Montagnaterapia e salute mentale: un progetto sui territori di Fossano, Savigliano e Saluzzo
L’Asl CN1 realizza da anni un interessante progetto, all’interno del territorio del Dipartimento di Salute Mentale S.C. Psichiatria Area Nord, rivolto agli utenti dei servizi di psichiatria, in un’ottica di rete, comunità ed empowerment individuale.
a cura di Mara Grasso e Rita Longo (Dors); l'equipe multiprofessionale del progetto Montagnaterapia*

Il progetto

Il progetto di Montagnaterapia del Dipartimento di Salute Mentale S.C. Psichiatria Area Nord dell’ASL CN1 ruota attorno ad un’idea innovativa: le attività che coinvolgono la montagna come protagonista possano avere un valore terapeutico, riabilitativo, educativo o preventivo specialmente per i soggetti più “fragili”, soprattutto se “vissute” attraverso il cammino e in una dimensione di gruppo.

Il progetto vuole favorire il miglioramento delle condizioni psico-fisiche e promuovere uno stile di vita salutare nelle persone coinvolte - pazienti afferenti al Dipartimento di Salute Mentale, attraverso le attività di Montagnaterapia.


Gli altri macro-obiettivi sono:

  • il miglioramento delle relazioni sociali all’interno del gruppo e con gli altri partecipanti alle attività (educatori, infermieri e psichiatri; volontari CAI, accompagnatori naturalistici e guardiaparco)
  • lo sviluppo di una rete tra i servizi, il territorio (ad es. CAI, Officina Monviso)
  • il coordinamento di Montagnaterapia regionale/nazionale per rendere il contesto sociale più solidale e meno stigmatizzante e il contesto montano più accessibile nei confronti dei pazienti.

Le attività, ben strutturate, prevedono la preparazione, organizzazione, realizzazione, valutazione multi-modale di uscite periodiche, scelte tenendo conto di alcuni criteri specifici, sul territorio della provincia di Cuneo, Torino o in Liguria.

Alcuni risultati del 2020:

  • sono stati presi in carico con progetto terapeutico individualizzato multiprofessionale 184 pazienti, di cui 35 - provenienti dai vari territori dell’Area Nord in carico ai Centri di Salute Mentale – sono stati coinvolti nell’attività di Montagnaterapia
  • le restrizioni dovute alla pandemia di covid-19 hanno influito sulla numerosità delle uscite, che si sono ridotte, ma è stato mantenuto lo stesso numero di partecipanti
  • dopo ogni camminata veniva compilato il diario di bordo che analizza aspetti positivi e negativi dell’uscita e raccoglie le proposte per le mete e le attività future: analizzando le parole ricorrenti relative agli aspetti positivi emerge che i pazienti apprezzano il paesaggio, la compagnia degli altri partecipanti e la possibilità di rilassarsi; emergono benefici fisici - “abbiamo ridato ossigeno ai polmoni” - e mentali - “soddisfazione per esser riuscito a compiere l’impresa” - “raggiungere una meta è importante e stimolante” -.

Il progetto è in fase di inserimento sulla banca dati Prosa (www.retepromozionesalute.it).

 

 

I punti di forza

Il progetto ha innumerevoli punti di forza, tra cui:

- un’attenzione alle disuguaglianze. Ad esempio: attività gratuita e fornitura di scarponcini o zaini se non posseduti, assicurazione rischi uscite fornita dal servizio o dal CAI – Club Alpino Italiano)

- la presenza di più obiettivi su più livelli (individuale, sociale, ambientale), coerentemente intrecciati: attività fisica in ambiente naturale, promozione del benessere mentale e fisico, sviluppo di competenze dei partecipanti (ad esempio autonomia e organizzazione), creazione di relazioni, sviluppo di collaborazioni con gli enti del territorio, valorizzazione del territorio

- la sinergia/coordinamento tra i vari progetti di Montagnaterapia presenti sul territorio, cercata e costruita sin da subito

- l’aggancio delle attività svolte con un progetto terapeutico- riabilitativo individualizzato, integrato con attività progettuali di altri servizi/aree

- la revisione in itinere del piano di valutazione, che ha consentito di dettagliare gli Obiettivi e individuare numerosi indicatori coerenti

- la descrizione chiara e convincente, teorica e metodologica, dei meccanismi di azione riabilitativa-terapeutica della Montagnaterapia, da più punti di vista (sociale, psicologico, biologico), che dà dignità/valore al progetto eliminando il rischio che ad occhi non esperti venga visto come “… un’attività ludica, di svago e non sanitaria

- la descrizione chiara e articolata di azioni, modalità di svolgimento, tempi, ruoli dei differenti partecipanti,... che rendono il progetto trasferibile

- il ri-adattamento del progetto/servizio durante l’emergenza COVID-19, a partire da maggio 2020, con indicazioni operative.

 

Il racconto dei progettisti

Dors ha intervistato i progettisti dell’equipe multiprofessionale composta da educatori professionali, infermieri e medici psichiatri responsabili delle Strutture Complesse di Savigliano e Saluzzo, che hanno raccontato la propria esperienza.

Cosa vi ha spinto a progettare e realizzare questo tipo di intervento?

L’esperienza progettuale è nata in modo spontaneo da professionisti sanitari appassionati e competenti, costituendosi, nell’arco di oltre 10 anni, quale prassi operativa trasversale ai centri diurni e ai centri di salute mentale dell’articolazione territoriale Area Nord del nostro DSM; alla passione si è affiancato il rigore professionale che ha portato il gruppo di lavoro multiprofessionale ad avviare una riflessione non solo sui presupposti teorici della MT ma soprattutto sulla necessità di esplorare e valutare gli esiti ed i processi implicati in questa attività. Ad oggi, infatti, sono attivi nella Struttura Complessa Psichiatria Area Nord, tre gruppi di montagnaterapia (Centro Diurno di Cussanio, Centro Diurno di Saluzzo e Centro Salute Mentale di Savigliano) e due gruppi di fitwalking (Centro Diurno di Saluzzo, Centro Diurno di Cussanio), che collaborano con le sezioni CAI di riferimento. A partire dal 2017 si è avviata una collaborazione tra le tre esperienze in modo più continuativo, ed ad oggi si lavora in modo coordinato sulla base di un progetto condiviso.
Tra gli elementi propulsori, la volontà/necessità di dare risposta ai bisogni degli utenti relativi al raggiungimento di un maggiore benessere psico-fisico e relazionale, in particolare per il contrasto agli effetti indesiderati della terapia farmacologica sul piano metabolico e alle conseguenze di uno stile di vita condizionato dalla malattia.


Cosa avete imparato - e state imparando - nel realizzare questo intervento?

Per la stesura e la revisione del progetto di montagnaterapia si è utilizzato il modello di progettazione/sviluppo/valutazione di programmi di promozione della salute Precede/Proceed, ideato da Lawrence W. Green, e si sono attivati rapporti di collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e con il Centro di documentazione regionale per la promozione della salute (DoRS) della Regione Piemonte.
Attraverso il lavoro congiunto abbiamo messo a punto nuovi strumenti di valutazione dell’intervento che speriamo possano essere estesi ad altri progetti futuri o già in corso: nello specifico, l’abbinamento di schede di valutazione cartacee all’utilizzo dell’analisi della documentazione video rappresenta l’elemento di innovazione che ha caratterizzato questo progetto.
Gli strumenti di valutazione, dopo una fase di sperimentazione di circa 6 mesi, sono stati riadattati e resi maggiormente agili per ottimizzare l’osservazione e rendere più rapida la fase di valutazione, definendo quali aree specifiche osservare per ogni persona coinvolta nell’attività, in relazione al progetto individuale.


Cosa vi ha dato maggiore soddisfazione?

Il lavoro ha reso maggiormente protagonisti i partecipanti all’attività che sono diventati più propositivi e attivi attraverso l’utilizzo di alcune tecniche e strumenti quali il diario di bordo, il questionario di autovalutazione e gradimento e la creazione di momenti specifici individuali e di gruppo di condivisione e riflessione sul percorso personale e sull’attività stessa.


A causa della pandemia di COVID-19: quali sono state le difficoltà/criticità e come sono state affrontate? Quali le opportunità?

L’ideazione e la stesura del documento progettuale sono state avviate nell’autunno 2019, pochi mesi prima dell’inizio della pandemia, con le conseguenti misure di confinamento che hanno ridotto le uscite, almeno in un primo periodo.

Tale evento, se da un lato ha rallentato la sperimentazione dei nuovi strumenti di osservazione e valutazione, ha però offerto un maggiore spazio di riflessione e approfondimento che ha influenzato le successive versioni del progetto, che ha potuto essere implementato gradualmente con l’allentamento delle misure sanitarie.
In una fase così faticosa, la dimensione del lavoro di equipe, che si è consolidata durante questo lavoro, ha permesso di creare maggiori collaborazioni all’interno dei servizi e sul territorio e ha rappresentato un forte elemento di motivazione per il gruppo di lavoro.


Come è stato rimodulato il progetto a seguito della pandemia?

Dopo il primo lockdown, a marzo 2020, la ripresa dell’attività necessitava di rimodulazione per adempiere alle regole sanitarie e alle indicazioni aziendali; pertanto i gruppi di partecipanti all’attività sono stati ridotti, sia per il trasporto sui mezzi che per evitare assembramenti.

Prima con momenti di fitwalking nell’ambito del Comune e successivamente con la ripresa delle uscite in montagna, a fine maggio, l’attività ha mantenuto una continuità. Mentre altre attività che normalmente si svolgevano in ambiente chiuso sono state sospese per un periodo, la montagnaterapia ha permesso di mantenere la relazione con i pazienti aumentando la frequenza delle uscite.

Sempre durante il primo lockdown, attraverso il progetto broadcast #iorestobugianen, sono stati inviati video sul tema della salute, del benessere, del valore del cammino e video-attività di rievocazione dei luoghi visitati durante le uscite di MT della stagione precedente. Nella fase post lockdown i video si sono concentrati sulla ripresa delle attività e sono stati impostati come dei tutorial sulla preparazione dello zaino e sulla preparazione del pasto in vista delle uscite.

 
Quale evoluzione si prevede per il progetto di Montagnaterapia?

Per le caratteristiche del progetto, riteniamo che possa essere esportato in altre realtà anche esterne alla salute mentale.

Il progetto è in linea con i principi che hanno ispirato la Carta Etica della Montagna della Regione Piemonte, in particolare con l’articolo 3 - Montagna e salute – che individua la montagna come luogo e strumento privilegiato di inclusione e di intervento di prevenzione, cura e riabilitazione rivolti a individui, gruppi e comunità locali. Il nostro servizio mette a disposizione le competenze ed esperienze consolidate per favorire gli effetti benefici legati alla montagna terapia.

 

* Per la stesura e la revisione di questo articolo si ringraziano per la preziosa collaborazione tutti i membri dell'equipe multiprofessionale del progetto Montagnaterapia:
Giovanni Roagna, Chiara Airaldi, Alessandra Becchio, Marco Boriano (Centro di Salute Mentale Savigliano-Fossano DSM ASL CN1); Guido Borge, Manolito Werner Wachtel (Centro diurno Fossano DSM ASL CN 1 Area Nord); Marco Sordella, Silvia Salvagno, Monica Peirotti (Centro diurno Saluzzo DSM ASL CN 1 Area Nord); Silvio Costamagna (CSM e CD Saluzzo); Alberto Parola (Dip. Filosofia e Educazione Università degli studi di Torino).

 

 Logo realizzato dai partecipanti al progetto Montagnaterapia


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