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Divisione del lavoro in famiglia: la pandemia pesa sulle donne

Nelle due ondate di coronavirus le donne italiane hanno dedicato al lavoro familiare più tempo dei loro partner. Già si partiva da una situazione di disparità. Ora la conseguenza può essere un peggioramento del divario di genere nel mercato del lavoro.


Le donne italiane, già prima della pandemia più responsabili della famiglia dei loro partner, hanno continuato a dedicare al lavoro familiare più tempo durante tutto il 2020. Questo è dovuto anche alla chiusura delle scuole, che in Italia è stata la più lunga di tutta Europa: 105 giorni dal marzo a giugno 2020 contro meno di 60 giorni in altri paesi europei.


Ha contribuito a questa situazione anche la mancanza dell’aiuto dei nonni, che prima della pandemia erano responsabili (almeno occasionalmente) della cura dei nipoti e ora non più, a causa dei rischi di contagio (Indagine Istat Multiscopo).


Anche i dati Istat per il 2020 evidenziano un peggioramento del lavoro delle donne. Il tasso di occupazione femminile è passato dal 50 al 48,6 per cento nel 2020, mentre per gli uomini è rimastoquasi invariato. L’offerta di lavoro femminile si è ridotta, come evidenziato da un tasso di inattività femminile molto più alto di quello maschile.


I dati dello studio confermano risultati di ricerche precedenti di altri Paesi che hanno analizzato l’impatto della pandemia su occupazione, disoccupazione e tassi di inattività, riportando un effetto negativo più significativo sulle donne e in particolare sulle madri. Sia fattori relativi alla domanda di lavoro (sovra-rappresentazione delle donne nei settori dei servizi più vulnerabili con contratti a tempo determinato e part-time) che fattori relativi all’offerta (difficoltà di conciliazione lavoro e famiglia dovuta alla chiusura delle scuole e aggravio del lavoro familiare) hanno contribuito a questo risultato. La situazione di emergenza che continua anche nel 2021 può provocare un potenziale peggioramento del divario di genere nel mercato del lavoro.


Del Boca D, Oggero N, Profeta P, Rossi M. Divisione del lavoro in famiglia: la pandemia pesa sulle donne. InGenere, La Voce.info, La 27esima Ora, 12 aprile 2021


 


 


Ciclo di incontri "Parlano le donne"

 


In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, celebrata l'8 marzo, la Città di Torino ha  prolungato l'attenzione sul tema dei diritti e ha organizzato il ciclo di incontri "Parlano le donne", in collaborazione con CCVD, Coordinamento Contro la Violenza sulle Donne. Gli incontri sono visibili sul Canale Youtube di TorinoGiovani.


Il focus era su l'approfondimento di temi, visti da una prospettiva di genere,  discussi da esperte, docenti e donne che hanno testimoniato  le loro esperienze di vita:



  • conciliazione vita-lavoro (Non chiamiamola conciliazione – Homeworking al tempo del lockdown). Sono intervenute Manuela Naldini, Docente di sociologia della famiglia, Università degli Studi di Torino - Michela Quagliano, Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Torino, L.B. e T.T. - Testimonianza di due donne sulla loro esperienza di conciliazione durante il lockdown Modera Paola Torrioni, Docente di processi culturali e politiche sociali, Università degli Studi di Torino



  •  partecipazione politica (La voce delle donne tra partecipazione potica e auto-rappresentanza). Sono intervenute Marinella Belluati, Docente di sociologia della comunicazione e analisi dei media - Università degli Studi di Torino - Norma De Piccoli, Docente di psicologia sociale e psicologia di comunità; Presidente del CIRSDe - Università degli Studi di Torino - Cinzia Carlevaris, Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino - Diana De Marchi, Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano - Tarsilla Silvana Ferratello, Presidente Consulta Femminile Comunale - Carla Quaglino, Rappresentante della Casa delle Donne di Torino



  • i gruppi di automutuoaiuto (Spazi di sorellanza: 25 anni di gruppi di automutuoaiuto alla Casa delle Donne). - Letture dei brani e testimonianze - Intermezzo musicale con improvvisazioni poetiche - Interventi delle psicologhe che conducono i gruppi - Proiezione video autoprodotto

     




 


Coronavirus: impatto sproporzionato sulle donne

 Poiché il coronavirus continua a diffondersi a livello globale, alcuni professionisti sanitari ed esperti nutrono crescenti preoccupazioni su come il virus possa avere un impatto sproporzionato sulle donne. In questo momento, le donne negli Stati Uniti detengono il 76% dei posti di lavoro nel settore sanitario, secondo l'Ufficio del censimento degli Stati Uniti. Nell'assistenza infermieristica, dove i lavoratori sono in prima linea nelle interazioni con i pazienti, le donne rappresentano oltre l'85% della forza lavoro. Le donne costituiscono la maggioranza degli operatori sanitari in tutto il mondo Sebbene i primi studi dalla Cina dimostrino che gli uomini hanno maggiori probabilità di morire di COVID-19 rispetto alle donne, alcuni esperti si chiedono se le donne siano maggiormente a rischio di contrarlo a causa del loro ruolo nell'assistenza sanitaria. Secondo un'analisi di 104 paesi condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità, circa il 70% della forza lavoro sanitaria globale è composta da donne. Nella provincia cinese di Hubei, dove ha avuto origine il virus, oltre il 90% degli operatori sanitari sono donne. Oltre alle donne che costituiscono la maggioranza degli operatori sanitari negli Stati Uniti e nel mondo, le donne sono in modo schiacciante le principali custodi nelle loro famiglie.Oggi, secondo la Family Caregiver Alliance, oltre il 75% dei caregiver sono donne. Sebbene gli uomini forniscano anche assistenza, i dati mostrano che le donne trascorrono fino al 50% in più di tempo a prendersi cura di un membro della famiglia rispetto agli uomini. "Queste donne [nelle professioni sanitarie] hanno anche la responsabilità di prendersi cura dei genitori, e dei bambini in età scolare. Quindi le loro vite sono enormemente influenzate dalla preoccupazione per i parenti anziani e dalla chiusura delle scuole. A Washington, uno degli stati più colpiti dal coronavirus, il governatore Jay Inslee ha chiesto ai sovrintendenti distrettuali di fornire assistenza all'infanzia gratuita per gli operatori sanitari e i primi soccorritori che devono essere al lavoro.


Connley C. How women could be uniquely impacted by the coronavirus. CNBC.com, jan 12 2021


Giappone: aumento dei suicidi durante la pandemia COVID-19

C’è una crescente preoccupazione sul fatto che  la pandemia  da COVID-19 possa danneggiare la salute psicologica e aggravare il rischio di suicidio. Durante la pandemia, la mortalità per suicidio in Giappone è cambiata. I  tassi mensili di suicidio sono diminuiti del 14% durante i primi 5 mesi della pandemia (da febbraio a giugno 2020). Ciò potrebbe essere dovuto a una serie di ragioni complesse, tra cui i generosi sussidi del governo, la riduzione dell'orario di lavoro e la chiusura delle scuole. Al contrario, i tassi mensili di suicidio sono aumentati del 16% durante la seconda ondata (da luglio a ottobre 2020), con un aumento maggiore tra le donne (37%) e i bambini e gli adolescenti (49%).


Lo studio longitudinale ha indagato i cambiamenti dei suicidi tra la prima e la seconda ondata. Gli autori mostrano che le morti per suicidio sono in generale aumentate in modo significativo con la seconda ondata.


Il tasso di suicidi tra bambini e adolescenti, in seguito ad un iniziale riduzione, è aumentato significativamente nella seconda ondata di pandemia in corrispondenza con la fine della chiusura delle scuole (IRR = 1,49, IC 95% 1,12-1,98). Studi precedenti hanno riportato che la frequenza scolastica potrebbe essere un fattore di rischio per la violenza e il suicidio tra gli studenti. Dopo un periodo di alcuni mesi a casa durante la pandemia, lo stress derivante dal rientro a scuola potrebbe aggravarsi. Questi fattori possono aver amplificato la depressione psicologica dei bambini e degli adolescenti.


 L'aumento dei suicidi ha riguardato anche le donne. Il precedente tasso di suicidi tra i maschi era 2,3 volte superiore a quello tra le donne e l'aumento dei suicidi tra i maschi dopo le precedenti crisi finanziarie è stato maggiore di quello tra le donne. Al contrario, durante la seconda ondata della pandemia COVID-19 l'aumento del tasso di suicidi tra le è stato circa cinque volte maggiore di quello tra i maschi, con un aumento superiore tra le casalinghe. La diminuzione dell'occupazione femminile è stata più pronunciata rispetto alla diminuzione dell'occupazione maschile, e c'è stato un effetto maggiore sui lavoratori non regolari. È inoltre aumentata la violenza domestica che può aver contribuito a danneggiare la salute psicologica delle donne.


 


Otto marzo: Giornata internazionale della Donna

Quest'anno, il tema della Giornata internazionale della donna (8 marzo), "Women in leadership: Achieving an equal future in a COVID-19 world", celebra gli enormi sforzi delle donne e delle ragazze di tutto il mondo nel plasmare un futuro e una ripresa più equi dalla pandemia COVID-19 e mette in evidenza le lacune che rimangono. Le  donne sono ancora sottorappresentate nella vita pubblica e nel processo decisionale, come rivelato nel recente rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite. Le donne sono capi di Stato o di governo in 22 paesi e solo il 24,9% dei parlamentari nazionali sono donne. Al ritmo di progresso attuale, l'uguaglianza di genere tra i capi di governo richiederà altri 130 anni. Le donne sono anche in prima linea nella battaglia contro COVID-19, in qualità di operatori in prima linea del settore sanitario, come scienziati, medici e assistenti, ma vengono pagate l'11% in meno a livello globale rispetto ai loro colleghi maschi. Alcune delle risposte più efficienti ed esemplari alla pandemia COVID-19 sono state guidate da donne. E le donne, in particolare le giovani donne, sono in prima linea in movimenti diversi e inclusivi online e nelle strade per la giustizia sociale, il cambiamento climatico e l'uguaglianza in tutte le parti del mondo. Tuttavia, le donne sotto i 30 anni sono meno dell'1 per cento dei parlamentari nel mondo. Questo è il motivo per cui la Giornata internazionale della donna di quest'anno è un grido di battaglia per l'uguaglianza delle generazioni, per agire per un futuro uguale per tutti. Il Generation Equality Forum, la più importante convocazione per gli investimenti e le azioni sull'uguaglianza di genere, prenderà il via a Città del Messico dal 29 al 31 marzo e culminerà a Parigi nel giugno 2021. Attirerà leader, visionari e attivisti da tutto il mondo, in sicurezza su una piattaforma virtuale, per spingere verso un cambiamento trasformativo e duraturo per le generazioni a venire.


INAIL: Dossier donne 2021

 



In occasione della Giornata internazionale dell’8 marzo, l’Inail propone un’analisi del fenomeno infortunistico e tecnopatico al femminile realizzato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa)


Suddiviso in quattro sezioni, il dossier fornisce un bilancio dei contagi professionali a un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19. Dai dati sulle denunce pervenute all’Inail al 31 gennaio 2021, emerge che le donne sono le più colpite, con circa 70 contagi professionali ogni 100.
 
L’analisi effettuata sui dati del 2019, aggiornati allo scorso 31 ottobre, conferma la rilevanza del rischio strada per le donne: quasi un decesso su due (44 su 97, il 45,4%) è avvenuto in itinere, ossia nel percorso di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro.
 
Per le lavoratrici, infine, la caduta resta la prima causa di infortunio, e i dati confermano anche la prevalenza delle patologie del sistema osteo-muscolare, del tessuto connettivo e del sistema nervoso, che superano il 90% del totale delle denunce femminili.


 



Mai più invisibili: Indice 2020 sulla condizione delle donne, dei bambini e delle bambine in Italia

Indagine sulla condizione delle donne, dei bambini e delle bambine in Italia, realizzato nel 2020 da WeWorld per misurare l’inclusione di donne e popolazione under 18.


In un mondo in cui le diseguaglianze permangono e la povertà è ancora un problema globale, donne, bambini e bambine sono ovunque le categorie di persone più a rischio di esclusione sociale. Condizione imprescindibile per realizzare azioni di inclusione è una conoscenza il più possibile esaustiva delle loro condizioni di vita e dei rischi di emarginazione sociale. Il Rapporto nasce dall’esigenza di valutare a livello locale in quali ambiti e in quali aree del paese vi sono forme di inclusione/esclusione.Promuovere il diritto all’inclusione significa contribuire al miglio-ramento delle condizioni di vita di tutti (maschi adulti compresi) sotto molteplici aspetti: non solo economico ma anche educativo, sanitario, culturale, politico, civile. Infatti per inclusione si intende una visione ampia, multidimensionale, dinamica e positiva dello sviluppo. Per questo, oltre alle dimensioni classiche (educazione, salute e benessere materiale), l’Indice ne considera altre fondamentali che sono diventate prioritarie negli ultimi anni, e in particolare nell’Agenda 2030, come ad esempio ambiente, sicurezza e protezione, parità di opportunità, partecipazione politica, capitale umano e sociale .Dal punto di vista metodologico, l’Indice è stato costruito a partire dall’analisi di 38 INDICATORI ritenuti fondamentali per l’inclusione di donne e popolazione under 18.


I divari più consistenti tra territori riguardano la dimensione educati-va di bambine/i e quella economica per le donne. Povertà economica (ma non solo) delle donne e povertà educativa dei bambini/e sono in-trecciate e si alimentano a vicenda in un circolo vizioso che può essere spezzato solo con politiche e inter-venti ad hoc, che tengano conto anche delle specificità territoriali. In alcune regioni del paese è dunque fondamentale da un lato agire per contrastare la povertà educativa delle bambine/i e dall’altro lato promuovere l’empowerment eco-nomico delle donne, in modo da favorirne la loro inclusione e quella dei loro figli e figlie.


Analizzare varie dimensioni, come fa l’Indice 2020 sulla condizione di donne, bambini e bambine in Italia, permette di individuare gli ambiti e i territori in cui vi sono le maggiori criticità, e dare indicazioni per politi-che e interventi più efficaci e consa-pevoli. Affinché donne e bambini/e non siano più invisibili.


Parlamento Europeo: Strategia per la parità di genere 2020-2025

Il Parlamento Europeo ha approvato il 21 gennaio 20121 la nuova strategia UE per la parità di genere.


La strategia per la parità di genere 2020-2025, presentata a marzo 2020 dalla Commissione Europea, traccia le azioni chiave per porre fine alle discriminazioni e alla violenza di genere, per garantire pari partecipazione e opportunità nel mercato lavorativo e il raggiungimento dell’equilibrio di genere nel processo decisionale e politico. 


Dati recenti dimostrano che la pandemia di covid-19 e i periodi di confinamento hanno portato ad un aumento della violenza contro le donne, del divario di genere nei lavori assistenziali non retribuiti, nonché altri potenziali impatti a lungo termine sul lavoro retribuito e sui redditi delle donne.


Vengono chieste  misure vincolanti contro la violenze di genere. In particolare l’accesso a meccanismi sicuri ed efficaci per la denuncia e la risoluzione delle controversie, campagne informative, servizi di supporto per le donne vittime di violenza  e azioni di risarcimento.


La Commissione propone inoltre che nel 2021 vengano poste in atto misure per raggiungere gli obiettivi della Convenzione di Istanbul, nel caso non venga applicata da alcuni Stati membri. 


Per quanto attiene al mercato del lavoro, si chiede che gli stipendi e le condizioni lavorative siano uniformati fra donne e uomini.


I deputati sono poi profondamente preoccupati per il contraccolpo a sfavore dei diritti delle donne in alcuni Paesi UE, in particolare per il diritto all'aborto e l'accesso ad un'educazione sessuale completa in Polonia e per la riforma adottata in Ungheria che attacca i diritti della comunità transessuale e intersessuale. Il PE chiede che la situazione dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere sia continuamente monitorata, comprese le campagne di disinformazione e le iniziative regressive in tutti i Paesi UE, e che venga messo a punto un sistema di allarme che avvisi quando questi diritti vengono negati.


Associazione tra stress post-traumatico e sintomi depressivi con la mortalità nelle donne
 

Uno studio di coorte ha indagato se la compresenza di disturbo post traumatico da stress (PTSD) e correlati sintomi depressivi in pazienti donne è associata a un aumento del rischio di mortalità. A tale scopo, sono state "seguite" per 9 anni 51.602 donne affette da entrambe le condizioni, ed è emerso che il rischio di mortalità aumenta di 3.8 volte se confrontato con donne non esposte a traumi e senza sintomi depressivi. Anche un indice di massa corporea ridotto, la condizione di non fumatrice, un'attività motoria costante e lo status di coniugata sono state rilevate come caratteristiche associate a una riduzione del rischio di mortalità. Ne emerge l'utilità di promuovere/rinforzare i comportamenti e stili di vita "sani" per ridurre il rischio di mortalità in questa popolazione.


 Roberts A.L. et al,  Association of Posttraumatic Stress and Depressive Symptoms With Mortality in Women, JAMA Netw Open. December 2020;3(12)