Di cosa parla questo articolo
Prescrizione sociale è un’espressione che può metterci sulla difensiva. Il verbo prescrivere potrebbe portare la nostra mente a pensare ai farmaci, alle terapie, alla malattia, alla diagnosi… in realtà, se la prescrizione viene interpretata come atto conseguente all’ascolto e alla collaborazione tra medico e assistito, diventa un’occasione di relazione di cura attenta e sensibile alle diverse dimensioni della salute e del ben-essere delle persone.
Il termine “sociale”, infatti, sollecita la nostra attenzione ad avere uno sguardo più ampio e attento alle persone nella loro globalità e umanità per recuperare un progetto di vita e ben-essere, anche quando è presente una malattia, puntando sulle risorse delle persone e delle comunità locali.
Questi aspetti sono illustrati in La prescrizione sociale: un modello per una pratica salutogenica – Dors.it 2024. In questa pagina riprendiamo questo contributo per arricchirlo con gli esiti della prima indagine su scala nazionale sulle organizzazioni che in Italia offrono pratiche di prescrizione sociale usando arte e cultura per la salute e il ben-essere.
La ricerca è stata condotta nel 2025 ed è stata realizzata dal Cultural Welfare Centre (CCW) e sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.
Il 12 maggio 2026 il gruppo di ricerca ha organizzato il webinar: la prescrizione sociale di arte e cultura in Italia. Prima indagine nazionale – presentazione dei risultati.
In apertura del webinar Catterina Seia, presidente del CCW, ha dichiarato:
La ricerca è un atto di restituzione che dà luce a percorsi ed esperienze in atto, con un tasso di completamento da parte dei partecipanti ai percorsi di prescrizione sociale vicino al 100%” – I suoi risultati possono contribuire a mettere a sistema “le pratiche eroiche isolate”, andare oltre “le sperimentazioni felici”, condividendo responsabilità e rinforzando un cambiamento culturale avviato da tempo.
Questa prima indagine è:
• un lavoro prezioso perché traduce in pratica e sostiene gli intenti del Protocollo di intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute, firmato il 29 aprile 2026, per promuovere l’accesso alla conoscenza e alle arti intesi come fattori determinanti per il miglioramento della qualità della vita, contribuendo al contempo a delineare una visione più ampia, moderna e inclusiva delle politiche di cura e di welfare.
• un lavoro tempestivo, utile ai Piani Regionali di Prevenzione 2026-203, in corso di scrittura, e a definire le progettualità da offrire alla popolazione attraverso le nascenti case di comunità previste dal D.M. 77/2022, dove la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità potrebbe rappresentare uno dei protagonisti principali dei percorsi di prescrizione sociale.
In sintesi questo articolo:
- • contestualizza l’approccio della prescrizione sociale
- • riassume i principali risultati della ricerca, le sfide e le criticità
- • rimanda ai materiali della ricerca e alla registrazione del webinar
- • offre una raccolta di risorse sul tema della prescrizione sociale a cura di Dors.
1. La prescrizione sociale: modelli da sperimentare e misurare
Un buon programma di prescrizione sociale è delineato nel documento dell’Organizzazione Mondiale della Salute: A toolkit on how to implement social prescribing (2022) disponibile anche in italiano: Un kit di strumenti per la prescrizione sociale (2024). Questo documento, tenendo conto del contesto italiano, è caratterizzato da:
- • un modello organizzativo costituito da un gruppo di riferimento centrale per la pianificazione e valutazione di impatto (ad esempio a livello di ASL o Consorzio Socio-Assistenziale) e un gruppo di riferimento locale per il coordinamento, il monitoraggio e l’attuazione (ad esempio a livello di Distretto Sanitario – Casa di Comunità – o di aree territoriali – Centri per la Famiglia)
- • un gruppo di operatori di collegamento (link worker) adeguatamente formati alla relazione motivazionale e al monitoraggio individuale e organizzativo
- • un sistema di governo e valorizzazione delle collaborazioni intersettoriali per attivare o valorizzare le risorse e i servizi già presenti nella comunità locale
- • un sistema di monitoraggio del programma e di valutazione collettiva di impatto su salute, ben-essere e qualità della vita.
Sul link worker
Questa figura, di cui si avvalgono le agenzie del territorio – enti no profit, servizi sociali e sanitari:
– è un professionista dei servizi sociosanitari, del terzo settore o una figura coinvolta ad hoc che mette a fuoco ciò che è motivante per la persona e insieme collaborano per sviluppare un piano di cura/supporto e promozione del ben-essere personalizzato
– funge da ponte tra l’individuo e le varie forme di supporto della comunità a cui, in base ai suoi bisogni, viene indirizzato: pratiche di ben-essere e salute, attività artistiche e culturali, volontariato, consulenza abitativa, finanziaria, di previdenza sociale.
La prescrizione sociale di arte e cultura prevede che un medico, uno psicologo o un assistente sociale indirizzino una persona verso attività artistiche o culturali, ad integrazione o in alternativa a un trattamento farmacologico. Visitare un museo, leggere ad alta voce in gruppo, partecipare a laboratori teatrali o di canto, camminare in ambienti naturali, sono attività che vengono «prescritte» perché la ricerca scientifica dimostra che migliorano il ben-essere mentale, la qualità delle relazioni sociali e, in molti casi, la salute fisica (WHO Regional Office for Europe 2019, traduzione italiana a cura di Dors e CCW).
Il welfare culturale è il campo più ampio in cui si inserisce questa pratica di prescrizione e indica l’insieme degli interventi in cui il patrimonio culturale e artistico viene usato intenzionalmente come risorsa di ben-essere, cura e inclusione sociale.
Come evidenziato da Catterina Seia ad apertura del webinar:
Il welfare culturale si basa sulla fiducia, restituisce alle persone un ruolo attivo, crea relazioni, non medicalizza. E’ un elemento profondo e trasformativo per generare salute.
Come ha ricordato durante il suo intervento al webinar Niels Fietje, responsabile tecnico dell’ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della salute (Oms):
La cultura è un canale che permette di raggiungere i più vulnerabili e allo stesso tempo di creare rete.
La prescrizione sociale, infatti, funziona soprattutto laddove non funzionano altre strategie, con le persone vulnerabili (solitudine, disagio, ecc), colmando gli ostacoli all’accessibilità ad opportunità e servizi pure disponibili nel territorio e favorendo così maggiore equità.
La sperimentazione della prescrizione sociale, in modo strutturato e programmato, di attività artistiche e culturali è iniziata fin dal 1995 nel Regno Unito.
In Italia oggi sono migliaia le persone che partecipano ogni anno ad attività artistiche e culturali, prescritte o consigliate da medici, psicologi, assistenti sociali a scopo sia preventivo sia terapeutico: fanno visite guidate ai musei, leggono ad alta voce in biblioteche che sono presidi di cura, camminano nei parchi con gruppi di supporto, si impegnano in laboratori creativi, danzano in luoghi culturali e naturali quali musei e giardini, fanno teatro in ospedale, cantano in gruppo… Ma fino ad oggi nessuno aveva misurato questo fenomeno sempre più diffuso, ma non ancora strutturato, su scala nazionale.
2. I risultati principali dell’indagine nazionale
La Fondazione San Paolo ha sostenuto questo lavoro di ricerca condotto dal CCW, che ha consentito di raccogliere e valorizzare le esperienze più significative sviluppate in alcune regioni italiane – ad esempio Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana – di cui alcune con una valenza nazionale (es. Music and Motherhood). Si tratta di esperienze maturate in ambito ospedaliero e sanitario, iniziative promosse da istituzioni culturali, programmi di ricerca e innovazione sviluppati in ambito universitario, progettualità radicate nei territori e nelle comunità o esperienze di promozione della salute nelle aree interne.
La ricerca è stata costruita su tre livelli complementari:
- una revisione della letteratura scientifica i cui risultati sono disponibili in appendice al report completo
- un’indagine quantitativa condotta tramite questionario online auto-somministrato
- un approfondimento qualitativo attraverso interviste in profondità e focus group con esperti ed esperte del settore.
Sulle evidenze
Gli effetti epidemiologici evidence based rilevano benefici sulla salute e sul ben-essere derivanti dalla partecipazione ad attività artistiche e culturali “prescritte”, quali ad esempio la riduzione di sintomi depressivi ma anche l’aumento di comportamenti salutari relativi all’attività fisica e all’alimentazione.
Niels Fietje li ha riportati, citando come punto di riferimento il recente corpus di evidenze in costante aggiornamento delle Lancet Global Series, raccolte con l’iniziativa Jameel Arts & Health Lab, lanciata dall’Oms insieme ad altre organizzazioni attive a livello globale su arte-cultura-benessere, prosecuzione ideale della scoping review del 2019 di D. Fancourt.
La conseguenza è anche un ritorno di investimento economico, come dimostrato dal report nazionale realizzato nel 2024 dalla britannica National Academy for Social Prescribing, a partire dai dati forniti dal servizio sanitario inglese NHS – National Health Service.
Sull’indagine quantitativa
Sono stati coinvolti 1300 soggetti attivi nel campo, afferenti ai settori artistico-culturale e socio-sanitario, di cui 918 hanno risposto al questionario.
Tra questi:
- 617 sono Unità di Prescrizione Sociale USP – organizzazioni che già svolgono attività su prescrizione o consiglio di figure sanitarie o sociali
- 301 sono Unità di Welfare Culturale UWC – organizzazioni attive nel campo arte-cultura-salute, ma non ancora orientate alla prescrizione sociale.
Riportiamo una sintesi dei dati sul profilo delle USP. Queste organizzazioni presentano un profilo strutturato e maturo: il 48% ha un’identità culturale e artistica; sono fortemente presenti nel Centro-Nord d’Italia, soprattutto in Piemonte. Il Sud e le Isole sono sotto rappresentate: la causa potrebbe essere un problema di visibilità e di assenza di reti che impediscono la rilevazione delle attività realizzate in quei territori.
Sull’approfondimento qualitativo
Le attività offerte coprono un ventaglio ampio di linguaggi artistici.
Al vertice troviamo le pratiche che lavorano sulla parola, sull’ascolto e sul movimento nello spazio. Il ben-essere mentale guida le attività nel 54% delle USP; seguono lo sviluppo di capacità relazionali, l’inclusione sociale e il miglioramento della salute fisica.
I principali beneficiari sono: adulti, anziani, ragazze e ragazzi di età 0-11 anni, i giovani NEET (Not in Education, Employment or Training: espressione con cui si indicano i giovani, generalmente tra i 15 e i 29 anni, che non studiano, non lavorano e non frequentano alcun corso di formazione)
La prescrizione arriva da professionisti del mondo psicologico, educativo e sociale. Solo l’8% di prescrizioni proviene dai medici di medicina generale: ciò non segnala necessariamente disinteresse, ma che oggi i modelli emergenti non sono integrati nella loro pratica professionale.
Nel percorso di prescrizione sociale il punto critico è il follow up spesso assente: i risultati ci dicono infatti che il 40% dei percorsi si chiude senza follow up. Sarebbe però molto importante prevederlo e realizzarlo per cercare di evitare “l’effetto bolla”, fenomeno per il quale i benefici rimangono confinati all’interno del percorso strutturato e non si trasferiscono nella vita ordinaria delle persone.
Il 49% delle organizzazioni partecipanti ha dichiarato di rilevare un “impatto moderato” dell’attività rispetto ai risultati di salute prodotti, evidenziando che “i benefici raggiunti richiedono continuità e reti di supporto”.
Per quanto riguarda i link worker, l’86% delle organizzazioni lo indicano come essenziali, ma solo il 24% li utilizza in forma strutturata, e la loro formazione è ancora prevalentemente informale (il 33% impara “sul campo”).
Infine, la ricerca ha indagato l’effetto indiretto della prescrizione sociale culturale, con il 61% delle organizzazioni che coinvolge attivamente i caregiver (familiari e persone addette alla cura) favorendo la condivisione di esperienze e conoscenze sulla cura, la crescita dell’empatia e il miglioramento della relazione con la persona assistita, la riduzione dei livelli di ansia e stress.
Durante il suo intervento al webinar, Annalisa Cicerchia, vicepresidente del CCW, ha evidenziato
La prescrizione sociale non si ferma al singolo individuo fragile, ma agisce sull’intero contesto di vita delle persone, e che è necessario evolvere dalla semplice fruizione guidata a una condizione in cui la persona da semplice beneficiario diventa protagonista, per fare in modo che il beneficio diventi duraturo.
3. Tre osservazioni e raccomandazioni
A cura di Giuseppe Costa – membro del gruppo di ricerca dell’indagine nazionale sulla prescrizione sociale, Professore emerito Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica Centro Interdipartimentale Health Equity Italy (HEI) dell’Università di Torino.
Le tre osservazioni sono potenziali raccomandazioni indirizzate al futuro, la prima di tipo valoriale, la seconda metodologica e l’ultima sulle opportunità.
1. I valori dell’equità
Quando ragioniamo intorno alla prescrizione sociale individuale (sia che si tratti del più consolidato esercizio fisico, che della più innovativa offerta di welfare culturale), dovremmo ricordarci della celebre domanda di Michael Marmot (epidemiologo inglese, nonché direttore dell’UCL Institute of Health Equity) rivolta ai medici: perché curare le persone e poi rimandarle a casa nelle condizioni che le hanno fatte ammalare?
La prescrizione sociale individuale non ci solleva dalla responsabilità di inquadrarla e programmarla a livello collettivo, valorizzando gli interventi e proposte presenti nella comunità. Queste agiscono proprio sulle “cause delle cause” delle disuguaglianze e sui contesti di vita, al fine di creare o rinforzare le condizioni favorevoli perché le persone – rese più consapevoli e padrone della loro vita – possano realmente trarre vantaggio dagli interventi individuali. Tra questi spiccano quelli di welfare culturale, che altrimenti corrono di più il rischio di rimanere azioni isolate ed elitarie.
2. La questione metodologica
Come ogni prescrizione medica, anche la prescrizione sociale di welfare culturale dovrebbe sottomettersi alle regole di riconoscimento di un nuovo livello di assistenza, cioè deve dimostrare di essere efficace e sicura (primum non nocere), e di essere conveniente, ovvero di produrre un beneficio marginale superiore a quello di altre azioni con la cui introduzione potrebbe entrare in competizione.
La revisione sistematica condotta sulla ricerca di prove di efficacia, nell’ambito dell’indagine del CCW, dimostra che gli interventi di welfare culturale producono diversi risultati in termini di salute secondo meccanismi biologici tracciabili e plausibili e quindi questo è incoraggiante. Tuttavia, è ancora lunga la strada per disciplinare le azioni in protocolli prescrivibili, dotati di indicazioni necessarie per produrre i risultati certificati: ancora non sono stati redatti protocolli prescrivibili con fasi che, se rispettate, producono i benefici auspicati, con un’attenzione alla valutazione di efficacia e alla sicurezza.
Più difficile rimane dimostrare la convenienza delle azioni di welfare culturale, il loro vantaggio rispetto ad altre azioni in termini di risultato atteso, perché manca una metrica per rendere confrontabili i benefici rispetto a salute mentale, salute fisica, diminuzione e lotta alle solitudini.
Le conoscenze future saranno indispensabili per fare delle scelte di priorità, nel momento in cui finanziatori pubblici e privati decideranno come scegliere di utilizzare i fondi disponibili. Ecco perché diventa necessario investire in ricerca e monitoraggio, secondo un disegno che si impegna a colmare queste lacune conoscitive nei termini di valutazione di sicurezza, efficacia e convenienza.
3. Le case di comunità, opportunità da non perdere
La crescente attenzione verso la prescrizione sociale di welfare culturale si sta verificando in un momento propizio in cui è in atto il cambiamento nel livello di assistenza territoriale. Il PNRR ha investito per creare le case di comunità, luogo e setting organizzativo nuovi, in cui la sanità deve dimostrare di saper far convergere le azioni di prevenzione e di assistenza sanitaria territoriale verso obiettivi comuni di salute, in integrazione con le azioni del sociale e con il contributo di tutte le risorse della comunità locale. Rientrano anche le risorse della cultura e dell’arte, sempre più spesso orientate al ben-essere e alla salute in enti del terzo settore. Enti che possono concorrere, come previsto dal DM 77/2022, alla coprogrammazione delle case di comunità, con adeguati meccanismi di cocreazione e coproduzione.
In quest’estate si presenta una finestra di opportunità unica: alla fine di giugno si aprono le case di comunità e le ASL dovranno cominciare a coinvolgere gli attori locali del sociale e della cultura in primis, per passare in rassegna tutte le variegate proposte di azioni potenzialmente salutogeniche. In questo stesso periodo la scrittura dei nuovi Piani di Prevenzione 2026-2031 permette di contestualizzare e integrare nelle case di comunità la prevenzione nella gestione integrata della cronicità (Programma 11).
Tali azioni di prescrizione sociale potrebbero entrare nella mappa delle offerte disponibili in un territorio e fare parte delle azioni che gli operatori sanitari possono raccomandare e prescrivere ai loro assistiti, con il supporto di un link worker (sia nella fase della mappatura sia nella fase del lavoro diretto con la persona).
In Piemonte, per esempio, l’IFeC – Infermiere di famiglia e comunità – è stato individuato per svolgere la funzione di mediazione tra bisogno di salute e offerta di azioni disponibili di comunità. Sarebbe il primo protagonista da coinvolgere per un pieno sviluppo di prescrizione sociale che integri le pratiche di welfare culturale, come già sta accadendo in alcune aziende sanitarie.
I prossimi mesi, dunque, saranno utili per consentire alle proposte di welfare culturale di entrare nell’offerta del catalogo delle case di comunità. Costa conclude lancia un monito:
Attenzione perché qualche colpo di vento potrebbe far chiudere troppo presto questa finestra di opportunità o, peggio ancora – e questa è la situazione più insidiosa -, per distrazione potremmo non accorgerci che la finestra si è aperta, e sprecare così una buona occasione per rinnovare. Quindi non distraiamoci.
4. Conclusioni
Questa indagine rappresenta la prosecuzione di un impegno da parte della Fondazione Compagnia San Paolo, iniziato col programma Well Impact (2020 – 2023) nei territori di Piemonte e Liguria, che aveva previsto la sperimentazione e la valutazione di alcuni progetti pilota sul ruolo salutogenico della cultura e delle pratiche artistiche, ed effettuato una prima rilevazione di azioni promosse dalle istituzioni per perseguire obiettivi di prevenzione e promozione del ben-essere e di umanizzazione dei luoghi di cura.
I dati raccolti consentono di creare una mappa sufficientemente significativa dei variegati interventi artistici e culturali realizzati nel territorio italiano “sotto il cappello” della prescrizione sociale, per la promozione del ben-essere a 360 gradi delle persone e di tutta la comunità, grazie al dialogo e all’intreccio collaborativo di mondi diversi (sanitario, sociale, educativo, culturale, …) che hanno sviluppato e rinforzato competenze e “sguardi” basati sulla partecipazione attiva, l’empowerment, l’equità.
Riportiamo qui di seguito le considerazioni di Pier Luigi Sacco, professore di Politica Economica presso l’Università di Chieti-Pescara, il cui intervento al webinar ha analizzato gli elementi positivi e le criticità dei risultati della ricerca necessari per valorizzare e strutturare la prescrizione sociale nei territori con politiche di sostegno.
Gli elementi positivi che emergono, e che fanno sperare che stiamo andando verso una sistematizzazione:
• è un’attività che nasce dal basso, ciò testimonia l’esistenza di una certa “sensibilità” e di competenze ormai “solide” in Italia
• lo straordinario completamento dei percorsi (quasi il 100%) ci fa capire quanto la partecipazione attiva e il diventare protagonisti siano elementi motivazionali potenti, e quanto siano determinanti l’alleanza terapeutica e il legame di fiducia tra chi prescrive d propone l’intervento e chi ne beneficia
• un elemento distintivo è la presenza maggioritaria di professioni di cura diverse dalla medicina tradizionale (psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti, pediatri), ma bisogna “andare oltre”, sviluppando una certa sensibilità anche nel campo della medicina generale (anche alla luce delle evidenze scientifiche attuali): “portare dentro” la medicina la prescrizione sociale artistica e culturale faciliterebbe la “scalabilità” delle pratiche, ossia la personalizzazione del percorso terapeutico individuale sulla base delle informazioni mediche specifiche, soprattutto per le situazioni caratterizzate da patologie specifiche (ad esempio Alzheimer, demenza, tumore, ecc) che potrebbero migliorare la qualità di vita e il livello di ben-essere grazie all’integrazione di percorsi artistico-culturali
Le criticità:
• è necessario pensare alla continuità dei percorsi e “sanare” l’assenza di follow up, trasformando le pratiche in abitudini salutari, come accade per ambiti quali alimentazione e attività fisica
• il divario tra nord-centro e sud-isole va analizzato e contrastato (recente è la presa di posizione della Regione Puglia, che è segnale importante)
• la formazione dei link worker è da affrontare con soluzioni istituzionali, ad esempio un inquadramento professionale a livello normativo, che non deve essere precario dal punto di vista economico.
Concludiamo con le parole di Giovanni Capelli, direttore del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS – ISS), che durante il suo intervento al webinar, ha fatto un’interessante riflessione sulla prescrizione sociale della cultura e delle pratiche artistiche: i dati sull’impatto a livello di ben-essere testimoniano la validità di uscire dai parametri esclusivamente clinici per estendere il percorso verso i determinanti sociali della salute:
Le solitudini non vanno trattate come un farmaco, così come le disuguaglianze e il disagio.
5. Risorse per approfondire
La registrazione del webinar: La prescrizione sociale di arte e cultura in Italia. Prima indagine nazionale – presentazione dei risultati (maggio 2026)
La sintesi in italiano, i report della ricerca in italiano e in inglese: Prescrizione sociale in ambito culturale: verso lo sviluppo sistemico – Cultural Welfare Center
Materiali del Workshop: Salute, territorio e cultura – Prospettive per la prescrizione sociale in Italia (organizzato il 26 marzo 2026 in occasione del Social Prescribing Day dal Gruppo nazionale sulla prescrizione sociale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Il prossimo 1° dicembre a Torino è programmato un convegno sulla prescrizione sociale (locandina non ancora definitiva)