Sintesi di studi/review

 

Le revisioni sistematiche “viventi”

Le Living Systematic reviews sono revisioni sistematiche che vengono continuamente aggiornate, incorporando nuove prove rilevanti non appena disponibili e sono sostenute da un monitoraggio attivo e continuo delle prove.


Violenza del partner intimo durante la pandemia: una revisione del fenomeno dalle prospettive delle vittime e dei professionisti dell'assistenza

L'isolamento sociale è considerato uno dei principali fattori di rischio che portano a episodi di violenza del partner intimo; questa evidenza è emersa anche durante l'applicazione delle politiche di isolamento a casa per contenere la pandemia di COVID-19. Per questo motivo, le ricercatrici dello studio hanno raccolto dati sulla violenza del partner intimo nell'ultimo anno, confrontando i dati riportati dalle vittime con i dati raccolti dai professionisti dell'assistenza. In accordo con le linee guida PRISMA, attraverso parole chiave relative ad abusi, pandemia e misure di contenimento, sono stati individuati 3174 articoli per lo screening. Dopo la lettura del testo integrale e l'analisi del rischio di bias, sono stati inclusi 19 studi ed è stata condotta una sintesi tematica secondo due categorie: "studi con vittime" e "studi con professionisti dell'assistenza". I risultati della revisione hanno mostrato differenze significative tra i dati forniti dalle vittime e i dati raccolti dalle strutture sanitarie e dai dipartimenti di polizia; inoltre, sono emerse differenze tra le diverse forme e la gravità della vittimizzazione. I risultati sono stati discussi e si è riflettuto su come le misure di contenimento abbiano apparentemente reso più difficile la denuncia da parte delle vittime.


In termini applicativi, i risultati di questa revisione della letteratura potrebbero portare all'implementazione di una formazione specifica per professionisti (ad es. polizia, psicologi e medici), concentrandosi su come ricevere correttamente le richieste di aiuto, basata su corsi di formazione specifici con l'uso di giochi di ruolo. La formazione potrebbe riguardare anche la sensibilizzazione e la formazione rispetto alla corretta lettura dei reati segnale o sentinella, con l'attivazione di procedure standardizzate a livello nazionale. Può essere utile anche sensibilizzare la popolazione in generale, poiché è stato riscontrato che il ruolo di terzi, in particolare dei vicini, può essere rilevante nell'evidenziare episodi di IPV che altrimenti non vengono segnalati. La consapevolezza dei segnali di allarme IPV e dell'aumento del rischio nel trascorrere del tempo con i perpetratori nella popolazione generale può essere un'opportunità per aumentare  il supporto sociale, poiché è un importante fattore protettivo. Pertanto, sviluppare interventi, sia su larga scala sia nei singoli quartieri, può contribuire a prevenire il fenomeno IPV.


 Sarà fondamentale proporre progetti di sostegno e reinserimento sociale per le vittime, alla luce dei risultati dello studio, il cui obiettivo sarà sempre quello di mettere al centro del processo di reinserimento i bisogni delle vittime. Secondo i dati disponibili, sembrerebbe inoltre utile mettere in atto procedure che possano facilitare il collegamento delle vittime con le istituzioni, soprattutto in tutti i casi in cui la vittima abbia limitate possibilità di comunicare con l'esterno. Durante la pandemia, sono stati compiuti progressi per quanto riguarda l'uso della "tele-salute".  Sebbene ci siano ancora dei limiti a questa procedura, si tratta di un metodo che potrebbe aiutare, anche dopo la pandemia, tutte le vittime che non sono in grado di visitare di persona un professionista. Vale anche la pena considerare che la fine della pandemia darà alle vittime una maggiore possibilità di cercare aiuto e uscire dal ciclo della violenza. Questo potrebbe significare rendere ancora più visibile la disponibilità di tutti coloro che aiutano le vittime, dai professionisti della salute mentale e fisica alle autorità. Pertanto, potrebbe essere necessario uno sforzo maggiore per aumentare le possibilità per le vittime di incontrare questi professionisti.


Lausi G, Pizzo A, Cricenti C, Baldi M, Desiderio R, Giannini AM, Mari E. Intimate Partner Violence during the COVID-19 Pandemic: A Review of the Phenomenon from Victims' and Help Professionals' Perspectives. Int J Environ Res Public Health. 2021 Jun 8;18(12):6204.


 


Icone, infografiche, fotografie: la Covid-19 in immagini

Com'è stata rappresentata graficamente la pandemia? Quali differenze si riscontrano tra la comunicazione istituzionale, quella scientifica e quella dei mass media nella scelta delle immagini legate alla Covid-19? Lo studio offre un'interessante analisi della comunicazione visiva della pandemia in Spagna e in Portogallo. 


Lotta alla disinformazione sul vaccino contro il coronavirus: le piattaforme online e il codice di condotta digitale

La Commissione Europea, definisce la "disinformazione" "un'informazione rivelatasi falsa o fuorviante", concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare il pubblico, che può arrecare un pregiudizio e una minaccia ai processi politici democratici e di elaborazione delle politiche e a beni pubblici quali la tutela della salute dei cittadini, dell'ambiente e della sicurezza dell'UE”.


LINFE: un progetto di medicina narrativa dedicato ai pazienti ematologici e alle loro famiglie

LINFE è una piattaforma online di "medicina narrativa", rivolta principalmente ai pazienti ricoverati nel reparto di ematologia del Mauriziano e alle loro famiglie, con lo scopo di trasmettere conoscenza e consapevolezza intorno alla malattia ematologica. Il progetto nasce grazie all’associazione DocAbout e alla Zenit Arti Audiovisive, ed è finanziato dalla fondazione Mauriziana, dalla associazione A.I.P.E la speranza, e dalla fondazione CRT.


Identificazione delle caratteristiche della violenza sessista nelle generazioni tecnologiche (Millennials e Generation X).

Lo studio, condotto in Spagna, ha visto la partecipazione di 1269 utenti di social network appartenenti alla generazione Millennials (19-38 anni) e Generazione X (39-54 anni) che hanno una relazione sentimentale.


Principali misurazioni: Lo strumento "Questionario sulle nuove tecnologie per trasmettere la violenza di genere", analizza l'uso dei social network, la violenza subita ed esercitata sulle coppie. Le variabili di studio sono state il gruppo generazionale, l'età, il sesso, il consumo di alcol e droghe, il livello di istruzione formale, il paese di origine e di residenza e l'orientamento sessuale.


I risultati mostrano, fra i Millennials, un'associazione statisticamente significativa con gli elementi sui modelli di rischio nelle reti relative a phising, sexting, flaming, false offerte, cyberstalking e dirottamento della webcam. Le droghe aumentano le attività rischiose, così come la violenza subita e praticata; Il campione di donne riporta una maggiore pressione nelle attività sessuali e nella paura dei loro partner.


In conclusione, lo studio mostra modelli di rischio più elevati, così come la violenza subita e praticata, nel gruppo Millennials rispetto alla Generazione X. Inoltre, mostra un aumento generato da alcol e droghe nella violenza subita e praticata dai soggetti dello studio. Esistono invece differenze tra i comportamenti e le violenze subite e praticate a seconda dei, dove la violenza subita dalle donne è legata alla paura e ad attività di natura sessuale.


Rubio-Laborda JF, Almansa-Martínez P, Pastor-Bravo MDM. Relaciones sexistas en la generación X y Millennials [Sexist relationships in Generation X and Millennials]. Aten Primaria. 2021 Apr;53(4):101992. Spanish.


Supportare la salute mentale dei giovani durante la pandemia

La crisi COVID-19 si è trasformata in una crisi di salute mentale per i giovani:


La salute mentale dei giovani (15-24 anni) è peggiorata in modo significativo nel 2020-21. Nella maggior parte dei paesi, i problemi di salute mentale in questa fascia di età sono raddoppiati o più. Con un supporto adeguato e un intervento tempestivo, i giovani potrebbero essere in grado di ma c'è il rischio che le conseguenze della crisi COVID-19 continuino a gettare un'ombra sulla vita dei giovani e la loro salute mentale;


Le incertezze e gli impatti generali di COVID-19 non hanno colpito tutte le persone nella stessa misura: i giovani avevano dal 30% all'80% di probabilità in più di segnalare sintomi di depressione o ansia e livelli più elevati di solitudine rispetto agli adulti in Belgio, Francia e Stati Uniti nel marzo 2021.


Il sostegno alla salute mentale per i giovani, in particolare nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro, è stato gravemente interrotto. I giovani si rivolgono a piattaforme come hotline per la salute mentale e centri giovanili per il supporto, mentre i servizi di salute mentale offrono teleconsulti e forme di assistenza a distanza per mantenere la continuità dei servizi.


La chiusura delle istituzioni educative a tutti i livelli ha contribuito all'indebolimento dei fattori protettivi, comprese le interazioni sociali e di routine quotidiane che aiutano a mantenere una buona salute mentale. I giovani provenienti da contesti svantaggiati sono particolarmente colpiti dalla chiusura delle scuole.


L'impatto del COVID-19 sui mercati del lavoro colpisce in modo sproporzionato i giovani, riducendo le opportunità di lavoro part-time e di apprendimento basato sul lavoro per gli studenti e lasciando i futuri laureati e neolaureati ad affrontare un compito arduo per trovare e mantenere un lavoro, esponendoli a un rischio elevato di sperimentare problemi di salute mentale durante il corso della vita.


È necessaria una risposta politica integrata, come richiesto dalla Raccomandazione OCSE sulla salute mentale, le competenze e la politica del lavoro integrate, per proteggere la salute mentale dei giovani, sia ora sia a lungo termine:


Un supporto aggiuntivo per la salute mentale - attraverso la diffusione di informazioni, servizi telefonici o online e un accesso più facile ai servizi di persona - dovrebbe essere una priorità per i giovani e, laddove i servizi di supporto alla salute mentale nelle scuole e nelle università non possono essere ripristinati, è necessario trovare alternative con urgenza;


Il sostegno ai giovani a rischio di abbandono scolastico, compresi i giovani con esperienza di problemi di salute mentale, dovrebbe avere la priorità per evitare interruzioni dell'apprendimento che abbiano un impatto a lungo termine sui risultati del mercato del lavoro dei giovani e sul benessere generale.


La disoccupazione è un importante fattore di rischio per la cattiva salute mentale: sostenere i giovani nella ricerca, nel mantenimento e nella permanenza nel mondo del lavoro deve essere una priorità politica economica, sociale e di salute pubblica. La formazione dei manager di linea sul posto di lavoro in materia di salute mentale può anche promuovere una migliore salute mentale tra i giovani adulti già al lavoro.


COVID-19 e salute mentale materna: una revisione sistematica e una metanalisi

L’obiettivo dello studio: valutare l'effetto della pandemia COVID-19 sull'ansia e la depressione delle donne durante la gravidanza e il periodo perinatale.


La revisione sistematica e la metanalisi hanno dimostrato che l'ansia durante la gravidanza e il periodo perinatale era significativamente più alta nel periodo di pandemia. Nonostante la depressione sia aumentata tra le donne in gravidanza e nel periodo perinatale non ha raggiunto un livello statisticamente significativo rispetto al periodo non pandemico. L'impatto del blocco, con le drammatiche conseguenze, ha generato un allarme in questa popolazione ad alto rischio. Lo studio ha dimostrato che la pandemia COVID-19 rappresentava un fattore di rischio significativo per il disagio mentale, in particolare l'ansia, tra le donne in gravidanza o nel periodo perinatale. Devono essere prese in considerazione misure di sostegno per salvaguardare questa popolazione.


Le donne incinte sono considerate popolazioni vulnerabili dal punto di vista della salute mentale, quindi l'impatto psicologico del COVID-19 non dovrebbe essere trascurato. La gravidanza potrebbe essere considerata un evento stressante per molte donne; inoltre, la pandemia COVID-19 ha causato una condizione di incertezza sul possibile effetto dell'infezione pandemica sulla nascita e sulla crescita fetale e sul potenziale rischio di trasmissione verticale dalla madre al feto tra le donne in gravidanza.


 


La prevalenza dei sintomi depressivi tra le donne incinte è aumentata dal 26% (dato registrato prima di gennaio 2020) al 34,2% nel febbraio 2020 con il contemporaneo aumento dei sintomi di ansia. I dati forniscono la prova che COVID-19 potrebbe determinare gravi sfide psicologiche per le donne in gravidanza e dopo il parto, con potenziali conseguenze "a breve" e "lungo" termine per la salute delle madri e dei loro bambini. Secondo i risultati, gli operatori sanitari (in particolare i medici) dovrebbero fare uno sforzo in più per controllare lo stato mentale delle donne in gravidanza / dopo il parto durante gli appuntamenti di routine programmati.


Purtroppo la pandemia rischia di diminuire l'accesso ai servizi di salute mentale, provocando l'interruzione dei trattamenti psicologici o farmacologici, con il conseguente rischio di aggravare la precedente condizione di malattia mentale. Gli interventi per la salute mentale perinatale dovrebbero essere una priorità durante qualsiasi epidemia e pandemia pubblica. Gli operatori sanitari dovrebbero garantire un facile accesso ai servizi di salute mentale, come strategia primaria per prevenire impatti a lungo termine sugli individui e per sostenere la salute sia delle madri sia dei bambini. In epoca di pandemia, i servizi basati su Internet possono essere utilizzati come un'opzione facile e sicura per il supporto delle pazienti. Inoltre, una precedente malattia mentale è un fattore di rischio significativo per la depressione in tutte le madri, così come l'ansia tra le madri di bambini fino a quattro anni. L'esercizio fisico ha dimostrato di essere efficace nel trattamento della depressione da bassa a moderata nella popolazione non gravida. Per quanto riguarda la popolazione in gravidanza e dopo il parto, recenti metanalisi di studi randomizzati controllati hanno dimostrato che l'esercizio pre e postnatale può ridurre la depressione ei sintomi depressivi. Fare esercizio fisico regolare durante una pandemia, nonostante la chiusura di spazi ricreativi, parchi e spazi verdi, può migliorare la salute mentale materna, rispetto alle donne sedentarie. Nello scenario COVID-19, le lezioni di fitness online sembrano essere un'opzione fattibile. In assenza di controindicazioni, l'attività fisica delle mamme deve essere sempre incoraggiata.


Hessami K, Romanelli C, Chiurazzi M, Cozzolino M. COVID-19 pandemic and maternal mental health: a systematic review and meta-analysis. J Matern Fetal Neonatal Med. 2020 Nov 1:1-8.


 


Rischio di insorgenza di un disturbo post traumatico da stress, a seguito dell'infezione di Covid-19
Uno studio trasversale del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma ha rilevato la presenza di un disturbo post traumatico da stress (PTSD) nel 32% di persone "sopravvissute" all'infezione da Covid-19 in forma grave, in linea con la maggior parte dei risultati di ricerche analoghe. Alcune caratteristiche associate sono state identificate come fattori di rischio per lo sviluppo di un PTSD: l'appartenenza al genere femminile, presenza di pregressi problemi psichiatrici, comparsa di uno stato delirante o agitato durante la fase acuta dell'infezione. Inoltre, il gruppo affetto da PTSD (quasi 400 persone che sono state ospedalizzate e seguite dai servizi di salute mentale dopo la dimissione) presentava sintomi clinici di malessere fisico più a lungo rispetto a quanto riferito da altri ex pazienti. 

 


Janiri D, Carfì A, Kotzalidis GD, et al. Posttraumatic Stress Disorder in Patients After Severe COVID-19 Infection. JAMA Psychiatry. 2021;78(5):567–569. doi:10.1001/jamapsychiatry.2021.0109



 


 


L’inquinamento può aumentare il rischio di disturbi psichiatrici

 


Una ricerca pubblicata su Jama identifica negli ossidi di azoto un possibile fattore di rischio per lo sviluppo di molte patologie mentali.


Nello studio di coorte su 2039 bambini nati nel Regno Unito  dal 1 gennaio 1994 e seguito per 2 decenni, l'esposizione precoce agli ossidi di azoto è stata significativamente associata alla psicopatologia generale all'età di 18 anni, rappresentando maggiori sintomi di interiorizzazione, esternalizzazione e disturbo del pensiero. Le associazioni non erano attribuibili a fattori individuali o familiari o a caratteristiche svantaggiose del vicinato. Questi risultati suggeriscono che l'esposizione agli ossidi di azoto nei primi anni di vita può essere un fattore di rischio per lo sviluppo della psicopatologia quando i giovani iniziano la transizione verso l'età adulta.


Reuben A, Arseneault L, Beddows A, Beevers SD, Moffitt TE, Ambler A, Latham RM, Newbury JB, Odgers CL, Schaefer JD, Fisher HL. Association of Air Pollution Exposure in Childhood and Adolescence With Psychopathology at the Transition to Adulthood. JAMA Netw Open. 2021 Apr 1;4(4):e217508.


Cinque maggio: Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna del 5 maggio, viene fatto il punto sull'impatto che la pandemia ha avuto sulla salute delle donne in attesa e delle neo mamme e viene proposto un vademecum  per l'aiuto nel periodo perinatale.


Quest’anno è particolarmente importante puntare i riflettori sui problemi di salute mentale perinatale in quanto la pandemia ha cambiato radicalmente il modo in cui i Servizi vengono forniti alla popolazione e quindi la loro fruibilità e accessibilità. Insieme a ciò, la pandemia ha anche portato ad una vera e propria crisi psicologica e ad un’emergenza psichiatrica.  


Recenti rassegne sull’effetto della condizione emergenziale legata al Covid-19 hanno per esempio dimostrato un incremento del rischio di disturbi d’ansia tra le donne in gravidanza e in quelle che si trovano nei mesi successivi alla nascita del proprio figlio (Hessami et al., 2020). Se nella popolazione generale emerge un aumento significativo della prevalenza dei disturbi d’ansia, di quelli depressivi, del sonno e del distress psicologico, questo incremento appare maggiore nelle donne pluripare rispetto alle primipare e nelle donne che si trovano nel primo e terzo trimestre di gravidanza (Yan et al., 2020).


Tutelare la salute emotiva delle madri significa investire sulla salute mentale e sul benessere psicologico dei bambini.


Ecco alcuni punti importanti da tenere presenti non solo in questa giornata, ma sempre quando incontriamo una donna in gravidanza e nel primo anno dopo il parto:



  • Mamme in mente, bimbi in mente…. Aiutare le madri significa aiutare i bambini!
    In Italia 1 neo-mamma su 10 circa soffre di qualche tipo di disturbo perinatale dell'umore e d'ansia. Spesso questi disturbi passano inosservati e non vengono curati, con conseguenze che possono essere pesanti e a lungo termine sia per la madre che per il bambino.

  • Nessuno è immune!
    Donne di ogni cultura, età, livello di reddito ed etnia possono sviluppare disturbi dell'umore nel periodo perinatale. I sintomi possono comparire in qualsiasi momento durante la gravidanza e i primi 12 mesi dopo il parto. È quindi importante render noto che attualmente le donne hanno a disposizione sia percorsi di cura di tipo psicologico di comprovata efficacia, sia terapie farmacologiche. Queste ultime possono essere assunte sia in gravidanza che durante l’allattamento, senza conseguenze per il bambino.

  • Rompiamo gli stereotipi ….. Ansia e depressione e le malattie psichiatriche non sono colpe di cui vergognarsi!
    A volte le donne sono considerate e si considerano deboli ed incapaci come madri se si sentono in difficoltà emotiva o vivono emozioni forti che non hanno mai vissuto, hanno paura di essere considerate pazze o delle cattive madri. La costruzione della consapevolezza, mira a rendersi conto della difficoltà e della possibilità di essere aiutate ad uscirne.

  • Non c’è salute senza salute mentale!
    Aumentare la consapevolezza dell’esistenza dei problemi legati alla salute mentale perinatale e che questi sono più frequenti di quel che si creda, potrà portare ad un cambiamento sociale con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'assistenza per le donne che vivono queste difficoltà e queste sofferenze. È importante ridurre lo stigma che accompagna la malattia mentale materna. (Fonte Erickson)


 


Gli esiti di salute mentale della pandemia: uno studio italiano

Nel loro insieme, le prove trovate finora confermano che la pandemia CoViD-19, tuttora in corso, sta avendo un enorme impatto psicologico sugli individui. Le persone hanno sperimentato un notevole disagio psicologico durante la fase iniziale dell'epidemia di CoViD-19 in termini di ansia, depressione e sintomi post-traumatici. A livello globale, i risultati sono relativamente coerenti in termini di gravità: la maggior parte degli individui soffriva di disturbi lievi-moderati, mentre i soggetti che riferivano sintomi gravi erano una minoranza. Al contrario, la prevalenza osservata non era omogenea: questa incoerenza potrebbe essere dovuta, tra l'altro, a differenze nella metodologia, negli strumenti di valutazione somministrati o nelle popolazioni esaminate. Alcune categorie si sono dimostrate più vulnerabili, ovvero operatori sanitari e pazienti affetti da CoViD-19. Inoltre, alcune variabili erano associate a un maggiore impatto psicologico, come il sesso femminile e la giovane età. I risultati preliminari del progetto di ricerca sono in linea con gli studi cinesi. Sono stati riscontrati alti tassi di esiti negativi sulla salute mentale, inclusi sintomi di stress post-traumatico e ansia, nella popolazione generale italiana e negli operatori sanitari a tre settimane dall'inizio delle misure di blocco del CoViD-19, associati a diversi fattori di rischio correlati al CoViD-19. Il sesso femminile e l'età più giovane erano associati a un rischio più elevato di esiti di salute mentale.


Questi risultati supportano l'idea che gli interventi di salute mentale pubblica dovrebbero essere integrati formalmente nella preparazione della salute pubblica e nei piani di risposta alle emergenze. Xiang et al. hanno suggerito tre passaggi importanti: istituzione di team multidisciplinari di salute mentale, comunicazione chiara con aggiornamenti appropriati sull'epidemia di CoViD-19 e creazione di servizi sicuri per fornire consulenza psicologica attraverso la telemedicina (p. es. dispositivi elettronici, applicazioni, servizi di salute mentale online), con un migliore accesso per le persone svantaggiate come gli anziani o i pazienti psichiatrici. Uno sforzo particolare deve essere rivolto alle popolazioni vulnerabili con la fornitura di interventi psicologici mirati. Ad esempio, gli operatori sanitari potrebbero beneficiare di un monitoraggio continuo dello stato psicologico, di una formazione pre-lavorativa su come rilassarsi adeguatamente e su come trattare i pazienti non collaborativi, o della presenza negli ospedali di un luogo di riposo dove isolarsi temporaneamente dalla loro famiglia se vengono infettati.  Per quanto riguarda le persone affette da CoViD-19, gli interventi dovrebbero essere basati su una valutazione completa dei fattori di rischio che portano a problemi psicologici, tra cui cattiva salute mentale prima di una crisi, lutto, lesioni personali o familiari, circostanze pericolose per la vita, panico, separazione da famiglia e reddito familiare basso. Queste misure possono aiutare a ridurre o prevenire la futura morbilità psichiatrica.


Le organizzazioni di assistenza sanitaria mentale e le istituzioni sanitarie pubbliche stanno creando linee guida pratiche su come prendersi cura della salute mentale e del benessere. L'American Psychiatric Association (APA), la National Alliance On Mental Illness (NAMI) e la Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) forniscono suggerimenti generali alla comunità su come organizzare il proprio tempo e gestire il proprio tempo fisico. e salute mentale. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) 67 e l'OMS forniscono ulteriori informazioni specifiche per i gruppi ad alto rischio.


Sebbene alcuni aspetti cruciali di queste interazioni necessitino di ulteriori chiarimenti, prove convincenti ora suggeriscono una relazione tra pandemia CoViD-19, blocco, impatto socio-economico e malattia mentale. I potenziali fattori di rischio e di protezione devono essere ulteriormente studiati. Inoltre, sono necessari studi futuri per indagare le conseguenze psicologiche a lungo termine che colpiscono le persone che affrontano l'epidemia di CoViD-19. La ricerca futura dovrebbe anche essere dedicata allo sviluppo di strategie adeguate di prevenzione, trattamento e riabilitazione contro un'emergenza sanitaria mondiale come una pandemia. Un'altra sfida sarà la personalizzazione dell'intervento mirato per le categorie più colpite.


Chiusura delle scuole durante la pandemia: quali conseguenze per bambini e adolescenti?

La chiusura delle scuole come misura per arginare la diffusione dell'infezione da SARS-CoV-2, ha comportato dei costi importanti attuali e futuri, nei termini di benessere psicofisico e apprendimento innanzitutto, per bambini e adolescenti, famiglie e la società tutta. Dors, sul tema, offre una sintesi di letteratura che verrà aggiornata periodicamente. Continuate a leggerci. 


La trasmissione del SARS CoV-2 all’interno degli ambienti scolastici: chiudere è efficace?

Nell'attuale pandemia, è meglio chiudere le scuole o riaprirle con cautela? In un quadro generale caratterizzato da molti dubbi e poche certezze, e da una situazione in perenne cambiamento, Dors interroga la letteratura pubblicata e non. Per cercare risposte ad una serie di domande. Con la consapevolezza che le risposte di oggi potranno essere confermate o messe in discussione dai futuri sviluppi della ricerca. Dors vi terrà aggiornati. 


Interventi psicoterapeutici per ridurre il rischio suicidario in età evolutiva: review sistematica

La review sistematica e meta-analisi ha analizzato 44 studi clinici randomizzati che valutavano l' "accettazione" ed efficacia di alcune forme di psicoterapia rivolte a bambini e adolescenti a rischio suicidario: nel complesso 5.406 partecipanti. I giovani pazienti hanno mostrato in generale un elevato livello di aderenza terapeutica (coinvolgimento attivo) agli interventi terapeutici, ma è difficile individuarne l'efficacia comparata in maniera chiara. Alcune tecniche psicoterapeutiche sono "accettate" dai pazienti senza alcuna resistenza, e sembrano più efficaci nel ridurre i fenomeni di autolesionismo e le tendenze suicidarie tra bambini e adolescenti, ma le differenze metodologiche degli studi e l'alto rischio di bias/errori statistici impediscono di stimare in maniera uniforme i risultati comparati. In particolare, sono state indagate le terapie dialogiche (approccio sistemico) e le terapie basate sulla mentalizzazione (psicoterapie integrate).


 Bahji A, Pierce M, Wong J, Roberge JN, Ortega I, Patten S. Comparative Efficacy and Acceptability of Psychotherapies for Self-harm and Suicidal Behavior Among Children and AdolescentsA Systematic Review and Network Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2021;4(4):e216614.



I rischi di diagnosi poco precise e troppo precoci in età evolutiva
La scoping review di 334 studi riguardanti bambini e adolescenti evidenzia in maniera convincente una sovra diagnosi di "disturbo da deficit dell' attenzione/iperattività" (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder - ADHD) * di bambini e adolescenti. In particolare, per coloro che presentano sintomi più lievi, i danni associati ad una diagnosi di ADHD possono spesso essere superiori ai benefici. Questi dati suggeriscono la necessità di studi di alta qualità metodologica sulle conseguenze benefiche/dannose a lungo termine di una diagnosi/trattamento di ADHD riguardante bambini/ragazzi con sintomi lievi/moderati, per orientare la pratica e le scelte politiche.

 * Il disturbo da deficit dell'attenzione/iperattività (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, ADHDè caratterizzato da una durata scarsa o breve dell'attenzione e/o da vivacità e impulsività eccessive non appropriate all'età del bambino, che interferiscono con le funzionalità o lo sviluppo.


 Kazda L, Bell K, Thomas R, McGeechan K, Sims R, Barratt A. Overdiagnosis of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder in Children and Adolescents: A Systematic Scoping ReviewJAMA Netw Open. 2021;4(4):e215335. doi:10.1001/jamanetworkopen.2021.5335


 


 


 


 


 



 

La violenza di genere tra giornali e tribunali

 


La ricerca dell’Università degli Studi della Tuscia, in partnership con l’Associazione Differenza Donna ONG e con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, nell’ambito del progetto “STEP-Stereotipo e pregiudizio” ha analizzato la rappresentazione sociale della violenza di genere attraverso lo studio di articoli e sentenze.


Per quanto riguarda la violenza di genere sulla stampa, la ricerca ha analizzato un totale di 16.715 articoli nell’arco temporale di 3 anni, dal 2017 al 2019. I reati presi in considerazione sono stati la violenza domestica, la violenza sessuale, l’omicidio/femminicidio, la tratta e la riduzione in schiavitù di esseri umani e lo stalking. 


Per analizzare il linguaggio relativo alla violenze sulle donne nei tribunali è stato analizzato un totale di 283 sentenze, su un arco temporale che va dal 2010 al 2020.



In base a quanto emerge dalle analisi della ricerca, in generale la rappresentazione sociale della violenza tende ad attenuare o omettere le responsabilità degli uomini protagonisti di episodi e reati di violenza. Gli stereotipi e i pregiudizi, quando si radicano nei testi delle sentenze o sulle pagine dei giornali, contribuiscono a perpetuare una rappresentazione sociale della violenza che mistifica il fenomeno riducendo le responsabilità degli aggressori. 

La raccomandazione è quindi quella di spogliare dalla retorica i testi che si occupano di violenza di genere e attenersi ai fatti oggettivi, solo in questo modo si eviterà il rischio di distorsione che il pregiudizio comporta e si vedrà rafforzata la capacità di giustizia del paese. (Fonte: Save the Children)


Livelli di stress nel personale sanitario durante la pandemia: una ricerca internazionale

Lo studio trasversale, coordinato dall’Università di Pisa, ha valutato il livello di burnout professionale e stress traumatico secondario (STS) e ha identificato potenziali fattori di rischio o di protezione tra gli operatori sanitari durante l'epidemia da Covid-19. Lo studio, basato su un sondaggio online, ha raccolto dati demografici e risultati di disagio mentale di 184 operatori sanitari dal 1° maggio 2020 al 15 giugno 2020, provenienti da 45 paesi diversi. Il grado di STS, stress percepito e burnout è stato valutato utilizzando rispettivamente la Secondary Traumatic Stress Scale (STSS), la Perceived Stress Scale (PSS) e Maslach Burnout Inventory Human Service Survey (MBI-HSS). Risultati: 184 operatori sanitari (M = 90; Età media: 46,45; DS: 11,02) hanno completato il sondaggio. Una percentuale considerevole di operatori sanitari presentava sintomi di STS (41,3%), esaurimento emotivo (56,0%) e spersonalizzazione (48,9%). La prevalenza di STS era del 47,5% negli operatori sanitari in prima linea mentre negli operatori sanitari che lavoravano in altre unità era del 30,3% (p <0,023); 67,1% per gli operatori sanitari esposti alla morte dei pazienti e 32,9% per gli operatori sanitari che non erano esposti alla stessa condizione. Le donne hanno mostrato effetti negativi maggiori rispetto agli uomini (47,3% contro 34,4%).


Durante l'attuale pandemia COVID-19, gli operatori sanitari che affrontano il dolore fisico, la sofferenza psicologica e la morte dei pazienti hanno maggiori probabilità di sviluppare lo stress traumatico secondario.


Orrù G, Marzetti F, Conversano C, Vagheggini G, Miccoli M, Ciacchini R, Panait E, Gemignani A. Secondary Traumatic Stress and Burnout in Healthcare Workers during COVID-19 Outbreak. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2021; 18(1):337.


 


Femminicidi a Torino: La ricerca del Dipartimento di Psicologia di UniTo

Pubblicata su Journal of Interpersonal Violence la prima ricerca italiana sul tema della violenza contro le donne che ha analizzato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella Città Metropolitana.


La rivista internazionale Journal of Interpersonal Violence ha recentemente pubblicato uno studio condotto dal gruppo di ricerca, guidato dalla Prof.ssa Georgia Zara, docente del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, sul tema della violenza contro le donne. Si tratta del primo lavoro di ricerca svolto in Italia in materia e uno dei pochi al mondo. Lo studio intitolato “Violence against prostitutes and non-prostitutes: an analysis of frequency, variety and severity” ha esaminato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella Città metropolitana, tra il 1970 e il 2020, commessi da 303 uomini autori di reato


I risultati della ricerca suggeriscono che solo una piccola parte dei femminicidi avviene in un contesto anonimo (9,2%) perché la maggior parte delle vittime dello studio sono state uccise da un uomo che conoscevano (90,8%). Nel 53,8% dei casi c’era una relazione intima tra l’assassino e la vittima e nel 36,9% dei casi il femminicida era un conoscente. Secondo la ricerca inoltre, il tipo e l’intensità della relazione sembrano aver influenzato il modo in cui la violenza è avvenuta


Nei casi in cui le vittime e gli autori avevano una relazione intima, il rischio di overkill, cioè di un uso eccessivo di violenza che va oltre quello necessario per causare la morte, era quattro volte più alto  (46,1%) rispetto a quando la violenza avveniva contro vittime sconosciute (16,7%). In particolare, l'overkill sembrava verificarsi più frequentemente quando la relazione tra vittima e autore era disfunzionale ed emotivamente tesa (nel 53,9% dei casi). Anche per le vittime prostitute, il rischio di overkill era quasi quadruplo per coloro che conoscevano i loro perpetratori (49,5%), rispetto a quando non lo conoscevano. 


Inoltre, confrontando le prostitute con qualsiasi vittima sconosciuta, il rischio di essere uccise in overkilling era quasi cinque volte più alto per le prime, suggerendo che le prostitute sono comunque sempre più a rischio di essere uccise con eccessiva violenza ed efferatezza: una combinazione di rabbia esternalizzata e distruttività mirata. Questo sembra anche essere suggerito dal fatto che le prostitute avevano più probabilità di essere vittime di omicidi sessuali, mutilazioni post-mortem e di essere uccise da uomini coinvolti in una persistente carriera criminale. 


Il campione della ricerca era composto da 330 vittime di femminicidio e includeva donne prostitute e donne non prostitute con età media di 44,31 anni. L'83,0% delle vittime erano italiane, mentre il 17% erano straniere. Gli autori di femminicidio sono 303 con un’età media di 42,88 anni: 288 di loro (95%) hanno ucciso una sola vittima, mentre 15 (il 5%) hanno ucciso almeno due vittime in episodi distinti. Nel complesso, il 26,4% degli autori di femminicidio aveva precedenti penali ufficiali. I dati sono stati raccolti all'Istituto di Medicina Legale e all'Archivio dell'Obitorio di Torino, resi anonimi, non identificabili e codificati numericamente a fini statistici.


I risultati di questo studio evidenziano come le donne vittime di violenza non siano un gruppo omogeneo, anche se alcuni dei correlati psicosociali sono i medesimi, e danno rilevanza alle caratteristiche che sottendono il tipo, l’intensità e la natura della relazione tra prostitute e non prostitute e i loro aggressori. Queste variabili, secondo la ricerca, sono ciò che rende la violenza contro le donne un problema prevenibile.


È guardando non solo al tipo della relazione, ma soprattutto all’intensità (intima/affettiva versus professionale versus superficiale) e alla qualità della stessa (disfunzionale o patologica) che un’accurata valutazione del rischio differenziale può essere pianificata, e misure di intervento informative e preventive possono essere realizzate. (Fonte: Ufficio stampa UniTo)


 


 


Salute Mentale e Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il Coordinamento nazionale conferenza per la Salute Mentale chiede, in un appello, investimenti destinati a misure per la tutela della salute mentale e rilancia i punti cardine per una rete diffusa di servizi per la salute mentale inclusivi, integrati e radicati nel territorio, in primis con il potenziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale DSM e del personale, con piani di assunzioni e finanziamenti adeguati.


Questi gli altri punti chiave dell’appello:



  • Formazione, universitaria e continua, ispirata dalla legge 180 e orientata a percorsi di ripresa e di emancipazione.

  • Adeguamento delle strutture in particolare con riqualificazione, riprogettazione e potenziamento dei Centri di Salute Mentale e del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. 

  • Adozione sistematica di progetti di cura personalizzati, sostenuti dal Budget di salute, (inserimento lavorativo, abitativo, scolastico e sociale).

  • Azioni per il superamento delle strutture di residenzialità protratta, organizzando forme di abitazione supportate per la vita autonoma delle persone con disturbi mentali.

  • Azioni per il superamento delle pratiche repressive, quali la contenzione e l’utilizzo inappropriato del TSO.

  • Azioni per sostenere la piena attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli Opg, privilegiando le misure non detentive territoriali.

  • Potenziamento dei centri per la neuro psichiatria infantile, per l’adolescenza e i giovani adulti.


La biodiversità aumenta il benessere mentale

Le persone che abitano in località dove ci sono molte piante e animali godono di un maggior benessere mentale. Questa la scoperta dei ricercatori del Centro tedesco per la ricerca integrativa sulla biodiversità, dell’Università di Kiel e del Centro di ricerca sulla biodiversità e sul clima d Senckenberg.


I dati analizzati si riferiscono a quasi 15.000 famiglie per  un totale di circa 30mila persone. Si è evinto che, nelle regioni con maggiore biodiversità, uccelli e piante, vivevano persone con un migliore livello di salute mentale. Dove ci sono ampi spazi verdi c’è maggior benessere mentale.


Bisogna tenere conto anche del fatto che gli ambienti con una maggiore ricchezza di specie di piante e uccelli sono correlati spesso a migliori condizioni ambientali.


I risultati mettono in luce l'importanza della diversità delle specie per la salute mentale e il benessere delle persone. Pertanto, i responsabili politici, i pianificatori del paesaggio e i gestori del verde a livello locale e nazionale dovrebbero considerare di sostenere gli ambienti a biodiversità per promuovere la salute mentale e il benessere. A tal fine, viene proposto di utilizzare misure di diversità delle specie come indicatori per le caratteristiche salutogeniche (promozione della salute) della natura, del paesaggio e dello spazio verde urbano.


Joel Methorst, Aletta Bonn, Melissa Marselle, Katrin Böhning-Gaese, Katrin Rehdanz, Species richness is positively related to mental health – A study for Germany, Landscape and Urban Planning, Volume 211, 2021, 104084, ISSN 0169-2046


Violenza domestica e suoi effetti su donne, bambini e famiglie

Le pandemie fanno emergere i problemi delle popolazioni vulnerabili. Il  Center for Global Development Centro ha presentato la dichiarazione “Pandemics and Violence against Women and Children” (VAW/C) nell'aprile 2020, delineando strategie per massimizzare il sostegno a queste famiglie. Le linee guida evidenziano quanto segue: 1. Rafforzare i sistemi di prima risposta legati alla violenza: aumentare il personale o le operazioni temporanee per le hotline di prevenzione e risposta alla violenza esistenti e i centri di sensibilizzazione;  aumentare la comunicazione e la consapevolezza dei servizi 2. Garantire che la VAW / C sia integrata nella risposta dei sistemi sanitari: gli operatori sanitari dovrebbero essere formati per identificare le donne a rischio di violenza presenti in tutti i luoghi di test / screening, valutando la sicurezza delle raccomandazioni per l'auto-quarantena o il ricovero a casa. 3. Ampliare e rafforzare le reti di sicurezza sociale: proposte per una rapida espansione delle reti di sicurezza sociale a favore dei poveri, tra cui congedo per malattia retribuito, assicurazione contro la disoccupazione, pagamenti diretti in contanti o buoni alimentari e / o sgravi fiscali. 4. Ampliare i rifugi e gli alloggi temporanei: è probabile che durante le pandemie si riducano gli alloggi temporanei e di transizione per i sopravvissuti alla violenza. Sebbene anche le popolazioni ammalate, senzatetto, incarcerate e altre popolazioni vulnerabili possano essere ad alto rischio, garantire alloggi di emergenza sicuri contro la pandemia per donne e bambini ad alto rischio dovrebbe rimanere una priorità. Anche lo sfruttamento delle piattaforme online e virtuali esistenti può svolgere un ruolo significativo durante le pandemie. Esempi degni di nota includono myPlan dagli Stati Uniti, isafe in Nuova Zelanda, iCAN in Canada e SAFE nei Paesi Bassi. Questi meccanismi possono aiutare le donne e i bambini a sentirsi connessi e supportati, migliorando il senso di isolamento mentre mantengono le loro reti sociali. I bambini dovrebbero essere cresciuti in un ambiente sicuro che protegga dai problemi emotivi, cognitivi, comportamentali e somatici associati alla violenza assistita. Gli operatori sanitari possono selezionare, identificare e gestire questa patologia nelle famiglie colpite mentre educano le comunità agli effetti perniciosi dell'esposizione alla violenza.


Walker-Descartes I, Mineo M, Condado LV, Agrawal N. Domestic Violence and Its Effects on Women, Children, and Families. Pediatr Clin North Am. 2021 Apr;68(2):455-464.


Gli effetti psicologici della pandemia: strategie di coping e tratti di personalità

 La pandemia dovuta al COVID-19 e la conseguente quarantena si caratterizzano quali eventi stressanti e tali da determinare effetti in termini non solo di salute fisica, ma anche di benessere generale e salute mentale. L’obiettivo di dello studio è quello di osservare le reazioni della popolazione generale in relazione a tali eventi rispetto alle seguenti variabili: a) grado di disagio psicologico percepito; b) strategie di coping utilizzate; c) tratti personologici; d) presenza o meno di trauma pregresso; e) variabili associate a COVID-19. L’obiettivo secondario è quello di rintracciare eventuali differenze all’interno dello stesso campione. Lo studio presenta interessanti risultati che segnalano come la reazione di fronte ad eventi stressanti possa variare da individuo a individuo e come i tratti personologici e le strategie di coping fungano da possibili fattori predisponenti, rivestendo un ruolo cruciale nel prevenire o, al contrario, favorire un livello di disagio in termini di sofferenza psicologica e di manifestazione sintomatologica.


Femia G, et al. Gli effetti psicologici della pandemia: strategie di coping e tratti di personalità. Cognitivismo clinico (2020) 17, 2, 119-135  


Ricerca di aiuto e barriere alla cura della violenza sessuale del partner intimo: una revisione sistematica

La violenza sessuale del partner intimo (IPSV) è un fenomeno prevalente, ma un argomento poco studiato. A causa della natura complessa dell'equilibrio tra amore e paura, le persone che sperimentano l'IPSV hanno esigenze uniche e affrontano barriere uniche per cercare assistenza. Scopo della revisione sistematica era esaminare la letteratura sulla ricerca di aiuto e le barriere alla cura nell'IPSV. Gli articoli sono stati identificati tramite PubMed, CINAHL, PsycINFO e Web of Science. I termini di ricerca includevano termini relativi a IPSV, violenza da partner intimo (IPV), violenza domestica, aggressione sessuale e stupro. La revisione era limitata agli Stati Uniti e gli articoli inclusi erano necessari per misurare o identificare specificamente la violenza sessuale in una relazione intima e analizzare o discutere IPSV in relazione a comportamenti di ricerca di aiuto o barriere alla cura. Dei 17 articoli inclusi nella  revisione, 13 erano studi quantitativi e quattro erano studi qualitativi. I risultati suggeriscono che sperimentare IPSV rispetto a sperimentare IPV non sessuale (cioè IPV fisico o psicologico) può aumentare la ricerca di aiuto per servizi medici, legali e sociali mentre diminuisce la ricerca di aiuto per supporto informale. La ricerca di aiuto può anche ridurre il rischio di futuri IPSV e diminuire i risultati di cattiva salute mentale. Le barriere alla ricerca di cure nell'IPSV includevano lo stigma sociale, la paura e la difficoltà per gli individui nell'identificare i comportamenti dell'IPSV nelle loro relazioni come abusi. È necessaria una ricerca più inclusiva tra le diverse popolazioni, inclusi uomini, individui non bianchi, individui non eterosessuali e transgender. Vengono discussi suggerimenti per la ricerca, la pratica e le politiche.


Wright EN, Anderson J, Phillips K, Miyamoto S. Help-Seeking and Barriers to Care in Intimate Partner Sexual Violence: A Systematic Review. Trauma Violence Abuse. 2021 Mar 9:1524838021998305.


Coronavirus: impatto sproporzionato sulle donne

 Poiché il coronavirus continua a diffondersi a livello globale, alcuni professionisti sanitari ed esperti nutrono crescenti preoccupazioni su come il virus possa avere un impatto sproporzionato sulle donne. In questo momento, le donne negli Stati Uniti detengono il 76% dei posti di lavoro nel settore sanitario, secondo l'Ufficio del censimento degli Stati Uniti. Nell'assistenza infermieristica, dove i lavoratori sono in prima linea nelle interazioni con i pazienti, le donne rappresentano oltre l'85% della forza lavoro. Le donne costituiscono la maggioranza degli operatori sanitari in tutto il mondo Sebbene i primi studi dalla Cina dimostrino che gli uomini hanno maggiori probabilità di morire di COVID-19 rispetto alle donne, alcuni esperti si chiedono se le donne siano maggiormente a rischio di contrarlo a causa del loro ruolo nell'assistenza sanitaria. Secondo un'analisi di 104 paesi condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità, circa il 70% della forza lavoro sanitaria globale è composta da donne. Nella provincia cinese di Hubei, dove ha avuto origine il virus, oltre il 90% degli operatori sanitari sono donne. Oltre alle donne che costituiscono la maggioranza degli operatori sanitari negli Stati Uniti e nel mondo, le donne sono in modo schiacciante le principali custodi nelle loro famiglie.Oggi, secondo la Family Caregiver Alliance, oltre il 75% dei caregiver sono donne. Sebbene gli uomini forniscano anche assistenza, i dati mostrano che le donne trascorrono fino al 50% in più di tempo a prendersi cura di un membro della famiglia rispetto agli uomini. "Queste donne [nelle professioni sanitarie] hanno anche la responsabilità di prendersi cura dei genitori, e dei bambini in età scolare. Quindi le loro vite sono enormemente influenzate dalla preoccupazione per i parenti anziani e dalla chiusura delle scuole. A Washington, uno degli stati più colpiti dal coronavirus, il governatore Jay Inslee ha chiesto ai sovrintendenti distrettuali di fornire assistenza all'infanzia gratuita per gli operatori sanitari e i primi soccorritori che devono essere al lavoro.


Connley C. How women could be uniquely impacted by the coronavirus. CNBC.com, jan 12 2021


Salute mentale negli studenti delle scuole superiori in pandemia: analisi di uno studente

Le scuole possono fornire una rete di supporto sociale e servizi di salute mentale per adolescenti vulnerabili. Tuttavia, la chiusura delle scuole durante la pandemia COVID-19 ha portato via lo strato protettivo del supporto per la salute mentale basato sulla scuola. La chiusura delle agenzie comunitarie rende la situazione ancora più difficile. Al contrario, la quarantena ha offerto tempo ai legami familiari. Tuttavia, alcuni studenti potrebbero aver bisogno di ulteriore supporto per il loro benessere. Gli incontri virtuali con i consulenti di orientamento delle scuole possono facilitare il riconoscimento precoce e l'invio ai servizi di assistenza primaria e di salute mentale. In un ambiente pandemico di permessi e tagli di posti di lavoro, le famiglie possono avere difficoltà ad acquistare tecnologia per studenti delle scuole superiori.. Dovrebbero essere compiuti sforzi per un accesso equo alla tecnologia per gli adolescenti che cercano servizi di teleassistenza psicologica attraverso la scuola e gli operatori della comunità. Cinque strategie per supportare la salute mentale degli studenti delle scuole superiori durante la pandemia COVID-19.  • Migliorare la resilienza degli studenti delle scuole superiori con strategie di auto-aiuto: l'impatto psicologico del COVID-19 sugli adolescenti si farà sentire sia a breve sia a lungo termine,  e dovrebbero essere compiuti sforzi per dotare gli adolescenti di strategie per costruire la resilienza. Gli studenti possono essere incoraggiati a creare obiettivi e programmi a breve termine e insegnare tecniche di consapevolezza per costruire la resilienza. Anche gli atti di gratitudine e compassione, come aiutare i bisognosi attraverso attività di volontariato, possono aiutare. • Sviluppo di reti di supporto tra pari (sistema di amici): la creazione di un sistema di amici consente agli studenti delle scuole superiori di formare connessioni tra pari e controllare gli amici tramite hub di rete o supporti di mentoring, creati da adolescenti collegati tra loro (ad esempio, club sportivi, club per hobby ) o facilitato da organizzazioni giovanili. • Sfrutta la tecnologia digitale per il supporto della salute mentale: gli studenti delle scuole superiori possono accedere alle opzioni digitali per il supporto e le risorse esplorando portali online che offrono hub di risorse e strumenti di autovalutazione. Le app di auto-aiuto, la consulenza digitale ei servizi di telemedicina continueranno a consentire un maggiore accesso ai servizi di salute mentale da casa • Partnership collaborative: le organizzazioni comunitarie per la salute mentale dovrebbero collaborare con gli studenti delle scuole superiori, le loro famiglie e le scuole per co-creare programmi di promozione della salute mentale. La pandemia COVID-19 ci ha fornito l'opportunità di essere connessi digitalmente e lavorare su progetti collaborativi, come le sessioni di consapevolezza della comunità. • Supporto governativo costante attraverso le sue reti: con una maggiore coesione nella governance a tutti i livelli - regionale, provinciale e nazionale - per mobilitare e investire nelle risorse della comunità che promuovono il coinvolgimento con le organizzazioni giovanili locali. (Articolo scritto da uno studente delle scuole medie superiori)


Thakur A. Mental Health in High School Students at the Time of COVID-19: A Student's Perspective. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2020;59(12):1309-1310. doi:10.1016/j.jaac.2020.08.005


 


La salute mentale di bambini e adolescenti, adulti ed anziani durante la pandemia

Dors ha seguito il 16 febbraio il webinar organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “L’impatto del COVID-19 sulla salute mentale di bambini e adolescenti, adulti ed anziani: riflessioni e punti di partenza”. Nell’articolo un resoconto degli interventi e una breve bibliografia di riferimento.


Femminicidio nella lingua italiana: quali parole per descrivere la violenza di genere?

La parola può dare forma all’esperienza raccontandola ovvero manipolandola; la scelta che facciamo delle parole è un atto decisivo che ha delle ripercussioni nel nostro agire poiché può costituire la premessa di pratiche discriminatorie. A partire da tali presupposti l’autrice, Fabiana Fusco dell’Università di Udine, propone alcune  riflessioni sull’uso di talune parole ed espressioni e sulla consapevolezza del significato che proprio quelle parole ed espressioni manifestano quando trattiamo e valutiamo certi argomenti sensibili; si parte da alcune considerazioni sul termine femminicidio per poi osservare come la violenza di genere appaia da un lato in un contesto della codificazione linguistica come un dizionario della lingua italiana e dall’altro nella stampa quotidiana nazionale.


Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul

Nella notte tra il 19 e il 20 marzo,con un decreto presidenziale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, la Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul. Proposta dal Consiglio Europeo a tutela delle donne e prevenzione della violenza domestica, la Convenzione fu sottoscritta dallo stesso Erdoğan, allora Primo Ministro, e ratificata dal Parlamento turco nel 2011. Quella di allora era certamente una Turchia diversa, dove tuttavia erano già presenti troppi episodi di femminicidio e di violenza sulle donne. I dati con il tempo sono aumentati e,anche a causa delle restrizioni da Covid-19, il Paese oggi vanta un triste primato: tra il 2019 e il 2020 i casi di femminicidio sono stati 437. Un’analisi del Cespi, Centro Studi di Politica Internazionale.


Giappone: aumento dei suicidi durante la pandemia COVID-19

C’è una crescente preoccupazione sul fatto che  la pandemia  da COVID-19 possa danneggiare la salute psicologica e aggravare il rischio di suicidio. Durante la pandemia, la mortalità per suicidio in Giappone è cambiata. I  tassi mensili di suicidio sono diminuiti del 14% durante i primi 5 mesi della pandemia (da febbraio a giugno 2020). Ciò potrebbe essere dovuto a una serie di ragioni complesse, tra cui i generosi sussidi del governo, la riduzione dell'orario di lavoro e la chiusura delle scuole. Al contrario, i tassi mensili di suicidio sono aumentati del 16% durante la seconda ondata (da luglio a ottobre 2020), con un aumento maggiore tra le donne (37%) e i bambini e gli adolescenti (49%).


Lo studio longitudinale ha indagato i cambiamenti dei suicidi tra la prima e la seconda ondata. Gli autori mostrano che le morti per suicidio sono in generale aumentate in modo significativo con la seconda ondata.


Il tasso di suicidi tra bambini e adolescenti, in seguito ad un iniziale riduzione, è aumentato significativamente nella seconda ondata di pandemia in corrispondenza con la fine della chiusura delle scuole (IRR = 1,49, IC 95% 1,12-1,98). Studi precedenti hanno riportato che la frequenza scolastica potrebbe essere un fattore di rischio per la violenza e il suicidio tra gli studenti. Dopo un periodo di alcuni mesi a casa durante la pandemia, lo stress derivante dal rientro a scuola potrebbe aggravarsi. Questi fattori possono aver amplificato la depressione psicologica dei bambini e degli adolescenti.


 L'aumento dei suicidi ha riguardato anche le donne. Il precedente tasso di suicidi tra i maschi era 2,3 volte superiore a quello tra le donne e l'aumento dei suicidi tra i maschi dopo le precedenti crisi finanziarie è stato maggiore di quello tra le donne. Al contrario, durante la seconda ondata della pandemia COVID-19 l'aumento del tasso di suicidi tra le è stato circa cinque volte maggiore di quello tra i maschi, con un aumento superiore tra le casalinghe. La diminuzione dell'occupazione femminile è stata più pronunciata rispetto alla diminuzione dell'occupazione maschile, e c'è stato un effetto maggiore sui lavoratori non regolari. È inoltre aumentata la violenza domestica che può aver contribuito a danneggiare la salute psicologica delle donne.


 


Effetti di un programma di formazione alla compassione nei caregiver di persone con malattie mentali

Gli interventi che sviluppano la "Compassione" sono efficaci nel ridurre lo stress psicologico dei caregiver di persone con problemi di salute mentale


Uno studio clinico randomizzato danese ha indagato l'efficacia di un intervento di "compassion cultivation training" (CCT, un programma standardizzato per lo sviluppo della Compassione, basato sull'approccio mindfulness-based, ideato nel 2009 dal Center for Compassion and Altruism Research and Education della Stanford University) nel ridurre lo stress psicologico dei caregivers informali di persone con problemi di salute mentale. I 161 caregivers inseriti nel gruppo sperimentale hanno partecipato a un programma di CCT, al termine del quale hanno mostrato un significativo miglioramento dei sintomi di depressione, ansia, stress (misurati con la Scala Depressione/Ansia/Stress - DASS Scale), che si mantenevano nei follow up a 3 e 6 mesi. I risultati perciò confermano l'efficacia di questo tipo di interventi nel supportare a livello psicologico i caregivers delle persone con problemi psichici/psichiatrici, e incoraggiano la loro progettazione ed erogazione.


 Hansen NH, Juul L, Pallesen KJ, Fjorback LO. Effect of a Compassion Cultivation Training Program for Caregivers of People With Mental Illness in Denmark: A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. 2021 Mar 1;4(3)


 


Stereotipi e pregiudizi sui femminicidi

Il volume Femminicidi a processo: Dati, stereotipi e narrazioni della violenza di genere, ha indagato sulle rappresentazioni sociali della violenza di genere in Italia attraverso un'indagine empirica di 370 casi di femminicidio nel periodo compreso tra il 2010 e il 2016.


Il volume esplora i diversi modi in cui vengono raccontati i femminicidi e la violenza di genere nel corso dei procedimenti giudiziari e i fattori che ne influenzano gli esiti, tra cui il sentire comune e i “saperi esperti”, ovvero la lettura della violenza da parte di psicologi, operatori nei centri di assistenza, forze dell'ordine e medici legali, il cui parere può condizionare l'andamento del processo.


L'indagine riportata in Femminicidi a processo è stata condotta da alcuni docenti e ricercatori dell'università di Palermo coordinati da Alessandra Dino, professoressa di sociologia giuridica e della devianza.


Qui un'intervista alla professoressa Dino:


https://www.youtube.com/watch?v=mxQ2oiO8lrg


 


Disturbi psicopatologici nei "sopravvissuti" al Covid-19

 


Secondo uno studio dell'Istituto San Raffaele, circa un terzo dei pazienti ricoverati per forme gravi di Covid19, continuano a manifestare sintomi psicopatologici quali depressione, ansia, insonnia, sindrome da stress post-traumatico, tre mesi dopo la dimissione ospedaliera. 



In particolare, i sintomi depressivi sono quelli più persistenti, e la loro gravità è risultata direttamente correlata allo stato infiammatorio sistemico che accompagna le forme gravi di infezione da Covid, nei mesi successivi la guarigione dalla fase acuta. 
La depressione e l'infiammazione, inoltre, sono correlate alla riduzione delle capacità neuro-cognitive (conseguenze tipiche degli stati depressivi), quali attenzione, memoria, coordinamento psicomotorio, fluenza del linguaggio.



Perciò, va monitorata attentamente e curata l'infiammazione, per evitare la persistenza dei fenomeni depressivi; per questi ultimi, inoltre, si raccomanda un'adeguata presa in carico, in modalità accurata e personalizzata, attraverso le terapie psicologiche e farmacologiche che si sono dimostrate efficaci.


 Lo studio, coordinato dal prof. Benedetti (responsabile dell'unità di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia Clinica dell'IRCCS San Raffaele), è l'estensione della precedente ricerca, pubblicata ad agosto 2020, che aveva indagato le conseguenze psichiatriche dell'infezione da Covid un mese dopo la dimissione ospedaliera di 226 pazienti, e prevede un ulteriore monitoraggio dei pazienti post dimissione a 6 mesi attraverso dei follow up periodici.


 Mazza Mario Gennaro, Palladini Mariagrazia, Rebecca De Lorenzo, Magnaghi Cristiano, Poletti Sara, Furlan Roberto, Ciceri Fabio, Rovere-Querini Patrizia, Benedetti Francesco, Persistent psychopathology and neurocognitive impairment in COVID-19 survivors: effect of inflammatory biomarkers at three-month follow-up, Brain, Behavior, and Immunity, 2021


Violenza contro le donne nelle coppie eterosessuali: una rassegna di considerazioni psicologiche e medico-legali

La violenza del partner intimo contro le donne (IPVAW) è la violazione più pervasiva dei diritti delle donne nel mondo, causando danni devastanti per tutta la vita.


Le vittime possono soffrire di problemi di salute fisica, emotiva o mentale e sperimentare effetti dannosi sulla salute sociale, psicologica e relazionale con le loro famiglie, in particolare i bambini.


A causa della complessità riguardante la violenza contro le donne nelle coppie eterosessuali, è importante fare una chiara distinzione tra maltrattamenti psicologici e fisici, che include anche la violenza psicologica.


Questa differenziazione è importante per determinare i diversi aspetti emotivi e psicologici del maltrattamento al fine di comprendere le ragioni per cui alcune donne rimangono in tali relazioni e per spiegare i profili di personalità delle vittime e degli autori.


In questa breve rassegna narrativa, sono state combinate prospettive di psicologia del profondo e teoria dell'attaccamento da studi su traumi, legami traumatici e complesso autore / vittima nella violenza di genere.


È stata anche considerata la crescente letteratura sull'IPVAW in relazione al campo medico-legale. La strategia di ricerca includeva la violenza del partner intimo, gli stili di attaccamento, i fattori di rischio e la relazione vittima / autore.


Distinguere i diversi tipi di IPVAW è un passaggio necessario per comprendere la complessità, le cause, le correlazioni e le conseguenze di questo problema. Soprattutto, consente l'implementazione di efficaci strategie di prevenzione e intervento.


Tullio V, Lanzarone A, Scalici E, Vella M, Argo A, Zerbo S. Violence against women in heterosexual couples: A review of psychological and medico-legal considerations. Med Sci Law. 2021 Jan;61(1_suppl):113-124.


 


Come trattare l'ansia sociale dei giovani nell'era del distanziamento sociale

La nuova pandemia di coronavirus (COVID-19) ha apportato cambiamenti rapidi e senza precedenti al panorama della cura della salute mentale. 


Gli individui a livello globale sono incoraggiati a mantenere la distanza fisica dagli altri per ridurre al minimo il rischio di contagio (Organizzazione mondiale della sanità, 2020).


 Mentre la terapia è delegata alle piattaforme di telemedicina per prevenire interruzioni nella cura della salute mentale, prove emergenti suggeriscono che i giovani sono a rischio di maggiore ansia e disagio psicologico sulla scia del COVID-19 (Golberstein et al., 2020, Liang et al., 2020, Loades et al., 2020).


È probabile che ciò sia aggravato dalle raccomandazioni per l’apprendimento sicuro durante l'anno accademico 2020-2021 e dalle riduzioni delle opportunità sociali per molti giovani.


 Una combinazione di maggiore ansia, minori opportunità sociali e il passaggio alla fornitura di servizi di telemedicina presenta particolari sfide per il trattamento del disturbo d'ansia sociale (SAD) nei giovani, che si basa fortemente sull'esposizione a situazioni sociali con coetanei, adulti o altri soggetti sociali.


 Il SAD, una paura persistente delle situazioni sociali, è il disturbo d'ansia più comune a livello nazionale (Kessler et al., 2005), con esordio tipico durante la tarda infanzia o l'adolescenza (Grant et al., 2005, Knappe et al., 2015). Non trattato, il SAD è persistente e associato a una significativa compromissione funzionale, nonché all'insorgenza di depressione e condizioni psichiatriche comorbili aggiuntive (Beidel et al., 2019, Beidel e Turner, 2006). I sintomi del SAD sono mantenuti attraverso l'evitamento o il coinvolgimento limitato con stimoli temuti e una maggiore attenzione alla minaccia (ad esempio, valutazioni e giudizi negativi); l'ansia disadattiva si perpetua attraverso l'assenza di apprendimento correttivo sul vero livello di minaccia della situazione e la capacità di tollerare il disagio (Rapee & Heimberg, 1997).


 La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), il principale trattamento psicosociale con dati di efficacia che ne supportano l'uso con i giovani affetti da SAD (Higa-McMillan et al., 2016, Radtke et al., 2020), pone un forte accento sull'uso dell'esposizione - terapia (Banneyer et al., 2018). L'esposizione consiste nel supporto guidato dal terapeuta affinché i giovani si impegnino con gli stimoli temuti, riducano i comportamenti di evitamento disadattivi, migliorino la capacità di tollerare situazioni paurose, promuovano un nuovo apprendimento della sicurezza sociale e migliorino l'autoefficacia nell'affrontare le situazioni sociali. Attraverso esposizioni ripetute e nuove, gli individui apprendono nuove informazioni sullo stimolo temuto (p. es., Non è veramente pericoloso, possono tollerare l'ansia che provoca, l'evitamento non è l'unica risposta per affrontare l'ansia), che li aiuta a superare l'evitamento problematico (Abramowitz, 2013, Craske et al., 2014). L'esposizione per i giovani con SAD spesso include la facilitazione delle interazioni sociali sia durante che tra le sessioni di terapia per fornire ai giovani l'opportunità di impegnarsi nella pratica; quando necessario, la pratica dell'esposizione può anche incorporare il coaching delle abilità per quei giovani che mostrano anche deficit di abilità sociali.


 Le raccomandazioni di allontanamento fisico e la dipendenza dalla telemedicina pongono difficoltà uniche per condurre esposizioni efficaci per il SAD.


L'articolo presenta una breve panoramica di come COVID-19 e le sue sequele possano avere un impatto unico sui giovani affetti da SAD e viene discussa l'importanza di continuare a fornire la terapia dell'esposizione. In secondo luogo, vengono discusse le considerazioni chiave per i medici che lavorano con i giovani affetti da SAD per supportare la fornitura continua di trattamenti basati sull'esposizione. Vengono forniti anche esempi concreti per illustrare come le esposizioni possano essere adattate per ottimizzare il loro successo tramite la telemedicina aderendo alle raccomandazioni di salute pubblica. In conclusione le considerazioni per continuare il trattamento con i giovani affetti da SAD nel futuro a breve e lungo termine.


 Khan AN, Bilek E, Tomlinson RC, Becker-Haimes EM. Treating Social Anxiety in an Era of Social Distancing: Adapting Exposure Therapy for Youth During COVID-19. Cogn Behav Pract. 2021 Feb 5


La clownterapia riduce l'ansia dei bambini ospedalizzati
 

Una recente review pubblicata su BMJ ha esaminato gli studi clinici di vari Paesi, rilevando che la clownterapia può aiutare i bambini e gli adolescenti ospedalizzati a gestire efficacemente sintomi da stress e può influire positivamente sull'adattamento psicologico alle procedure mediche.



In particolare, la presenza/attività dei clown è stata associata a:
- una riduzione dei sintomi ansiosi e un miglior adattamento psicologico
- una minor frequenza di stati d'animo come paura/preoccupazione e un aumento di emozioni positive prima di un intervento chirurgico
- un aumento della compliance rispetto alle procedure medico-ospedaliere
- una riduzione di fenomeni quali pianto e urla durante prelievi ematici e iniezioni
- una riduzione significativa della pressione sanguigna, della frequenza respiratoria e della temperatura (in bambini affetti da patologie respiratorie)


La review ha esaminato 24 studi clinici (randomizzati e non randomizzati) che valutavano l'effetto della presenza/attività dei clown sulla gestione dei sintomi di stress da parte di bambini e adolescenti (complessivamente 1.612 soggetti di età 2 - 18 anni) ricoverati per patologie acute o croniche; gli studi si svolgevano in vari contesti (Italia, Israele, Brasile, Portogallo, Canada, Colombia, Danimarca, Corea del sud, Spagna).


 Jaklevic MC. Hospital Clowns Ease Children’s Symptoms, Review Shows. JAMA. 2021;325(7):610–611. doi:10.1001/jama.2020.26433


Programma telefonico per migliorare il benessere mentale durante il lockdown

Uno studio clinico randomizzato ha coinvolto 240 persone adulte/anziane (età media: 65 anni) che da luglio a settembre 2020 hanno beneficiato di un servizio erogato da un ente privato texano: si trattava di un programma telefonico di 4 settimane basato sul supporto empatico per contrastare solitudine, depressione e ansia e, in generale, migliorare il benessere mentale, erogato da un'organizzazione di consegne a domicilio, specificamente rivolto alle persone che vivevano da sole e/o bloccate a casa dal lockdown. 
Lo studio ha rilevato che i sintomi depressivi e ansiosi e il senso di isolamento si erano ridotti rapidamente - nel gruppo sperimentale - grazie alle chiamate e all'ascolto empatico svolto dai giovani volontari (età compresa tra i 17 e 23 anni), formati ad hoc sulla comunicazione empatica; inoltre, gli autori promuovono un approccio "scalabile" (modulare) per attenzionare in maniera costante la salute mentale delle persone adulte/anziane in situazione di fragilità (es. che vivono da soli, che hanno impedimenti fisici, ecc), e indagare in maniera più approfondita l'effetto positivo clinico a livello di salute generale della riduzione dei sintomi ansioso-depressivi.


 


Kahlon MK, Aksan N, Aubrey R, et al. Effect of Layperson-Delivered, Empathy-Focused Program of Telephone Calls on Loneliness, Depression, and Anxiety Among Adults During the COVID-19 Pandemic: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry. Published online February 23, 2021.


 


OMS: Guida illustrata per la gestione dello stress

"Fare ciò che conta nei momenti di stress: una guida illustrata" è una guida alla gestione dello stress per affrontare le avversità. La guida mira a fornire alle persone abilità pratiche per aiutare a far fronte allo stress. Pochi minuti ogni giorno sono sufficienti per praticare le tecniche di autoaiuto. La guida può essere utilizzata da sola o con gli esercizi audio di accompagnamento.


Le cause di stress possono essere molte: difficoltà personali (ad es. conflitti familiari, solitudine, difficoltà economiche, preoccupazioni per il futuro), problemi sul posto di lavoro (ad es. conflitti con i colleghi, lo svolgimento di lavori estremamente duri o insicuri, o un posto di lavoro precario) o altre importanti minacce (ad es. violenza, malattia, mancanza di opportunità economiche). La guida, disponibile in 13 lingue, è rivolta a chiunque soffra di stress, dai genitori, agli assistenti, agli operatori sanitari che lavorano in situazioni pericolose. Si rivolge sia alle persone che sono fuggite dalla guerra, perdendo tutto ciò che avevano, sia alle persone che vivono in contesti sicuri. Tutte le persone, indipendentemente da dove vivano, possono sperimentare alti livelli di stress. Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e degli studi effettuati, la guida fornisce informazioni e abilità pratiche per aiutare le persone a far fronte alle difficoltà. Certamente le cause di queste difficoltà devono essere affrontate, ma è anche necessario fornire alle persone un supporto per il benessere psicologico e mentale.


https://www.who.int/publications/i/item/9789240003927?fbclid=IwAR3Onc3GUBu04QNz9N6U-ioHSOIgeVVMLg8rKccYtr3mMzT6u6wIByv3yac


 


Violenza del partner intimo (IPV) durante la pandemia: Politiche, strategie e raccomandazioni di contrasto

Durante la pandemia da Covid-19 si è registrato un notevole aumento di casi di violenza alle donne da parte del partner intimo (IPV). DoRS ha individuato e analizzato studi e revisioni che si sono occupate dell’argomento per ricavare strategie e raccomandazioni a contrasto del fenomeno.


Riaprire le scuola in sicurezza durante la pandemia: una mappa di tutte le misure messe in atto

Le scuole, pur in mezzo a discussioni e controversie, sono ripartite. Hanno deciso di riaprire, tra mascherine, distanziamento fisico e tutte quelle misure necessarie per garantire la sicurezza innanzitutto. Ma quante  e quali sono queste misure a livello mondiale? Dors propone la sintesi di una revisione Cochrane che offre una panoramica esaustiva di tutte le misure scolastiche adottate e valutate. 


Effetti della pandemia di COVID-19 sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti

Molti professionisti della salute mentale segnalano un aumento di situazioni di disagio riguardanti la popolazione, anche la fascia in età evolutiva, correlati alla situazione di pandemia di COVID-19 e delle misure restrittive adottate. Da più fonti arriva il monito ad agire tempestivamente ed efficacemente a vari livelli (politico, organizzativo, sanitario, educativo, sociale), e la messa a disposizione di risorse a supporto delle famiglie, in particolare quelle più vulnerabili.


Eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro


Il Senato italiano ha ratificato, a gennaio 2021, la Convenzione 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, datata 21/06/2019, che concerne l’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro. Il documento andrebbe considerato congiuntamente alla Raccomandazione 206 di pari data (https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---europe/---ro-geneva/---ilo-rome/documents/normativeinstrument/wcms_713418.pdf ).


Fra le motivazioni della Convenzione: tutela dei diritti umani, ripercussioni sulla salute e dignità delle persone, sostenibilità delle imprese.
Dopo avere riconosciuto che molestie e violenze di genere colpiscono donne e ragazze in maniera sproporzionata, il documento sottolinea l'importanza di intervenire sulle cause all’origine e sui fattori di rischio, fra i quali stereotipi di genere, forme di discriminazione, squilibri nei rapporti di potere.


Vaccinazione COVID-19 per persone con gravi malattie mentali

Le persone con gravi problemi di salute mentale e patologie psichiatriche hanno un rischio elevato di contagio e mortalità collegato al covid-19, pertanto bisognerebbe offrire loro un accesso prioritario alla vaccinazione.
Per questo gruppo di popolazione, inoltre, è necessario:
- riconoscere che si tratta di persone "vulnerabili"
- creare delle linee guida specifiche (con un taglio "etico", che ad esempio tenga conto degli atteggiamenti di questo tipo di persone rispetto al vaccino)
- valutare l'efficacia e la sicurezza dei vaccini e  le interazioni con i farmaci psicotropi
- predisporre un piano di vaccinazione efficiente (potenziali ostacoli vs soluzioni possibili)
- informare in maniera appropriata su benefici e rischi della vaccinazione


Fattori di rischio per i femminicidi

Il femminicidio è il risultato letale della violenza contro le donne ed è  un fenomeno mondiale. Nonostante l'incidenza di omicidi di donne e il fatto che un numero significativo di donne sia stato ucciso dal proprio partner o ex partner, ancora pochi studi sono stati condotti per identificare le vittime di fattori di rischio letali di femminicidio. In particolare, pochissimi studi hanno indagato i fattori di rischio fatali considerando la fascia di età delle vittime e nessuno studio ha confrontato i fattori di rischio fatali delle vittime per femminicidio considerando tre diversi gruppi di età, cioè donne adolescenti / giovani, adulte e anziane, effettuando uno studio d'archivio su un periodo di dieci anni di femminicidi in Italia al fine di valutare anche possibili cambiamenti nel tempo sulle uccisioni di donne.


Dal 2010 al 2019 si sono registrati 1207 casi di femminicidio in Italia, rilevando un trend decrescente significativo nel tempo delle percentuali di vittime annuali di femminicidio. Questa tendenza al ribasso sembra partire dal 2013, anno cruciale per l'Italia, in quanto quell’anno corrisponde sia al maggior numero di femminicidi registrato sia alla ratifica della Convenzione di Istanbul  in Italia. Sulla base dei risultati si può ipotizzare che il 2013 abbia rappresentato una pietra miliare per i movimenti e partiti governativi, politici e sociali italiani, dopo che la Legge n° 119/2013 e la Legge n° 69/2019 sono state introdotte dal Parlamento italiano. Anche se ad oggi non sono disponibili dati sull'efficacia di queste misure legislative in termini di prevenzione e riduzione dei tassi di femminicidio, la maggiore attenzione dei media e dei social media al femminicidio potrebbe aver sensibilizzato l'opinione pubblica, come sottolineato da un recente rapporto secondo il quale oltre il 90% degli italiani considera l'IPV  (Intimate Partner Violence) non accettabile.


Coerentemente con la letteratura internazionale, i riceratori hanno evidenziato come la maggior parte dei femminicidi delle donne (60,3%) siano stati perpetrati da un partner intimo. Inoltre, i risultati relativi alle caratteristiche delle vittime e degli autori e la loro relazione erano coerenti con i fattori di rischio noti nella ricerca internazionale. In considerazione di ciò, e tenuto conto che il femminicidio è trasversale a tutte le fasce d'età la ricerca ha indagato su un aspetto particolare e poco approfondito relativo al femminicidio, ovvero l'età delle vittime, al fine di valutare eventuali differenze di fasce d'età rispetto ai due principali fattori di rischio letali descritti in letteratura, che sono precedenti violenze subite e motivi del femminicidio.


Come previsto, i risultati hanno sottolineato l'esistenza di differenze significative tra i gruppi di età delle vittime. Indipendentemente dall'età delle vittime, tutti i tipi di comportamenti violenti considerati erano abbastanza diffusi nel  campione. Analogamente ad altri studi il tipo più comune di comportamenti violenti sperimentati dalle vittime erano i comportamenti di controllo, seguiti dallo stalking per le donne adulte e dalla violenza fisica per le vittime più anziane. In particolare, le donne adolescenti / giovani hanno riportato livelli più elevati di stalking e comportamenti di controllo subiti rispetto agli altri due gruppi di donne considerati. Questi risultati sembrano evidenziare e confermare che per le vittime giovani e adolescenti tali forme di controllo e comportamenti intrusivi sono fattori di rischio letali significativi. Per quanto riguarda il secondo fattore di rischio fatale indagato, ovvero i motivi del femminicidio, i risultati hanno confermato che tra le vittime adulte i principali motivi dell'uccisione delle donne erano la gelosia, l'incapacità di accettare la fine della relazione, i litigi e i conflitti indicando anche che, rispetto alle altre vittime, la presenza di tali motivi sembra aumentare significativamente il rischio di morte delle donne adulte. Diversamente, le donne anziane rispetto alle adolescenti / giovani e alle donne adulte avevano una probabilità significativamente maggiore di essere uccise a causa della malattia mentale e / o fisica della vittima e / o dell'autore.


Lo studio di tali aspetti potrebbe avere diverse implicazioni di prevenzione e intervento. I risultati, coerenti con altri studi, hanno sottolineato la necessità di sviluppare attività di prevenzione primaria e secondaria e la necessità di ulteriori studi sui fattori di rischio letali nei gruppi di età delle vittime. Ciò in termini di prevenzione primaria, significa la necessità di sviluppare strumenti di autovalutazione adeguati all'età e di valutarne l'efficacia in termini di accresciuta consapevolezza e riconoscimento dei rischi. Lo sviluppo di questi strumenti insieme ad altre attività di prevenzione primaria rivolte a bambini e adolescenti, volte a rifiutare la violenza e riconoscere comportamenti a rischio, dovrebbe portare al riconoscimento precoce di alcuni comportamenti sottovalutati e normalizzati spesso considerati semplicemente gesti d'amore.


La previsione della rivittimizzazione è diventata uno dei principali obiettivi di ricerca nell'area della violenza da partner intimo e, quindi, la comprensione dei fattori associati alla rivittimizzazione e all'evento fatale ha implicazioni cruciali, sia per i professionisti sia per le donne,  nell'aiutarle a massimizzare la loro capacità di adottare misure preventive. Inoltre, in termini di attività di prevenzione secondaria, la presenza di comportamenti di stalking e di controllo nelle adolescenti / giovani donne, potrebbe essere considerata come fattore di rischio significativo e letale per il femminicidio di questa fascia di età, portando così ad un'adeguata valutazione del rischio da parte dei professionisti e all’attivazione di protocolli mirati e rapidi di gestione del rischio.


Per quanto riguarda le motivazioni del femminicidio, i risultati hanno sottolineato l'esistenza di differenze significative tra adolescenti / giovani, donne adulte e anziane, sostenendo la necessità di ulteriori studi. In particolare, coerente con la letteratura internazionale, gelosie, litigi e conflitti e l'incapacità del perpetratore di accettare la fine della relazione sono tutti motivi che aumentano significativamente il rischio di violenza letale delle vittime adulte. La presenza della malattia fisica e mentale della vittima e / o dell'autore del reato è risultata essere un fattore di rischio letale significativo, aumentando le probabilità di femminicidio tra le vittime più anziane. Coerentemente con altri studi si possono ipotizzare che di fatto queste donne siano state spesso dimenticate nella ricerca sul femminicidio. Diverse possibili spiegazioni dei motivi del femminicidio tra le donne anziane potrebbero essere trovate sia nel contesto culturale sia in quello educativo poiché alcuni di questi femminicidi potrebbero essere il risultato fatale di una lunga storia di violenza mai riconosciuta né denunciata o, al contrario, potrebbero avere un effetto salvifico, “come soluzione al deterioramento delle situazioni di salute”, che sottolinea la possibile necessità di aumentare i livelli di sostegno sociale delle persone anziane e ridurre il loro senso di isolamento.


Lo studio presenta alcune limitazioni. Come nella maggior parte degli studi sul femminicidio, le informazioni sull'evento, la vittima, l'autore e la loro relazione sono state raccolte cercando e leggendo articoli di giornale online. Un altro possibile limite potrebbe essere rappresentato dall'assenza del cosiddetto "gruppo di controllo" o "donne maltrattate", per confrontare i fattori di rischio letali e non letali tra i gruppi. Nonostante queste  limitazioni, lo studio è il primo volto a indagare i fattori di rischio del femminicidio in diversi gruppi di età. Ulteriori studi dovrebbero indagare meglio i fattori di rischio letali e non letali per il femminicidio, considerando le differenze di fascia di età delle vittime e confrontando le donne vittime di abusi e le vittime di femminicidio, al fine di progettare, implementare e valutare l'efficacia dei programmi di prevenzione e intervento basati sull'età.


 Sorrentino A, Guida C, Cinquegrana V, Baldry AC. Femicide Fatal Risk Factors: A Last Decade Comparison between Italian Victims of Femicide by Age Groups. Int J Environ Res Public Health. 2020 Oct 29;17(21):7953


 


L'impatto della pandemia Covid-19 sull'aumento della violenza da parte del partner

Le organizzazioni internazionali hanno documentato un aumento delle segnalazioni di “Intimate Partner Violence” (IPV), ovvero la violenza perpetrata dal partner, durante l'attuale pandemia. Riflettendo sui fattori di rischio associati all'IPV e sulla necessità di fondo degli autori della violenza di esercitare il controllo sulle vittime, diventa sempre più importante capire come le attuali politiche di allontanamento sociale, autoisolamento e blocco possano accelerare episodi di IPV. Inoltre, l'accesso a servizi specializzati e assistenza sanitaria può essere compromesso e gli operatori sanitari devono affrontare nuove sfide e richieste imposte dalla pandemia durante la gestione dei casi di IPV. L’articolo inizia esaminando i principali fattori di rischio più comunemente associati all'IPV in letteratura. Procede riflettendo su come questi fattori di rischio possono essere esacerbati durante la pandemia Covid-19, il che può spiegare l'aumento del numero di segnalazioni. Infine, sottolinea le nuove sfide affrontate dagli operatori sanitari, mentre assistono le vittime di IPV durante la pandemia e fornisce possibili raccomandazioni sulle azioni da attuare durante e oltre la pandemia Covid-19 per prevenire tali casi.


 Moreira DN, Pinto da Costa M. The impact of the Covid-19 pandemic in the precipitation of intimate partner violence. Int J Law Psychiatry. 2020 Jul-Aug;71:101606.


 


Pandemia e salute mentale: l'aiuto della medicina narrativa

Ogni giorno nel mondo muoiono migliaia di persone a causa del COVID-19  e non sapremo mai veramente quante. Per questo, abbiamo anche il dovere di guardare oltre e documentare questo tempo nel modo più autentico e appropriato per chi verrà dopo. In tale direzione, la Medicina Narrativa, oltre che strumento clinico attuale, rappresenta anche la metodologia di ricerca qualitativa che potrebbe integrare i dati che stanno emergendo dalle analisi statistico quantitative svolte su popolazioni diverse circa la salute mentale durante la attuale pandemia.


Questa pandemia potrebbe darci un’occasione unica per confrontare parallelamente misure e vissuti attraverso le narrazioni di curanti e pazienti di diversi paesi del mondo e quindi anche su possibili fattori comuni del rapporto medico-paziente fino ad ora poco studiati.   


La Medicina Narrativa unita alla EBM potrebbe gettare luce su aspetti della nostra natura, della salute mentale e del rapporto tra questa e la depressione ancora non “scientificamente” considerati


(Articolo a cura di Ubaldo Sagripanti, Psichiatra, ASUR Marche DSM AV3)


 


Impatto della pandemia COVID-19 sulla salute mentale di bambini e adolescenti

Da quando è stata annunciata la pandemia da COVID-19,si è registrato un cambiamento senza precedenti nel modo in cui ci organizziamo socialmente e nella nostra routine quotidiana. Anche i bambini e gli adolescenti sono stati fortemente influenzati dal brusco ritiro dalla scuola, dalla vita sociale e dalle attività all'aperto. Alcuni di loro hanno anche sperimentato una crescita della violenza domestica. Lo stress a cui sono sottoposti ha un impatto diretto sulla loro salute mentale a causa dell'aumento dell'ansia, dei cambiamenti nella loro dieta e nelle dinamiche scolastiche, paura o incapacità di ridimensionare il problema. Scopo dello studio  è di avviare una discussione sotto diversi aspetti e di allertare gli operatori della sanità pubblica e del governo sulla necessità di sorveglianza e cura di bambini e adolescenti, affinché pongano in essere interventi adeguati e tempestivi.


I ricercatori, ai fini della discussione, pongono in luce  i cambiamenti neurobiologici innescati dallo stress causato dalle diverse sfaccettature dell'epidemia di COVID-19, gli effetti dello stress  e ventilano la possibilità dell’innesco di disturbi psichiatrici come ansia e depressione. Si discute inoltre di neuroinfiammazione, delle diete, della plasticità cerebrale, del comportamento sociale e della salute pubblica


De Figueiredo CS, Sandre PC, Portugal LCL, Mázala-de-Oliveira T, da Silva Chagas L, Raony Í, Ferreira ES, Giestal-de-Araujo E, Dos Santos AA, Bomfim PO. COVID-19 pandemic impact on children and adolescents' mental health: Biological, environmental, and social factors. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2021 Mar 2;106:110171.


Infortuni lavorativi da aggressioni nel personale sanitario

Per violenze sul luogo di lavoro si intendono gli eventi in cui i lavoratori sono minacciati, aggrediti o abusati in situazioni correlate al lavoro, e che comportano un rischio per la loro sicurezza, benessere o salute. Il settore dei servizi sanitari e sociali risulta tra quelli a maggior rischio. Nei setting sanitari, la violenza verso operatori è compiuta prevalentemente da pazienti o loro familiari (violenza di tipo II). I fattori di rischio sono classificabili in: organizzativi, caratteristiche dell’operatore (capacità comunicativa, esperienza) e caratteristiche di paziente e familiari (livello socioeconomico, storie pregresse di violenza). La reale dimensione del problema non è ben conosciuta, poiché molti episodi di violenza, soprattutto verbale e psicologica, ma anche fisica, non vengono denunciati dagli operatori.


Si è utilizzata la fonte INAIL degli infortuni sul lavoro denunciati e riconosciuti per provare a costruire degli indicatori di occorrenza e di impatto sulla salute.


 Attraverso un disegno di studio di tipo descrittivo e retrospettivo, si sono analizzati i dati del flusso corrente INAIL.


 Nell’interpretazione delle frequenze, va sempre tenuto conto dell’alto grado di sottonotifica di questi eventi, stimata in circa il 70%, sia tra i medici che tra gli infermieri (4). Le vittime temono conseguenze professionali negative, come essere considerate incapaci di adattarsi alle situazioni o di stabilire buone relazioni con il paziente (3). Sebbene tale sottonotifica riguardi verosimilmente episodi con danni lievi, è indicatore delle difficoltà organizzative a far emergere tali episodi e rappresenta una zona d’ombra conoscitiva determinante problemi di burnout oggi ancora non quantificabili.


 L’occorrenza del problema rappresenta un indicatore del rapporto di fiducia tra operatori sanitari e pazienti, oltre che un termometro sensibile dei fattori di rischio psicosociali e del burnout a cui la riorganizzazione dei servizi ha sottoposto negli ultimi anni medici e infermieri. Una percentuale minore di violenze su operatori sanitari, ma comunque allarmante, è compiuta da altri operatori.


 I dati epidemiologici sottolineano la necessità di intervenire sui fattori organizzativi, nonché di garantire il necessario supporto alle vittime da parte delle direzioni aziendali, spesso carente e concausa dell’alto livello di sottonotifica. Alla luce dell’evoluzione dell’offerta assistenziale verso il territorio, una particolare attenzione va rivolta ai setting extraospedalieri e agli operatori dedicati.










Mamo C, Penasso M, Quarta D. Infortuni lavorativi da aggressioni nel personale sanitario: dimensioni e trend del problema. Boll Epidemiol Naz 2020;1(2):15-21.





 





 


 


 


"I tuoi amici contano": colloquio di gruppo tra pari in adolescenza e violenza di genere

La ricerca sulla violenza di genere ha identificato come componente principale che porta alla violenza un processo di socializzazione dominante che associa l'attrattiva agli uomini che mostrano comportamenti e atteggiamenti violenti, mentre gli uomini egualitari e non violenti sono svuotati di attrattiva. Questo è noto come discorso dominante coercitivo. Partendo dall'evidenza che il gruppo dei pari è un contesto principale di socializzazione nell'adolescenza, sono stati raccolti dati quantitativi in sei classi di istruzione secondaria (adolescenti di 14-15 anni) per esplorare se il discorso coercitivo dominante è presente nelle interazioni sociali nel  gruppo dei pari e, in questol caso, come influenza i modelli di attrattiva e il comportamento sessuale-affettivo nell'adolescenza. Le analisi rivelano che il discorso dominante coercitivo è spesso riprodotto nelle interazioni del gruppo di pari, creando pressione di gruppo e spingendo alcune ragazze a relazioni violente. Vengono anche segnalate modalità di interazione alternative, che consentono una socializzazione che porta a più libertà, meno coercizione e relazioni più sane.


Racionero-Plaza, S.; Duque, E.; Padrós, M.; Molina Roldán, S. “Your Friends Do Matter”: Peer Group Talk in Adolescence and Gender Violence Victimization. Children 2021,8, 65


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Operatori sanitari e salute mentale durante la pandemia: fattori protettivi e interventi di supporto

La pandemia da coronavirus sta lasciando un segno profondo su medici, infermieri, operatori della sanità impegnati in prima linea, ma anche su coloro che lavorano in reparti no-Covid. Alcuni recentissimi studi hanno affrontato il problema delle conseguenze psicologiche e degli aiuti che possono essere offerti a questi operatori. DoRS offre una panoramica dei principali risultati emersi nella letteratura scientifica.


Associazione tra stress post-traumatico e sintomi depressivi con la mortalità nelle donne
 

Uno studio di coorte ha indagato se la compresenza di disturbo post traumatico da stress (PTSD) e correlati sintomi depressivi in pazienti donne è associata a un aumento del rischio di mortalità. A tale scopo, sono state "seguite" per 9 anni 51.602 donne affette da entrambe le condizioni, ed è emerso che il rischio di mortalità aumenta di 3.8 volte se confrontato con donne non esposte a traumi e senza sintomi depressivi. Anche un indice di massa corporea ridotto, la condizione di non fumatrice, un'attività motoria costante e lo status di coniugata sono state rilevate come caratteristiche associate a una riduzione del rischio di mortalità. Ne emerge l'utilità di promuovere/rinforzare i comportamenti e stili di vita "sani" per ridurre il rischio di mortalità in questa popolazione.


 Roberts A.L. et al,  Association of Posttraumatic Stress and Depressive Symptoms With Mortality in Women, JAMA Netw Open. December 2020;3(12)

 

Associazione fra supporto sociale durante l'adolescenza con depressione, ansia e ideazione suicidaria nei giovani adulti

Uno studio longitudinale di coorte, che ha coinvolto 1174 giovani tra i 19 e il 20 anni,ha evidenziato che il supporto sociale percepito è statisticamente e significativamente associato a una riduzione di problemi di salute mentale nel periodo di transizione dalla fase adolescenziale alla fase di giovane adulto, in particolare: riduzione di sintomi depressivi e ansiosi, riduzione di tentativi di suicidio al follow up di 1 anno, anche in situazioni di pregressi problemi psichiatrici durante l'adolescenza. Perciò, fornire e garantire supporto sociale agli adolescenti e ai giovani ha un ruolo importante nella prevenzione e gestione dei problemi di salute mentale. 


Scardera S. et al, Association of Social Support During Adolescence With Depression, Anxiety, and Suicidal Ideation in Young Adults, JAMA Netw Open. December 2020;3(12)


Stereotipi di genere: una ricerca IPSOS

La ricerca, realizzata da Ipsos, indaga la percezione degli stereotipi di genere nelle opinioni e nei comportamenti degli adolescenti in Italia.


I risultati dell’indagine, condotta per conto di Save the Children su un campione di ragazzi tra i 14 e i 18 anni in Italia, sono stati diffusi il 24 novembre 2020.


Il 70% delle ragazze intervistate dichiara di aver subito molestie nei luoghi pubblici e apprezzamenti sessuali; al 64% di loro è capitato di sentirsi a disagio per commenti o avance da parte di un adulto di riferimento. Quasi un intervistato su 5 (18%) ha assistito a un episodio in cui un’amica è stata vittima di una forma di violenza In quasi un caso su dieci (9%) la paura ha impedito qualsiasi tipo di intervento.


Il  39% dei ragazzi e delle ragazze in Italia sono esposti online a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che si allarga dal 31% dei maschi al 48% delle femmine. Tra le ragazze il 41% ha visto postare dai propri contatti social contenuti che l’hanno fatta sentire offesa e/o umiliata come donna (il 10% si è sentita maggiormente esposta durante il lockdown).


Il 15% degli adolescenti (il 21% tra i maschi e il 9% tra le ragazze) pensa che le vittime di violenza sessuale possano contribuire a provocarla con il loro modo di vestire e/o di comportarsi».


Rimane negli adolescenti (29%) la percezione che tutte le giovani sognino di sposarsi (lo pensa il 35% dei maschi a fronte del 23% delle ragazze) e che le ragazze debbano fare un figlio per sentirsi pienamente donne (ne è convinto il 17% dei ragazzi contro il 9% delle coetanee).


 


 



 


 


Covid 19 e servizi di salute mentale in Europa

L’area della salute mentale è direttamente interessata alla pandemia e alle sue conseguenze, per varie ragioni: 1. la pandemia ha innescato un lockdown planetario, con drammatiche ripercussioni socioeconomiche e quindi psico-sociali; 2. i servizi di salute mentale (SSM), che trattano per definizione una popolazione fragile dal punto di vista psichico, biologico e sociale, hanno una complessa trama organizzativa, ed era prevedibile che questa sarebbe stata coinvolta (o travolta) dalla pandemia; 3. gli SSM dovrebbero, almeno in teoria, poter contribuire a orientare le politiche di sanità pubblica laddove queste implicano una modificazione significativa dei comportamenti individuali.È stata operata una revisione narrativa delle pubblicazioni prodotte da ricercatori europei nel periodo febbraio-giugno 2020 e indicizzate su PubMed. In totale sono stati analizzati 34 lavori, che testimoniano dei profondi cambiamenti organizzativi, assistenziali e procedurali introdotti nei SSM a seguito di questo evento planetario eccezionale e in larga misura imprevisto. Tra le principali innovazioni registrate dappertutto va innanzitutto menzionata la fortissima spinta all’impiego di tecniche di telemedicina: queste tuttavia necessitano di un’adeguata valutazione critica, che ne metta in luce possibilità, limiti, vantaggi e svantaggi in luogo di frettolosi giudizi trionfalistici. Inoltre, va sottolineata l’esiguità di studi di tipo quantitativo condotti in questo periodo e l’assenza di studi volti per esempio a esplorare le conseguenze del prolungato e forzoso contatto faccia a faccia tra pazienti gravi e familiari a elevato indice di “emozioni espresse".


Serena Meloni, Giovanni de Girolamo, Roberta Rossi. COVID-19 e servizi di salute mentale in Europa. Epidemiologia e Prevenzione. Anno 44 (5-6) settembre-dicembre 2020


 


COVID-19 e salute mentale perinatale

L’Istituto Superiore di Sanità organizza e coordina lo studio “COVID-19 e salute mentale perinatale: impatto del COVID-19 sul vissuto e lo stato emotivo in epoca perinatale delle donne in contatto con i Consultori Familiari (CF)". Lo studio ha come obiettivo di raccogliere informazioni sull’impatto della pandemia sulla salute mentale delle donne in gravidanza o con un bimbo/a fino ai sei mesi di età, dar voce alla loro esperienza nei servizi del percorso nascita e ai loro bisogni di assistenza. Avviato nel mese di ottobre, lo studio mira a coinvolgere le utenti dei CF di 9 Aziende sanitarie collocate in 8 Regioni italiane. 


Le partecipanti compilano online la versione italiana del questionario Coronavirus Perinatal Experiences Impact Survey (COPE-IS) messo a punto negli USA nel marzo 2020 da un gruppo di esperti e adattato al contesto europeo. 


Violenza di genere tra i giovani: un efficace programma per un problema di salute pubblica

La violenza di genere tra i giovani è un problema di salute pubblica mondiale. I giovani sono sempre più esposti alla violenza nelle relazioni sessuali-affettive, sia stabili che sporadiche, e l'età delle vittime tende a diminuire. Questa esperienza di vita colpisce molti settori della vita dei giovani, come l'istruzione, le relazioni sociali e, in particolare, la loro salute fisica e mentale, con conseguenze che possono essere molto dannose a breve e lungo termine. Questa situazione ha dato origine a molti programmi antiviolenza per adolescenti e giovani, ma come hanno sottolineato alcune prestigiose organizzazioni mondiali, come l'American Psychological Association, molti di questi programmi non funzionano. Nell’articolo viene presentato un programma di socializzazione, preventiva della violenza di genere, rivolto agli adolescenti, che si è dimostrato efficace. Il programma era composto da sette interventi basati sull'impatto sociale delle prove sulla socializzazione preventiva della violenza di genere. È stato applicato a livello di gruppo in gruppi di adolescenti di 15-16 anni in tre scuole superiori a Barcellona. Gli interventi sono stati condotti nell'arco di un anno scolastico e hanno condiviso la caratteristica di discutere le prove della ricerca sulla socializzazione preventiva della violenza di genere con i giovani, attraverso il dialogo egualitario. Questi interventi hanno dimostrato di avere un effetto preventivo sugli adolescenti partecipanti, aumentando la loro coscienza critica riguardo a un discorso dominante coercitivo nella società che associa attrattiva e violenza, supportando la trasformazione dei loro ricordi di relazioni sessuali-affettive violente e fornendo strumenti per analizzare meglio le loro relazioni e quelle dei loro amici, sulla falsariga dell'identificazione della violenza di genere ed essere più preparati ad aiutare gli altri in questo senso. L’articolo descrive tutti gli interventi applicati.


Racionero-Plaza, Itxaso Tellado, Antonio Aguilera, Mar Prados. Gender violence among youth: an effective program of preventive socialization to address a public health problem[J]. AIMS Public Health, 2021, 8(1): 66-80. doi: 10.3934/publichealth.2021005

Sandra Racionero-Plaza, Itxaso Tellado, Antonio Aguilera, Mar Prados. Gender violence among youth: an effective program of preventive socialization to address a public health problem[J]. AIMS Public Health, 2021, 8(1): 66-80.