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L’isolamento sociale: un importante fattore di rischio per la salute  

Introduzione

Le connessioni sociali comprendono gli aspetti strutturali, funzionali e qualitativi del modo in cui gli individui si connettono e relazionano tra loro. Si tratta di un aspetto fondamentale della natura dell’uomo: da una prospettiva evolutiva, non è solo benefica per le specie che ricevono supporto, ma anche adattivo per quelli che lo forniscono. I dati neurobiologici lo confermano ulteriormente: quando un individuo sperimenta il rifiuto sociale, questa esperienza aumenta l’attivazione del sistema di risposta allo stress, così come le regioni cerebrali vengono attivate dal dolore fisico. La disconnessione sociale comprende fenomeni quali l’isolamento sociale e la solitudine: l’isolamento sociale è l’oggettiva mancanza o limitazione di contatto sociale con gli altri, mentre la solitudine è la percezione dell’isolamento sociale o la sensazione soggettiva di essere soli. La letteratura conferma che questi costrutti sono spesso associati a disturbi psichiatrici e le loro associazioni longitudinali sono spesso bidirezionali.
La disconnessione sociale è stata definita un urgente problema di salute pubblica, con alcuni gruppi di popolazione maggiormente vulnerabili: ad esempio, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quasi un terzo degli anziani hanno riferito di essere soli, dal 20% al 34% degli anziani in 25 Paesi europei, e dal 25% al 29% negli Stati Uniti. Tra i gruppi vulnerabili, con incidenza documentata di aumento di fenomeni di isolamento sociale, ci sono gli immigrati e la comunità LGBTQ. Altri gruppi che possono essere a rischio in circostanze particolari includono le persone che vivono nelle aree rurali e le persone non avvezze ai social media (Consensus Report NAM, 2020).

Per contrastare questa epidemia globale, in Paesi come il Regno Unito e il Giappone sono stati nominati “i ministri della solitudine”. Negli Stati Uniti, il NAM – National Academies of Sciences, Engineering and Medicine ha pubblicato un “consensus report” in cui dichiara che la disconnessione sociale è un fattore di rischio per la salute pubblica che viene sottovalutato. Vi sono anche timori che la connessione sociale possa continuare a erodersi a causa di un ampio spettro di cambiamenti sociali, come l’aumento del valore dell’individualismo, il cambiamento nei metodi di telecomunicazione, e la rapida evoluzione di Internet. La grandezza di questo problema è stata ulteriormente aggravata dalla pandemia di Covid-19.
La rivista JAMA – Journal of American Medical Association ha pubblicato recentemente una panoramica sul fenomeno, contenente un vero e proprio Invito all’Azione (Call to Action) rivolto ai governi, affinché la disconnessione sociale venga considerata tanto seriamente quanto altri fattori di rischio per la salute. DoRS ha sintetizzato i punti salienti del documento e approfondito il tema.

 

Una panoramica sulla Disconnessione Sociale

“Fumi tabacco? Quante sigarette fumi al giorno?” “Bevi bevande alcoliche? Quante volte bevi una bevanda alcolica?”. I medici pongono abitualmente queste domande ai pazienti, e le risposte diventano parte delle cartelle cliniche elettroniche. Queste domande erano molte di meno in passato, anche perché c’era meno consenso tra gli operatori sanitari sugli effetti negativi di questi comportamenti sulla salute, e mancava una validazione delle misure di screening. Adesso questi limiti sono stati superati, e questo tipo di consultazione è diventato parte della routine dell’assistenza sanitaria. Un altro risultato è che adesso ci sono diverse opzioni di trattamento, tra cui terapie comportamentali (ad es. programmi per smettere di fumare, gruppo degli Alcolisti Anonimi) o terapie farmacologiche (ad es. terapie sostitutive della nicotina, farmaci per ridurre il consumo di alcol), e trattamenti speciali (ad esempio, servizi di trattamento delle dipendenze).

Le ricerche suggeriscono che l’effetto della disconnessione sociale nella previsione del tasso di mortalità per tutte le cause è paragonabile in grandezza a quella del fumo (15 sigarette/giorno) e ad alti livelli di consumo di alcol (6 bicchieri/giorno).
In una meta-analisi di 148 studi (con 308.849 partecipanti), la maggior parte dei quali aggiustati per fattori di rischio quali dieta, attività fisica e comportamenti di salute, gli individui con maggiore connessione sociale avevano una probabilità di sopravvivenza aumentata del 50%. Questa associazione è diventata più solida prendendo in considerazione gli studi che hanno utilizzato valutazioni complesse di connessione sociale, i quali hanno dimostrato un aumento del 91% di probabilità di sopravvivenza.
Queste sono alcune delle motivazioni alla base di una Call to Action statunitense, che esorta a considerare la disconnessione sociale tanto seriamente quanto altri fattori di rischio per la salute, e che fornisce alcune Raccomandazioni ai governi (cfr. BOX).

Il fenomeno è noto anche in Italia. Michele Ribolsi, psichiatra della Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma, ha discusso in particolare la solitudine soggettiva, nell’ambito di una intervista pubblicata da Il Punto (progetto editoriale di approfondimento su medicina e sanità dell’Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri di Torino), evidenziando come la frammentazione dei legami sociali sia una conseguenza della perdita del senso e del valore della “dimensione collettiva”, cioè dei fattori di aggregazione sociale, da quelli religiosi, a quelli culturali, a quelli politici.

“Sebbene sia difficile misurare il livello di solitudine soggettiva, la cosiddetta “loneliness”, ci sono studi che hanno evidenziato una correlazione inversa tra la presenza sui social network e la solitudine: maggiore è il numero di contatti sui social, maggiore è la percezione di solitudine. Questo dato testimonia l’impossibilità di sostituire tramite il virtuale l’esperienza dell’intimità che può avvenire solo nel reale. Non solo, ma ormai assistiamo a una solitudine diffusa in una società iper-connessa dove la superficialità dell’immagine dello schermo ha soppiantato la vicinanza reale del contatto che passa per il corpo”.

 

Isolamento sociale e solitudine degli anziani

L’isolamento sociale e la solitudine (SI/L) rappresentano un grosso problema di salute pubblica soprattutto nei Paesi ad alto reddito, e le persone anziane ne sono estremamente colpite: quasi un quarto degli anziani che vivono in comunità sono socialmente isolati, mentre il 35% degli adulti di età pari o superiore a 45 anni riferisce di sentirsi solo. In questi ultimi 40 anni le ricerche e gli studi hanno prodotto solide prove del fatto che un punteggio elevato nelle misure di isolamento sociale in età avanzata è associato a un rischio significativamente maggiore (25%) di mortalità prematura per tutte le cause.

La Fondazione statunitense AARP (American Association of Retired Persons) ha incaricato le NAM – National Academies of Science, Engineering, and Medicine di studiare le dimensioni mediche e gli interventi per SI/L per le persone di età pari o superiore a 50 anni, puntando sul ruolo del sistema sanitario: gli individui con SI/L, in particolare gli anziani, spesso non vengono identificati all’interno delle proprie comunità, ma quasi tutti gli anziani interagiscono con il sistema sanitario, ecco perché i sanitari possono trovarsi nella posizione migliore per identificare le persone a più alto rischio di SI/L.

Il rapporto NAM evidenzia che:

  • alti livelli di SI/L aumentano il rischio di depressione, di demenza e di suicidio (in un campione rappresentativo a livello nazionale di adulti più anziani negli Stati Uniti, il rischio di depressione tra coloro che soffrono di solitudine si avvicinava al 50%).
  • una maggiore solitudine nella vita medio-tardiva è stata associata a livelli elevati di stress, misurati attraverso i marcatori cardiovascolari e neuroendocrini; disturbi del sonno e disturbi infiammatori, che possono accelerare la neuro-degenerazione nell’ippocampo e in altre regioni del cervello importanti per la regolazione emotiva e cognitiva.
  • gli anziani possono essere suscettibili a SI/L a causa di condizioni di salute, come problemi di udito e limitazioni funzionali, e condizioni di vita quali ad esempio abitare da soli.

Inoltre, il rapporto NAM cerca di collegare i risultati degli studi all’operato degli operatori sanitari, in particolare del settore della salute mentale, con suggerimenti concreti, ad esempio raccomandando di: aumentare la raccolta dei dati su SI/L nella cartella clinica elettronica; di investire su nuovi interventi/approcci (protocolli/iniziative di “amicizia individuale” in cui i volontari effettuano telefonate o visite di persona a utenti con problemi di SI/L); di adottare misure appropriate, valide e affidabili che consentano il monitoraggio nel tempo dei cambiamenti prodotti dagli interventi e dei potenziali effetti dannosi; di fare ricerca sulle nuove tecnologie (come l’uso dei robot sociali).

 

Conclusioni

Le ricerche hanno dimostrato inequivocabilmente l’impatto negativo che la disconnessione sociale ha sulla salute fisica e psichica delle persone, tanto da definirla un problema di sanità pubblica. Sono purtroppo limitati gli studi sull’efficacia di interventi mirati al contrasto di fenomeni quali la solitudine e l’isolamento sociale. Interessante, a tal proposito, la mappa interattiva elaborata dalla Campbell Collaboration per WHO nell’ambito del “Decennio dell’Invecchiamento in buona salute” promosso dalle Nazioni Unite (UN Decade of Healthy Ageing 2021 – 2030), contenente gli interventi digitali di miglioramento delle connessioni/relazioni sociali rivolti alle persone anziane, articolati per tipologia e caratteristiche, risultati, e qualità delle evidenze (Digital Interventions for Reducing Social Isolation and Loneliness in Older Adults).

Quel che appare chiaro, comunque, è il ruolo importante che gli operatori sanitari dei servizi e di comunità – in particolare della salute mentale – possono giocare, grazie anche all’aumento di conoscenze e competenze su ambiti quali prevalenza, morbilità e mortalità di SI/L, fattori di rischio, strategie di misurazione/valutazione. In particolare, i professionisti che si occupano di salute mentale affrontano notevoli sfide, ad esempio il tempo limitato per la valutazione predittiva e terapeutica (pratiche non ancora standardizzate per fenomeni quali l’isolamento sociale e la solitudine), la mancanza di un collegamento facilitato con le organizzazioni che assistono sul territorio gli anziani isolati e sono esterne al sistema sanitario.

La disconnessione sociale è un fattore di rischio per la salute psico-fisica potenzialmente modificabile, può rappresentare un’opportunità per migliorare l’assistenza psichiatrica in modi nuovi affrontando le cause sottostanti, sviluppando nuove terapie basate sull’evidenza e costruendo coalizioni per aumentare il coinvolgimento e il sostegno di altri enti al di fuori del sistema di cura.

È importante inoltre sottolineare che nell’ambito dell’assistenza sanitaria non bisogna affrontare la disconnessione sociale facendo vergognare o stigmatizzando l’individuo colpito, piuttosto è necessario incoraggiare i clinici a prendere in considerazione questo importante fattore di rischio per gli effetti negativi sulla salute e sulla mortalità. Mentre il mondo ancora sopporta gli esiti della pandemia di COVID-19, abbiamo appreso in prima persona l’enorme impatto del disagio sociale sulla connessione/relazione. Il tempo per la comunità medica per affrontare questa crisi di salute pubblica è ora, e non possiamo permetterci di perdere questa sfida.

 

 

A call to action

A Call to Action: le 5 raccomandazioni d’azione per l’istruzione, la politica sanitaria, la ricerca e la clinica pratica per affrontare questo problema di salute pubblica.

Educare la comunità pubblica e medica sull’importanza della connessione sociale

Come per qualsiasi altra condizione medica, è fondamentale approcciarsi attraverso iniziative educative e formative, iniziando quindi con l’educare i genitori all’importanza delle abilità sociali ed emotive e insegnare le abilità a scuola (ad esempio, corsi di apprendimento sociale ed emotivo sviluppati da esperti in psicologia ed educazione), a partire dalla scuola elementare fino alla formazione delle professioni sanitarie (ad es. corsi universitari per medici e infermieri, istruzione post universitaria). Queste iniziative sono essenziali per la formazione degli operatori sanitari.

 

Aumentare gli sforzi in politica sanitaria per costruire un’infrastruttura sanitaria pubblica più forte

In diverse nazioni le politiche sanitarie si sono sforzate di promuovere interventi a livello di popolazione per migliorare la connessione sociale. Nel Regno Unito, si sta sperimentando la “prescrizione sociale” come mezzo per migliorare la salute delle persone, richiesta dai medici di base: in questo setting, i medici indirizzano gli individui con un problema di disconnessione sociale a un “operatore di collegamento”, formato sulle competenze necessarie per supportare su aspetti emotivi. Negli Stati Uniti, l’amministrazione di Veterans Health offre un programma di prescrizione sociale virtuale chiamato Compassionate Contact Corps7, in cui i veterani che stanno vivendo una situazione di disconnessione sociale vengono messi in contatto con un volontario che settimanalmente fornisce occasioni di socializzazione e compagnia tramite telefonate o videochiamate. È importante pertanto sostenere gli sforzi nazionali per promuovere la connessione sociale, rinforzando ed espandendo le infrastrutture sanitarie pubbliche; valutando, monitorando e riducendo il disagio sociale attraverso iniziative di collaborazione su larga scala (ad es. assistenza infermieristica, assistenza sociale, assistenza domiciliare).

 

Creare opportunità per il finanziamento della ricerca

Sono necessari finanziamenti e risorse per la ricerca per favorire lo sviluppo degli strumenti di valutazione e per rafforzare la connessione sociale. I finanziamenti pubblici e privati per studi nazionali e internazionali sulla connessione sociale sono fondamentali per far progredire le conoscenze scientifiche sulla disconnessione sociale, nonché le strategie ottimali per combatterla.

Sviluppare e convalidare misure nei contesti sanitari per valutare e monitorare l’esistenza e lo stato delle connessioni sociali degli utenti

Per affrontare la disconnessione sociale si potrebbe iniziare con la diagnosi precoce mentre si raccolgono le storie dei pazienti nella pratica clinica. Parallelamente alla pratica sono necessarie anche misure di screening come il test di identificazione dei disturbi da uso/consumo di alcol (AUDIT-C). Per valutare il consumo di alcol, i professionisti dell’assistenza sanitaria potrebbero somministrare scale validate per valutare e monitorare la connessione sociale. Attualmente non ci sono misure standardizzate che catturino l’intera gamma di connessioni sociali. Pertanto, sono necessari sforzi per sviluppare e validare versioni brevi e ripetibili di misure standardizzate per la connessione sociale. Gli individui il cui screening indica una bassa connessione sociale possono trarre beneficio da tecniche terapeutiche come colloqui motivazionali o attivazione comportamentale. Inoltre, dovrebbe essere tenuta in considerazione la moltitudine di possibili fattori di rischio per la disconnessione sociale a livello individuale, interpersonale, di comunità e di sistema.

Valutare rigorosamente gli interventi clinici di miglioramento della connessione sociale

Ci sono stati diversi sforzi per sviluppare e implementare interventi clinici per migliorare la connessione sociale e migliorare i risultati di salute. Un esempio sono gli interventi di sensibilizzazione tra pari, per migliorare la connessione sociale e ridurre i sintomi depressivi in popolazioni diverse e in vari contesti. Purtroppo gli studi sugli interventi di rafforzamento delle connessioni sociali sono stati spesso limitati dalle piccole dimensioni dei campioni, dalla mancanza di gruppi di controllo e da una qualità relativamente scarsa. Ad oggi, sono stati condotti in questo settore solo pochi studi clinici randomizzati su larga scala. La valutazione dell’efficacia degli interventi che migliorano la connessione sociale richiede lo stesso rigore metodologico che viene applicato negli studi clinici sui farmaci e sui trattamenti psicologici.

 

 

Bibliografia e sitografia

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