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Violenza di genere

Per violenza di genere si intendono tutti gli atti di violenza, fisica, sessuale e psicologica, compresi lo stalking, lo stupro e il femminicidio, verso persone discriminate in base al sesso. È ritenuta una violazione dei diritti umani secondo la Dichiarazione di Vienna (Conferenza Mondiale dei Diritti Umani, 1993).

Adolescenti e violenza

Adolescenti e violenza di genere: una survey

La Fondazione Libellula ha recentemente pubblicato l’eBook con i risultati della Survey Teen Community sulla consapevolezza e l’esperienza della violenza di genere tra gli/le adolescenti dai 14 ai 19 anni. Qui una sintesi dei risultati.

siblings, brother, sister

Anche i minori e le minori sono vittime della violenza di genere

A fare le spese delle violenze di genere sono in molti casi anche bambini e ragazzi che vivono nel nucleo familiare.

Le violenze verbali e quelle fisiche generano nei figli inquietudine, ansia, aggressività, comportamenti adultizzati di accudimento verso i familiari, disturbi del sonno.

Nei casi di femminicidio, queste gravi conseguenze culminano in una situazione ancora più estrema e drammatica. Con il bambino che resta solo, traumatizzato, orfano della madre e con il padre in carcere, talvolta suicida.

Il trauma si accompagna a difficoltà materiali, sociali, economiche. Per questo motivo la legge 4 del 2018 ha introdotto una serie di tutele e previsioni di garanzia per gli orfani di crimini domestici.

Molte delle previsioni normative sono finalizzate a tutelare la condizione materiale degli orfani di crimini domestici. Come il patrocinio a spese dello stato, sia nel processo penale che in quello civile. Il sequestro conservativo dei beni dell’indagato, a garanzia del risarcimento dei danni civili subiti dai figli della vittima. Un anticipo (la cosiddetta provvisionale) non inferiore al 50% del presumibile danno per i figli costituiti come parte civile. La sospensione dalla successione per l’indagato e l’indegnità a succedere in caso di condanna per omicidio. In caso di rinvio a giudizio, è prevista l’attribuzione della pensione di reversibilità ai figli della vittima, senza obbligo di restituzione.

Accanto a queste misure patrimoniali, altre riguardano la corresponsione di servizi. Dal diritto di accesso ai servizi di assistenza, come il sostegno allo studio o l’avviamento al lavoro, all’assistenza gratuita medico-psicologica, con l’esenzione dalle spese sanitarie e farmaceutiche. E poi il diritto all’affidamento garantendo la continuità delle relazioni affettive consolidatesi tra il minorenne e i parenti prossimi.

È stata prevista possibilità di accesso al fondo di rotazione per la solidarietà, inizialmente istituito solo per le vittime dei reati di tipo mafioso. Il fondo è stato esteso per l’erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e il finanziamento di iniziative di orientamento, formazione e sostegno lavorativo.

Sono inoltre state stabilite quote di riserva nelle assunzioni, analoghe a quelle previste dall’articolo 18 comma 2 della legge 68/1999. Nonché la decadenza dell’alloggio pubblico per il condannato, con garanzia per le altre persone conviventi di non perdere il diritto di abitazione.

Altri aspetti della riforma infine riguardano l’equiparazione dei rapporti coniugali a quelli di convivenza, modificando il codice penale dove prevedeva l’aggravante solo per i primi. E la possibilità di cambiare il cognome per i figli della vittima, se coincide con quello del genitore condannato per omicidio.

A partire dai dati sui femminicidi raccolti dalla Casa delle donne di Bologna attraverso l’analisi della rassegna stampa, è stato estratto un elenco di vittime tra 2016 e 2018. Le fonti non sempre consentono di risalire alla presenza di figli minorenni. Quando non specificata, è stata ipotizzata in base all’età della vittima, consentendo di selezionare quasi 150 casi nel triennio.

L’analisi di queste informazioni, ancorché frammentarie e parziali, offre uno sguardo drammatico del fenomeno. Dei 42 minori orfani di femminicidio, la grande maggioranza (78,6%) aveva meno di 12 anni al momento della morte della madre (33 in totale).  Oltre un minore su 4 ha assistito direttamente all’omicidio della madre.

L’analisi si concentra anche su altri aspetti, come il collocamento dei minorenni dopo la morte della madre. Il  primo decreto provvisorio ha previsto, per 11 procedimenti, il collocamento in ambito etero familiare. In 7 casi la comunità, in uno la casa famiglia, in 3 una famiglia affidataria.

Per gli altri procedimenti il collocamento è stato disposto presso i familiari materni (7 casi), quelli paterni (3 casi), entrambi (1 caso) oppure presso il padre non autore del reato (1). In quasi il 90% dei casi la decisione assunta nell’immediatezza dei fatti è stata confermata dal tribunale per i minorenni.

I dati sono tratti dall’articolo “Anche i minori sono vittime della violenza di genere” pubblicato il 23 novembre 2023, a cura dell’Osservatorio “Con i bambini. Impresa sociale. Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”.

 

Violenza Donna

Il sistema di protezione per le donne vittime di violenza di genere. I Centri Antiviolenza e le Case Rifugio

DoRS, nella ricorrenza del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ha letto, commentato e sintetizzato l’indagine Istat sui Centri Antiviolenza e sulle Case Rifugio, riferita agli anni 2021-2022. Dedichiamo l’articolo alla memoria di Giulia Cecchettin e delle altre 105 donne e ragazze, trucidate da mariti, fidanzati, ex mariti, ex fidanzati, in Italia, dall’inizio anno a novembre 2023.

Intelligenza artificiale: un aiuto per identificare i fattori di rischio del suicidio negli adolescenti

Uno studio, condotto dal team di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Meyer insieme all’Università di Firenze, pubblicato a ottobre 2023 sulla rivista Science Progress, ha identificato, attraverso il supporto dell’intelligenza artificiale, due nuovi fattori predittivi del rischio suicidario nei bambini sotto i 12 anni di età. La stessa intelligenza artificiale può essere inoltre di supporto ai medici per valutare più in generale il rischio suicidario.

Stigma pubblico nei confronti delle donne vittime di violenza da parte del partner

Lo stigma pubblico nei confronti delle donne vittime di violenza da parte del partner (IPV) mina la loro guarigione. Tuttavia, le ricerche su questo argomento sono recenti. La revisione sistematica mirava ad analizzare il modo in cui questo stigma è stato studiato, i risultati della letteratura relativi o che descrivono la stigmatizzazione pubblica che hanno contribuito a comprendere come funziona e gli interventi e le raccomandazioni esistenti per combattere lo stigma. Le ricerche di articoli sottoposti a peer review pubblicati tra il 2010 e il 2021 sono state condotte in sei database. Gli articoli selezionati erano limitati a studi empirici in inglese, i cui i partecipanti risiedevano in paesi ad alto reddito e fornivano risultati sullo stigma pubblico dell’IPV. Sono stati inclusi un totale di 29 articoli. Lo stigma normalmente non era l’obiettivo principale degli studi, la maggior parte degli articoli non si basava su alcun modello teorico dello stigma per contestualizzare i propri risultati e predominavano le metodologie qualitative. È stata riassunta una serie di temi riguardanti il funzionamento dello stigma norme e percezioni sociali, reazioni pubbliche di stigmatizzazione e le sue conseguenze per le vittime. Fattori come l’etnia hanno aumentato o diminuito lo stigma. La mancata denuncia degli abusi e la mancata richiesta di aiuto sono state le conseguenze menzionate più frequentemente. Sono stati identificati solo un intervento e alcune strategie per ridurre lo stigma. Sono state discusse le implicazioni di questi risultati per la ricerca e la pratica.

Indagine su abusi e violenza nello sport

Quattro bambini su dieci che praticano sport sono vittime di violenza nel contesto sportivo. Le quattro forme principali di violenza identificate sono quelle psicologica, fisica, negligenza e sessuale con contatto o senza contatto fisico.

Le prevalenze emerse tra i partecipanti che hanno subito violenze e/o abusi includono: violenza psicologica (30%), violenza fisica (19%), negligenza (15%) e violenza sessuale (14%). I bambini spesso sperimentano più di una forma di violenza e/o abusi, ad esempio: tra coloro che hanno subito violenza sessuale o fisica, il 7% ha subito anche violenza psicologica.

La violenza psicologica è sperimentata più frequentemente rispetto ad altre forme nello sport italiano. I risultati mostrano che i livelli di violenza e/abusi sono più elevati tra i partecipanti più giovani (18-24 anni) rispetto a quelli più anziani (25-30 anni).

Nella maggior parte delle categorie, i partecipanti maschi hanno sperimentato livelli più elevati di violenza e/abusi rispetto alle partecipanti femmine, soprattutto nella violenza fisica e sessuale. Tuttavia, la violenza sessuale non deve essere sottovalutata tra le ragazze, poiché l’assunzione che siano a rischio inferiore potrebbe essere errata.

Il rischio di violenza e/o abusi è presente a tutti i livelli di partecipazione sportiva, ma aumenta in modo direttamente proporzionale ai livelli di competitività. L’intensità e l’isolamento associati ai livelli di prestazione più elevati offrono maggiori opportunità per atti di violenza inosservati.

Le esperienze di violenza e/o abusi spesso iniziano prima dei 14 anni, soprattutto per la violenza psicologica, fisica e la negligenza. La violenza sessuale con contatto e senza contatto inizia spesso prima dei 16 anni. La durata varia, ma la maggior parte dei partecipanti ha sperimentato comportamenti protratti nel tempo anziché eventi isolati.

Circa un quarto o un terzo dei partecipanti ha riferito che la violenza e/o l’abuso hanno avuto una durata di almeno sei mesi. Abusi e/o violenze si verificano principalmente all’interno o vicino a strutture sportive, con una focalizzazione sugli spogliatoi e le aree delle docce. Tuttavia, una parte significativa degli eventi si verifica anche in contesti pubblici, indicando una normalizzazione della violenza e/o abusi nello sport.

La maggioranza dei partecipanti che subisce violenze e/o abusi nello sport non cerca aiuto (56%). Le motivazioni per non cercare aiuto includono la percezione delle esperienze come accettabili o tollerabili (47%), la paura di sembrare deboli (30%) e la paura delle conseguenze (17%).

Sono i compagni di squadra/pari gli autori di violenza/abusi in oltre il 62% dei casi per i partecipanti maschi e il 45% dei casi per le femmine. Gli allenatori sono autori di violenze e/o di abusi maggiormente per le donne (35%) rispetto agli uomini (27%).

Le autorità sportive devono affrontare queste problematiche e comunicare in modo efficace le linee guida comportamentali per garantire un ambiente sicuro per i bambini.

EIGE: Conferenza Gender Equality Index – 24.10.2023

Il 24 ottobre 2023, EIGE (European Institute for Gender Equality) pubblicherà l’indice sull’uguaglianza di genere 2023.

L’indice includerà i punteggi di quest’anno relativi all’uguaglianza di genere in aree della vita come conoscenza, denaro, salute, lavoro, potere e tempo. La conferenza prenderà in considerazione anche il tema della transizione verde da una prospettiva di uguaglianza di genere.

I focus saranno:

  • Quali Stati membri dell’UE e quali contesti sono migliorati maggiormente nell’indice sull’uguaglianza di genere 2023
  • Perché una prospettiva di genere è fondamentale per il Green Deal europeo
  • Come rendere la transizione verde socialmente equa e giusta

https://promisalute.it/eige-conferenza-gender-equality-index-24-10-2023/

 

 

Dichiarazione sull’uguaglianza di genere degli Stati Membri UE

 

Spagna, Belgio e Ungheria, gli Stati membri EU che da luglio 2023 a dicembre 2024 ricopriranno la carica di Presidenza del Consiglio dell’Unione EU hanno presentato una Joint Declaration on Gender Equality.

Il testo evidenzia varie forme di discriminazione/gap di genere (cyber-violenza, inclusa la violenza sessuale e sessista online;  stupri di guerra, violenza sessuale e violenza politica contro le donne; divario retributivo di genere, divario pensionistico di genere e divario di genere nell’assistenza, etc.).

Gli Stati si impegnano fermamente affinché possa realizzarsi la “gender equality” in Europa per tutte/i, in particolare al fine di:

prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere, incluse la violenza economica, la cyber-violenza e la violenza sessuale; offrire protezione e supporto alle vittime e fermare/bloccare i responsabili; in questo contesto, si evidenziao che il 28 giugno 2023 l’Unione Europea ha dato la sua approvazione al Council of Europe Convention on Preventing and Combatting Violence Against Women and Domestic Violence.

 

Empowomen – il progetto sanitario per donne in difficoltà

Il concetto di prevenzione, del controllo regolare è del tutto estraneo a chi vive in strada. L’idea di controlli annuali, in programma in ciascuno dei centri della rete ONDS, vuole contribuire alla costruzione di una sanità di prossimità in grado di offrire occasioni di salute a donne in condizioni di maggiore vulnerabilità.

Le principali nazionalità di provenienza sono italiana, europea e africana; seguono le donne sudamericane e quelle asiatiche.

Complessivamente dal 2020 ad oggi sono state effettuate 2744 prestazioni sanitarie.

Il progetto si inserisce nella collaborazione tra Fondazione IncontraDonna e  l’ONDS, Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle Stazioni Italiane. EMPOWOMEN, empowerment for women, coinvolge gli Help Center di 18 città italiane che supportano le loro beneficiarie lungo un percorso che partendo dalla prevenzione e dalla cura le aiuti a riprendere un ruolo attivo nelle comunità locali.

Nelle difficoltà della vita in condizioni di disagio estremo manca totalmente l’attenzione per la propria salute, se non quando i sintomi di una qualche patologia compaiono in maniera dolorosa o particolarmente invalidante. Si effettuano, in particolare,  visite ed esami ecografici relativi al controllo di: Seno, Cavi ascellari, Vasi Epiaortici, Tiroide.