dei criteri “pesati” con progetti piemontesi

2011: pubblicazione griglia per l’individuazione di Buone pratiche in promozione della salute e definizione procedura

2012:

  • validazione nazionale della griglia nell’ambito del progetto PInC (con la partecipazione di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Umbria, Veneto e CNESPS dell’Istituto Superiore di Sanità)
  • collegamento dei criteri di buona pratica con le competenze del professionista promotore della salute definiti dalla IUHPE nell’ambito del progetto CompHP, e concretizzati in un sistema internazionale di accreditamento.

2014: inizio applicazione procedura su progetti caricati in Banca Dati Prosa.

2015: confronto criteri italiani di Buona Pratica con quelli del portale Europeo e con quelli di  altri database di Paesi Europei nell’ambito delle Joint Action Chrodis e CrodisPlus

2016-2017: costituzione e formazione specifica ad un gruppo italiano di lettori

2019: revisione dei criteri e nuova versione dello strumento

2020: pubblicazione nuova versione dello strumento “griglia per l’individuazione di Buone Pratiche Trasferibili” dopo.

 


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