Due domande a...Roberto Calisti
E. Tosco, Dors

Nell'ambito delle iniziative per celebrare i vent'anni di DoRS, abbiamo chiesto a una serie di persone che hanno incrociato il nostro cammino, con ruoli e modalità di collaborazione differenti, di ragionare su quale funzione può avere un centro di documentazione in un'epoca dominata dalla pluralità e eterogeneità delle fonti di informazione e  quali sono i servizi e le attività di Dors che ritengono più interessanti e utili per il loro lavoro. 

Questo mese ci risponde il Dott. Roberto Calisti, del Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) di Civitanova Marche - ASUR Marche – Area Vasta 3.

 

1. “Nell’epoca della post-verità, del sapere diffuso e di un’ampia accessibilità ai temi di salute pubblica, in che modo, chi si occupa di documentazione scientifica può fare la differenza?”

Penso che (pre)occuparsi di proporre documentazione scientifica liberamente accessibile e comprensibile (con relativi materiali di corredo, perché sia fruibile davvero, non per presa in giro) sia un dovere morale prima che professionale di chi possiede competenze ed esperienze per l'appunto scientifiche, magari associate a un ruolo nelle pubbliche istituzioni che renda dovuta un'attività sistematica di identificazione, valutazione e comunicazione dei rischi oltre che di affrontamento e bonifica dei medesimi.     

Riguardo a tutti i temi di salute pubblica, da anni sono un dato di fatto sia i "saperi diffusi" che fanno sì che oggi un paziente, un cittadino, un genitore, un lavoratore ... reperiscano molto facilmente una gran massa di informazioni (di qualità e soprattutto di affidabilità estremamente variabili) a prescindere dalla consultazione personale e diretta dei "tecnici", sia anche le "verità liquide" che rendono, in apparenza, più o meno di pari valore sia una notizia corretta sia una alterata o addirittura falsificata.

Su questo terreno hanno un impatto importante i conflitti di interesse indichiarati e indichiarabili, per cui uno studioso di gran nome può esprimere come nozione "scientifica" assoluta, indiscutibile, un punto di vista fortemente condizionato, ad esempio, da interessi industriali e irridere a qualunque posizione diversa qualificandola sprezzantemente come "junk science", destabilizzando la percezione del rischio da parte della popolazione e sviando decisioni e comportamenti anche a livello istituzionale.    

La soluzione di questo guazzabuglio, potenzialmente molto fecondo ma anche molto pericoloso, non può stare in un arroccamento difensivo degli scienziati puri e indipendenti che (anche con una certa sussiegosa arroganza, in ogni caso come se nientedi particolare  accadesse attorno a loro) serafici diffondano top-down il loro sapere, a loro volta presentato come assoluto e indiscutibile: la contrapposizione con "gli altri" sarà inevitabilmente perdente, data la disparità delle forze in campo.

E' quindi importante promuovere le consapevoli capacità di lettura e libera interpretazione dei vari scenari di rischio e delle relative, possibili soluzioni da parte tanto dei singoli "non tecnici" quanto delle comunità (ed anche dei decisori istituzionali).

Tutti i tentativi strutturati di informazione, documentazione, formazione, assistenza che siano mirati a una reale, autonoma capacitazione dei singoli e delle comunità (e dei decisori istituzionali), tutti i tentativi di promuovere le reti relazionali di popolazione che aiutino ad affrontare adeguatamente sia le crisi acute sia quelle di lungo periodo, tutto ciò che "non lascia soli" i singoli e le comunità di fronte a un rischio per la salute e/o la sicurezza (intesa come "safety", non come "security" che attiene a tutti altri ambiti) sono positivi.    

 

2. Se pensi al tuo lavoro in termini di compiti e responsabilità, ti rivolgi a Dors per ...

Sono responsabile di uno SPreSAL extra-piemontese che ha, come connotazione specifica, quella di essere particolarmente rivolto all'Epidemiologia Occupazionale = i miei compiti e le mie responsabilità sono ovvi per chi conosca il servizio sanitario pubblico italiano, a chiunque altro vanno illustrati con chiarezza, a seconda delle sue specifiche necessità, in modo che sappia cosa può chiederci e cosa noi siamo tenuti a dare. Sotto tale premessa, valuto Dors come uno strumento molto rilevante per tutto quanto attiene a ciò che intrigantemente esso definisce, nel suo sito, "marketing sociale", alla formazione e alla promozione della salute e della sicurezza (vedi sopra), ai temi di etica del servizio sanitario pubblico e di sviluppo della partecipazione delle comunità a detto servizio come a suo tempo prefigurato (anche se pochissimo realizzato) con la Legge di Riforma Sanitaria 833 del 1978. Ho avuto la fortuna e il piacere di lavorare, per alcuni anni, con Elena Coffano; anche per questo do per scontato che l'acronimo "Dors" contenga un gioco di parole con il termine inglese per "porte". Porte che si aprono, certamente: e non solo per pochi, ma per molti.