Dalla conferenza IUHPE: coinvolgere gli “user” nella pratica e nella ricerca
Paola Ragazzoni e Claudio Tortone, Dors

I temi della conferenza

Il tema della 10° conferenza europea IUHPE in Norvegia (24-26 settembre 2018) è stato il coinvolgimento degli “utenti” nella pratica e nella ricerca della promozione della salute lungo tutto l’arco di vita.

Il termine un po’ infelice di “utenti” in realtà è stato sviluppato, attraverso esempi di ricerca e pratica, nella dimensione di cittadino attivo e partecipe nella comunità e di paziente compente e contributo nella cura della propria malattia. Co-creazione e Co-creatività sono state le parole d’ordine lungo i lavori della Conferenza a significare la parità nel rapporto dialettico e dialogico tra operatori/ricercatori e le persone che possono concorrere alla propria promozione della salute.

A fare da fil rouge tra le relazioni magistrali del mattino e le sessioni parallele del pomeriggio tre tematiche chiave: salutogenesi, health literacy e healthy setting. Il programma è stato molto vario, ricco di spunti scientifici, esperienze pratiche e momenti artistici con giovani musicisti e ballerini). Il programma e il libro degli abstract documentano con ricchezza i lavori presentati.

Paolo Contu dell’Università di Cagliari, rappresentante italiano e vice presidente per la comunicazione IUHPE, ha sottolineato che “Sei anni dopo l'ultima conferenza europea in Estonia a Tallin, più di 200 promotori della salute si sono riuniti per condividere idee, esperienze e sfide. La conferenza ha privilegiato sessioni partecipative con simposi, workshop, comunicazioni e world-cafè. Idee innovative da diversi partecipanti per salutogenesi, impostazioni, health literacy e così via. Un importante tappa per lo sviluppo della rete di promozione della salute in Europa e il lancio del neo-nato European Forum for Health Promotion Research (HP Forum)”.

 

Fare promozione della salute nella culla della vita

La mattina del 24 settembre Soo Downe,  ostetrica docente alla University of Central Lancashire, ha presentato una relazione dal titolo “Implementing health promotion in the cradle of life”, uno sguardo appassionato e appassionante sul parto alla luce dei principi della salutogenesi.

Ha sottolineato l’importanza del supporto sociale e delle relazioni in un momento particolare per la vita di mamma e bambino come è quello del parto. Ha descritto uno studio europeo cui ha partecipato anche l’Italia. Si tratta di uno studio qualitativo in cui si analizzano sistematicamente le risposte al questionario multilingue Babies Born Better. Il questionario chiedeva alle donne che avevano partorito nei 5 anni precedenti quali erano le cose migliori che avevano vissuto e che cosa avrebbero cambiato nell’assistenza alla maternità dei loro paesi. La maggior parte delle partorienti, senza problemi di salute e con una gravidanza nella norma, desiderano una esperienza di parto positiva. Il proprio benessere psicosociale è importante tanto quanto la sicurezza. Quindi i reparti di maternità dovrebbero essere ri/strutturati per rispondere e rispettare le aspettative personali e socioculturali delle donne.

Ha confrontato video e interviste di parti altamente “sanitarizzati” versus parti gestiti con un approccio salutogenetico (attenzione alle necessità e alle abitudini della partoriente, clima affettivo e sostegno sociale, ambiente non sanitario) a testimonianza e sostegno del fatto che questo secondo tipo di parto viene ricordato e descritto con termini positivi quali “gioia”, “euforia” e “felicità”. E ha concluso con una affermazione del Dalai Lama “amore e compassione sono necessità non lussi, senza essi l’umanità non può sopravvivere”.

È stata una relazione “toccante” per la passione della relatrice, per l’escursus delle modalità di parto nella storia e per la sottolineatura del fatto che il parto in situazioni normali e di buona salute della partoriente non deve essere una esperienza sanitaria, ma piuttosto socio-familiare ad alta valenza relazionale.

 

Promozione della Salute – Versione 2.0

Il 25 settembre la relazione di Bjarne Buun Jensen (direttore del Steno Diabetes Center Health Promotion Research) ha delineato l’evoluzione della promozione della salute con la relazione su “Health Promotion, Version 2.0 – Key principles and challenges”.

La prevenzione tradizionale faceva (fa cadere) dall’alto del modello esperto ciò che è bene per le persone e le comunità locali.

La promozione della salute tradizionale ha privilegiato (e privilegia) gli approcci che accompagnano dal basso le capacità delle persone e della comunità a fare scelte individuali, collettivi e politiche improntate al benessere e alla salute.

La promozione della salute versione 2.0 è un processo co-creativo, guidato dall’equazione pedagogiaxcontestoxcoerenza, dialogico tra i diversi soggetti/attori del cambiamento e della crescita in salute e in benessere. Coinvolgere gli “utenti” in tutte le fasi di una ricerca scientifica o di un’azione progettuale di promozione della salute è una sfida ineludibile per recuperare autorevolezza e credibilità e per dare efficacia, sostenibilità ed equità alle azioni. Una sfida anche per il pensiero e il lavoro di preparazione del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione o… della Promozione della Salute?

 

Come rendere sostenibile la ricerca partecipata nella promozione della salute?

Il 26 settembre la relazione di Louise Potvin (direttore dell’Istituto di Ricerca in Sanità Pubblica e docente al dipartimento di Social and Preventive Medicine, Scuola di Salute Pubblica all’Università di Montreal) ha affrontato in modo appassionato, rigoroso e aperto il seguente interrogativo: “How can research participate to sustainable health promotion? Should it?”.

Nella relazione Potvin ha definito la sostenibilità in termini di “routine di attività” con 4 specifiche dimensioni: memoria, adattamento al contesto, valori e regole. Quando le attività diventano routinarie e sistematizzate sono sostenibili, sono ricordate, adeguate al contesto, corrispondono ai valori di riferimento del contesto e sono conformi alle regole vigenti in stesso. Inoltre l’implementazione di una attività ha già insito in sé il concetto di sostenibilità, è tautologico parlare di sostenibilità come di durata di un programma nel tempo. La sostenibilità entra in gioco fin dalla prima azione di un progetto/intervento. Infine la Potvin ha evidenziato come nel dialogo tra pratica e ricerca, a 25 anni dalla carta di Ottawa, al di là dei “miti ideologici” che rendono difficile la collaborazione, la promozione della salute è sostenibile se è in dialogo continuo con una ricerca che

  • “tiene traccia e diffonde informazione su quanto accade nella pratica” (funziona da memoria con articoli, pubblicazioni…)
  • se condotta in modo collaborativo facilità l’adattamento dell’intervento al contesto
  • evidenzia i valori dell’intervento e la sua relazione con il contesto in cui si svolge e
  • esplicita le regole che governano l’interazione con il contesto.

Il suo sguardo da ricercatrice, con una attenzione particolare al ruolo del contesto sociale nella produzione di salute e nell’attenzione all’equità e il suo invito al continuo dialogo e scambio “virtuoso” tra ricerca e pratica hanno degnamente chiuso gli spunti di riflessione di queste tre lunghe giornate. Significativa ed evocativa è stata la metafora che ha utilizzato per descrivere l’interazione intervento/contesto: l’immagine degli uragani che sconvolgono il contesto e ne sono contemporaneamente modificati.

Abbiamo raccolto, sull’intervento della Potvin, le riflessioni di Giusi Gelmi e Veronica Velasco, ATS Milano Città Metropolitana, UOS Prevenzione Specifica e Regione Lombardia, DG Welfare, Struttura Promozione della Salute e Screening: “In uno degli spunti di riflessione della lezione magistrale di chiusura del congresso, Louise Potvin sprona la promozione della salute e le scienze biomediche a superare dogmi e miti che le vedono contrapposte e impediscono collaborazioni che potrebbe essere di crescita reciproca. Da un lato la promozione della salute che assolutizza il ruolo del processo, dell’empowerment e della partecipazione, dall’altro le scienze biomediche che tendono a sostenere che conoscere le cause di un problema sia sufficiente per trovare una soluzione. Di nuovo, i primi che si focalizzano sul dato locale e valutano insufficiente un eventuale contributo scientifico e i secondi che reputano validi solo i disegni di ricerca randomizzati.

Per superare queste contrapposizioni ricercatori e operatori dovrebbero riflettere e documentare maggiormente la complessità degli interventi di promozione della salute riconoscendo due elementi fondamentali: l'interazione continua tra gli interventi e il contesto all'interno del quale si inseriscono e le reti socio-tecniche che si creano attraverso l'azione di attori umani, sociali e tecnici. Potvin ha presentato numerose pubblicazioni su questi temi e ha auspicato ulteriori contributi in questa direzione”.

 

Co-creazione e co-creatività

Vogliamo chiudere l’articolo con una riflessione fatta da una giovane ricercatrice italiana, Viola Cassetti, attualmente PhD Candidate presso University of Sheffield, School of Health and Related Research: “Grazie alla borsa di studio dell'università di Sheffield, ho avuto l'opportunità di partecipare a questa conferenza di tre giorni sulla promozione della salute, ed è stato un evento molto stimolante, e da un certo punto di vista rassicurante. Sono una giovane ricercatrice, esperta in valutazione qualitativa e con una grande interesse nella partecipazione comunitaria, tanto nella ricerca quanto nella pratica. E nella IUHPE ho trovato uno spazio europeo dove il tipo di ricerca e pratica che porto avanti nel mio lavoro è condiviso da e con altre persone e realtà.

In questi tre giorni, si è parlato molto di complessità, della necessità di adottare uno sguardo più ampio, quando si lavora in promozione della salute, ovvero l'uso della prospettiva di sistema (il "system thinking"). Si è parlato della necessità di collegare la pratica con la ricerca, e sviluppare più "pratiche basate sull'evidenza" invece della tradizionale "medicina basata sull'evidenza". E infine, un concetto nuovo, o almeno un nuovo modo di definire un concetto applicato da molti, spesso senza saperlo: la co-creazione. Creare insieme, senza ordini gerarchici, ma una sana collaborazione e condivisione di esperienze e capacità, e dove ogni contributo viene valorizzato”.

DoRS ha presentato gli sviluppi del sistema italiano per la valutazione e valorizzazione delle buone pratiche (“Evolution of good practices’ evaluation system in Italy”) all’interno della sessione parallela dal titolo “health promoting practices I”. Vedi anche sezione buone pratiche sul sito DoRS e la banca dati ProSa-Buone Pratiche.

 


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