Due domande a...Patrizia Lemma
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Nell'ambito delle iniziative per celebrare i vent'anni di DoRS, abbiamo chiesto a una serie di persone che hanno incrociato il nostro cammino, con ruoli e modalità di collaborazione differenti, di ragionare su quale funzione può avere un centro di documentazione in un'epoca dominata dalla pluralità e eterogeneità delle fonti di informazione e quali sono i servizi e le attività di Dors che ritengono più interessanti e utili per il loro lavoro. 

Questo mese ci risponde la Prof.ssa Patrizia Lemma, dell’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche.

1. “Nell’epoca della post-verità, del sapere diffuso e di un’ampia accessibilità ai temi di salute pubblica, in che modo, chi si occupa di documentazione scientifica può fare la differenza?”

Allora … la prima cosa che contrasterei è il concetto di conoscenza diffusa: in un contesto sovraccarico di informazioni, che consente ai singoli di prendere la parola e di esprimere il proprio punto di vista rivolgendosi a un pubblico indifferenziato e potenzialmente di massa, ogni utente della Rete tende però a muoversi nella sua “bolla”. La comunicazione dei molti ai molti, tipica della Rete, non è caratterizzata dal confronto, anche aspro tra punti di vista diversificati, che vuole giungere ad una ragionata opinione ma serve invece a selezionare “comunità di simili» che sfuggono a ogni reale occasione di confronto: chi ne entra a far parte partecipa così al rumore di fondo di quelle che sono state definite “echo chambers” dove tutto è finalizzato a riprodurre e convalidare un punto di vista.

Quello che trovo sconcertante è che a venir messo in discussione sia il valore stesso dei fatti e dei dati oggettivi, come la possibilità di utilizzarli per smascherare una menzogna. Coloro che vivono nella “bolla” tendono a credere nei soli fatti che confermano la propria opinione e respingono quelli che la smentiscono. I più “partigiani” finiscono poi per mettere in dubbio l’attendibilità di chi ha svolto l’operazione di “fact-checking” perlopiù evocando teorie complottistiche, diffondendole all’interno della propria cerchia: siamo appunto “oltre la verità”, essa è divenuta di secondaria importanza, se non irrilevante.

E’ di stamane la notizia dell’archiviazione da parte della Procura di Roma di una denuncia di diffamazione online perché: le frasi denigratorie godono in Rete di scarsa credibilità e dunque non ledono la reputazione altrui ma rappresentano un modo di sfogarsi e di scaricare lo stress. Si dovrebbe quindi affrontare a questo punto il fronte del ruolo della emotività nella comunicazione … ma è domenica pomeriggio.

Resisto anche alla tentazione di tornare a Bauman e alla frattura della modernità solida che ha lasciato spazio a quella definita come liquida … ma vorrei però ricordare che vi è un elemento che non può essere trascurato: la disponibilità a considerare vero un fatto, e quindi a modificare la propria visione del mondo e le proprie azioni, dipende anche dalla percezione di attendibilità, e dunque dall’autorevolezza, di chi lo afferma. La verità, o meglio il suo riconoscimento, è quindi sempre anche una questione di fede: si crede a chi è credibile.

Come un centro di documentazione può saldamente rimanere visibile e aumentare la sua credibilità? Forse è questo il quesito. Non ho risposte: credo però che chi spende la propria professione per costruire fatti e renderli fruibili sia chiamato a resistere allo scoraggiamento, secondario al senso di impotenza, e continuare a seminare il grano pur sapendo che i molti che non credono nella forza dei fatti continueranno a seminarvi nel mezzo la zizzania. Recentemente Francesco (il Papa proprio lui … da me forse non vi aspettavate una simile citazione) ha messo in evidenza un aspetto a me meno noto della parabola del Vangelo: la necessità di non avere fretta. Accettare che nel campo cresceranno entrambe le piante: accoglierle con pazienza perché se il grano crescerà forte non verrà danneggiato.

E allora documentare vorrà sempre più dire fornire strumenti per costruire la propria opinione intorno ai fatti … sostenere azioni che producano incontro con i fatti … queste ed altre cose che costringano ad uscire dalle “bolle” nelle quali ci si sente protetti.

 

2. Se pensi al tuo lavoro in termini di compiti e responsabilità, ti rivolgi a Dors per ...

Io, un medico e docente universitario, mi rivolgo al Dors ... se non avessi amici con i quali ho, e avuto soprattutto in passato, progetti in comune ... forse non avrei motivi per rivolgermi al Dors ... inviterei, come spesso faccio, i miei studenti a visitare spesso il sito ... mi capita spesso parlando con loro nei corsi di promozione della salute di dire: se su questa cosa volete rimanere aggiornati ... oppure se volete approfondire ... guardate il sito del Dors.


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