Generare evoluzioni e opportunità in situazioni di crisi
Mariella Di Pilato, Dors Piemonte

Appunti dalla Giornata di Studio APS – 22 novembre 2013

Può la crisi attuale sollecitare nuova generatività ed evoluzioni positive? E’ la domanda che ha guidato la Giornata di Studio 2013 dell’ APS che si è data come obiettivo mostrare se nelle situazioni di difficoltà si possano generare situazioni positive, interessanti, belle; capire dove, come e perché  si generano evoluzioni in situazioni di crisi e che cosa favorisca questa generazione.

Crisi, generatività, conflitti, morte e vita sono dimensioni comunicanti non alternative (nel senso che rispondono al meccanismo dei vasi comunicanti ma anche nel senso della trasmissione reciproca di messaggi). La crisi rappresenta una minaccia e richiama la fine (la morte) ma gli squilibri che causa possono essere potenzialmente evolutivi.

Nelle situazioni di crisi non basta resistere, non è più sufficiente rimanenere uguali a se stessi, occorre ripensarsi, rimettersi in gioco e assumere una quota di azzardo.

Non a caso nella Giornata di Studio è stato usato specificatamente il termine generare. La generatività richiede la partecipazione dell’altro (in contrapposizione al creare che invece può anche dipendere dall’intima capacità del singolo individuo). C’è un prodotto ma è imprevisto, sfugge alla possibilità di dominare la realtà e rimanda all’idea di incertezza. La generatività si sviluppa tra dimensioni razionali ed emotive, è accentuata la dimensione dell’attesa.

L’altra parola chiave della Giornata è stata evoluzioni. Si è portati a pensare che un’evoluzione è positiva, è buona se è armoniosa. Ma l’evoluzione può essere fatta di fratture. Se pensiamo alle organizzazioni o all’adolescenza come fase di vita, l’evoluzione di fatto avviene per mezzo di fratture (nelle relazioni, nel modo di rappresentarsi la realtà, nella perdita di oggetti di investimento emotivo/affettivo, ecc). Le persone, i gruppi, le organizzazioni evolvono quando sono in grado di rappresentarsi la realtà in modo differente.

A volte alcuni contesti, alcune organizzazioni non riescono a garantire evoluzioni. A volte i cambiamenti avvengono in modo sloppiness disordinato e imprevedibile.

Sogni e passioni sono alla base della generatività. Se non ci rappresentiamo un senso per le cose che la società, l’organizzazione, i colleghi … ci fanno mancare non riusciamo ad appassionarci all’esistenza. Occorre coltivare ciò per cui si ha passione e per le cose che sono importanti. Esistono organizzazioni mortifere che tolgono passione e desiderio, a volte possono arrivare ad appiattirci fino a sottrarci anche la rabbia. La generatività ha bisogno di calore emotivo e di capacità di compassione.

Generare è un rimedio all’omologarsi, è un rimedio alla sterilità, alla sensazione che il proprio lavoro, la proria fatica, il proprio resistere non porti a niente. Si possono individuare cinque elementi che stanno alla radice della possibilità di generare cambiamenti evolutivi: un ambiente mentale emotivamente caldo; condizioni di crisi laceranti; un soggetto desiderante (non solo un singolo, ma una coppia, un gruppo); una nicchia organizzativa accogliente per la specifica novità evolutiva; uno spazio per il caso (per l’ospite inatteso).

Nel corso della Giornata di Studio sono state presentate tre esperienze di organizzazioni che a partire da una situazione di crisi sono state capaci di generare cambiamenti ed evoluzioni positivi: 1) Esperienza di coprogettazione tra Comune di Lecco e la Cooperativa Consolida; 2) Esperienza di ricerca-formazione dell’Osservatorio/Laboratorio sul malessere lavorativo”; 3) Esperienza di innovazione nel governo dell’azienda Tarros.

Nel pomeriggio tre personalità appartenenti a realtà professionali ed organizzative molto diverse fra loro hanno offerto preziosi spunti di riflessione sul tema della giornata:

Daniele Agiman – Direttore d’orchestra, Conservatorio Giuseppe Verdi, Milano: “L’orchestra funziona se i diversi componenti si ascoltano. Il ruolo del direttore è di migliorare l’ascolto reciproco… due sono le cose che deve fare un direttore d’orchestra ascoltare tutti i componenti e prendersi cura del processo”.

“Il direttore ha in testa una musica (lo spartito e la sua esecuzione) ma se non è libero da “preconcetti” e da “modalità predefinite” non riesce ad ascoltare, perché segue solo quello che ha in testa lui… ma se il direttore non ascolta a che serve?”.

“Si racconta di von Karajan che nell’imparare ad andare a cavallo, di fronte alla proposta dell’istruttore di saltare un ostacolo abbia espresso timore obiettando di non sapere come fare, l’istruttore lo incoraggio dicendogli:  “basta dare l’inclinazione giusta è il cavallo che salta”


Giuseppe Pellizzari – Psicoanalista, Società Psicoanalitica Italiana, Milano: “Anche lo psicologo fa un mestiere simile al direttore d’Orchestra: ascolta, ascolta soprattutto le parti che non parlano, quelle più nascoste. Ascolta quello che non viene detto”

“L’adolescenza età feconda e drammatica è il paradigma della crisi ma è anche un momento di profonda creatività di pensiero. Nell’adolescenza si sviluppa forza e massa e si sviluppa anche il pensiero adulto”.

“La sofferenza raccontata salva… è ciò che avviene nella relazione terapeutica che ha la funzione di organizzare la speranza, di creare le condizioni perché la persona possa diventare qualcosa di nuovo, nella rassegnazione e nell’accanimento non esiste la speranza. La psicologia aiuta l’altro ad esplorare l’ignoto. Non impone un modello ma aiuta ciascuno a trovare il suo. E’ un invito ad aprirsi a dimensioni nuove a ripensarsi diversamente nella, dopo e oltre la crisi”.

 

Guido Venturini – Direttore Confindustria, Bergamo:  “Ci sono tre tipi di imprenditori:

  • quello che taglia (per garantire gli azionisti per arrivare al risultato)
  • quello che aspetta (perché è talmente incerto il presente, è talmente difficile fare scelte che aspetta di vedere quello che fanno i più grandi, i più bravi
  • quello che cambia.

Il sapere, la conoscenza, la velocità e la capacità di mettersi in gioco sono gli elementi per uscire dalla crisi.

 

Grazie all’APS per i preziosi spunti di riflessione e per aver offerto uno spazio per organizzare la speranza.

 

PER APPROFONDIMENTI:

Premessa alla Giornata di Studio 2013, di Achille Orsenigo

GIORNATA DI STUDIO 2012

…Lavoro che c’è, lavoro che non c’è…

GIORNATA DI STUDIO 2011

Paure, fatiche, sofferenze e illusioni: ipotesi d'intervento nelle situazioni di lavoro

SPUNTI N. 16/2013
Per la qualità della vita al lavoro

SPUNTI N. 15/2012
Prendersi cura delle sofferenze nelle situazioni di lavoro