Repertorio delle storie di infortunio

Il repertorio raccoglie le storie di infortunio scritte dagli operatori dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle Aziende Sanitarie del Piemonte e della Lombardia a partire dalle inchieste di infortunio.
Il simbolo indica che le indicazioni per la prevenzione di ogni storia sono state validate dalla comunità di pratica costituita dagli operatori che ne hanno curato la redazione.

Per approfondire:
- Fubini L, Pasqualini O, Gilardi L, Ferro E, Marino M, Santoro S, Tosco E, Bena , A, Coffano ME. La narrazione degli infortuni sul lavoro come base per il miglioramento delle attività preventive Med Lav. 2016 Maggio 26;107(3):178-90
- Gilardi L, Marino M, Fubini L, Pasqualini O, Ferro E, Santoro S, Tosco E, Bena A, Coffano ME. La comunità di pratica come luogo di prevenzione:il valore della conoscenza collettiva nella sicurezza sul lavoro. Med Lav. 2017 Giugno 28;108(3):222-227.

Com'è profondo il buio

Luogo: Lombardia

Data: maggio 2007

Comparto produttivo: edilizia

Esito: infortunio con esito mortale.

Dove è avvenuto: in un cantiere edile per la costruzione di una galleria.

Cosa si stava facendo: all’interno di una galleria due grossi escavatori cingolati lavoravano abbinati, uno di fronte all’altro. Il primo mediante martellone demolitore frantumava la roccia alla base della futura carreggiata stradale, mentre l’altro con cucchiaio rovescio ammucchiava la roccia frantumata per poi caricarla su camion. Piero, il lavoratore infortunato, doveva accedere alla zona operativa dei due grossi bracci degli escavatori per verificare che la profondità di scavo si mantenesse entro le quote previste e che la pompa ad immersione per il drenaggio delle abbondanti acque sorgive funzionasse regolarmente.

Descrizione infortunio: durante la rotazione per scaricare la benna appena caricata all’interno del camion, Piero è rimasto schiacciato tra lo spigolo posteriore sinistro dell’escavatore e la parete della galleria.

Come prevenire: Sarebbe bastato programmare prima e organizzare poi l’esecuzione di quei lavori non avendo come unico obiettivo da perseguire la realizzazione di quanto previsto prima possibile.

L’infortunio mortale di Piero non sarebbe successo se la fase di lavoro in cui si è verificato fosse stata analizzata e valutata in maniera adeguata nel Piano di Sicurezza e Coordinamento e nei relativi Piani Operativi di Sicurezza delle imprese coinvolte.

L’area di lavoro poteva essere pensata e organizzata in modo che i lavoratori impegnati all’interno di quella galleria avessero potuto disporre di un adeguato livello di illuminamento.

La contestuale presenza, nell’area di lavoro, di lavoratori a piedi e mezzi meccanici in movimento poteva essere organizzata prevedendo un’adeguata separazione delle zone di transito da quelle di operatività dei mezzi; in tal senso, di fondamentale importanza, sarebbe stata la scelta di escavatori di dimensioni più piccole. Ciò avrebbe comportato la possibilità di ricavare, fuori dal raggio di azione dei mezzi, un’unica e ben definita zona di transito per i pedoni.

Il tutto, poi, avrebbe richiesto la predisposizione di una specifica procedura di lavoro che, definendo compiti e modalità operative di ogni singolo lavoratore presente nell’area di lavoro, avrebbe consentito a tutti di avere un pieno e coordinato controllo delle proprie azioni.

Ovviamente, l’efficacia delle procedure operative discende sempre da una adeguata formazione e informazione dei lavoratori coinvolti e, soprattutto, richiede che ci sia una struttura organizzativa e di controllo che sovrintenda alla sua puntuale applicazione: in tal senso le figure dei capi-cantiere, dei dirigenti e preposti, e infine, del Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione risultano decisive soprattutto se gli stessi hanno piena consapevolezza del proprio ruolo ed esercitano le proprie funzioni di sicurezza.

Le norme prevenzionistiche previste per i cantieri edili presuppongono un approccio sistemico che coinvolge più livelli e diversi soggetti: laddove questi livelli e tali soggetti finiscono per operare in maniera approssimativa e non strutturata, la riuscita prevenzionistica del sistema è pressoché nulla e i lavoratori finiscono per operare in contesti altamente pericolosi dove l’arte di arrangiarsi e dell’individuazione delle soluzioni lavorative estemporanee divengono il presupposto eziologico all’interno del quale maturano poi gli infortuni sul lavoro come quello occorso a Piero.

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