Dati

 

Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

In occasione del 10 settembre, Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, DoRS propone alcuni dati sul fenomeno a livello mondiale e locale, con un affondo sulla drammatica situazione degli eventi suicidari in carcere, dove, negli ultimi anni, si è registrata una crescita delle morti per questa causa.


I dati Istat e la violenza di genere in Italia

DoRS rendiconta in merito alla nuova legge che ha per oggetto le rilevazioni statistiche sulla violenza di genere e presenta, in sintesi, il report Istat (2020-2021) sulle prestazioni e i servizi offerti dalle Case rifugio e dai Centri antiviolenza.


Telefono Rosa Piemonte: Report annuale 2021

È stato pubblicato il report riassuntivo delle attività e iniziative realizzate da Telefono Rosa Piemonte nel corso del 2021.


Nel 2021 sono state 744 le donne accolte e 5.017 i contatti on line e social; ben 30 le ragazze minori di 16 anni di età e 173 le giovani donne tra i 16 e i 29 anni. Una violenza sempre più precoce o, forse, anche una maggiore consapevolezza delle più giovani. Vengono segnalati inoltre 279 figli vittime di violenza assistita e 145 anche di violenza diretta. 


 


Indagine ISTAT su discriminazione in ambito lavorativo per la persone LGBT+

l’Istat sta partecipando a un progetto, tutt'ora in corso, finanziato dal Fondo EU, in collaborazione con UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, sul tema delle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ e le diversity policies attuate negli ambienti lavorativi dalle imprese.
Il progetto prevede 4 tipologie di indagine, riferite a imprese, stakeholder e differenti gruppi di popolazione LGBT+. 
L’indagine sul diversity management nelle imprese si è svolta a fine 2019 e i risultati sono stati pubblicati a novembre 2020.
Delle tre rilevazioni indirizzate alle persone LGBT+, la prima ha riguardato le persone in unione civile o già in unione, si è conclusa nel 2021: i risultati sono stati diffusi a marzo di quest’anno; le altre due indagini, dedicate rispettivamente alle persone LGBT+ che non sono in unione civile e non lo sono state in passato, e alle persone transgender, sono tuttora in corso di realizzazione.


 I risultati della prima indagine sono stati pubblicati sotto forma di Report, dal titolo:  DIVERSITÀ LGBT+ E AMBITO LAVORATIVO: UN QUADRO D’INSIEME


Contiene un'analisi delle statistiche su inclusione e diversità LGBT+ per gli anni 2019, 2020 e 2021, una versione sintetica è scaricabile al seguente LINK: https://unar.it/portale/documents/20125/0/REPORT+LGBT%2B_2019_2021.pdf/c4bcc94e-2758-53fe-d912-4d56192eef6c?t=1652787352872


UNA SINTESI DEI RISULTATI DEL REPORT:


Secondo i dati dell’“Indagine sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle "persone LGBT+ in unione civile o unite in passato” realizzata nel 2020-2021, il 26% delle persone che si dichiarano omosessuali o bisessuali afferma che il proprio orientamento sessuale ha rappresentato uno svantaggio nel corso della vita lavorativa in almeno uno dei tre ambiti considerati (retribuzione, avanzamenti di carriera, riconoscimento delle capacità professionali).


Il 12,6% non si è presentato a un colloquio di lavoro o non ha fatto domanda poiché pensava che l’ambiente lavorativo sarebbe stato ostile al suo orientamento sessuale. Questi dati sono riferibili solamente a una piccola parte della popolazione LGBT+ (le persone in unione civile o già in unione), il segmento più propenso a vivere il proprio orientamento sessuale in una dimensione pubblica.


Per quanto riguarda le diversity policies, nel 2019 solo il 5,1% delle imprese con almeno 50 dipendenti dell’Industria e dei Servizi ha adottato almeno una misura, non obbligatoria per legge, volta a favorire l’inclusione dei lavoratori LGBT+. La quota sale al 14,6% tra le imprese con almeno 500 dipendenti. Le misure più diffuse sono quelle destinate ai lavoratori transgender, in particolare la presenza di servizi igienici, spogliatoi, ecc. che consentano un utilizzo coerente con la propria identità di genere (3,3% delle imprese). 


Stakeholder e persone LGBT+ in unione civile o ex-unite, intervistate nell’ambito del progetto, ritengono fondamentale un cambiamento culturale: sostengono siano necessarie attività di formazione sulle tematiche LGBT+ dedicate a differenti attori (datori di lavoro, operatori sanitari, insegnanti, dipendenti pubblici, ecc.), ma soprattutto iniziative più generali di educazione, informazione e sensibilizzazione da realizzarsi anche nelle scuole.
Un ampio accordo viene espresso in favore di una legge nazionale contro l’omolesbobitransfobia, sui diritti per le famiglie LGBT+, tra cui il riconoscimento legale di entrambi i genitori per i figli di coppie omogenitoriali. Viene inoltre segnalata la carenza di leggi e iniziative a favore delle persone transgender, non binarie e intersessuali.


 


Rapporto salute mentale

 


Il Rapporto rappresenta un’analisi a livello nazionale dei dati rilevati attraverso il Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM) riferiti all’anno 2020.


In sintesi:


Sono 728.338 le persone con problemi di salute mentale assistite dai servizi specialistici. I pazienti di sesso femminile sono il 53,6%.


La composizione per età: un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (69,0%). In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (46,8% in entrambi i sessi); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (6,7% nei maschi e 10,7% nelle femmine).


Nel 2020 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale sono 253.164, di cui il 91,8% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita.


Negli uomini le patologie maggiormente segnalate sono disturbi schizofrenici, ai disturbi di personalità, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale;


nelle donne disturbi affettivi, nevrotici e depressivi, in quest’ultimo caso il doppio rispetto agli uomini;


8.299.120 di prestazioni erogate nel 2020, il 79,6% in sede, 8,9% a domicilio;


pari a 10.594.206 le giornate di presenza presso strutture residenziali, 1.032.170 gli accessi alle strutture semiresidenziali;


84.491 le dimissioni dalle strutture psichiatriche ospedaliere pubbliche e private;


1.130.499 giornate di degenza;


al 13,5% le riammissioni non programmate entro 30 giorni nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, riammissioni non programmate a 7 giorni il 7,5%;


5.398 i trattamenti sanitari obbligatori nei SPDC, ovvero il 7,1% dei ricoveri nei reparti psichiatrici;


421.208 gli accessi in Pronto Soccorso, il 3,2% del totale degli accessi al pronto soccorso e il 53% esita in ricovero;


nel 2020 spesi 391 milioni di euro in assistenza convenzionata per antidepressivi, 77 milioni per antipsicotici, 3,6 milioni per Litio.


 


 


Salute mentale, i dati 2020 sui pazienti e sui servizi di assistenza

Sono 728.338 le persone con problemi di salute mentale assistite dai servizi specialistici nel corso del 2020. I pazienti di sesso femminile sono il 53,6%.


La composizione per età riflette l’invecchiamento della popolazione generale, con un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (69,0%). In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (46,8% in entrambi i sessi); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (6,7% nei maschi e 10,7% nelle femmine).


Nel 2020 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale sono 253.164, di cui il 91,8% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita.


Questi alcuni dati contenuti nel Rapporto sulla salute mentale 2020, rilevazione, istituita dal decreto del Ministro della salute 15 ottobre 2010, e che costituisce, a livello nazionale, la più ricca fonte di informazioni sugli interventi sanitari e socio-sanitari dell’assistenza alle persone adulte con problemi di salute mentale e alle loro famiglie. (Fonte Ministero della Salute)


Conoscere per decidere. L’attuazione del Piano Nazionale sulla violenza di genere contro le donne attraverso i dati

Il 23 marzo, si è svolto, in modalità virtuale organizzato dall'ISTAT, il convegno scientifico dal titolo “Conoscere per decidere. L’attuazione del Piano Nazionale sulla violenza di genere contro le donne attraverso i dati”.


 L’evento è stato  l’occasione per presentare i principali esiti dell’Accordo di collaborazione tra l’Istat e il Dipartimento per le Pari Opportunità, siglato nel 2017, con la finalità di costruire il sistema integrato di raccolta ed elaborazione dati, previsto dal Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere.


 Nel corso dell’incontro, alla presenza di relatori istituzionali, esperti ed esponenti del mondo delle associazioni, è stato illustrato lo stato dell’arte della misurazione della violenza contro le donne.