Comunità e COVID-19: la prospettiva di Glenn Laverack, esperto di epidemie
Glenn Laverack aggiorna il suo diario sull’epidemia con un terzo contributo
a cura di Glenn Laverack, Visiting Professor, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento

Premessa

Glenn Laverack aggiorna il suo diario sull’epidemia con un terzo contributo proponendo le sue riflessioni e indicazioni per gestire al meglio la delicata fase endemica di convivenza con il COVID-19 grazie alla nostra capacità di coinvolgere le comunità locali in una responsabilità personale e collettiva.

I suoi contributi diventano una sorta di diario rivolto agli operatori e ai decisori che si occupano di prevenzione e promozione della salute nella Sanità Pubblica italiana. Oltre a questi ha preparato un modulo formativo a distanza dedicato alla promozione della salute in periodi epidemici. Per motivi di tempo pubblichiamo il modulo formativo solo in lingua inglese. Lo ringraziamo per la pronta disponibilità e la consueta generosità con cui ci segue.

Ringraziamo per la traduzione in italiano Mara Grasso, sociologa e borsista presso DoRS.

Glenn Laverack ha un’esperienza di oltre 35 anni nella salute pubblica e ha lavorato in circa 50 paesi. È stato Coordinatore di un gruppo di lavoro e ricerca sull’empowerment presso l’OMS di Ginevra. È stato consulente per il coinvolgimento della comunità e per la comunicazione per conto di UNMEER durante l’epidemia da Virus Ebola nell’Africa Occidentale. È stato impegnato nella risposta internazionale per la SARS e l’infezione da Virus Zika e in quelle nazionali per il colera e la febbre tropicale (Dengue). Attualmente vive in Spagna e sta collaborando con il governo regionale per azioni di promozione della salute di coinvolgimento delle comunità nel corso dell’attuale epidemia di COVID-19.

Dal 2016 collabora, come advisor, con DoRS Regione Piemonte.

Il Commentary contribuisce alla riflessione: Cosa ci sta insegnando la pandemia da COVID-19 sulle disuguaglianze e sulla sostenibilità dei nostri sistemi sanitari? proposta dal network EuroHealthNet, in questo statement, disponibile in English e in italiano (traduzione a cura di DoRS, membro di EuroHealthNet).

 

La convivenza dipende dal lavoro con le comunità (fase 3) - 10 giugno

Living with COVID-19 depends on working with communities (in English) è aggiornato alla situazione del 10 giugno.

Il COVID-19 è destinato a durare, è endemico e ci dobbiamo aspettare focolai epidemici ricorrenti, probabilmente stagionali. Le evidenze sulle pratiche di protezione personale negli spazi pubblici, che prevedono il rilevamento della temperatura corporea, le mascherine, i guanti in lattice e il distanziamento fisico, sono deboli e non è ancora disponibile un vaccino o un trattamento sicuro ed efficace. Le conseguenze alle misure di controllo adottate dalla popolazione, come un minor accesso ai servizi sanitari (per visite, controlli ecc), l’aumento dei livelli di stress e l’inattività fisica, potrebbero causare più morti della epidemia da COVID-19. Nel prossimo futuro, le misure di controllo saranno difficili da giustificare e la percezione dell’opinione pubblica è che queste misure abbiano determinato un peggioramento dell’economia e risultati di salute e sociali più negativi.

Questo scenario è importante da tenere in considerazione, perché la convivenza con il COVID-19 nel prossimo futuro dipenderà ancora dal mantenimento della responsabilità sociale e del distanziamento fisico. Un coinvolgimento significativo della comunità, integrato con nuovi protocolli per l’assistenza clinica e domiciliare, la protezione dei più vulnerabili e l’uso dei test, il tracciamento dei contatti e le chiusure delle eventuali nuove zone di focolaio potrebbe consentire la ripresa della vita quotidiana per la popolazione generale. Tuttavia, la nostra incapacità di coinvolgere le comunità per promuovere una maggior responsabilità personale e collettiva, come ad esempio in occasione di assembramenti, e il malcontento pubblico, provocato dall’impatto socio-economico negativo conseguente alle misure di controllo adottate potrebbero entrambe generare agitazioni e proteste sociali (Fig. 1).

Figura 1 - Le dinamiche sociali nella fase endemica del COVID-19.

 

10 cose da fare meglio per promuovere la salute (fase 2) - 16 maggio

Ten things we must do better in health promotion during the Covid-19 outbreak (in English) è aggiornato alla situazione del 16 maggio 2020.

  1. Dobbiamo proteggere meglio i lavoratori in prima linea.
    I lavoratori in prima linea, non solo i professionisti sanitari in contesti ospedalieri e di comunità, ma anche gli operatori di cure domiciliari e di residenze socio-sanitarie e i soggetti che per lavoro hanno contatto quotidiano con le persone, devono avere a disposizione linee guida sull’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e un rifornimento sufficiente e appropriato degli stessi.
  1. Dobbiamo proteggere meglio le persone vulnerabili nella società.
    La protezione dal COVID-19 delle persone vulnerabili nella società deve essere una priorità, in particolar modo gli anziani nelle residenze socio-sanitarie, i rifugiati e i migranti, le persone isolate dal punto di vista sociale, quelle senza fissa dimora, le persone che soffrono di malattie mentali, le donne e i bambini a rischio di violenza domestica. Concorrono alla protezione il distanziamento fisico e l’isolamento, l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI), i dispositivi per l’igiene e i servizi di supporto sociale e psicologico.
  1. Dobbiamo utilizzare meglio i metodi delle scienze sociali per comprendere la complessità delle società.
    Cambiare i comportamenti individuali e collettivi implica processi sociali complessi e richiede analisi che tengano in considerazione le prospettive delle comunità locali. Gli studi antropologici richiedono tempo e approfondimento e producono report di ricerca “lunghi e complessi”, difficili da tradurre in raccomandazioni pratiche. Durante un’epidemia, invece si ha necessità di reperire nuove informazioni velocemente e le tecniche utilizzate nelle scienze sociali sono quelle che meglio si adattano alle situazioni in rapido cambiamento.
  1. Dobbiamo rispettare meglio la cultura e i bisogni delle comunità.
    Un lavoro professionale sensibile alla cultura delle comunità agisce in maniera più significativa, se presta attenzione ai bisogni condivisi e alle percezioni sulla salute. Questa comprensione reciproca fornisce la base per lo sviluppo di empatia e il rispetto per la cultura, la diversità etnica e l’autodeterminazione delle comunità, in modo che i bisogni delle persone e delle comunità locali siano identificati e messi al centro dei programmi di promozione della salute.
  1. Dobbiamo lavorare meglio con le comunità che vivono in contesti sovraffollati.
    Le condizioni dei contesti di vita sovraffollati (quartieri popolari, accampamenti, baraccopoli …) si caratterizzano per scarse condizioni igieniche e un’alta densità di popolazione che impediscono un’igiene adeguata e il distanziamento fisico. Le amministrazioni locali, le forze dell’ordine, i servizi sanitari e le comunità devono lavorare insieme, ma se non vi è una chiara strategia collaborativa si ottengono risultati minimi. Il senso di solidarietà che caratterizza alcune comunità urbane povere offre l’opportunità per un miglior coinvolgimento e una miglior comunicazione nei programmi di promozione della salute.
  1. Dobbiamo rafforzare meglio le reti sociali per supportare le comunità.
    Durante il COVID-19, l’usuale sostegno sociale da parte della rete di amici e della famiglia è venuto a mancare e le comunità urbane e rurali si sono dovute per necessità aiutare maggiormente tra loro. Ciò nonostante, l’altruismo non è stato generalizzato: alcune località si sono dimostrate meglio organizzate e più supportive di altre. Il fatto di aver già lavorato in questa direzione in passato e il sostegno sistematico alle reti sociali si sono dimostrati essere elementi determinanti per garantire l’erogazione di servizi sanitari e sociali alle persone contagiate.
  1. Dobbiamo sostenere meglio la mobilitazione di volontari per aiutare altre persone.
    La mobilitazione di volontari delle organizzazioni di volontariato ha fornito un indispensabile supporto per garantire i servizi essenziali. I volontari possono mettere a disposizione una preziosa rete di contatti locali e molte organizzazioni si basano sull’impegno di volontari che svolgono attività quotidiane preziose. Il riconoscimento di questo lavoro è fondamentale per continuare a fornire i servizi che gli enti pubblici non riescono garantire durante un’epidemia, compreso il sostegno ai più vulnerabili e la distribuzione di beni essenziali.
  1. Dobbiamo usare meglio il nostro buon senso e non fare affidamento su “evidenze” deboli.
    Le “evidenze” di ciò che funziona in promozione della salute spesso sono deboli, contraddittorie o inesistenti. Dobbiamo usare il nostro buon senso e la nostra esperienza di professionisti come guida per individuare ciò che funziona o non funziona durante l’epidemia di COVID-19. La migliore raccomandazione scientifica dovrebbe essere una combinazione delle evidenze più attendibili e del consenso professionale su ciò che funziona. Fidatevi delle vostre intuizioni professionali.
  1. Dobbiamo sostenere meglio le tematiche di promozione della salute non legate al COVID-19.
    Le attività di promozione della salute devono essere mantenute durante l’isolamento per promuovere uno stile di vita fisico, mentale e spirituale salutare. Queste attività comprendono messaggi su pratiche da fare in casa su alimentazione salutare e adeguati livelli di attività fisica, riduzione dello stress e moderato consumo di alcol e tabacco. Dovrebbe anche essere mantenuta la continuità dei programmi di prevenzione, come vaccinazioni, screening e servizi per affrontare lo stress e la violenza domestica. C’è un rischio reale che la morbidità e la mortalità dovute a problemi di salute non legati alla pandemia siano significativamente più alte rispetto a quelle correlate direttamente al COVID-19.
  1. Dobbiamo coinvolgere meglio le comunità nella risposta all’epidemia di COVID-19.
    Le comunità devono essere parte integrante della risposta all’epidemia di COVID-19 sia durante sia nella fase di uscita dall’epidemia stessa, al fine di ridurre la resistenza ai cambiamenti imposti dai governi e mantenere le misure di prevenzione. Non coinvolgere le comunità è una scelta discutibile e le ragioni per non farlo devono essere analizzate, valutando attentamente le implicazioni connesse al fatto di avere deboli competenze locali, mancanza di fiducia tra governo e società civile e limitazioni dei diritti umani.

 

Commentary (fase 1) - 10 aprile

Il Commentary (in English) è aggiornato alla situazione del 10 aprile 2020.

La pandemia del COVID-19 in corso è la più grande dall’Influenza Spagnola di cento anni fa e probabilmente sta richiedendo il più grande intervento di salute pubblica di sempre. Fino a quando non sarà disponibile un vaccino o un trattamento efficace, il coronavirus potrà essere fermato solo creando le condizioni affinché le persone siano capaci di avere un maggiore controllo sulle proprie vite, individualmente e collettivamente, a livello locale e mondiale.

Il primo nemico è il tempo

Durante la diffusione di una malattia infettiva, il primo nemico è il tempo. La maggior parte dei governi è intervenuta velocemente per attuare blocchi totali e per usare la comunicazione e la moral suasion per influenzare i comportamenti individuali rischiosi come ad esempio la distanza fisica. La reazione alla pandemia è stata guidata da dati, da decisioni politiche difficili e in parte da chi lavora nella sanità pubblica. In verità, abbiamo sottostimato il COVID-19 che ha sovraccaricato i sistemi sanitari e ha portato al limite il lavoro già impegnativo dei professionisti della sanità. La pressione ha rivelato carenze nella comunicazione del rischio, nel coinvolgimento della comunità, nei dispositivi di protezione, nelle cure fondamentali e nei test clinici. 

Costi umani e economici di lunga durata

Il COVID-19 è la “Malattia X”: un patogeno relativamente sconosciuto che ha provocato una pandemia, ha la sua origine in un virus ospitato in un animale e ha un alto tasso di contagiosità. Malattie trasmissibili simili sono la Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS) nel 2002 e la Sindrome Respiratoria Medio-Orientale dovuta ad un differente coronavirus (MERS-CoV) nel 2018. Tutte si sono verificate in Asia e sono state provocate dalla vendita e dalla preparazione alimentare di animali selvatici in condizioni non regolamentate e/o senza controlli sanitari, che hanno creato l’opportunità per la trasmissione di un virus (Laverack, 2018). Come è possibile che le autorità internazionali di salute pubblica continuino a consentire la persistenza di queste condizioni? La vera sorpresa del COVID-19 ha riguardato la rapidità nella diffusione e la gravità, lasciandoci incapaci di predire come si sarebbe sviluppato all’interno delle società. La natura stessa del COVID-19 ha creato un senso di paura e la necessità di agire urgentemente senza precedenti. Alcune decisioni si porteranno dietro costi umani e economici di lunga durata, che toccheranno profondamente la società. In una prossima occasione, se potessimo scegliere, vorremmo usare queste misure draconiane per fermare l’epidemia o sceglieremmo di adottare una risposta di salute pubblica più sfumata e appropriata?

Un approccio adatto al contesto

Non c’è un unico modello per la comunicazione e il coinvolgimento della comunità durante una pandemia. Ogni paese deve sviluppare il proprio approccio tenendo conto dei punti di forza e criticità del proprio contesto socio-culturale, politico, economico, infrastrutturale e storico. Alcuni contesti socio-culturali, ad esempio, possono tollerare blocchi di lungo periodo mentre altri si opporranno, specialmente se la vita diventa sempre più difficile. Ciò che funziona in alcuni paesi deve essere considerato con accortezza, poiché potrebbe non essere possibile replicarlo in altri paesi.

Perché non coinvolgere attivamente le comunità?

I governi non hanno utilizzato in maniera diffusa gli approcci che mettono al centro la comunità, sebbene non ci siano spiegazioni per non coinvolgere attivamente le persone nella risposta ad una epidemia. L’enfasi è stata posta sulla adesione individuale e, in particolare, su stringenti misure di controllo della popolazione. La promozione della salute ha un ruolo importante nel cambiare i comportamenti come ad esempio il lavaggio delle mani o anche per rafforzare il coinvolgimento della comunità. Le comunità possono monitorare i movimenti quotidiani delle persone in una data comunità come un quartiere, un villaggio o lungo i confini. Le comunità auto-gestite possono assicurare il rispetto delle misure previste da un blocco totale, aiutando gli altri a capire le conseguenze delle loro azioni e a riferire su violazioni o casi sospetti (Laverack e Manoncourt, 2015). I blocchi totali hanno maggiori possibilità di successo se le persone sono abilitate ad avere maggior controllo e responsabilità e sono motivate da un senso di altruismo, piuttosto che imponendo delle sanzioni per le violazioni. Durante lo scoppio della epidemia da Virus Ebola in Africa occidentale, sono stati osservati comportamenti inadempienti durante i blocchi, a volte causati dalle carenze dei servizi disponibili, da una circolazione scarsa di informazioni e dalla mancanza di un supporto del governo nei confronti delle persone fragili e più svantaggiate.
La situazione peggiorò durante il blocco in particolar modo in località specifiche e i tentativi da parte delle forze di sicurezza di obbligare le comunità ad aderire alle misure furono controproducenti e portarono alla sfiducia e ad una aumentata resistenza (Laverack, 2018, capitolo 9).

Le persone più vulnerabili sono più colpite

La protezione delle persone più vulnerabili nella società non è stata affrontata con la dovuta cura durante la pandemia: i rifugiati e i migranti, coloro che sono socialmente isolati, le persone senza fissa dimora, le persone anziane nelle residenze socio-assistenziali, le persone con problemi di salute mentale, le donne e i bambini a rischio di violenza domestica. Le persone che sono vulnerabili e soggette a disuguaglianze saranno colpite in modo più sfavorevole dal COVID-19. Analogamente, i paesi con maggiori disuguaglianze saranno potenzialmente colpiti in modo più negativo dal COVID-19. Le condizioni di sovraffollamento quali le baraccopoli con insufficiente rifornimento di acqua e scarse condizioni igieniche e le situazioni con un’alta densità della popolazione (es. carceri, quartieri popolari periferici, accampamenti...) impediscono la possibilità di una adeguata igiene e della distanza fisica. Le amministrazioni locali e le forze dell’ordine, le organizzazioni sanitarie e le comunità devono lavorare insieme per affrontare l’epidemia. Sono state fatte piccole conquiste su come raggiungere le comunità delle baraccopoli, senza però una chiara strategia per la cooperazione, il coinvolgimento e la comunicazione (Laverack, 2018a).

I Governi dovrebbero adottare un approccio sistematico ed equo

La mobilitazione di volontari durante la pandemia da parte di organizzazioni non governative, università e organizzazioni della comunità ha garantito l’indispensabile supporto per, ad esempio, consegnare beni essenziali, per fare le mascherine e per prendersi cura delle persone vulnerabili. L’usuale sostegno sociale della rete di amici e della famiglia è venuto a mancare durante il blocco totale, quindi le persone all’interno dei condomini, dei quartieri e dei villaggi si sono dovute aiutare le une con le altre. Anche se questa forma di altruismo non è avvenuta ovunque: alcune località sono meglio organizzate e con maggior supporto rispetto ad altre. Il fatto di aver già lavorato in passato, come promotori della salute, in questa direzione - e il sostegno alle organizzazioni della comunità e alle reti di supporto volontarie da parte del governo e degli operatori - sono una buona pratica poiché permettono un collegamento tra le persone affette da COVID-19 e i servizi. A condizione che il supporto sia sistematico ed equo per assicurare che tutte le persone vulnerabili siano aiutate durante l’epidemia.

Le attività di promozione della salute devono essere mantenute

Le attività di promozione della salute devono essere mantenute durante una epidemia per promuovere uno stile di vita fisico, mentale e spirituale salutare, specialmente durante l’isolamento. I luoghi di culto sono stati chiusi, nonostante sia abbastanza facile in questi casi rispettare il distanziamento fisico. Le persone stanno conducendo vite sedentarie e stressanti. Promuovere uno stile di vita salutare dovrebbe comprendere messaggi rinforzanti su pratiche da svolgere in casa, quali alimentazione e livelli di attività fisica salutari, riduzione dello stress e un moderato uso di alcol e fumo di sigarette. E’ altrettanto importante che sia resa disponibile l’informazione sulla continuità dei programmi di prevenzione, quali le vaccinazioni e gli screening, e dei servizi online e telefonici per affrontare lo stress e la violenza domestica. In Africa occidentale, è stato stimato che i casi di malaria non curati e i bambini non vaccinati per le malattie come il morbillo, abbiano portato alla morte di un maggior numero di persone rispetto alla mortalità dovuta dall’epidemia del virus Ebola (Roberts, 2015). I messaggi di promozione della salute possono aiutare a contrastare le informazioni false e le dicerie, a ridurre lo stigma e ad attenuare la non fiducia dell’opinione pubblica rispetto ai servizi della sanità pubblica.

Coinvolgere attivamente le comunità e comunicare

Le comunità devono essere una parte integrante della risposta ad un’epidemia durante la strategia di uscita (fase 2) dai blocchi totali. Tutti devono essere attivamente coinvolti affinché la risposta sia efficace. Il coinvolgimento della comunità e la comunicazione sono due importanti strategie che mettono le persone nella condizione di avere maggiore controllo sulle loro vite e sulla loro salute. Le comunità e le loro organizzazioni devono ricevere risorse dal governo per rafforzare le reti sociali e le capacità locali nell’affrontare un’epidemia.
Non agire in questo modo potrebbe avere conseguenze critiche e si dovrebbe riflettere attentamente sul fatto di non coinvolgere attivamente la comunità nella gestione di una epidemia, considerando anche le ripercussioni  di tale scelta sulle reti sociali e sul rapporto di fiducia tra società civile e istituzioni pubbliche.

 

Riferimenti bibliografici

1. Laverack, G. (2018) Health promotion in disease outbreaks and health emergencies,Boca Raton, Florida. CRC press. Taylor & Francis group.

Di questo testo sono disponibili:

brevi abstract dei 10 capitoli (in English)

- il capitolo 1 integrale (in English)

- alcuni capitoli (49 pagine) attualmente leggibili sul sito dell’editore
 

2. Laverack, G. (2018a) Blacker than Black: Failing to Reach Slum Communities in Disease Outbreaks. Infect Dis Immunity. Vol 1(1):4-6

3. Laverack, G., Manoncourt, E. (2015) Key experiences of community engagement and social mobilization in the Ebola response. Global Health Promotion. 1757-9759. Vol(0): 1-4

4. Roberts, L. (2015). As Ebola fades, a new threat. Science 347 (6227): 1189

 

 

Promozione della Salute nelle epidemie: modulo formativo on line (in English)

Materiali formativi:

  • video (25 minuti): Online teaching module in English for health promotion in disease outbreaks and health emergencies

Online teaching module in English for health promotion in disease outbreaks and health emergencies

  • slide

  • esercizio

  • articolo 1 - Glenn Laverack e Erma Manoncourt, Key experiences of community engagement and social mobilization in the Ebola response (2015)

  • articolo 2 – Glenn Laverack, The role of for health promotion in disease outbreaks and health emergencies (2017)

  • articolo 3 – Glenn Laverack, Blacker than Black: failing to reach slum communities in disease outbreaks (2018)

 

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Articolo adattato per il web da Alessandra Suglia, Dors.


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