DOCUMENTAZIONE
Inceneritori e salute

 

In questa sessione è possibile trovare una rassegna dei principali articoli scientifici in ambito internazionale riguardanti gli effetti sulla salute degli impianti di incenerimento di rifiuti.


EpiAmbNet - DOCUMENTO GUIDA PER LA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO AMBIENTALE PER LA SALUTE

EpiAmbNet è una rete nazionale di epidemiologia ambientale che si occupa del complesso rapporto tra ambiente e salute, con particolare attenzione ai temi di formazione e comunicazione. All'inizio del 2018
EpiAmbNet ha pubblicato un documento guida per la comunicazione del Rischio Ambientale per la salute, riportando alcune esperienze maturate in Italia proprio sui processi di informazione e partecipazione della cittadinanza su tematiche in campo ambientale. Tra questi è stato scelto il nostro lavoro su SPoTT che fin nella sua progettazione ha previsto azioni specifiche dedicate alla Comunicazione.

Per scaricare il documento.


INCENERITORI E ANOMALIE CONGENITE: UN SUPPLEMENTO DI EPIDEMIOLOGIA & PREVENZIONE

Il Ministero della Salute stima che il 5% dei bambini che nascono ogni anno in Italia, presenta almeno un’anomalia congenita, molto spesso associate a disabilità di varia natura e gravità. Il costo sociale ed economico di queste patologie è elevato e la loro prevenzione primaria rappresenta una priorità di sanità pubblica. Le cause di tali anomalie non sono ancora del tutto chiarite ma si è concordi nel definirle multifattoriali, derivanti da interazioni complesse tra geni e ambiente (sostanze chimiche, agenti infettivi, malattie della madre e altri fattori esogeni).  La rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione ha dedicato all’argomento un intero supplemento ed in particolare riporta i risultati di una revisione aggiornata delle evidenze sul rischio di anomalie congenite associato a diversi fattori di rischio, tra cui le esposizioni ambientali da parte della madre: ovvero vicinanza a industrie, miniere, discariche e inceneritori.

La revisione ha considerato 7 studi pubblicati tra il 1998 e il 2010 e conclude che ci siano evidenze limitate o inadeguate nell’associare la vicinanza residenziale materna ad inceneritori alla presenza di anomalie congenite. Infatti, la maggior parte degli studi epidemiologici considerati stimava l’esposizione in modo teorico utilizzando modelli di dispersione e nessun lavoro riportava dati derivanti da biomonitoraggio per validare l’esposizione assegnata. Inoltre questi studi erano difficili da comparare in quanto consideravano popolazioni differenti, differenti fonti di dati e fattori confondenti considerati.  


LA PERCEZIONE DEL RISCHIO NEL PROGETTO SEpiAs

Il progetto SEPias ha studiato, dal 2003 al 2010) 4 aree contaminate da arsenico sia per origine naturale (Amiata e Viterbese) e sia per origine antropica (Taranto e Gela). All’interno delle attività programmate, si è voluto dare particolare importanza alla valutazione della percezione del rischio su un campione di cittadini coinvolti; infatti attraverso l’analisi delle risposte ad un apposito questionario, somministrato a 282 persone, si sono raccolte informazioni riguardo i pericoli ambientali percepiti e le fonti informative utilizzate. E’ quanto ci spiegano Alessio Coi e i colleghi del CNR di Pisa in collaborazione con la Asl di Taranto in un articolo uscito nel 2016 su Environmental International e di cui vi riportiamo l’abstract.

I risultati mostrano essenzialmente che i due tipi di popolazioni (quelle contaminate da arsenico per cause naturali e quella per cause industriali) hanno una differente percezione del rischio e differente accesso alle fonti; in particolare che abita nelle aree dove la contaminazione da arsenico è imputabile essenzialmente ad attività umane, si sente più a rischio per quanto concerne l’inquinamento atmosferico e idrico, le industrie pericolose e il trasporto di sostanze tossiche e rifiuti. Inoltre riportano una insufficiente circolazione delle informazioni a riguardo.

Un analogo questionario è stato proposto ai campionati di SPoTT sia nella fase ante operam e sia nel giugno 2016 (fase T2). Nei prossimi mesi saranno descritti i risultati delle analisi delle risposte fornite.


 XL CONVEGNO AIE

All'interno del quarantesimo Convegno organizzato dall'Associazione Italiana di Epidemiologia, si è svolto un interessante seminario satellite dal titolo "INCENERITORI E SALUTE: IL CONTRIBUTO DELL’EPIDEMIOLOGIA ITALIANA ALLA CONOSCENZA DELL’IMPATTO SULLA SALUTE E ALLE AZIONI DI SANITÀ PUBBLICA”.

In Italia sono attualmente attivi 44 impianti di incenerimento di rifiuti con una popolazione esposta che rappresenta il 3-4% di tutta la popolazione italiana ma l’impatto sulla salute delle popolazioni esposte a emissioni di questo tipo impianti non è ancora completamente conosciuto. Molte delle evidenze attualmente disponibili derivano da studi condotti su impianti di vecchia generazione, spesso con limiti nel disegno di studio.

In Italia sono stati condotti diversi studi su inceneritori e salute che hanno contribuito alla crescita delle conoscenze sul tema. Obiettivo del seminario è stato quindi quello di fare il punto sullo stato delle evidenze e degli studi in Italia in tema di inceneritori e salute, attraverso la presentazione dei risultati di alcuni tra gli studi più recenti e in corso al fine di fornire indicazioni per il proseguimento delle attività di studio e per le decisioni in sanità pubblica.

 

Di seguito è possibile visionare alcune delle slide presentate durante il seminario:

Andrea Ranzi - Una sintesi degli studi su inceneritori e salute condotti in Italia

Fabrizio Minichilli - Studio di coorte nell’area residenziale intorno all’inceneritore di Arezzo

Antonella Bena - Monitoraggio epidemiologico sugli effetti sulla salute a breve termine dell’inceneritore di Torino

Maria Giulia Gatti - Deposizione di metalli nelle unghie dei residenti intornno all’inceneritore di Modena

Luigi Fonte - Studi sugli effetti sulla salute della popolazione esposta agli inceneritori nella ATS Metropolitana di Milano

Martina Gandini - Biomonitoraggio di OH-IPA nella popolazione residente intorno all’inceneritore di Torino: confronti pre-post operam

 

 

 


Inceneritori di rifiuti e effetti avversi sui nascituri

Ashworth e colleghi hanno revisionato una serie di articoli per studiare l’eventuale correlazione tra le emissioni di inceneritori ed alcuni effetti sulla gravidanza. L’analisi approfondita degli articoli più rilevanti (14) ha mostrato che c’è una debole correlazione con i difetti del tubo neurale e del cuore mentre sembra esserci un rapporto causa effetto più evidente con i difetti del tratto urinario e le malformazioni facciali (come labbro leporino, palatoschisi). Ci sono inoltre limitate evidenze per i parti gemellari e nessuna per il numero di nati morti, il basso peso alla nascita o un variato rapporto tra i sessi. Tuttavia gli studi revisionati presentano alcuni limiti come un’imprecisa o assente definizione dell’esposizione, la presenza di molti confondenti e molta variabilità nei disegni di studio che rendono complessa la comparazione. Questo ha portato gli autori ad un’ulteriore selezione che comprende i soli 6 studi con rilevanza maggiore. Da questi, concludono Ashworth e colleghi, si evidenzia una correlazione tra emissioni da inceneritore e alcune malformazioni congenite che devono essere ulteriormente approfondite. Vedi l'abstract.

Nel 2013, prima della pubblicazione di questa revisione, uno dei membri del Comitato Tecnico Scientifico di SPoTT, la d.ssa Silvia Candela, ha pubblicato sulla rivista Epidemiology un interessante articolo sempre sul tema inceneritori e nascite pretermine (abstract).


Uno studio di coorte sull’inceneritore di Arezzo

Uno studio di coorte prende in esame un gruppo di persone accumunate da caratteristiche specifiche (ad esempio l’essere esposti ad una stessa sostanza, l’essere sottoposti ad una stessa procedura medica, abitare tutti in una determinata zona di interesse o aver effettuato uno stesso vaccino ecc. ) e le osserva per un determinato periodo di tempo.

Il CNR di Pisa, in collaborazione con la ASL di Arezzo hanno effettuato uno studio di questo tipo sulla popolazione residente dal 2001 al 2010 in un’area dell’aretino, nei pressi di un inceneritore di rifiuti. In particolare sono stati valutati i rischi di mortalità e di ricoveri ospedalieri rispetto all’inquinamento atmosferico prodotto dall’impianto.

Lo studio, sebbene con alcune limitazioni dovute al fatto che l’area in esame è ricca di altre sorgenti inquinanti, riscontra un’aumento dei rischi succitati ed in particolare un incremento di patologie cardiovascolari e respiratorie rispetto all’atteso.

Vedi l’abstract.

Vedi le slide che riassumono l’articolo.


Una banca biologica: l’esperienza di SARROCH

A cosa serve la banca biologica costituita da SPoTT presso l’Istituto Superiore di Sanità?

Il programma di Biomonitoraggio Umano (BMU) nella popolazione residente e nei lavoratori dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di Torino attuata da SPoTT prevede, tra l’altro, la costituzione di una banca biologica. Presso l’Istituto Superiore di Sanità sono conservati per 30 anni campioni di sangue e urine volontariamente donati dai soggetti partecipanti al progetto. Lo studio di BMU permette di determinare la concentrazione di sostanze nocive e/o dei loro metaboliti nei liquidi biologici. Le misure ripetute nel tempo permetteranno di valutare dinamicamente l’esposizione e l’eventuale persistenza ed eliminazione delle sostanze. Il confronto con una popolazione di controllo permette di valutare specificamente l’inquinamento legato all’inceneritore. La costituzione di una biobanca permette di poter effettuare, in futuro, analisi che, dato il rapido sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie nel settore, oggi non sono disponibili o addirittura neppure ipotizzabili.                                   

                                                                                                                                                   

Numerosi studi biologici e di popolazione (com’è accaduto per esempio in Islanda e in Norvegia) hanno costituito collezioni di materiali biologici e dati. A Sarroch, in Sardegna, è in corso un’esperienza analoga con caratteristiche molto innovative.

La Bioteca di Sarroch: un progetto civico per la tutela della salute e dell’ambiente

Quando, nel 2006, l’amministrazione locale ha promosso il programma “Sarroch Ambiente e Salute” non immaginava di dare avvio ad un’iniziativa assolutamente innovativa, unica in Italia e forse in Europa: la costituzione di una Bioteca.  A Sarroch si trova il più grande polo industriale della Sardegna, con una raffineria tra le più grandi d’Europa. La zona è fortemente inquinata ed uno studio condotto dall’Università di Firenze aveva evidenziato una maggiore frequenza di alcune malattie nella popolazione. Si era dunque fatta strada l’idea di costruire una banca biologica in cui raccogliere e conservare materiali biologici (per esempio sangue, urine, tessuti, capelli, unghie) “donati” da persone sane o ammalate, e i dati ad essi associati. L’obiettivo era quello di monitorare eventuali situazioni di rischio per la salute degli abitanti della zona e fornire supporto ad appropriate misure di prevenzione e gestione. L’iniziativa, inizialmente concepita come prevalentemente tecnica, si è però trasformata in un progetto civico: la Bioteca di Sarroch infatti non è un forziere accessibile a pochi con l’obiettivo di produrre un profitto esclusivamente individuale, bensì intende generare vantaggi collettivi, secondo regole chiare e procedure trasparenti. Una fondazione, affiancata da un comitato scientifico, è stata individuata come custode dei campioni di materiale biologico volontariamente donati dai cittadini e come responsabile del loro corretto trattamento ed uso. L’art 3 dello statuto recita che la Fondazione “si prefigge di contribuire alla tutela della salute individuale e collettiva degli abitanti di Sarroch, prestando particolare attenzione ai fattori ambientali”. Altro punto qualificante è “la promozione di attività di formazione e informazione che favoriscano la partecipazione consapevole della cittadinanza ai processi decisionali in materia di salute e ambiente” nonché al “processo di ricerca scientifica sulla relazione ambiente e salute”. Attraverso l’uso di tecnologie scientificamente avanzate e di pratiche sociali democratiche, la Bioteca di Sarroch vuole incarnare e concretizzare una visione della salute come bene da condividere attraverso un impegno responsabile, individuale e collettivo.

Per saperne di più.

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Torino, Modena e Parma: 3 Progetti a confronto

Biomonitoraggio. Un termine che chi segue gli sviluppi del Programma SPoTT ha imparato a conoscere. In altre parole, è la misurazione della concentrazione di sostanze chimiche e/o dei loro metaboliti all’interno del corpo umano, in particolare nell’urina, nel sangue, nel latte materno, sulle unghie o i capelli. Da questa attività siamo partiti per mettere a confronto SPoTT con altri due studi di sorveglianza sanitaria condotti in Italia.. Parliamo del Progetto AIA di Modena (Sorveglianza e biomonitoraggio di una coorte di modenesi residenti nell'area circostante l'impianto di incenerimento urbano) e del Progetto PSS-PAIP (Progetto di Sorveglianza degli effetti sanitari diretti e indiretti dell'impianto di trattamento rifiuti di Parma - PAIP).

In Emilia-Romagna sono attualmente in funzione otto impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani, diversi dei quali hanno negli anni subito modifiche e ammodernamenti. Al fine di venire incontro alle esigenze della popolazione di maggior chiarezza sui rischi che le emissioni derivanti dall’incenerimento di rifiuti possono avere sulla salute umana e sull’ambiente, la regione Emilia Romagna ha da anni sviluppato studi epidemiologici mirati a valutare gli effetti sia sui lavoratori degli impianti sia sulle popolazioni residenti. Tuttavia, tali studi (ricordiamo in particolare lo studio Moniter, conclusosi nel 2009) hanno lasciato aperte numerose discussioni. In tale contesto si inseriscono il Progetto di Modena, coordinato dal Dott. Goldoni del Servizio di Epidemiologia e quello di Parma, coordinato dal Dott. Impallomeni del Dipartimento di Sanità Pubblica.

In tutti e tre i progetti il biomonitoraggio fa la parte del leone dal punto di vista economico ed organizzativo. E’ interessante però confrontare le principali specificità.

Partendo dalla definizione delle aree di deposizione delle emissioni degli inceneritori, tutti e tre i Progetti hanno selezionato un certo numero di residenti all’interno di tale area. SPoTT e AIA hanno inoltre selezionato un gruppo di residenti al di fuori dell’area di esposizione (chiamato campione “di controllo”). Nel complesso il biomonitoraggio è stato proposto a 170 Parmensi, a circa 500 residenti a Torino e cintura e 1000 Modenesi.  Torino e Parma hanno coinvolto nel biomonitoraggio anche i lavoratori degli impianti.

La scelta di Spott è stata quella di cercare un elevato numero di sostanze (almeno tutte quelle presenti nell’autorizzazione integrata ambientale comprese diossine e policlorobifenili).  Modena invece ha privilegiato la determinazione su matrici ancora poco diffuse quali le unghie mentre Parma ha dedicato particolari risorse alla determinazione di sostanze negli alimenti coltivati nelle zone vicino agli impianti: in particolare latte, fieno, uova, pomodoro, frumento, cucurbitacee.  Coerentemente con i risultati ottenuti dallo studio pilota condotto da Ranzi (vedi recensione nelle notizie sottostanti) sia Torino sia Modena hanno scelto di ricercare alcuni tipi di IPA nelle urine; Parma indaga la presenza di alcuni idrocarburi volatili (i cosiddetti BTEX).

Mentre l’impianto di Modena è attivo da più di 20 anni, quelli di Torino e Parma sono entrati a pieno regime da pochi mesi: questo ha permesso di attivare una campagna di biomonitoraggio prima dell'accensione. Le successive raccolte e analisi di indicatori di esposizione permetteranno di valutare eventuali cambiamenti.

Il gruppo di lavoro SPoTT si è incontrato con responsabili e collaboratori dei progetti emiliani, dando vita ad un utile tavolo di confronto. Discutere sulle differenti scelte effettuate è lo stimolo per  identificare le strategie migliori da attuare in futuro. Cosiccome integrare risultati e competenze contribuisce a far crescere le conoscenze scientifiche sull’impatto che gli inceneritori di rifiuti possono avere sulla salute umana.

Nella tabella sottostante vengono riassunte le peculiarità dei tre Progetti:

 

SPoTT

AIA

PSS-PAIP

   LINEE ATTIVITA'

1. Biomonitoraggio Residenti
2. Sorveglianza sui lavoratori
3. Monitoraggio Epidemiologico-effetti a breve termine
4. Sorveglianza epidemiologica-effetti a lungo termine

1: Biomonitoraggio Trasversale
2: Studio di coorte storica su banche dati

1. Sorveglianza di matrici agro-zootecniche
2. Biomonitoraggio su persone esposte al luogo di lavoro
3. studio di coorte su pazienti asmatici

  MODELLO DI    BIOMONITORAGGIO

confronto tra popolazione esposto e popolazione non esposta alle emissioni dell'inceneritore
Confronto nel tempo: prima dell'accensione, dopo 1 anno e dopo 3 anni

confronto tra residenti all'interno dell'area di interesse ma a livelli diversi di esposizione

Biomonitoraggio su persone esposte sul luogo di lavoro senza gruppo di controllo non esposto

   CAMPIONE

Residenti: 196 esposti + 196 non-esposti (M/F, 35-69 anni, estratto dalle anagrafi delle aree interessate)
lavoratori: 70
allevatori: 20

1000 residenti in diverse aree di esposizione, M/F, 18-69 anni

circa 170 persone in area di esposizione suddivise tra:
Detenuti e dipendenti degli Istituti  Penitenziari di Parma  Lavoratori inceneritore

   ANALITI CERCATI

19 metalli pesanti
11 OH-IPA
17 congeneri di diossine* 
42 congeneri di PCB*
*solo su un sottogruppo 

12 metalli pesanti , 11 OH-IPA (urine su 500 soggetti)
 4 metalli pesanti (unghie su 500 persone)

metalli,
idrocarburi aromatici leggeri (benzene, BTEX, stirene)

   MATRICI BIOLOGICHE

urine
sangue

urine
unghie

urine


Biomonitoraggio in Toscana - l'esperienza di Civitella in Val di Chiana

Vi proponiamo alcune slide di presentazione sull'articolo "Inquinanti emessi da un impianto di incenerimento di rifiuti speciali nell’area di Arezzo: studio preliminare di monitoraggio biologico umano per identificare la possibile tipologia di esposizione residenziale" pubblicato sul numero 39 (1) di Epidemiologia & Prevenzione 2015, pagine: 28-35. Gli autori sono: Elisabetta Chellini, Maria Cristina Fondelli, Maria Teresa Maurello, Gianfranco Sciarra, Maria Cristina Aprea e Giulia Carreras.


Biomonitoraggi a confronto: Torino si confronta con Modena

Il biomonitoraggio può fornire informazioni utili per misurare l’esposizione a specifici inquinanti atmosferici della popolazione che lavora e abita vicino a un inceneritore?

È questo la domanda principale cui ha cercato di rispondere uno studio pilota condotto a Modena nel 2010 e pubblicato a ottobre 2013 da Andrea Ranzi e colleghi sulla rivista Environment International.

Sono state coinvolte 65 persone che vivono e lavorano da almeno 3 anni entro un raggio di 4 Km dall’inceneritore e 103 non esposte, che vivono e lavorano più lontano. I risultati dell’indagine mostrano che l’esposizione ad alcuni IPA (idrocarburi policiclici aromatici-composti organici persistenti) è connessa alla presenza dell’inceneritore. I livelli urinari di fenantrene, antracene e pirene sono maggiori nel gruppo di esposti, mentre fluorene, fenantrene, antracene e pirene sono inversamente correlati alla distanza tra l’inceneritore e la zona in cui si trova il soggetto in esame.

Lo studio ha rilevato anche diversi metalli nel sangue, nel siero o nelle urine. I risultati mostrano che manganese e cadmio possono essere associati alle emissioni dell’inceneritore. I livelli ematici di cadmio e mercurio e quelli urinari di manganese sono inversamente correlati alla distanza tra l’inceneritore e la residenza del soggetto. Inoltre, è stata rilevata una correlazione tra l’esposizione al particolato e i livelli urinari di manganese.

Al contrario, l’esposizione a benzene, toluene e xilene (composti organici volatili) non può essere ricondotta alla presenza di un inceneritore: il contributo sarebbe minimo e trascurabile rispetto ad altre fonti di esposizione (come il fumo di sigaretta e le emissioni prodotte dagli scarichi automobilistici).

In conclusione gli autori affermano che il biomonitoraggio umano può fornire un contributo importante negli studi epidemiologici sugli inceneritori. E infatti a Modena è in corso l’estensione dello studio ad un gruppo molto più ampio di popolazione residente.

 

Quali differenze vi sono tra lo studio di Modena e SPoTT? Le scelte operate da SPoTT sono coerenti con i risultati presentati da Ranzi?

La prima differenza riguarda gli obiettivi: SPoTT intende misurare l’esistenza di differenze, tra aree e nel tempo, nella concentrazione di alcuni indicatori di esposizione potenzialmente riferibili alle emissioni dell’inceneritore di Torino, mentre a Modena è stato condotto un lavoro che intendeva valutare l’utilità e la fattibilità di questo tipo di studi. In questo senso SPoTT può essere considerato in linea con le conclusioni di Ranzi e colleghi dal momento che integra un programma di biomonitoraggio con linee di attività di tipo epidemiologico.

Dati i differenti scopi, i due programmi presentano caratteristiche differenti riguardanti il disegno di studio, le persone partecipanti, gli analiti determinati (vedi tabella). Le differenze riguardanti il disegno di studio ed il reclutamento sono state pensate appositamente per migliorare la capacità di SPoTT di fornire risposte adeguate all’obiettivo. Infatti SPoTT ha potuto effettuare delle misurazioni antecedenti l’entrata in funzione del termovalorizzatore, cosa che non è stata possibile fare a Modena dove l’impianto funziona da più di 20 anni.

Anche gli analiti che si è scelto di determinare riflettono criteri di scelta diversi. SPoTT si è basato anzitutto sull'elenco di sostanze di cui si prescrive il monitoraggio nell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA n. 309 - 557341/2006). A tale elenco sono stati aggiunti alcuni metalli legati alle emissioni da traffico veicolare in considerazione della loro presenza negli scarichi delle marmitte catalitiche e il berillio, indicatore di emissioni industriali. Per quel che riguarda gli IPA oltre che sull’AIA la scelta è stata basata sulle evidenze di letteratura, tenendo conto della cancerogenicità di tali composti seconda la classificazione IARC e di indicazioni di autorevoli istituti internazionali. La scelta di non determinare i composti organici volatili è in linea con le conclusione dello studio di Modena.

In questo momento non è possibile confrontare i risultati perché SPoTT ha effettuato solo misurazioni prima dell’entrata in funzione dell’inceneritore, mentre nel 2010 l’inceneritore di Modena era attivo da circa 30 anni.

È necessario considerare infine che SPoTT monitora anche una serie di parametri clinici di base, la funzionalità endocrina e respiratoria, e misura il punteggio del rischio cardiovascolare.

 

Caratteristica

Studio pilota di Modena (2010)

SPoTT

Disegno di studio

Confronto tra aree a diversa esposizione

Confronto tra aree a diversa esposizione + confronto nel tempo con misurazioni prima e dopo l’avvio

Persone partecipanti

Dipendenti del Dipartimento di sanità pubblica (esposti) e del policlinico (non esposti)

Campionati casualmente dalle anagrafi comunali, con età compresa tra 35 e 69 anni, stratificati per sesso ed età

Definizione dell’area di esposizione

Area circolare di 4 Km di raggio scelta sulla base delle mappe di ricaduta di PM e campagne di monitoraggio ambientale

Area previsionale di ricaduta delle emissioni del termovalorizzatore definita dalle deposizioni previsionali secche dei metalli

Criteri di reclutamento

Residenza e lavoro nell’area in studio da almeno 3 anni

Residenza nell’area in studio da almeno 5 anni

Criteri di scelta degli analiti

Basati su

-         dati di letteratura

-         disponibilità di biomarker sensibili e specifici

-         costi

Basati su

-         Autorizzazione Integrata Ambientale

-         dati di letteratura

-         costi

Idrocarburi policiclici aromatici

Naftalene, Acenaftilene, Acenaftene, Fluorene, Fenantrene, Antracene, Pirene, Fluorantene

Benzo[a]antracene, Crisene nelle urine

1-idrossinaftalene, 2-idrossinaftalene,

2-idrossifluorene, 3-idrossifluorene,

9-idrossifluorene, 1-idrossifenantrene, 2-idrossifenantrene, 3-idrossifenantrene 4-idrossifenantrene, 9-idrossifenantrene 1-idrossipirene

Metalli 

Piombo, cadmio, manganese, nichel, rame e zinco nelle urine

Piombo, mercurio e cadmio nel sangue

Rame e zinco nel siero

Antimonio, Arsenico, Berillio, Cadmio, Cobalto, Cromo, Iridio, Mercurio, Manganese, Nichel, Palladio, Platino, Rame, Rodio, Stagno, Tallio, Vanadio, Zinco nelle urine

Piombo nel sangue

Composti organici volatili

Acido S- fenilmercapturico, benzene, toluene, etilbenzene, m+p-xilene, o-xilene nelle urine

Non determinati

Policlorobifenili, diossine

Non determinati

PCB totali, 12 congeneri di policlorobifenili dioxin-like (PCBdl), 30 congeneri di PCBndl (non dioxin-like), 7 congeneri delle policlorodibenzo-diossine (PCDD), 10 congeneri dei policloro-dibenzofurani (PCDF)

 

Ranzi A, Fustinoni S, Erspamer L, Campo L, Gatti MG, Bechtold P, Bonassi S, Trenti T, Goldoni CA, Bertazzi PA, Lauriola P. Biomonitoring of the general population living near a modern solid waste incinerator: a pilot study in Modena, Italy. Environ Int. 2013 Nov;61:88-97.

 


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