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Donne medico durante la pandemia, conciliazione famiglia-lavoro e disagio psicologico

Uno studio pubblicato su JAMA (Journal of America Association) ha indagato l’associazione tra la pandemia di covid-19 e il differente impatto su salute mentale e professione dei medici, uomini e donne, padri e madri.


 Lo studio di coorte ha coinvolto 276 medici durante la pandemia di covid-19, evidenziando un ruolo di maggiore responsabilità da parte delle madri rispetto all’accudimento dei figli e al supporto scolastico, un maggior utilizzo del telelavoro e massiccia riduzione delle ore di lavoro, più esperienze di conflitto intrafamiliare e difficoltà di conciliazione casa-lavoro, e maggiore presenza di sintomi ansioso-depressivi.
La differenza di genere – a sfavore delle donne - riguardo ai sintomi ansioso-depressivi era già stata osservata nei medici-genitori prima della pandemia.


 Lo studio dimostra perciò la relazione tra la situazione di pandemia e l’ aumento di disuguaglianze “di genere” all’interno dell’ambiente professionale medico, e segnala l’importanza di maggiori risorse per mitigare le conseguenze avverse a livello di carriera/professione e a livello di benessere psicologico delle donne con figli che svolgono la professione di medico.


Frank E, Zhao Z, Fang Y, Rotenstein LS, Sen S, Guille C. Experiences of Work-Family Conflict and Mental Health Symptoms by Gender Among Physician Parents During the COVID-19 Pandemic. JAMA Netw Open. 2021;4(11):e2134315.


Divisione del lavoro in famiglia: la pandemia pesa sulle donne

Nelle due ondate di coronavirus le donne italiane hanno dedicato al lavoro familiare più tempo dei loro partner. Già si partiva da una situazione di disparità. Ora la conseguenza può essere un peggioramento del divario di genere nel mercato del lavoro.


Le donne italiane, già prima della pandemia più responsabili della famiglia dei loro partner, hanno continuato a dedicare al lavoro familiare più tempo durante tutto il 2020. Questo è dovuto anche alla chiusura delle scuole, che in Italia è stata la più lunga di tutta Europa: 105 giorni dal marzo a giugno 2020 contro meno di 60 giorni in altri paesi europei.


Ha contribuito a questa situazione anche la mancanza dell’aiuto dei nonni, che prima della pandemia erano responsabili (almeno occasionalmente) della cura dei nipoti e ora non più, a causa dei rischi di contagio (Indagine Istat Multiscopo).


Anche i dati Istat per il 2020 evidenziano un peggioramento del lavoro delle donne. Il tasso di occupazione femminile è passato dal 50 al 48,6 per cento nel 2020, mentre per gli uomini è rimastoquasi invariato. L’offerta di lavoro femminile si è ridotta, come evidenziato da un tasso di inattività femminile molto più alto di quello maschile.


I dati dello studio confermano risultati di ricerche precedenti di altri Paesi che hanno analizzato l’impatto della pandemia su occupazione, disoccupazione e tassi di inattività, riportando un effetto negativo più significativo sulle donne e in particolare sulle madri. Sia fattori relativi alla domanda di lavoro (sovra-rappresentazione delle donne nei settori dei servizi più vulnerabili con contratti a tempo determinato e part-time) che fattori relativi all’offerta (difficoltà di conciliazione lavoro e famiglia dovuta alla chiusura delle scuole e aggravio del lavoro familiare) hanno contribuito a questo risultato. La situazione di emergenza che continua anche nel 2021 può provocare un potenziale peggioramento del divario di genere nel mercato del lavoro.


Del Boca D, Oggero N, Profeta P, Rossi M. Divisione del lavoro in famiglia: la pandemia pesa sulle donne. InGenere, La Voce.info, La 27esima Ora, 12 aprile 2021