Keyword : VIOLENZA SULLE DONNE

Formazione degli operatori sanitari per rispondere alla violenza dei partner intimi contro le donne

La violenza del partner intimo (IPV) include qualsiasi violenza (fisica, sessuale o psicologica/emotiva) da parte di un partner attuale o precedente. La revisione riflette l'attuale comprensione dell'IPV come una questione profondamente di genere, perpetrata più spesso da uomini contro donne. L'IPV può avere un impatto sostanziale sulla salute fisica e mentale dei sopravvissuti. Le donne colpite da IPV hanno maggiori probabilità di avere contatti con operatori sanitari (ad esempio infermieri, medici, ostetriche), anche se spesso le donne non rivelano la violenza. La formazione degli operatori sanitari sull'IPV, compreso come rispondere alle sopravvissute all'IPV, è un intervento importante per migliorare la conoscenza, gli atteggiamenti e la pratica degli operatori sanitari e, di conseguenza, i risultati di assistenza e salute per le sopravvissute all'IPV. Obiettivi della revisione: valutare l'efficacia dei programmi di formazione che cercano di migliorare l'identificazione e la risposta degli operatori sanitari all'IPV contro le donne, rispetto a nessun intervento, lista di attesa, placebo o formazione abituale.


Sono stati inclusi 19 studi che hanno coinvolto 1662 partecipanti. Tre quarti di tutti gli studi sono stati condotti negli Stati Uniti, con singoli studi in Australia, Iran, Messico, Turchia e Paesi Bassi. Dodici studi hanno confrontato la formazione IPV rispetto all'assenza di formazione e sette studi hanno confrontato gli effetti della formazione IPV con la formazione abituale o una sottocomponente dell'intervento nel gruppo di confronto, o entrambi. I partecipanti allo studio includevano 618 personale medico/studenti, 460 infermieri/studenti, 348 dentisti/studenti, 161 consulenti o psicologi/studenti, 70 ostetriche e 5 assistenti sociali. Gli studi erano eterogenei e vari per quanto riguarda i contenuti della formazione erogati, la pedagogia e il tempo per il follow-up (da subito dopo la formazione a 24 mesi). Entro 12 mesi dall'intervento, l'evidenza suggerisce che rispetto a nessun intervento, lista di attesa o placebo, la formazione IPV: · Può migliorare l'atteggiamento degli operatori sanitari nei confronti dei sopravvissuti all'IPV; Può avere un grande effetto sull'autopercepita; Può avere un grande effetto sulla conoscenza dell'IPV da parte degli operatori sanitari, sebbene l'evidenza fosse incerta; Può fare poca o nessuna differenza per le pratiche di riferimento delle donne da parte degli operatori sanitari alle agenzie di supporto, sebbene ciò sia basato su un solo studio valutato come certezza molto bassa; · Ha un effetto incerto sui comportamenti di risposta degli operatori sanitari (basato su due studi di certezza molto bassa), con uno studio (con 27 partecipanti) che ha riportato che gli operatori sanitari formati avevano maggiori probabilità di fornire con successo consigli sulla pianificazione della sicurezza durante le loro interazioni con pazienti standardizzati, e l'altro studio che non riporta un chiaro impatto sulle pratiche di pianificazione della sicurezza; Può migliorare l'identificazione dell'IPV a sei mesi dopo la formazione. Nessuno studio ha valutato l'impatto della formazione degli operatori sanitari sulla salute mentale delle donne sopravvissute all'IPV rispetto a nessun intervento, lista di attesa o placebo. Quando la formazione IPV è stata confrontata con la formazione abituale o una sottocomponente dell'intervento, o entrambe, non sono stati osservati effetti chiari sugli atteggiamenti/convinzioni degli operatori sanitari, sulla pianificazione della sicurezza e sull'invio ai servizi o sugli esiti di salute mentale per le donne. Sono stati osservati risultati incoerenti per la prontezza a rispondere degli operatori sanitari (miglioramenti in due studi su tre) e la conoscenza dell'IPV degli operatori sanitari (migliorata in due studi su quattro). Uno studio ha scoperto che la formazione IPV ha migliorato le risposte di convalida degli operatori sanitari. Nessun evento avverso correlato all'IPV è stato riportato in nessuno degli studi identificati in questa revisione.


Nonostante le prove di supporto siano deboli e incoerenti, la formazione può migliorare le risposte effettive degli operatori sanitari, compreso l'uso della pianificazione della sicurezza, l'identificazione e la documentazione dell'IPV nelle storie dei casi delle donne. L'effetto prolungato della formazione su questi risultati oltre i 12 mesi è indeterminato.


Sono necessarie ulteriori ricerche che valutino l'impatto della formazione sull'IPV sugli esiti comportamentali degli operatori sanitari e sul benessere delle donne sopravvissute all'IPV.


Kalra  N, Hooker  L, Reisenhofer  S, Di Tanna  GL, García-Moreno  C. Training healthcare providers to respond to intimate partner violence against women. Cochrane Database of Systematic Reviews 2021, Issue 5.


 


Femminicidi a Torino: La ricerca del Dipartimento di Psicologia di UniTo

Pubblicata su Journal of Interpersonal Violence la prima ricerca italiana sul tema della violenza contro le donne che ha analizzato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella Città Metropolitana.


La rivista internazionale Journal of Interpersonal Violence ha recentemente pubblicato uno studio condotto dal gruppo di ricerca, guidato dalla Prof.ssa Georgia Zara, docente del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, sul tema della violenza contro le donne. Si tratta del primo lavoro di ricerca svolto in Italia in materia e uno dei pochi al mondo. Lo studio intitolato “Violence against prostitutes and non-prostitutes: an analysis of frequency, variety and severity” ha esaminato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella Città metropolitana, tra il 1970 e il 2020, commessi da 303 uomini autori di reato


I risultati della ricerca suggeriscono che solo una piccola parte dei femminicidi avviene in un contesto anonimo (9,2%) perché la maggior parte delle vittime dello studio sono state uccise da un uomo che conoscevano (90,8%). Nel 53,8% dei casi c’era una relazione intima tra l’assassino e la vittima e nel 36,9% dei casi il femminicida era un conoscente. Secondo la ricerca inoltre, il tipo e l’intensità della relazione sembrano aver influenzato il modo in cui la violenza è avvenuta


Nei casi in cui le vittime e gli autori avevano una relazione intima, il rischio di overkill, cioè di un uso eccessivo di violenza che va oltre quello necessario per causare la morte, era quattro volte più alto  (46,1%) rispetto a quando la violenza avveniva contro vittime sconosciute (16,7%). In particolare, l'overkill sembrava verificarsi più frequentemente quando la relazione tra vittima e autore era disfunzionale ed emotivamente tesa (nel 53,9% dei casi). Anche per le vittime prostitute, il rischio di overkill era quasi quadruplo per coloro che conoscevano i loro perpetratori (49,5%), rispetto a quando non lo conoscevano. 


Inoltre, confrontando le prostitute con qualsiasi vittima sconosciuta, il rischio di essere uccise in overkilling era quasi cinque volte più alto per le prime, suggerendo che le prostitute sono comunque sempre più a rischio di essere uccise con eccessiva violenza ed efferatezza: una combinazione di rabbia esternalizzata e distruttività mirata. Questo sembra anche essere suggerito dal fatto che le prostitute avevano più probabilità di essere vittime di omicidi sessuali, mutilazioni post-mortem e di essere uccise da uomini coinvolti in una persistente carriera criminale. 


Il campione della ricerca era composto da 330 vittime di femminicidio e includeva donne prostitute e donne non prostitute con età media di 44,31 anni. L'83,0% delle vittime erano italiane, mentre il 17% erano straniere. Gli autori di femminicidio sono 303 con un’età media di 42,88 anni: 288 di loro (95%) hanno ucciso una sola vittima, mentre 15 (il 5%) hanno ucciso almeno due vittime in episodi distinti. Nel complesso, il 26,4% degli autori di femminicidio aveva precedenti penali ufficiali. I dati sono stati raccolti all'Istituto di Medicina Legale e all'Archivio dell'Obitorio di Torino, resi anonimi, non identificabili e codificati numericamente a fini statistici.


I risultati di questo studio evidenziano come le donne vittime di violenza non siano un gruppo omogeneo, anche se alcuni dei correlati psicosociali sono i medesimi, e danno rilevanza alle caratteristiche che sottendono il tipo, l’intensità e la natura della relazione tra prostitute e non prostitute e i loro aggressori. Queste variabili, secondo la ricerca, sono ciò che rende la violenza contro le donne un problema prevenibile.


È guardando non solo al tipo della relazione, ma soprattutto all’intensità (intima/affettiva versus professionale versus superficiale) e alla qualità della stessa (disfunzionale o patologica) che un’accurata valutazione del rischio differenziale può essere pianificata, e misure di intervento informative e preventive possono essere realizzate. (Fonte: Ufficio stampa UniTo)


 


 


Violenza contro le donne nelle coppie eterosessuali: una rassegna di considerazioni psicologiche e medico-legali

La violenza del partner intimo contro le donne (IPVAW) è la violazione più pervasiva dei diritti delle donne nel mondo, causando danni devastanti per tutta la vita.


Le vittime possono soffrire di problemi di salute fisica, emotiva o mentale e sperimentare effetti dannosi sulla salute sociale, psicologica e relazionale con le loro famiglie, in particolare i bambini.


A causa della complessità riguardante la violenza contro le donne nelle coppie eterosessuali, è importante fare una chiara distinzione tra maltrattamenti psicologici e fisici, che include anche la violenza psicologica.


Questa differenziazione è importante per determinare i diversi aspetti emotivi e psicologici del maltrattamento al fine di comprendere le ragioni per cui alcune donne rimangono in tali relazioni e per spiegare i profili di personalità delle vittime e degli autori.


In questa breve rassegna narrativa, sono state combinate prospettive di psicologia del profondo e teoria dell'attaccamento da studi su traumi, legami traumatici e complesso autore / vittima nella violenza di genere.


È stata anche considerata la crescente letteratura sull'IPVAW in relazione al campo medico-legale. La strategia di ricerca includeva la violenza del partner intimo, gli stili di attaccamento, i fattori di rischio e la relazione vittima / autore.


Distinguere i diversi tipi di IPVAW è un passaggio necessario per comprendere la complessità, le cause, le correlazioni e le conseguenze di questo problema. Soprattutto, consente l'implementazione di efficaci strategie di prevenzione e intervento.


Tullio V, Lanzarone A, Scalici E, Vella M, Argo A, Zerbo S. Violence against women in heterosexual couples: A review of psychological and medico-legal considerations. Med Sci Law. 2021 Jan;61(1_suppl):113-124.


 


Violenza del partner intimo (IPV) durante la pandemia: Politiche, strategie e raccomandazioni di contrasto

Durante la pandemia da Covid-19 si è registrato un notevole aumento di casi di violenza alle donne da parte del partner intimo (IPV). DoRS ha individuato e analizzato studi e revisioni che si sono occupate dell’argomento per ricavare strategie e raccomandazioni a contrasto del fenomeno.


Revenge porn e violenza sulle donne

Fra le tante conseguenze negative della pandemia di Covid-19, le restrizioni alla libera circolazione delle persone hanno peggiorato ulteriormente le situazioni di violenza all’interno delle mura domestiche. Molte donne si sono ritrovate recluse in casa, in compagnia di uomini violenti, maltrattanti, senza alcuna possibilità di abbandonare l’abitazione. 


Il Centro Antiviolenza “Uscire dal Silenzio” di Settimo Torinese da dieci anni continua attraverso un’opera di volontariato a sostenere le donne vittime di violenza. Il Centro è nato nel 2011 come Associazione da un’idea della commissione di Pari Opportunità del Comune di Settimo, per aiutare le donne in situazioni di disagio e vittime di violenza.


L’Associazione continua a promuovere dal 2017 sul territorio i percorsi di crescita nelle scuole sugli stereotipi di genere. Laboratori rivolti alle classi seconde e quarte delle scuole primarie, con lo scopo di far riflettere i bambini e le bambine sui preconcetti legati al genere.


Tra le iniziative organizzate, vi è il progetto Calendario Maestre 2021. Il progetto è nato in collaborazione con un gruppo di insegnanti provenienti da tutta Italia. Dopo l’episodio della maestra vittima di revenge porn e di vittimizzazione secondaria da parte della dirigente scolastica e delle mamme dei propri alunni, le docenti hanno deciso di mettersi insieme per creare disegni volti a rappresentare la vita di una maestra nella sfera più intima e personale, proprio per contrapporsi all’idea che una maestra non possa avere una vita privata. Dall’idea è nato così un calendario la cui vendita andrà  a finanziare le iniziative del Centro antiviolenza.


 


 


 


 


 


Lotta alla violenza di genere: un corso di formazione

ActionAid insieme a La Fabbrica (ente accreditato MIUR 170/2016) ha elaborato il corso di formazione online  “SDG 5 e il ruolo della scuola nel contrasto e nella prevenzione della violenza di genere”, che si inserisce nelle Linee guida nazionali del MIUR per l'attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 per la promozione dell'educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere


Secondo le parole di  Corinne Reier, school expert di Youth for Love “Il corso nasce dalle attività formative e laboratoriali di Youth for Love che stanno continuando con dei webinar con docenti e studenti, per fornire ai e le docenti, anche coloro che non partecipano al progetto specifico, efficaci strumenti pratici e teorici per decostruire gli stereotipi di genere e sviluppare abilità e competenze, in particolare quelle di cittadinanza attiva, per il rispetto delle pari opportunità per tutte e tutti, contrastando fenomeni di bullismo e ogni altra forma di violenza o discriminazione”.


Durante il processo di crescita vari stereotipi perpetrati nella nostra società legati al genere, alla condizione sociale, all’origine, all’orientamento sessuale, condizionano i comportamenti e sono spesso alla base di violenza e bullismo. La violenza di genere tra i/le adolescenti è un fenomeno complesso che si manifesta in molteplici forme e colpisce milioni di bambine e bambini, famiglie e comunità (dati UNESCO e UN Women). L’intera comunità educante gioca un ruolo chiave nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere. In particolare le scuole hanno la responsabilità etica e legale di prevenire la violenza di genere ed educare al rispetto e alle differenze e di gestire adeguatamente gli episodi di violenza attraverso programmi educativi e procedure facilmente attuabili, in collaborazione con attori chiave del territorio.