La Carta di Ottawa compie 40 anni, un compleanno da festeggiare. Come Centro di Documentazione per la Promozione della Salute desideriamo contribuire a questo importante traguardo, proponendo una riflessione su quanto la Carta sia ancora attuale e rispondente alla transizione e alle trasformazioni in atto nelle nostre società e nel mondo, nella nostra vita. Le ricadute sul nostro vivere quotidiano come singoli e collettività, sul ben-essere e la salute di tutti noi, sono tangibili.
Abbiamo chiesto a Glenn Laverack, nostro advisor dal 2016, un commentary che apre questa newsletter, per aiutarci – grazie alla sua lunga esperienza in differenti contesti internazionali – a rileggere in senso critico e propositivo la Carta di Ottawa. Fare memoria aiuta a interpretare il presente con la forza degli insegnamenti e degli errori del passato e a rispondere alle nuove sfide con la forza dei valori e dei principi che hanno fondato le società democratiche dopo la seconda guerra mondiale ispirando il pensiero e l’azione della Carta di Ottawa.
La fiducia reciproca è il tracciante
La fiducia reciproca è il tracciante della nostra interpretazione della Promozione della Salute e del suo futuro. Abbiamo avviato questa riflessione in occasione della celebrazione dei 25 anni di vita e attività di Dors, nel 2024, invitando un centinaio di colleghi, ricercatori, decisori e rappresentanti di altre istituzioni ed enti del terzo settore a un laboratorio per immaginare il futuro della Promozione della Salute. Il laboratorio ha favorito Connessioni tra i partecipanti presenti e, successivamente, tra quanti si impegnano per la salute e l’inclusione nel nostro Paese, tramite le nostre collaborazioni, le newsletter e i siti (www.dors.it; www.disuguaglianzedisalute.it). La salute oggigiorno è molto più condizionata, che in passato, da fenomeni globali di poli-crisi che stanno esacerbando le disuguaglianze sociali, la povertà, la sfiducia nei confronti delle Istituzioni, la paura. Queste connessioni sono state discusse nei gruppi di confronto, facilitati con pratiche artistiche, attraverso tre dimensioni: ambiente, cultura e linguaggi. In sintesi, per il futuro, sono emerse queste indicazioni già presenti nella Promozione della Salute di oggi, ma da re-interpretare e rafforzare: superamento delle barriere che escludono; linguaggio accessibile e comprensibile; approccio inter-settoriale e flessibile; collaborazione e co-progettazione a partire dai luoghi di prossimità e dalle reti sociali. Indicazioni che affondano le radici nella relazione di fiducia reciproca. Da gennaio 2025 abbiamo pubblicato su questi tre temi (ambiente, cultura e linguaggi) nella newsletter e sul nostro sito: evidenze, raccomandazioni, contributi e approfondimenti. Trovate nella newsletter di febbraio la rassegna di quanto già pubblicato e continueremo a farlo nei prossimi mesi per accompagnare la stesura dei Piani Regionali di Prevenzione.
Il primo commentary di Glenn Laverack, pubblicato a gennaio, è stato dedicato proprio alla fiducia: base e fattore fondamentale non solo nella Promozione della Salute, ma in qualsiasi relazione di cura, assistenza e prevenzione… e in senso più esteso nelle relazioni di scambio e comunicazione indirizzate alla crescita umana nei diversi contesti e setting di vita: famiglia, scuola, università, lavoro, sociale, cultura, ambiente costruito e naturale… nella propria comunità di appartenenza (vicinato, quartiere, Comune…).
Prossimamente avremo un terzo commentary di Glenn Laverack che ci solleciterà a riflettere sulla co-progettazione.
Qual è il livello di fiducia tra gli Italiani?
In Italia, a livello individuale, il 71% delle persone sostiene che “gli altri, se si presentasse l’occasione, approfitterebbero della mia buonafede”. Un senso di sfiducia esteso e cresciuto nel tempo, ma mai ampio come oggi (Rapporto Gli italiani e lo Stato, 2025). Rispetto ai servizi pubblici, la ricerca conferma il trend in calo degli ultimi anni, evidenziando le nette differenze tra le classi sociali: la scuola (38%), la sanità (27%) e i trasporti (28%) non riescono a recuperare la soddisfazione di qualche anno prima: rispettivamente 45%, 46% e 35% nel 2020. Il tema della fiducia ci interroga come operatori, professionisti, cittadini. Non può essere eluso, neppure misconosciuto.
La fiducia infatti è riconosciuta come fattore che fa maturare il senso di appartenenza e responsabilità verso il bene comune della salute tenendo presente il valore dell’equità (vedi policy brief Promuovere l’equità nella salute attraverso la partecipazione sociale e il coinvolgimento dei cittadini – EuroHealthNet, 2025 – traduzione a cura di Dors). Il ricorso alla partecipazione sociale nel processo decisionale in materia di salute non è importante solo per la copertura sanitaria universale, ma riduce anche le disuguaglianze di salute, migliora l’efficienza degli interventi e la trasparenza delle decisioni che riguardano la salute, creando fiducia e favorendo la resilienza (OMS, 2023).
Quale futuro per la Promozione della Salute?
Un ulteriore contributo di Dors, in continuità con Connessioni, è stato pubblicato a ottobre 2025 nel numero monografico di Forward dedicato alla Prevenzione. Ha sottolineato l’urgenza di recuperare una visione salutogenica e socioecologica della cura del ben-essere, della salute, della malattia e della qualità della vita. Una visione da concretizzare con un approccio salutogenico attento alle risorse, individuali e collettive, che contribuisce non solo a modulare l’evoluzione bio-medica delle malattie, ma anche a contrastare, con l’approccio socioecologico, i determinanti di salute che generano disuguaglianze sociali ed economiche che condizionano non solo la salute, ma anche la fiducia e la qualità della vita. Pensiamo a tal proposito alla nuova “epidemia” legata all’isolamento e alla solitudine evidenziata dal rapporto della Commissione sulla Connessione Sociale dell’OMS (2025).
Un aspetto cruciale della trasformazione sociale, economica e dei sistemi sanitari è il rapido evolversi delle tecnologie digitali. Il concetto stesso di capitale sociale si sta evolvendo oltre la connessione umana, poiché la fiducia, la collaborazione e l’empatia sono sempre più co-create tra esseri umani e sistemi intelligenti. Queste relazioni ibride formano nuovi ecosistemi di interdipendenza, in cui agenti digitali, algoritmi e infrastrutture influenzano la comunicazione, il processo decisionale e le pratiche di assistenza. Per far fronte e “stare” in queste dinamiche mutevoli, come persone, pazienti, società, è necessario investire sempre di più in interventi e azioni di sviluppo dell’alfabetizzazione alla salute e dell’alfabetizzazione digitale alla salute, che fungono da competenze fondamentali per navigare nel sistema salute, mantenendo la fiducia e favorendo l’inclusione in setting sanitari, e negli altri, sempre più automatizzati e digitali. Rispetto a questo importante tema, Dors investe da anni nella ricerca e documentazione costantemente aggiornata oltre che nella formazione agli operatori della salute sull’health literacy e la digital health literacy.
Advocacy, enabling e mediating: strategie ancora attuali
La finalità della Promozione della Salute è quindi di alimentare le conoscenze e le competenze affinché “le persone, le comunità locali e le società siano in grado di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla”. Le strategie che sostengono questo processo salutogenico e socioecologico proprie delle strategie della Promozione della Salute, sono: advocacy (tutelare e promuovere la salute, creando interesse e sostenendo la motivazione al cambiamento, più che la sensibilizzazione), enabling (creare le condizioni sociali e ambientali per il cambiamento), mediating (favorire una mediazione salutogenica tra interessi e motivazioni differenti) (Glossario della Promozione della Salute, OMS 2021). Advocacy, enabling e mediating sono le strategie di cambiamento, componenti costituenti della Carta di Ottawa, ancora oggi attuali e che si sviluppano con il lievito della fiducia reciproca.
Tutti siamo protagonisti, ognuno con il proprio ruolo e tutti aperti alle sinergie
La Sanità da sola non può affrontare tutti i bisogni di salute. Lo sappiamo per esperienza diretta, la letteratura e i documenti di policy l’hanno evidenziato con dovizia di dati e raccomandazioni. La nostra professionalità di Promotori e Promotrici della Salute si contraddistingue nel creare connessioni con altri. Le evidenze e le raccomandazioni invitano ad alimentare fiducia reciproca, corresponsabilità, alleanze e collaborazioni.
La Società Italiana per la Promozione della Salute (SISP) ha elaborato, con un percorso partecipativo, il Manifesto italiano “Politiche di promozione della salute per il perseguimento del benessere, dell’equità, dei diritti umani e della pace”, cogliendo l’istanza civica, l’esperienza professionale e il sentimento diffuso per una nuova Promozione della Salute.
Sul sito Dors è ora disponibile un focus dedicato ai documenti di raccomandazioni sulla Promozione della Salute proposti dall’Organizzazione Mondiale della Salute che mette anche a disposizione la storia evolutiva da Ottawa alle Carte e Dichiarazioni successive, che hanno offerto aggiornamenti tematici periodici. Senza dimenticare, quella che l’ha preceduta nel 1978, la Dichiarazione di Alma Ata (OMS) sull’assistenza sanitaria primaria… e il pensiero va subito al DM 77/2022 che prevede la ri-organizzazione dei servizi territoriali centrati sulle Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. I ricorsi storici!
Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031 dichiara che la Promozione della Salute è fondamento e pilastro della prevenzione. Questa indicazione, affinché non rimanga solo un principio teorico, deve essere tradotta in pratica ai vari livelli, in politiche di investimento sui servizi aziendali (ASL e ASO) di Promozione della Salute in termini di capacity building. A condizione di uscire da una prassi di ambiguità: il capacity building non è solo formazione, ma investimento politico, programmatorio, strutturale, economico, professionale che sostiene gli operatori in forza al SSN e quelli futuri con nuove assunzioni. Altrimenti la sola formazione, non accompagnata dalle azioni restanti, alimenta frustrazione, demotivazione e sfiducia tra gli operatori.
La Sanità deve fare la sua parte: prima di tutto creando sinergie interne alla propria organizzazione tra servizi territoriali ed ospedalieri e ricercando economie di scala per facilitare i percorsi di cura e prevenzione costruiti insieme con le associazioni e rappresentanti di cittadini e pazienti (vedi Piano di Cronicità, DM 77/2022). Contestualmente a questo, la Sanità deve facilitare collaborazioni all’esterno, con la comunità locale e i settori della società. Il Piano Nazionale di Prevenzione è lo strumento-quadro (così dichiarato) di programmazione che ha questi obiettivi. Gli Standard 2020 della rete HPH&HS propongono i criteri e le azioni di qualità per raggiungere queste finalità.
Gli altri settori della società devono concorrere con le loro politiche e azioni a migliorare i loro impatti sul ben-essere e sulla salute nel raggiungere i loro obiettivi settoriali, contribuendo così agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Agenda 2030). In Italia vi è una grande ricchezza e movimento: programmazione sociale, secondo welfare, welfare culturale, rigenerazione urbana, mobilità attiva e sostenibile, la rete delle scuole che promuovono salute… sono solo alcuni esempi di ambiti inter-settoriali che ricercano sinergie, alleanze e collaborazioni con altri, molto spesso già orientate in un’ottica di equità ed inclusione. La Sanità può e deve contribuire con la sua parte, riconoscendo e valorizzando questi movimenti e competenze, facilitando i processi di cambiamento salutogenico in atto ed alimentando fiducia reciproca tra organizzazioni, istituzioni ed enti.
Buon Compleanno, Carta di Ottawa!
Grazie per ispirare e sostenere il nostro lavoro e impegno in una visione globale e salutogenica.