Ma cosa hai messo nel caffè
a cura di Lidia Fubini, Dors

Gli studi di associazione tra consumo di caffè e mortalità totale hanno portato finora a risultati poco chiari. Per approfondire la questione, considerando il fatto che il caffè è una delle bevande più diffuse nel mondo e viene consumata da circa l’80% degli adulti negli Stati Uniti (e oltre l’80% in Italia), i ricercatori del US National Cancer Institute, divisione di Epidemiologia Nutrizionale, hanno utilizzato i dati di un ampio studio di popolazione con più di 100.000 partecipanti.

Il lavoro riesamina i dati di uno studio di coorte effettuato negli Stati Uniti sui partecipanti agli screening dei tumori di prostata, polmone, colon retto e ovaio (PLCO) per valutare gli effetti degli screening sulla mortalità correlata ai diversi tipi di cancro. E’ stato usato un approfondito questionario circa le caratteristiche socio-demografiche, fattori di rischio e dieta, il DHQ, diet history questionnaire. Sono stati rianalizzati i dati dei primi 9 anni (1993 al 2001) del trial considerato.

Il questionario DHQ è costituito da 114 domande, di cui 3 dedicate ad indagare il consumo di caffè e la quantità di sostanze aggiunte quali zucchero, miele, dolcificanti artificiali, latte, panna. Queste hanno consentito di dividere il campione in 5 categorie che variano tra un consumo di caffè nullo o scarso, fino ad un consumo frequente o molto frequente (superiore a 6 tazze).

I dati sono stati successivamente analizzati effettuando la correzione per tutti i fattori di rischio indagati (assunzione di zuccheri, grassi, fumo di sigaretta).

E’ risultato un più basso rischio di morte per i bevitori di quattro o cinque tazze di caffè al giorno. Rispetto alle persone che non bevono caffè, coloro che ne consumano quattro o cinque tazze al giorno, hanno avuto più basso rischio di morte per cause diverse, tra cui il diabete, malattie cardiache, malattie respiratorie, l’influenza e il suicidio. I ricercatori hanno ipotizzato che il consumo di caffè riduca il rischio di morte per un effetto positivo sull’infiammazione, funzione polmonare, sensibilità all’insulina e depressione.

La mancanza di differenze significative associate all'assunzione di caffeina porta gli autori a ipotizzare che i benefici possano essere attribuiti ad altri componenti minori del caffè comuni al caffè vero e proprio e al decaffeinato, con potenziali effetti positivi sull'insulinoresistenza e sull'infiammazione sistemica.

Bibliografia

Loftfield E, Freedman ND, Graubard BI, et al. Association of Coffee Consumption With Overall and Cause-Specific Mortality in a Large US Prospective Cohort Study. Am J Epidemiol. 2015;182(12):1010–1022.


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