Abbiamo chiesto a Giorgio Merlo di proporre, dal suo punto di vista e con la sua esperienza di programmatore sociale, una lettura riflessiva e integrante di alcune parole chiave che contraddistinguono la Promozione della Salute. Parole recentemente aggiornate nel nuovo Glossario (2021) redatto dall’OMS.
Giorgio Merlo ha insegnato “Programmazione e gestione dei servizi sociali” all’Università di Torino ed è stato direttore dell’Area Lavoro e solidarietà sociale della Provincia di Torino. A novembre 2025 abbiamo pubblicato la recensione della sua Guida curata con Gianfranco Bordone.
Il programmatore sociale si trova costantemente a navigare in una realtà complessa, fatta di bisogni stratificati e risorse scarse, con la missione di ridurre le differenze nella fruizione di un bene comune (tra persone, gruppi e territori) e nel controllo del rischio di eventi sfavorevoli della vita: tradurre in operazioni ciò che lo Stato fa per il benessere dei cittadini in quanto la salute è diritto individuale e interesse collettivo.
In questo scenario, due documenti recenti, Inter-connessioni possibili di Claudio Tortone a introduzione del nuovo Glossario della Promozione della Salute (OMS; 2021) e la Guida alla programmazione sociale. Teorie, pratiche, contesti di Giorgio Merlo e Gianfranco Bordone offrono una bussola preziosa, fornendo non solo cornici teoriche, ma anche indicazioni operative. Infatti, la sfida maggiore è come tradurre le grandi visioni di benessere in interventi concreti: ridurre le differenze tra l’attuale e l’auspicato. Proviamo a leggerli in una visione trasversale e unitaria: una prospettiva su come la promozione della salute e la programmazione sociale convergano.
I determinanti della salute e del ben-essere
La salute e il benessere sono strettamente interconnessi e influenzati da fattori individuali, sociali, ambientali e politici che interagiscono in modo complesso e dinamico. Un ben-essere, scritto con il trattino per sottolineare le dimensioni edoniche (sentirsi bene) e eudaimoniche (star bene), non come un ideale astratto, ma come l’obiettivo concreto della nostra azione nella specifica realtà. Cioè nel riconoscimento della urgenza di affrontare le poli-crisi e l’aumento delle disuguaglianze a livello di gruppi, individuale e locale.
Fondamentale è il concetto di determinante, in una accezione di causalità multifattoriale e probabilistica, che supera il determinismo lineare. Cioè «La gamma di fattori personali, sociali, economici e ambientali che determinano lo stato di salute delle singole persone o delle popolazioni», in senso laterale (fattori che insistono nello stesso tempo) e longitudinale (nel corso della vita). Anche per questo motivo, già nel 2014 la WHO ha creato lo slogan Health in All Policies (HIAP): «un approccio allo sviluppo delle politiche pubbliche tra diversi settori che tiene conto in maniera sistematica delle implicazioni per la salute delle decisioni, ricerca sinergie ed evita impatti dannosi sulla salute al fine di migliorare la salute della popolazione e l’equità di salute».
Stili di programmazione sociale
È il concetto di programmazione integrata della programmazione sociale: un approccio che mira a superare la frammentazione delle politiche sociali, tipica della tradizionale divisione delle competenze tra settori (sanità, sociale, lavoro, ecc.) e tra categorie di bisogno o target (anziani, minori, immigrati, donne, ecc.). Si fonda su alcuni principi chiave. Indivisibilità e interdipendenza dei diritti: tutti i diritti sono collegati; la violazione di uno incide sugli altri, la realizzazione di uno sostiene gli altri. Approccio sistemico: i problemi e le soluzioni sono visti come parti di un sistema aperto, con azioni reciprocamente influenti. Ottimizzazione delle risorse: l’integrazione aumenta efficacia e impatto, specialmente in contesti di scarsità di risorse. Evidenza scientifica: le scelte derivano da dati che dimostrano come fattori sociali, sanitari, economici siano strettamente correlati. Un approccio che richiede intenzionalità politica e tecnica: l’integrazione non nasce spontaneamente, ma serve una visione politica capace di promuovere collegamenti trasversali tra settori, nonché competenze tecnico-professionali disposte a collaborare e a “contaminarsi”.
Così come è il concetto di programmazione partecipata come metodo che coinvolge attivamente diversi attori della comunità nel processo di programmazione e decisione, mirando a ideare e realizzare progetti più rispondenti ai bisogni, più efficaci e legittimati dalla partecipazione diffusa di chi è direttamente o indirettamente coinvolto che aumenta la legittimità delle azioni, migliora la comprensione dei bisogni e riduce i conflitti, arrivando a soluzioni condivise più efficaci. Una logica che, anche normativamente, si concretizza nella co-programmazione e co-progettazione, dove il terzo settore, la società civile e le amministrazioni pubbliche condividono responsabilità e risorse.
In questo Inter-connessioni insiste sul valore imprescindibile della “relazione umana: l’ascolto, il contatto fiducioso e significativo con le persone, i gruppi e le organizzazioni per cogliere le istanze, i bisogni e le risorse dei contesti sociali”. Non si tratta di una “prescrizione paternalistica”, ma di un sostegno e un rafforzamento delle capacità intrinseche delle persone, un vero e proprio empowerment che diventa capitale sociale. Questa enfasi sulla relazione e sulla reciprocità come “inizio di guarigione” è fondamentale, specialmente quando il modello biomedico non è sufficiente ad affrontare la complessità dei bisogni di salute ed in presenza di disuguaglianze.
Ed infine il concetto di programmazione adattiva che riconosce e affronta la complessità e il dinamismo delle problematiche sociali attraverso la capacità di apprendere dai risultati, adattare strategie e azioni e collaborare in modo flessibile con molteplici attori, mantenendo la focalizzazione sugli obiettivi con strumenti agili e aperti al cambiamento. Pertanto, entrambi i documenti indicano la strada della governance come soluzione per affrontare queste complessità. Superando l’idea di un unico attore esterno e “dominante”, un government gerarchico e centralizzato, verso un sistema che si basa sul “coordinamento delle azioni individuali e di gruppo”, facendo leva sulla convinzione che i problemi sociali complessi si risolvono meglio coinvolgendo governo e società a tutti i livelli, promuovendo una “relazione di fiducia” e “collaborazioni intersettoriali”, attraverso team, partnership, alleanze o network”.
Come fare?
La Guida ci offre una prospettiva in cui la programmazione sociale è un’arte artigianale a cui serve una bussola in un processo “estremamente complesso, articolato, non lineare, differente in ogni situazione”. L’immagine dell’artigiano che lavora con le mani e con la testa, che pensa e fa contemporaneamente, e che è capace di tollerare l’ambiguità, ne è una buona metafora. Di fronte all’incertezza intrinseca dei fenomeni sociali, la capacità di adattamento, la coscienza materiale dell’artigiano, diventa cruciale. Non si tratta di cercare la perfezione ideale, ma di saper incorporare l’errore, trasformare le avversità in opportunità, utilizzare il pensiero laterale che spesso ci salva quando le logiche lineari non bastano.
È il concetto di qualità funzionale: “Qualità è equivalente a dire che funziona. Se non c’è qualità, ovviamente non può funzionare“.
Non si tratta di scegliere tra il rigore algoritmico che anche le nuove tecnologie potrebbero offrire e la sensibilità umana, ma di integrarli sapientemente. L’analisi dei dati e le capacità predittive, anche quelle supportate da sistemi avanzati come le AI, possono solo fornire indicazioni che ci permettano di agire con maggiore consapevolezza. Solo così è possibile garantire che la programmazione sociale e sanitaria, anche in un’epoca di crescente digitalizzazione, mantenga il suo primato etico e la sua fondamentale umanità, a tutela e garanzia dei diritti di ogni persona e comunità.
Chi opera è dunque una figura chiave in questo processo di interconnessioni possibili. Non un esecutore, ma un artigiano, che combina una forte competenza tecnica con la massima duttilità operativa. Diventano fondamentali la sua capacità di afferrare il problema, di coinvolgersi professionalmente e di assumere il rischio della proposta, pensare e fare contemporaneamente, navigando l’ambiguità e trasformando le avversità in opportunità di crescita.
L’operatore, attraverso la sua coscienza materiale (l’interesse verso le cose che si possono modificare), la sua capacità di costruire relazioni di fiducia e di facilitare il learning organizzativo, e il suo impegno etico per la tutela dei diritti fondamentali, è il custode e il promotore di questo approccio. È la figura che, nel concreto del territorio e nelle reti di prossimità, assicura che il filo rosso del benessere e dell’equità non si aggrovigli, ma guidi la costruzione di una società più giusta e sana per tutti. Allora la visione della salute come diritto e bene comune, il riconoscimento dei determinanti sociali della salute e la necessità di un cambiamento culturale e sistemico che superi i modelli patogenici e le logiche settoriali, richiedono una programmazione integrata, partecipata e adattiva. Le criticità attuali del Servizio Sanitario Nazionale, come il definanziamento, lo spostamento verso il privato, le disuguaglianze di accesso, rendono ancora più urgente questa visione.
Approfondimenti
• Il futuro della promozione della salute – Forward
• Connessioni: un anno dopo – Dors
Foto articolo di Nicole Baster su Unsplash