Psico Neuro Endocrino Immunologia e scienza della cura integrata. Il Manuale
Claudio Tortone - Dors e Alessandro Martini - medico di medicina interna

Il Manuale Psico Neuro Endocrino Immunologia e scienza della cura integrata (Edra, 2017), a cura di Francesco e Anna Giulia Bottaccioli, offre un cambio di paradigma nelle scienze e nelle professioni di cura che garantisce un maggiore potere conoscitivo sull’organizzazione della vita umana e una maggiore efficacia nella cura e nella promozione del benessere e della salute delle persone.

La PNEI è una scienza trans-disciplinare recente - ha appena 30 anni di vita…! - ma propone un nuovo paradigma nella lettura della dimensione della salute nell’uomo: l’organismo umano funziona come un network di sistemi strutturati e interconnessi che influenzano e sono influenzati dalla dimensione psichica. Questo presuppone che le conoscenze e le evidenze scientifiche possano essere più potenti se sono integrate e provenienti da teorie applicate in diversi campi: biologico, psicologico e filosofico,…

Questo nuovo approccio aiuta e facilita gli operatori sanitari (in primis i medici, ma non solo loro) nel lavoro di équipe, nella relazione di cura e offre ai promotori della salute e del benessere, dentro alla sanità e nelle comunità locali, strumenti di lettura e pratiche di salute per la “modulazione del network umano a fini preventivi e terapeutici, come l’alimentazione, l’attività fisica, le psicoterapie, la meditazione e altre pratiche comportamentali e di medicina naturale” (dalla Prefazione del Manuale).

Per conoscere le iniziative di diffusione del Manuale, si rimanda al sito della Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia – SIPNEI (http://sipnei.it/). Il sito dà la possibilità di leggere la prefazione, l’indice e le pagine introduttive del capitolo 8 – La regolazione neuroendocrina - e del capitolo 19 – Le patologie autoimmuni.
I link diretti a questi contributi sono disponibili anche in calce al presente articolo.

Abbiamo chiesto ad alcuni colleghi di leggere il Manuale PNEI e scienza della cura per raccogliere le loro impressioni e riflessioni a partire dalla loro pratica professionale. Il primo incontro è con Alessandro Martini, medico presso il reparto di Medicina Interna universitaria dell’Ospedale Molinette dell’ASO Città della Salute di Torino.

1. Dalla lettura del Manuale quali sono state le sollecitazioni che ti hanno "illuminato" e quali sono le criticità che hai riscontrato?

Il Manuale PNEI ha stimolato in me curiosità e passione fin dall’inizio: già nella prefazione, infatti, mi sono sentito invitato a rinunciare alla “pretesa di ridurre a determinanti semplici la spiegazione di fenomeni complessi come la salute e la malattia”; un invito di cui avevo un grande bisogno, mai ricevuto durante gli anni della formazione universitaria e specialistica.

Dalla prima all’ultima pagina ho condiviso con gli Autori la passione per l’Uomo nella sua interezza e la necessità di lasciare alle spalle il riduzionismo scientifico; col procedere della lettura mi è parso dapprima meno probabile e poi impossibile che la soluzione di un problema di salute possa essere semplificata al punto da coincidere con un farmaco o una procedura terapeutica.

Il percorso proposto dal Manuale è omogeneo, rigoroso e accuratamente documentato; un viaggio che parte dalle basi storico-filosofiche della PNEI, attraversa le più recenti evidenze della rivoluzione psico-neuro-endocrino-immunologica e conduce a proposte di cura integrata: un viaggio in luoghi autenticamente nuovi.
Si parte, per esempio, dalla cardiologia convenzionale e si giunge alla “cardiologia integrata” che, senza rinnegare l’indubbia utilità di metodiche diagnostiche e terapeutiche, contempla un più vasto orizzonte di cura (farmaci low dose, approccio nutrizionale, esercizio fisico, mind-body therapies): un sapere integrato in grado di liberare un meraviglioso potenziale di salute e di cura.
Tante e motivate sono le esortazioni a coltivare un pensiero critico, ramificato, il più possibile libero e lontano dai paradigmi della “scienza normale”, in larga misura dettati dall’industria farmaceutica: un nuovo modo di viaggiare.
Durante la lettura, più volte è tornata fra i miei pensieri una poesia composta dal dr. Francesco Sgambato, medico raffinato, poeta [alter ego letterario Cecco Gambizzato] e maestro di equilibri interiori; la condivido con gli Autori del Manuale, grato alla loro generosità, e con chiunque deciderà di unirsi alla lettura, anzi…al viaggio.

’A medicina vera è n’ata cosa,
c’insegna ch’è ’na persona ogni Uomo,
fatto a petali si, comme a ’na rosa,
ma si se sfronna, po’perde ’o profumo.
[Cecco Gambizzato, 2000].

2. Dal tuo punto di vista, di medico clinico, quali sono i contributi del Manuale che possono migliorare la tua pratica professionale? Quali criticità?

Nel corso della lettura ho temuto che, fra il dire e il fare, ci fosse di mezzo il mare; “di mezzo”, invece, c’è la quinta parte del Manuale “Nuove idee sulle malattie”, pensata come un aiuto concreto per praticare cure integrate in specifiche aree di attuale interesse clinico: i disturbi e le patologie del sistema psiche-cervello, il cancro e le patologie autoimmuni per citare solo alcuni dei capitoli che ho trovato particolarmente ricchi e stimolanti. La pratica medica ha un estremo bisogno di arricchirsi di relazioni e di alleggerirsi di aspettative illusorie di cura. Il manuale è una colta e aggiornatissima miniera di indicazioni e consigli su come riuscire a progettare e a vivere una realtà professionale articolata e con una sorprendente valenza curativa.
Nella prossima edizione del Manuale, un poco di spazio in più potrebbe essere dedicato per suggerire al medico come tutelarsi quando propone cure non contemplate in linee guida o quando decide di non seguire indicazioni ufficiali, ritenute motivatamente prive di reale efficacia o costose per l’individuo o insostenibili per la collettività.

3. Quali riflessioni e spazi hai trovato nel Manuale per avere un'attenzione, nella tua pratica clinica, alla storia e alle risorse delle persone che convivono con una malattia? … Questo per sostenerle sia nell'affrontare i fattori/comportamenti a rischio sia nel valorizzare le loro risorse per favorire, nella cura, la prevenzione “ancora possibile” e la promozione del benessere e della salute per una qualità della vita piena e dignitosa, nonostante la malattia…

La pratica clinica ospedaliera è caratterizzata da spazi e tempi angusti sia per i pazienti, sia per gli operatori. L’orientamento ospedaliero è al momento rivolto alla “dimissione del paziente”; la miopia della “produttività”, o meglio della presunta produttività, ostacola fortemente i tentativi di praticare una cura integrata e in grado di scoprire e valorizzare le risorse dei pazienti.
Il Manuale PNEI è riuscito a motivarmi nel continuare a progettare un cambiamento individuale e collettivo che contempli, fra i propri obiettivi, il ripristinare la preziosa alleanza fra paziente, scienza, filosofia e professioni della cura.

4. Puoi presentarci la tua storia professionale con alcuni aspetti salienti che la caratterizzano?

Sono laureato in Medicina (1997) e specializzato in Medicina Interna (2003); ho iniziato la carriera lavorativa in alcuni Pronto Soccorso (ospedale di Chieri, Savigliano, Pinerolo) proseguita in un reparto ospedaliero di Medicina Generale presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e al momento lavoro in un reparto di Medicina Interna universitaria presso l’Ospedale Molinette dell’ASO Città della Salute di Torino.
La mia formazione è stata, per necessità, eterogenea, ma non ha mai perso un orientamento internistico “sistemico” con una passione per la Medicina Narrativa e le Medical Humanities.

Le prossime recensioni saranno proposte da:

  • Claudio Ritossa, medico palliativista ed istruttore di protocolli MBSR - Mindfulness-Based Stress Reduction
  • Mariella Di Pilato, psicologa della salute, Dors
  • Claudio Tortone, medico di sanità pubblica, Dors


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