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OMS: Rapporto "Mental Health Atlas 2020"

Il rapporto, pubblicato ogni tre anni, è una raccolta di dati forniti dai paesi di tutto il mondo su politiche di salute mentale, legislazione, finanziamenti, risorse umane, disponibilità e utilizzo di servizi e sistemi di raccolta dati. Serve come guida per i paesi per lo sviluppo e la pianificazione dei servizi di salute mentale. L'Atlante della salute mentale 2020 include informazioni e dati sui progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di salute mentale per il 2020 stabiliti dalla comunità sanitaria globale e inclusi nel piano d'azione completo per la salute mentale dell'OMS. Include dati sugli indicatori aggiunti di recente sulla copertura dei servizi, l'integrazione della salute mentale nell'assistenza sanitaria di base, la preparazione per la fornitura di salute mentale e supporto psicosociale nelle emergenze e la ricerca sulla salute mentale. Include anche nuovi obiettivi per il 2030. 


"Mental Health Atlas", pubblicato in occasione della Giornata mondiale della salute mentale che si è celebrata il 10 ottobre 2021, evidenzia la carenza globale di investimenti. Nel 2020, solo il 51% dei 194 Stati membri ha riferito che la propria politica per la salute mentale era in linea con gli strumenti sui diritti umani, ben al di sotto dell'obiettivo dell'80%. E solo il 52% dei paesi ha raggiunto l'obiettivo relativo ai programmi di promozione e prevenzione. L'estensione del piano d'azione per la salute mentale al 2030 offre nuove opportunità di progresso.


Depressione e ansia in età pediatrica raddoppiate durante la pandemia

Una recente metaanalisi (comprendente 29 studi e quasi 81.000 partecipanti con età media di 13 anni) ha rilevato che la sintomatologia ansioso-depressiva tra i bambini e gli adolescenti è aumentata durante il primo anno della pandemia di covid-19. Si registra infatti una prevalenza maggiore del 25% per i sintomi depressivi e del 20% per i sintomi di ansia generalizzata, mentre prima della pandemia le stime tra i ragazzi erano rispettivamente del 12,9% e dell'11,6%. In particolare, i tassi di depressione e ansia sono maggiori tra le ragazze rispetto al genere maschile, e tra gli adolescenti più "vecchi". Gli autori raccomandano perciò maggiore attenzione ai medici di famiglia e ai pediatri, nonché ai genitori a cui chiedono di mantenere ritmi costanti e regolari rispetto alle attività scolastiche, la durata delle ore di sonno, la quantità di attività fisica svolta dai figli nel post covid, per preservare la loro salute mentale.


Inoltre, gli autori segnalano la necessità di interventi di telemedicina di gruppo e individuali per i bambini e gli adolescenti che hanno manifestato segni di depressione e/o ansia durante e a seguito della fase emergenziale acuta della pandemia.

 


Slomski, A.

Pediatric Depression and Anxiety Doubled During the Pandemic. JAMA. 2021;326(13):1246.




Associazione tra salute mentale, attività fisica svolta dai bambini e tempo passato davanti allo schermo

Gli autori della survey nazionale hanno indagato l'associazione tra la salute mentale, l'attività fisica svolta dai bambini e il tempo passato davanti allo schermo durante la pandemia di COVID-19, coinvolgendo circa 1000 scolari statunitensi: i risultati rilevano - attraverso un questionario standardizzato (Strengths and Difficulties Questionnaire) - una migliore salute mentale per i bambini maggiormente impegnati in attività fisica e con minor tempo trascorso davanti a uno schermo. Le iniziative che promuovono l'attività fisica e riducono il tempo trascorso davanti a uno schermo possono dunque essere considerate una modalità per promuovere il benessere mentale dei bambini.


Pooja S, et Al. Association of Children's Physical Activity and Screen Time With Mental Health During the COVID-19 Pandemic. Jama Netw Open. 2021;4(110):e2127892


 


Colloquio motivazionale per migliorare l'utilizzo dei servizi di salute mentale tra i giovani con patologie croniche

Un trial randomizzato ha valutato gli effetti di un corso di formazione sul colloquio motivazionale rivolto ai medici di base e ai pediatri rispetto all'aumento dell'uso dei servizi da parte dei giovani in situazioni cliniche di ansia e depressione. Sono stati coinvolti 164 giovani con sintomatologia ansioso-depressivo cronica. I risultati non hanno rilevato un aumento nell'accesso alle cure nè nella richiesta di colloqui/counseling da parte dei ragazzi rispetto a visite mediche tradizionali. Ma la formazione è stata correlata a un aumento della durata del dialogo tra medico e giovane paziente e a livelli di ansia più bassi nel follow up a 1 anno. Gli autori suggeriscono di effettuare studi specifici per verificare se l'aumento del tempo dedicato al colloquio tra medico e paziente può a lungo termine facilitare un maggiore uso dei servizi sanitari da parte dei giovani con condizioni mediche croniche.


Reinauer C, Platzbecker AL, Viermann R, et al. Efficacy of Motivational Interviewing to Improve Utilization of Mental Health Services Among Youths With Chronic Medical Conditions: A Cluster Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. 2021;4(10):e2127622


Vertice sulla salute mentale di Atene

La pandemia di COVID-19 ha esacerbato i problemi di salute mentale, che hanno già colpito milioni di persone, con un impatto che probabilmente si farà sentire negli anni a venire. In un vertice di alto livello organizzato dall'OMS/Europa e dal governo della Grecia, i ministri e i rappresentanti dei paesi della regione europea dell'OMS hanno inviato un messaggio forte sull'importanza di dare priorità alla salute mentale nel processo di recupero. In una dichiarazione innovativa adottata durante il vertice, i ministri hanno riconosciuto l'impatto sulla salute mentale del COVID-19 e hanno chiesto maggiori investimenti nei servizi di salute mentale e l'inserimento del supporto per la salute mentale al centro dell'agenda di recupero post COVID-19.


Le discussioni si sono concentrate sugli aspetti critici della salute mentale, compresi i servizi di salute mentale, gli impatti della pandemia sui gruppi vulnerabili, gli aspetti della qualità dell'assistenza e gli impatti specifici sugli operatori sanitari.


Con la diffusione di COVID-19, i conseguenti blocchi e altri limiti al movimento e all'interazione sociale hanno causato un aumento dei problemi di salute mentale, in particolare quelli associati alla sicurezza personale, all'autoisolamento, alla disoccupazione, alle preoccupazioni finanziarie e all'esclusione sociale. In molti casi, i servizi sono stati interrotti a causa delle restrizioni di blocco e della riallocazione degli operatori sanitari.


I servizi sanitari di qualità, in particolare legati alla salute mentale, sono stati identificati come una parte cruciale della ripresa da COVID-19. Questo è un problema che riguarda tutti i settori dell'assistenza sanitaria, ma è particolarmente cruciale per il settore della salute mentale. Poiché siamo ora a un bivio in questo momento critico, i governi, i decisori politici e gli attori internazionali stanno ripensando il loro approccio alla qualità dell'assistenza alla salute mentale, con la sicurezza dei pazienti in primo piano nella discussione.


Obiettivi della Coalizione europea per la salute mentale: affrontare lo stigma e la discriminazione; costruire servizi di salute mentale accessibili e multidisciplinari nelle comunità locali; rinnovare l'assistenza sanitaria di base; rafforzare gli investimenti in una forza lavoro per la salute mentale adeguata allo scopo; affrontare i determinanti strutturali e ambientali della cattiva salute mentale.


App per la salute mentale per adolescenti e giovani: una revisione sistematica

Le applicazioni per smartphone ("app") hanno il potenziale per migliorare la scalabilità degli interventi di salute mentale per i giovani, tuttavia, l'efficacia delle app autonome nella gestione della salute mentale rimane poco chiara. La revisione sistematica, con metanalisi, fornisce un riepilogo aggiornato delle prove di alta qualità disponibili. Sono stati selezionati undici studi randomizzati controllati, che coinvolgono un campione aggregato di 1706 adolescenti e giovani adulti (fascia di età da 10 a 35 anni). Gli interventi sulle app hanno prodotto un miglioramento significativo dei sintomi in più risultati. Non è stato possibile stabilire benefici a lungo termine, sebbene studi individuali abbiano riportato tendenze positive fino a 6 mesi dopo. In conclusione: le app per smartphone promettono di essere uno strumento autonomo di autogestione nella fornitura di servizi di salute mentale. Sono necessari ulteriori studi controllati con dati di follow-up per confermare questi risultati e determinare l'impegno e l'efficacia del trattamento tra i diversi gruppi di partecipanti.


Leech T, Dorstyn D, Taylor A, & Li W. (2021). Mental health apps for adolescents and young adults: A systematic review of randomised controlled trials. Children and Youth Services Review, 127, 106073.


World Mental Health Day 2021. Salute mentale per tutti: facciamola diventare realtà
La pandemia di COVID-19 ha avuto un forte impatto sulla salute mentale delle persone. Alcuni gruppi, tra cui operatori sanitari e altri operatori in prima linea, studenti, persone che vivono da sole e persone con condizioni di salute mentale preesistenti, sono stati particolarmente colpiti. E i servizi per i disturbi mentali, neurologici e da uso di sostanze sono stati significativamente interrotti. Eppure c'è motivo di ottimismo. Durante l'Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2021, i governi di tutto il mondo hanno riconosciuto la necessità di potenziare i servizi di salute mentale di qualità a tutti i livelli. E alcuni paesi hanno trovato nuovi modi per fornire assistenza sanitaria mentale alle loro popolazioni. Durante la campagna della Giornata mondiale della salute mentale di quest'anno, l'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrerà gli sforzi compiuti in alcuni di questi paesi e incoraggerà a evidenziare storie positive, come ispirazione per gli altri. Verranno forniti anche nuovi materiali, in formati di facile lettura, su come prendersi cura della propria salute mentale e dare supporto anche agli altri. Lo slogan di quest'anno è "Salute mentale per tutti: facciamola diventare realtà".

 

 

 

Dati sul suicidio durante la pandemia da COVID-19 a Milano

 L'Europa è stato il secondo continente più colpito dalla pandemia da coronavirus del 2019 (COVID-19), con l'Italia che ha pagato un bilancio di vittime molto elevato, in particolare in Lombardia. La pandemia ha avuto un profondo impatto sulla salute mentale e sui tassi di suicidio nel mondo sin dal suo scoppio. I tassi di suicidio legati al COVID-19 hanno comunque seguito una tendenza non lineare durante la pandemia, diminuendo dopo l'epidemia di COVID-19, per poi aumentare durante un lungo periodo di follow-up. Pertanto, lo studio è mirato a valutare ulteriormente i tassi di suicidio in Lombardia. È stata effettuata un'analisi retrospettiva di tutte le autopsie eseguite nell'anno 2020 ed entro i primi quattro mesi dell'anno 2021 attraverso la banca dati dell'Istituto di Medicina Legale di Milano. Nell'anno 2020, i suicidi registrati sono diminuiti rispetto al 2016-2019 (21,19-22,97% delle autopsie), essendo 98 (18,08% su 542 autopsie), mentre, nei primi 4 mesi dell'anno 2021, sono stati documentati 35 suicidi (185 autopsie, in totale). Poiché la regione Lombardia è stata gravemente colpita da COVID-19 sin dai primi mesi del 2020, il follow-up retrospettivo esteso ha consentito di trarre conclusioni e approfondimenti più solidi sulla necessità di estendere il follow-up della pandemia di COVID-19 oltre i primi mesi dopo l'epidemia, in tutto il mondo. Si sottolinea la necessità di stanziare fondi adeguati per la prevenzione della salute mentale per la popolazione generale e per quelle più vulnerabili, come le persone con gravi malattie mentali e gli operatori sanitari, gli operatori sanitari in prima linea e chi è in lutto a causa del COVID-19.


Calati R, Gentile G, Fornaro M, Tambuzzi S, Zoja R. Preliminary suicide trends during the COVID-19 pandemic in Milan, Italy. J Psychiatr Res. 2021 Aug 21;143:21-22. doi: 10.1016/j.jpsychires.2021.08.029.


 


L'efficacia dei tele-interventi per il trattamento dei disturbi psichiatrici complessi

Alcuni ricercatori hanno indagato l'efficacia di due tipologie evidence-based di interventi terapeutici psicologici e psichiatrici per il trattamento di disturbi psichiatrici complessi nel setting delle cure primarie, erogati in modalità interattiva on line: tele-interventi teorico-metodologici specifici (erogati direttamente dagli operatori sanitari attraverso consulenze on line, contatti telefonici, colloqui motivazionali), e tele-interventi integrati (con una formazione/supervisione per gli operatori delle cure primarie che erogano l'intervento) .
Lo studio (* pragmatic randomized comparative effectiveness trial) ha coinvolto 1.004 partecipanti adulti, e ha dato i seguenti risultati: entrambi gli approcci migliorano in maniera significativa la situazione clinica dei pazienti. L'approccio specifico ha inoltre la caratteristica "vincente" di utilizzare maggior tempo-lavoro di professionisti sanitari rispetto all'approccio integrato. .


* I pragmatic trial hanno l’obiettivo di dimostrare l’efficacia reale (effectiveness) di un intervento sanitario di provata efficacia (efficacy)


Fortney JC, Bauer AM, Cerimele JM, et al. Comparison of Teleintegrated Care and Telereferral Care for Treating Complex Psychiatric Disorders in Primary Care: A Pragmatic Randomized Comparative Effectiveness Trial. JAMA Psychiatry. Published online August 25, 2021.


 


La cura nella Salute Mentale come valorizzazione della persona e difesa della democrazia

La cura del dolore nel campo della Salute Mentale pubblica è in crisi. Il dominio del modello biomedico l’ha inaridita. L’approccio puramente farmacologico alla “sofferenza mentale” e, tendenzialmente, a tutte le problematiche esistenziali, appiattisce sulla biologia i nostri desideri, sentimenti, pensieri e azioni, facendo leva su un obsoleto determinismo naturalistico. Esso ha creduto di potersi accreditare scientificamente a forza di “evidenze”, costruite a sua immagine e somiglianza, ma l’aver perso di vista l’esperienza soggettiva l’ha condotto a risultati deludenti. Ci sono state tante ricerche, investite grandi risorse finanziarie, sono stati pubblicati molti articoli, ma non sono stati ridotti i suicidi, i ricoveri e non sono stati migliorati gli esiti di guarigione delle persone con problemi di salute mentale.


[…]


L’approccio puramente quantitativo alla terapia del dolore psichico - la sua sedazione che mira soprattutto a renderla invisibile - ha portato allo sviluppo di un dolore sordo che svuota il senso
dell’esistenza, diffondendosi ben al di là dei confini della sofferenza “psichiatrica” conclamata. Le soluzioni anestetiche non riguardano solo coloro che patiscono una sofferenza psichica grave, ma affliggono chiunque nelle varie fasi della sua vita incontri difficoltà, incertezze, vacillamenti, crisi esistenziali. Persone giovani o adulte che hanno un’alta probabilità di essere ridotte a un’etichetta diagnostica con cui saranno portate ad identificarsi e con cui saranno identificate. Il progetto mistificante di una società senza dolore che passivizza i cittadini, sia deprimendoli sia
spingendoli verso la scarica impulsiva/compulsiva delle loro emozioni, ha creato storicamente un terreno favorevole al totalitarismo. Ribellarsi all’equiparazione tra la persona e la sua biologia è una questione di civiltà. Contrastare la standardizzazione, l’omologazione dei comportamenti e la sottomissione della nostra concezione della vita al tecnicismo dilagante, è affermare la democrazia.


Manifesto a firma di Angelo Barbato (Istituto Mario Negri Milano), Antonello D’Elia (Presidente di Psichiatria Democratica), Pierluigi Politi (Ordinario di Psichiatria Università di Pavia), Fabrizio Starace (Presidente Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica) e Sarantis Thanopulos (Presidente della Società Psicoanalitica Italiana).


Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su Salute mentale e COVID-19

Le raccomandazioni del Technical Advisory Group (‎TAG)‎ sugli impatti sulla salute mentale di COVID-19 nella regione europea dell'OMS rappresentano il lavoro del TAG tra febbraio e giugno 2021. Nella sua seconda riunione del 23 marzo 2021, il TAG ha concordato di inquadrare le raccomandazioni in tre aree chiave di impatto: popolazione generale e comunità; gruppi vulnerabili; servizi pubblici di salute mentale. Le bozze di raccomandazioni per ciascuna area tematica sono state oggetto di due cicli di discussione durante il terzo e il quarto incontro del TAG, tenuti rispettivamente il 23 aprile e il 28 maggio 2021. Le raccomandazioni sono approvate dal TAG in quanto rappresentano le migliori prove disponibili con la consulenza di esperti sugli impatti sulla salute mentale di COVID-19 e le relative opportunità di azione.


Ecco, in sintesi, le raccomandazioni:


1. I Paesi dovrebbero promuovere e consentire l'accesso a beni culturali adattati, promuovere interventi basati sull'evidenza per la salute mentale e il supporto psicosociale attraverso il digitale e altri mezzi, inclusi interventi per aumentare la resilienza e aiutare le persone a far fronte a stress e solitudine.


2. I Paesi dovrebbero promuovere e incorporare il supporto psicologico attraverso iniziative sul posto di lavoro e fornire supporto occupazionale e/o finanziario a coloro a cui è impedito di lavorare o che sono in procinto di tornare al lavoro.


3. I Paesi dovrebbero affrontare i determinanti sociali della salute mentale, tra cui povertà, disoccupazione e disuguaglianze socioeconomiche, attraverso azioni mirate a fornire sostegno finanziario alle famiglie in condizioni di impoverimento o a rischio di impoverimento a causa di perdita di reddito o disoccupazione, comprese le indennità di assenza per malattia di coloro che temporaneamente sono impossibilitati a lavorare.


4. I Paesi dovrebbero monitorare i cambiamenti nella salute mentale a livello di popolazione attraverso misure e strumenti validi, standardizzati e comparabili.


5. I Paesi dovrebbero promuovere, comunicare e aumentare l'accesso all’apprendimento socioemotivo, fornire supporto educativo per la perdita di apprendimento e sostegno psicosociale nelle scuole e nelle università e fornire maggiore sostegno comunitario per adolescenti e giovani adulti.


6. I Paesi dovrebbero promuovere e consentire l'accesso alla salute mentale e al supporto psicosociale per le persone direttamente colpite dalla malattia COVID-19.


7. I Paesi dovrebbero sviluppare, comunicare e mettere in atto la preparazione all’emergenza per le persone con disabilità e nell'assistenza a lungo termine, e garantire accesso continuo e assistenza facilitata a cure e supporto di qualità.


8. I Paesi dovrebbero rafforzare e sviluppare la salute mentale e i servizi di supporto psicosociale come parte integrante della preparazione e della risposta al COVID-19 e ad altre emergenze di salute pubblica.


9. I Paesi dovrebbero garantire che i servizi di salute mentale siano legalmente salvaguardati dal punto di vista operativo e finanziario e supervisionati per la fornitura su larga scala di personale in servizi centrati e basati sulla comunità che includano modalità di cura innovative.


10. I Paesi dovrebbero garantire condizioni di lavoro sicure, eque e di supporto per gli operatori sanitari e di assistenza in prima linea, compresa la fornitura di adeguate protezioni, attrezzature, retribuzione e condizioni riviste e accesso alla formazione e al supporto psicosociale.


11. I Paesi dovrebbero fornire operatori per la salute mentale e soccorritori in prima linea con opportunità di sviluppo delle capacità e di formazione, abilità psicosociali di base e altri strumenti per mitigare gli impatti psicologici di COVID-19, sia per i loro clienti sia per se stessi.


Sintomi depressivi e ansia nei bambini e negli adolescenti durante la pandemia. Una metanalisi

Qual è la prevalenza globale di sintomi di ansia e depressione clinicamente elevati nei bambini e negli adolescenti durante il COVID-19? In questa metanalisi di 29 studi, che includevano 80879 giovani a livello globale, le stime di prevalenza aggregate di depressione e ansia clinicamente elevate nei bambini e negli adolescenti erano rispettivamente del 25,2% e del 20,5%. La prevalenza dei sintomi di depressione e ansia durante COVID-19 è raddoppiata, rispetto alle stime prepandemiche, e le analisi hanno rivelato che i tassi di prevalenza erano più alti negli adolescenti più grandi e nelle ragazze. Le stime globali della malattia mentale di bambini e adolescenti osservate nel primo anno della pandemia di COVID-19 in questo studio indicano che la prevalenza è aumentata in modo significativo, continua a rimanere alta e quindi merita attenzione per la pianificazione del recupero della salute mentale.  Sono state interrogati quattro database (PsycInfo, Embase, MEDLINE e Cochrane Central Register of Controlled Trials) dal 1 gennaio 2020 al 16 febbraio 2021. Stime aggregate ottenute nel primo anno della pandemia di COVID-19 suggeriscono che 1 giovane su 4 a livello globale sta vivendo sintomi di depressione clinicamente elevati, mentre 1 giovane su 5 sta vivendo sintomi di ansia clinicamente elevati. Queste stime aggregate, che sono aumentate nel tempo, sono il doppio delle stime prepandemiche.


Sebbene la metanalisi sostenga l'urgente necessità di interventi e sforzi di recupero volti a migliorare il benessere di bambini e adolescenti, evidenzia anche che le differenze individuali devono essere considerate quando si determinano gli obiettivi di intervento (ad esempio, età, sesso, esposizione a COVID- 19, fattori di stress). La ricerca sugli effetti a lungo termine della pandemia di COVID-19 sulla salute mentale, compresi studi con misurazioni da pre- a post-COVID-19, è necessaria per aumentare la comprensione delle implicazioni di questa crisi sulle traiettorie di salute mentale dei bambini e degli adolescenti.


Racine N, McArthur BA, Cooke JE, Eirich R, Zhu J, Madigan S. Global Prevalence of Depressive and Anxiety Symptoms in Children and Adolescents During COVID-19: A Meta-analysis. JAMA Pediatr. Published online August 09, 2021.


Le conseguenze della pandemia: Long Covid e Covid Fatigue

Il Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo ha organizzato il 13 luglio 2021 il seminario online #checovidfatigue, per affrontare il tema del long Covid e della Covid Fatigue legato alle le conseguenze psicologiche del confinamento prolungato causato dalla pandemia.


Obiettivo del seminario era richiamare l’attenzione delle organizzazioni del Terzo settore su questo aspetto ancora poco noto, lanciando contestualmente la proposta di presentazione e finanziamento di progetti innovativi rivolti al contrasto di un disagio che rischia di accentuare le fragilità – e farne nascere di nuove – nei prossimi anni Tornare a una vita normale, per giovani e adulti, per chi ha avuto perdite o chi ha curato i familiari, comporta sforzi e scelte da supportare.


L’incontro è stato moderato da Maria Beatrice Toro, direttrice didattica della Scuola di specializzazione di Psicoterapia Cognitivo Interpersonale SCINT di Roma, e autrice di un libro riguardante proprio il superamento di stress, ansia e rabbia in tempi di pandemia.


Qui di seguito una sintesi degli interventi.



  1. Stefano Vicari, Primario di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza dell’ Ospedale pediatrico, ha affrontato il tema dell’ aumento dei disturbi di disagio mentale di bambini e adolescenti, spesso legati a situazioni in cui i genitori hanno vissuto con ansia ciò che accadeva (i bambini e gli adolescenti riflettono il microclima familiare).
    All’ospedale pediatrico è stato osservato un netto aumento della richiesta di aiuto (30% di accesso al Pronto Soccorso per problemi psichiatrici), in particolare nella II ondata (dall’autunno scorso fino a pochi mesi fa), e soprattutto per comportamenti autolesionistici e ideazione suicidaria, insieme a disturbi alimentari.
    Nella prima ondata c’era stata, invece, una riduzione degli accessi.
    Una possibile spiegazione riguarda “il contesto reattivo”: la prima ondata aveva chiuso tutti dentro casa, genitori insieme ai propri figli, in un clima caratterizzato da canti dai balconi, da una sensazione di speranza e di rapida evoluzione positiva. In autunno i genitori sono tornati al lavoro, mentre i ragazzi sono rimasti a casa da soli: i ragazzi raccontano infatti ai sanitari un senso di angoscia legato a solitudine profonda, e questo fa capire ancora di più l’importanza delle relazioni familiari e tra pari per i ragazzi, che non sono sostituibili con gli incontri on line.


Per quanto riguarda le possibilità di recupero, secondo il dott. Vicari sarà “un’onda lunga”: <<l’aspetto di  impulsività sembra aver lasciato segni profondi...insieme alla perdita di prospettiva, al senso di mancanza di futuro (mi è stato tolto un anno e mezzo di vita che non recupererò più, dicono i 14enni)>>.

Viene sottolineato che il disturbo mentale in età evolutiva non nasce col COVID-19. Secondo l’OMS, infatti, riguarda il 20% degli adolescenti: <<Sono dati noti da tempo, ma non è mai diventata una priorità, …  ci sono attualmente Regioni italiane dove non ci sono posti letto per ragazzi che tentano il suicidio e si ritrovano ricoverati in reparti psichiatrici per adulti con schizofrenici cronici>>.


Sempre secondo il dott. Vicari, a partire dalla sua esperienza, “La richiesta di aiuto è molto alta, la capacità di risposta del servizio sanitario pubblico è scarsa” , sottolineando come nell’80% dei casi le psicoterapie e di sostegno per i minori vengano erogate da strutture private in Italia, ed evidenziando la necessità di una presa in carico di bambini e adolescenti che non dimentichi i genitori e in particolare le madri (impatto di genere della pandemia è stato accertato)



  1. Gemma Calamandrei, responsabile del Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’ISS - Istituto Superiore di Sanità, e coordinatrice del gruppo di lavoro ISS Salute mentale ed emergenza Covid-19, ha affrontato il tema dell’Impatto della pandemia su persone in situazioni di “normalità” e su coloro che si trovavano già in situazioni di fragilità psichiatrica.


Sono stati citati alcuni documenti istituzionali internazionali ( OMS e IASC, 2020) che hanno tempestivamente dato attenzione alla salute mentale, soprattutto alla luce della definizione di benessere mentale in una visione sistemica (che si esplica nel contesto fisico, ambientale, sociale, laddove è possibile operare per prevenire e mitigare ), per far comprendere come questo tema riguardi tutta la popolazione.

E’ stato illustrato  il ruolo e l’operato del Gruppo di lavoro Iss Salute mentale ed emergenza Covid-19, in particolare:
- la redazione tempestiva delle lndicazioni ad interim dell’ISS, per orientare i servizi: 7 rapporti tecnici preparati in 2 mesi, tenendo conto di alcune vulnerabilità specifiche, in particolare ad esempio la categoria degli operatori sanitari, situati all’interno di strutture che non erano preparate ad affrontare il carico di stress e il forte shock. <<L’esperienza della pandemia può diventare una opportunità per mettere in atto dei suggerimenti per rendere il luogo di lavoro del mondo dell’assistenza più gestibile rispetto allo stress.>>
Per individuare i bisogni e i suggerimenti da fornire si è fatto riferimento agli studi e alla letteratura, e sono state avviate alcune indagini qualitative ad hoc all’interno del mondo delle corsie e reparti ospedalieri (laddove erano interdetti i rapporti tra familiari e residenti, e gli operatori sanitari hanno dovuto gestire la perdita/lutto dei propri assistiti e imparare a comunicarlo ai familiari).
- Il programma di intervento per non perdere il contatto con il paziente psichiatrico, a maggior rischio di mortalità (in Italia come nel mondo), a partire dall’individuazione di alcune variabili per capire i problemi di discontinuità dell’assistenza (progetto di ricerca con il Ministero della Salute per indagare cosa succede nei territori rispetto ai bisogni di salute mentale e individuare modalità di azione da utilizzare in futuro, al di là della pandemia)


3.Massimo Buratti, psicologo clinico della Fondazione, Soleterre - Strategie di Pace onlus, e consulente tecnico del Fondo nazionale per il supporto psicologico, si è occupato del benessere degli operatori sanitari.


Ha raccontato la prosecuzione del lavoro di supporto psicologico con gli operatori sanitari dell’IRCSS di Pavia, in presenza, soprattutto nei PS e nelle terapie intensive, che ha previsto la presa in carico anche di alcuni familiari: <<L’aspetto più potente di questa situazione è che non c’è un luogo sicuro: si passa dalla paura di contagiarsi alla paura di contagiare i familiari>>. Poiché c’erano molti casi di operatori che non tornavano a casa, sono state predisposte modalità virtuali per mantenere la continuità dei rapporti.
A giugno 2020, la fondazione ha cominciato a occuparsi anche di pazienti, persone che avevano subito intubazione e ricovero, che avevano necessità di avere qualcuno presente (pur se con l’aspetto di un astronauta per via dei dispositivi di sicurezza indossati). Grazie al fondo di beneficienza del San Paolo, l’esperienza si è via via estesa ad altre province e ospedali.
Alla fine del 2020, con la riapertura delle scuole, l’allarme si è esteso, la delusione è aumentata, su richiesta è stato avviato un intervento in presenza con gli studenti  in un istituto comprensivo di Pavia, in remoto, e parallelamente è stato effettuato un supporto psicologico per i genitori,… << arrabbiati e delusi che si sentivano condannati a ripercorrere il trauma dei mesi precedenti … persone che avevano una stanchezza che non avevano recuperato.>>
Un intervento analogo è stato realizzato in un istituto scolastico di Taormina, dove la situazione era più critica: mentre in Lombardia lo smart working aveva preservato dei posti di lavoro, in Sicilia ciò non è accaduto, anche perché molte occupazioni sono legate al turismo.
Alla domanda se “I progetti possono servire a ricostruire la fiducia? “, lo psicologo risponde: <<Solo facendo cultura si può ricostruire e fare squadra, il nemico è solo uno, il covid, non è lo stato;… fare cultura e non fare contrapposizione è anche non additare chi non mette la mascherina ma capire le ragioni e spiegare e motivare>>, esortando a diventare protagonisti e partecipanti attivi al controllo dell’emergenza, cioè “diventare parte della soluzione anzichè parte del problema


4.Roberto Vignola, vice direttore di CESVI – Cooperazione e Sviluppo di Bergamo, ha analizzato il tema del mondo degli anziani e del caregiver, evidenziando come la prima risposta all’emergenza covid sia stata sanitaria, poi clinico-assistenziale: sono stati realizzati dei progetti per over 65 su Bergamo e provincia, per rispondere inizialmente ai bisogni primari (es. la spesa); successivamente ci si è organizzati per fornire assistenza psicologica (domiciliare e help line telefonica), estendendo il raggio di azione al supporto digitale per gli over 65 in condizioni socio economiche di fragilità del V municipio di Milano (attraverso un monitoraggio fisico e psicologico con gli operatori del Centro Famiglie del territorio).
Si tratta del “Progetto relazioni resilienti”, la cui I fase si è svolta da aprile a giugno 2020 (per coordinatori dei servizi socio assistenziali) e la ll fase (per tutti gli altri operatori) è terminata a fine ’20, una volta terminata la fase acuta dell’emergenza.
Il covid ha fatto da detonatore in quelle famiglie già vulnerabili (chiusure e isolamento dovuto al lockdown)


Alcuni concetti-chiave emersi dal dibattito finale tra i relatori ei partecipanti collegati on line:

- le criticità riguardanti l’incapacità di controllo dei gesti impulsivi e l’aumento di atti autolesionistici da parte degli adolescenti sono state rilevate da molti insegnanti, anche durante il lavoro/didattica on line, spesso in affiancamento alla sensazione di “genitori che non si accorgono”.
La pandemia e i conseguenti “blocchi” ci ricordano che la scuola va vista come agenzia educativa che favorisce la creazione di relazioni positive e la gestione delle emozioni, e che per molti ragazzi è l’unico elemento di supporto. C’è inoltre un gran bisogno di lavorare sull’educazione alla genitorialità: se i genitori educano i propri figli a gestire le emozioni ed essere autonomi, questi ragazzi avranno maggiori probabilità di fronteggiare le situazioni difficili nella propria vita da adulti. I genitori non fungono solo come organizzatori del tempo dei propri figli, ma come educatori.



  • La maggior parte dei disturbi psicologici lievi non sono affrontati: le persone che hanno problemi legati alla perdita del lavoro non sono sostenute in maniera adeguata (con interventi psicosociali o psicoeducativi), così come i giovani universitari (fascia in cui si presentano gli esordi di disturbi medio lievi) che non possono rivolgersi ai DSM che sono attrezzati per i disturbi gravi e conclamati; ecco perché è necessario un cambiamento strutturale, ripensare una rete, un modello stepped care delle cure primarie


 


“Fare cultura”: si è scoperto che il contesto familiare non è garanzia di attenzione e vicinanza; che la scuola non è solo la lezione sui banchi ma anche le pause nei corridoi con i compagni, abbiamo scoperto che il luogo di lavoro (anche l’ospedale) è anche la pacca sulle spalle del coordinatore e la pausa caffè col collega: la relazione, lo spazio che sembra perso è un tempo impiegato a sentirci in relazione e costruire reti. Bisogna saper usare lo smart working e la DAD, comprendendone potenzialità e insidie." Il covid a livello simbolico lascia proprio questa ferita del respirare come fonte di contagio e dell’abbraccio che diventa rischioso, ci toglie il contatto con cui nasciamo, dobbiamo perciò forzarci per tornare nella comunità, in condizioni di sicurezza, senza essere travolti dalla modalità di vita esclusivamente virtuale – che agevola ma non è sostitutiva".


https://group.intesasanpaolo.com/it/sociale/fondo-di-beneficenza


 


 


Per una salute mentale di comunità: possibili esiti della Conferenza 2021

Promuovere e rilanciare l’assistenza territoriale per la salute mentale, assumere la comunità come cornice di riferimento, proteggere i diritti umani e la dignità delle persone con sofferenza mentale, favorire ovunque possibile una presa in carico inclusiva e partecipata.


Nerina Dirindin fa il punto sui possibili esiti della Conferenza governativa 2021 per la salute mentale di comunità.


2a Conferenza nazionale per la salute mentale: "Per una salute mentale di comunità"

La 2a Conferenza Nazionale per la Salute Mentale “Per una Salute Mentale di Comunità”, promossa dal Ministero della Salute il 25 e 26 giugno aveva i seguenti obiettivi:



  • riaffermare il principio, come sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che non c’è salute senza salute mentale, e che essa è condizione per lo sviluppo economico e sociale delle comunità;



  • ribadire la responsabilità pubblica delle politiche per la Salute Mentale, per garantire in modo uniforme sul territorio nazionale il diritto alla cura e all'inclusione sociale;



  • analizzare in maniera partecipata e trasparente il funzionamento dei servizi per la salute mentale, i modelli organizzativi, le risorse umane ed economiche impiegate, la qualità delle risposte ai bisogni di salute della popolazione e le pratiche per il rispetto dei diritti di cittadinanza;



  • ripensare le politiche future, anche alla luce delle vulnerabilità emerse nel corso della pandemia, valorizzando le buone pratiche e assumendo come cornice di riferimento la salute mentale di comunità. 


La realizzazione della Conferenza è avvenuta a conclusione di un percorso di approfondimento sviluppato da oltre un anno attraverso i lavori del Tavolo Tecnico per la Salute Mentale, istituito presso il Ministero della Salute, e alcuni seminari tematici.


La pagina del Ministero permette l’accesso ai video contenenti le registrazioni delle diverse sessioni delle due giornate di studio.


 


EAAD Best, il Progetto europeo per la prevenzione del suicidio adottato dall’AslTo3

Secondo gli psichiatri, la pandemia da Covid-19 porterà a un incremento dei disturbi psichiatrici e a un aumento della mortalità per suicidio. Per fare fronte in modo efficace a questa vera e propria emergenza sanitaria, dal mese di aprile 2021, è attivo sul territorio del Distretto Area Metropolitana Centro dell’AslTo3  EAAD Best, European Alliance Against Depression che coinvolge il Dipartimento interaziendale di Salute Mentale.


Seconda fase della pandemia: quali sono i bisogni e le opportunità di salute mentale che emergono?

Dors ha seguito il 9 aprile il webinar organizzato dal PRO.M.I.S. Programma Mattone Internazionale Salute su “Salute mentale ed emergenza sanitaria da COVID-19: bisogni ed opportunità emersi nella seconda fase della pandemia”, per presentare i risultati di studi e ricerche rivolte alle categorie più a rischio, quali anziani, giovani, personale medico, persone con problemi pregressi di salute mentale.


Supportare la salute mentale dei giovani durante la pandemia

La crisi COVID-19 si è trasformata in una crisi di salute mentale per i giovani:


La salute mentale dei giovani (15-24 anni) è peggiorata in modo significativo nel 2020-21. Nella maggior parte dei paesi, i problemi di salute mentale in questa fascia di età sono raddoppiati o più. Con un supporto adeguato e un intervento tempestivo, i giovani potrebbero essere in grado di ma c'è il rischio che le conseguenze della crisi COVID-19 continuino a gettare un'ombra sulla vita dei giovani e la loro salute mentale;


Le incertezze e gli impatti generali di COVID-19 non hanno colpito tutte le persone nella stessa misura: i giovani avevano dal 30% all'80% di probabilità in più di segnalare sintomi di depressione o ansia e livelli più elevati di solitudine rispetto agli adulti in Belgio, Francia e Stati Uniti nel marzo 2021.


Il sostegno alla salute mentale per i giovani, in particolare nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro, è stato gravemente interrotto. I giovani si rivolgono a piattaforme come hotline per la salute mentale e centri giovanili per il supporto, mentre i servizi di salute mentale offrono teleconsulti e forme di assistenza a distanza per mantenere la continuità dei servizi.


La chiusura delle istituzioni educative a tutti i livelli ha contribuito all'indebolimento dei fattori protettivi, comprese le interazioni sociali e di routine quotidiane che aiutano a mantenere una buona salute mentale. I giovani provenienti da contesti svantaggiati sono particolarmente colpiti dalla chiusura delle scuole.


L'impatto del COVID-19 sui mercati del lavoro colpisce in modo sproporzionato i giovani, riducendo le opportunità di lavoro part-time e di apprendimento basato sul lavoro per gli studenti e lasciando i futuri laureati e neolaureati ad affrontare un compito arduo per trovare e mantenere un lavoro, esponendoli a un rischio elevato di sperimentare problemi di salute mentale durante il corso della vita.


È necessaria una risposta politica integrata, come richiesto dalla Raccomandazione OCSE sulla salute mentale, le competenze e la politica del lavoro integrate, per proteggere la salute mentale dei giovani, sia ora sia a lungo termine:


Un supporto aggiuntivo per la salute mentale - attraverso la diffusione di informazioni, servizi telefonici o online e un accesso più facile ai servizi di persona - dovrebbe essere una priorità per i giovani e, laddove i servizi di supporto alla salute mentale nelle scuole e nelle università non possono essere ripristinati, è necessario trovare alternative con urgenza;


Il sostegno ai giovani a rischio di abbandono scolastico, compresi i giovani con esperienza di problemi di salute mentale, dovrebbe avere la priorità per evitare interruzioni dell'apprendimento che abbiano un impatto a lungo termine sui risultati del mercato del lavoro dei giovani e sul benessere generale.


La disoccupazione è un importante fattore di rischio per la cattiva salute mentale: sostenere i giovani nella ricerca, nel mantenimento e nella permanenza nel mondo del lavoro deve essere una priorità politica economica, sociale e di salute pubblica. La formazione dei manager di linea sul posto di lavoro in materia di salute mentale può anche promuovere una migliore salute mentale tra i giovani adulti già al lavoro.


COVID-19 e salute mentale materna: una revisione sistematica e una metanalisi

L’obiettivo dello studio: valutare l'effetto della pandemia COVID-19 sull'ansia e la depressione delle donne durante la gravidanza e il periodo perinatale.


La revisione sistematica e la metanalisi hanno dimostrato che l'ansia durante la gravidanza e il periodo perinatale era significativamente più alta nel periodo di pandemia. Nonostante la depressione sia aumentata tra le donne in gravidanza e nel periodo perinatale non ha raggiunto un livello statisticamente significativo rispetto al periodo non pandemico. L'impatto del blocco, con le drammatiche conseguenze, ha generato un allarme in questa popolazione ad alto rischio. Lo studio ha dimostrato che la pandemia COVID-19 rappresentava un fattore di rischio significativo per il disagio mentale, in particolare l'ansia, tra le donne in gravidanza o nel periodo perinatale. Devono essere prese in considerazione misure di sostegno per salvaguardare questa popolazione.


Le donne incinte sono considerate popolazioni vulnerabili dal punto di vista della salute mentale, quindi l'impatto psicologico del COVID-19 non dovrebbe essere trascurato. La gravidanza potrebbe essere considerata un evento stressante per molte donne; inoltre, la pandemia COVID-19 ha causato una condizione di incertezza sul possibile effetto dell'infezione pandemica sulla nascita e sulla crescita fetale e sul potenziale rischio di trasmissione verticale dalla madre al feto tra le donne in gravidanza.


 


La prevalenza dei sintomi depressivi tra le donne incinte è aumentata dal 26% (dato registrato prima di gennaio 2020) al 34,2% nel febbraio 2020 con il contemporaneo aumento dei sintomi di ansia. I dati forniscono la prova che COVID-19 potrebbe determinare gravi sfide psicologiche per le donne in gravidanza e dopo il parto, con potenziali conseguenze "a breve" e "lungo" termine per la salute delle madri e dei loro bambini. Secondo i risultati, gli operatori sanitari (in particolare i medici) dovrebbero fare uno sforzo in più per controllare lo stato mentale delle donne in gravidanza / dopo il parto durante gli appuntamenti di routine programmati.


Purtroppo la pandemia rischia di diminuire l'accesso ai servizi di salute mentale, provocando l'interruzione dei trattamenti psicologici o farmacologici, con il conseguente rischio di aggravare la precedente condizione di malattia mentale. Gli interventi per la salute mentale perinatale dovrebbero essere una priorità durante qualsiasi epidemia e pandemia pubblica. Gli operatori sanitari dovrebbero garantire un facile accesso ai servizi di salute mentale, come strategia primaria per prevenire impatti a lungo termine sugli individui e per sostenere la salute sia delle madri sia dei bambini. In epoca di pandemia, i servizi basati su Internet possono essere utilizzati come un'opzione facile e sicura per il supporto delle pazienti. Inoltre, una precedente malattia mentale è un fattore di rischio significativo per la depressione in tutte le madri, così come l'ansia tra le madri di bambini fino a quattro anni. L'esercizio fisico ha dimostrato di essere efficace nel trattamento della depressione da bassa a moderata nella popolazione non gravida. Per quanto riguarda la popolazione in gravidanza e dopo il parto, recenti metanalisi di studi randomizzati controllati hanno dimostrato che l'esercizio pre e postnatale può ridurre la depressione ei sintomi depressivi. Fare esercizio fisico regolare durante una pandemia, nonostante la chiusura di spazi ricreativi, parchi e spazi verdi, può migliorare la salute mentale materna, rispetto alle donne sedentarie. Nello scenario COVID-19, le lezioni di fitness online sembrano essere un'opzione fattibile. In assenza di controindicazioni, l'attività fisica delle mamme deve essere sempre incoraggiata.


Hessami K, Romanelli C, Chiurazzi M, Cozzolino M. COVID-19 pandemic and maternal mental health: a systematic review and meta-analysis. J Matern Fetal Neonatal Med. 2020 Nov 1:1-8.


 


Rischio di insorgenza di un disturbo post traumatico da stress, a seguito dell'infezione di Covid-19
Uno studio trasversale del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma ha rilevato la presenza di un disturbo post traumatico da stress (PTSD) nel 32% di persone "sopravvissute" all'infezione da Covid-19 in forma grave, in linea con la maggior parte dei risultati di ricerche analoghe. Alcune caratteristiche associate sono state identificate come fattori di rischio per lo sviluppo di un PTSD: l'appartenenza al genere femminile, presenza di pregressi problemi psichiatrici, comparsa di uno stato delirante o agitato durante la fase acuta dell'infezione. Inoltre, il gruppo affetto da PTSD (quasi 400 persone che sono state ospedalizzate e seguite dai servizi di salute mentale dopo la dimissione) presentava sintomi clinici di malessere fisico più a lungo rispetto a quanto riferito da altri ex pazienti. 

 


Janiri D, Carfì A, Kotzalidis GD, et al. Posttraumatic Stress Disorder in Patients After Severe COVID-19 Infection. JAMA Psychiatry. 2021;78(5):567–569. doi:10.1001/jamapsychiatry.2021.0109



 


 


Cinque maggio: Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna del 5 maggio, viene fatto il punto sull'impatto che la pandemia ha avuto sulla salute delle donne in attesa e delle neo mamme e viene proposto un vademecum  per l'aiuto nel periodo perinatale.


Quest’anno è particolarmente importante puntare i riflettori sui problemi di salute mentale perinatale in quanto la pandemia ha cambiato radicalmente il modo in cui i Servizi vengono forniti alla popolazione e quindi la loro fruibilità e accessibilità. Insieme a ciò, la pandemia ha anche portato ad una vera e propria crisi psicologica e ad un’emergenza psichiatrica.  


Recenti rassegne sull’effetto della condizione emergenziale legata al Covid-19 hanno per esempio dimostrato un incremento del rischio di disturbi d’ansia tra le donne in gravidanza e in quelle che si trovano nei mesi successivi alla nascita del proprio figlio (Hessami et al., 2020). Se nella popolazione generale emerge un aumento significativo della prevalenza dei disturbi d’ansia, di quelli depressivi, del sonno e del distress psicologico, questo incremento appare maggiore nelle donne pluripare rispetto alle primipare e nelle donne che si trovano nel primo e terzo trimestre di gravidanza (Yan et al., 2020).


Tutelare la salute emotiva delle madri significa investire sulla salute mentale e sul benessere psicologico dei bambini.


Ecco alcuni punti importanti da tenere presenti non solo in questa giornata, ma sempre quando incontriamo una donna in gravidanza e nel primo anno dopo il parto:



  • Mamme in mente, bimbi in mente…. Aiutare le madri significa aiutare i bambini!
    In Italia 1 neo-mamma su 10 circa soffre di qualche tipo di disturbo perinatale dell'umore e d'ansia. Spesso questi disturbi passano inosservati e non vengono curati, con conseguenze che possono essere pesanti e a lungo termine sia per la madre che per il bambino.

  • Nessuno è immune!
    Donne di ogni cultura, età, livello di reddito ed etnia possono sviluppare disturbi dell'umore nel periodo perinatale. I sintomi possono comparire in qualsiasi momento durante la gravidanza e i primi 12 mesi dopo il parto. È quindi importante render noto che attualmente le donne hanno a disposizione sia percorsi di cura di tipo psicologico di comprovata efficacia, sia terapie farmacologiche. Queste ultime possono essere assunte sia in gravidanza che durante l’allattamento, senza conseguenze per il bambino.

  • Rompiamo gli stereotipi ….. Ansia e depressione e le malattie psichiatriche non sono colpe di cui vergognarsi!
    A volte le donne sono considerate e si considerano deboli ed incapaci come madri se si sentono in difficoltà emotiva o vivono emozioni forti che non hanno mai vissuto, hanno paura di essere considerate pazze o delle cattive madri. La costruzione della consapevolezza, mira a rendersi conto della difficoltà e della possibilità di essere aiutate ad uscirne.

  • Non c’è salute senza salute mentale!
    Aumentare la consapevolezza dell’esistenza dei problemi legati alla salute mentale perinatale e che questi sono più frequenti di quel che si creda, potrà portare ad un cambiamento sociale con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'assistenza per le donne che vivono queste difficoltà e queste sofferenze. È importante ridurre lo stigma che accompagna la malattia mentale materna. (Fonte Erickson)


 


Gli esiti di salute mentale della pandemia: uno studio italiano

Nel loro insieme, le prove trovate finora confermano che la pandemia CoViD-19, tuttora in corso, sta avendo un enorme impatto psicologico sugli individui. Le persone hanno sperimentato un notevole disagio psicologico durante la fase iniziale dell'epidemia di CoViD-19 in termini di ansia, depressione e sintomi post-traumatici. A livello globale, i risultati sono relativamente coerenti in termini di gravità: la maggior parte degli individui soffriva di disturbi lievi-moderati, mentre i soggetti che riferivano sintomi gravi erano una minoranza. Al contrario, la prevalenza osservata non era omogenea: questa incoerenza potrebbe essere dovuta, tra l'altro, a differenze nella metodologia, negli strumenti di valutazione somministrati o nelle popolazioni esaminate. Alcune categorie si sono dimostrate più vulnerabili, ovvero operatori sanitari e pazienti affetti da CoViD-19. Inoltre, alcune variabili erano associate a un maggiore impatto psicologico, come il sesso femminile e la giovane età. I risultati preliminari del progetto di ricerca sono in linea con gli studi cinesi. Sono stati riscontrati alti tassi di esiti negativi sulla salute mentale, inclusi sintomi di stress post-traumatico e ansia, nella popolazione generale italiana e negli operatori sanitari a tre settimane dall'inizio delle misure di blocco del CoViD-19, associati a diversi fattori di rischio correlati al CoViD-19. Il sesso femminile e l'età più giovane erano associati a un rischio più elevato di esiti di salute mentale.


Questi risultati supportano l'idea che gli interventi di salute mentale pubblica dovrebbero essere integrati formalmente nella preparazione della salute pubblica e nei piani di risposta alle emergenze. Xiang et al. hanno suggerito tre passaggi importanti: istituzione di team multidisciplinari di salute mentale, comunicazione chiara con aggiornamenti appropriati sull'epidemia di CoViD-19 e creazione di servizi sicuri per fornire consulenza psicologica attraverso la telemedicina (p. es. dispositivi elettronici, applicazioni, servizi di salute mentale online), con un migliore accesso per le persone svantaggiate come gli anziani o i pazienti psichiatrici. Uno sforzo particolare deve essere rivolto alle popolazioni vulnerabili con la fornitura di interventi psicologici mirati. Ad esempio, gli operatori sanitari potrebbero beneficiare di un monitoraggio continuo dello stato psicologico, di una formazione pre-lavorativa su come rilassarsi adeguatamente e su come trattare i pazienti non collaborativi, o della presenza negli ospedali di un luogo di riposo dove isolarsi temporaneamente dalla loro famiglia se vengono infettati.  Per quanto riguarda le persone affette da CoViD-19, gli interventi dovrebbero essere basati su una valutazione completa dei fattori di rischio che portano a problemi psicologici, tra cui cattiva salute mentale prima di una crisi, lutto, lesioni personali o familiari, circostanze pericolose per la vita, panico, separazione da famiglia e reddito familiare basso. Queste misure possono aiutare a ridurre o prevenire la futura morbilità psichiatrica.


Le organizzazioni di assistenza sanitaria mentale e le istituzioni sanitarie pubbliche stanno creando linee guida pratiche su come prendersi cura della salute mentale e del benessere. L'American Psychiatric Association (APA), la National Alliance On Mental Illness (NAMI) e la Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) forniscono suggerimenti generali alla comunità su come organizzare il proprio tempo e gestire il proprio tempo fisico. e salute mentale. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) 67 e l'OMS forniscono ulteriori informazioni specifiche per i gruppi ad alto rischio.


Sebbene alcuni aspetti cruciali di queste interazioni necessitino di ulteriori chiarimenti, prove convincenti ora suggeriscono una relazione tra pandemia CoViD-19, blocco, impatto socio-economico e malattia mentale. I potenziali fattori di rischio e di protezione devono essere ulteriormente studiati. Inoltre, sono necessari studi futuri per indagare le conseguenze psicologiche a lungo termine che colpiscono le persone che affrontano l'epidemia di CoViD-19. La ricerca futura dovrebbe anche essere dedicata allo sviluppo di strategie adeguate di prevenzione, trattamento e riabilitazione contro un'emergenza sanitaria mondiale come una pandemia. Un'altra sfida sarà la personalizzazione dell'intervento mirato per le categorie più colpite.


Buone prassi locali a supporto della salute psicologica e sociale della popolazione durante la pandemia: il webinar dell’OMS Europa

Il 16 marzo 2021 l’OMS Europeo ha organizzato un webinar per analizzare e condividere alcune azioni implementate in alcune città italiane per rispondere ai bisogni psicologici e sociali della popolazione, in particolare per i gruppi maggiormente vulnerabili, durante la pandemia di COVID-19. Ecco il resoconto di DoRS che ha partecipato in qualità di uditore.


Che ci faccio qui: "Siamo tutti matti"

Dove sono finiti i pazienti usciti dagli ospedali psichiatrici dopo la legge Basaglia del '78? Chi li cura oggi? Chi li accoglie? "Siamo tutti matti" è un viaggio spiazzante nella disabilità mentale, a più di quarant'anni dall'abolizione dei manicomi nel nostro Paese. Domenico Iannacone, con una puntata speciale di "Che ci faccio qui", ci porta in un luogo straordinario: Il Teatro Patologico di Roma fondato da Dario D'Ambrosi. Dal 1992, attraverso la recitazione le persone affette da disagio mentale trovano il modo di comunicare e di uscire dall'isolamento. Una Compagnia teatrale unica al mondo, impegnata oggi nella messa in scena de Il Cappotto di Gogol. D'Ambrosi, attore e regista, uno dei maggiori artisti d'avanguardia italiani, da giovanissimo si è fatto rinchiudere per tre mesi in un manicomio per capire cosa fosse la malattia mentale. Di quell'esperienza Dario ne fa ancora oggi uno scopo di vita. Siamo tutti matti ci porta tra le vite di Paolo, Cristiana, Marina, Antonella, gli attori affetti da disagio mentale che animano questo luogo straordinario e ci spingono a riflettere su quanto sia labile il confine tra normalità e follia. (Fonte Raiplay)


Livelli di stress nel personale sanitario durante la pandemia: una ricerca internazionale

Lo studio trasversale, coordinato dall’Università di Pisa, ha valutato il livello di burnout professionale e stress traumatico secondario (STS) e ha identificato potenziali fattori di rischio o di protezione tra gli operatori sanitari durante l'epidemia da Covid-19. Lo studio, basato su un sondaggio online, ha raccolto dati demografici e risultati di disagio mentale di 184 operatori sanitari dal 1° maggio 2020 al 15 giugno 2020, provenienti da 45 paesi diversi. Il grado di STS, stress percepito e burnout è stato valutato utilizzando rispettivamente la Secondary Traumatic Stress Scale (STSS), la Perceived Stress Scale (PSS) e Maslach Burnout Inventory Human Service Survey (MBI-HSS). Risultati: 184 operatori sanitari (M = 90; Età media: 46,45; DS: 11,02) hanno completato il sondaggio. Una percentuale considerevole di operatori sanitari presentava sintomi di STS (41,3%), esaurimento emotivo (56,0%) e spersonalizzazione (48,9%). La prevalenza di STS era del 47,5% negli operatori sanitari in prima linea mentre negli operatori sanitari che lavoravano in altre unità era del 30,3% (p <0,023); 67,1% per gli operatori sanitari esposti alla morte dei pazienti e 32,9% per gli operatori sanitari che non erano esposti alla stessa condizione. Le donne hanno mostrato effetti negativi maggiori rispetto agli uomini (47,3% contro 34,4%).


Durante l'attuale pandemia COVID-19, gli operatori sanitari che affrontano il dolore fisico, la sofferenza psicologica e la morte dei pazienti hanno maggiori probabilità di sviluppare lo stress traumatico secondario.


Orrù G, Marzetti F, Conversano C, Vagheggini G, Miccoli M, Ciacchini R, Panait E, Gemignani A. Secondary Traumatic Stress and Burnout in Healthcare Workers during COVID-19 Outbreak. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2021; 18(1):337.


 


Salute mentale ed emergenza sanitaria da COVID-19: bisogni ed opportunità

Settimo webinar della prima tranche (febbraio – aprile) organizzato da Promis (Programma Mattone Internazionale Salute) dal titolo “Salute mentale ed emergenza sanitaria da COVID-19: bisogni ed opportunità emersi nella seconda fase della pandemia” tenutosi il 9 aprile. Il webinar si propone come una seconda edizione dell’evento online - svolto lo scorso 7 luglio - dal titolo “Emergenza Covid: fasi II e III. La salute psico-sociale nelle organizzazioni socio-sanitarie”. L’obiettivo è condividere con i partecipanti la risposta europea offerta da reti ed organizzazioni sanitarie pubbliche nell’ambito della salute mentale, nonché le nuove iniziative e progettualità emerse alla luce delle misure intraprese nella seconda fase della pandemia.


Salute Mentale e Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il Coordinamento nazionale conferenza per la Salute Mentale chiede, in un appello, investimenti destinati a misure per la tutela della salute mentale e rilancia i punti cardine per una rete diffusa di servizi per la salute mentale inclusivi, integrati e radicati nel territorio, in primis con il potenziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale DSM e del personale, con piani di assunzioni e finanziamenti adeguati.


Questi gli altri punti chiave dell’appello:



  • Formazione, universitaria e continua, ispirata dalla legge 180 e orientata a percorsi di ripresa e di emancipazione.

  • Adeguamento delle strutture in particolare con riqualificazione, riprogettazione e potenziamento dei Centri di Salute Mentale e del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. 

  • Adozione sistematica di progetti di cura personalizzati, sostenuti dal Budget di salute, (inserimento lavorativo, abitativo, scolastico e sociale).

  • Azioni per il superamento delle strutture di residenzialità protratta, organizzando forme di abitazione supportate per la vita autonoma delle persone con disturbi mentali.

  • Azioni per il superamento delle pratiche repressive, quali la contenzione e l’utilizzo inappropriato del TSO.

  • Azioni per sostenere la piena attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli Opg, privilegiando le misure non detentive territoriali.

  • Potenziamento dei centri per la neuro psichiatria infantile, per l’adolescenza e i giovani adulti.


Lo Spiraglio FilmFestival sul tema della salute mentale

Lo Spiraglio Filmfestival è un progetto di cultura e promozione della salute fortemente integrato dove lavorano operatori della salute mentale, utenti, esperti, volontari.


Il progetto è nato come un’attività di un Centro Diurno romano, e offre diverse forme di percorsi riabilitativi, tirocini di lavoro e stage formativi dove è prevista l’acquisizione di conoscenze che vanno dalla visione critica di film, alla catalogazione, alla computer grafica, al montaggio video, alla fotografia, alla comunicazione, alla organizzazione di eventi culturali e scientifici. Insomma una sorta di agenzia culturale pubblica che incrocia cinema, arte e salute mentale. Il tutto come espressione virtuosa di istituzioni, quella sanitaria e quella sociale, rappresentate rispettivamente dalla ASL Roma1 e da Roma Capitale Assessorato alla Persona Scuola e Comunità Solidale che si affiancano per sostenere il benessere della collettività.


Si svolge online, in visione gratuita sulla piattaforma my Movies.it dal 15 al 18 aprile 2021, l'undicesima edizione de Lo Spiraglio Filmfestiva della salute mentale, evento che prevede un concorso di corti e lungometraggi, organizzato da ASL Roma 1 e Roma Capitale al Museo MAXXI.


Otto lungometraggi e 19 corti in concorso. Il festival presenterà lavori realizzati sia dai centri di produzione integrata (centri che lavorano sul disagio psichico) che da registi professionisti ed è diviso in una sezione dedicata ai cortometraggi e una ai lungometraggi, con una significativa presenza di produzioni provenienti dall’estero, che trattano il tema della salute mentale.


Tra gli altri, viene affrontato il tema dei suicidi nei ragazzi. Ma anche il viaggio  nella disabilità mentale raccontato nel doc Siamo tutti matti, di Domenico Iannacone e Luca Cambi. Una puntata speciale di Che ci faccio qui, in onda su RAI3, ambientata in un luogo straordinario: Il Teatro Patologico di Roma, fondato da Dario D’Ambrosi. Come stanno i ragazzi, di Alessandro Tosatto e Andrea Battistuzzi racconta di come il suicidio sia la seconda causa di morte tra gli adolescenti in Italia. Nonostante questo, i disturbi psichiatrici dei ragazzi sono un tabù di cui non si parla. Per oltre un anno i due registi hanno seguito i ragazzi di neuropsichiatria infantile per capire cosa si nasconda dietro questa emergenza crescente. Un viaggio tra autolesionismo, anoressia, tentativi di suicidio e rapporto con la tecnologia.


Oltre ai concorsi, Lo Spiraglio 2021 dedica un evento speciale alla serie Mental, visibile su Rai Play, otto episodi di 25 minuti ciascuno, scritti da Laura Grimaldi e Pietro Seghetti, per la regia di Michele Vannucci, con protagonisti un gruppo di adolescenti con problemi psichiatrici. Attraverso i loro casi, si indaga su una serie di problemi diffusi nel mondo giovanile e amplificati in questo periodo dal lockdown. Oltre ai protagonisti della serie a discutere di Mental, sabato 17 aprile interverranno esperti e psicoanalisti.


https://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2021/04/12/news/cinema_filmfestival_corti_documentari_e_lungometraggi_sul_tema_della_salute_mentale-296098484/


 


 


La biodiversità aumenta il benessere mentale

Le persone che abitano in località dove ci sono molte piante e animali godono di un maggior benessere mentale. Questa la scoperta dei ricercatori del Centro tedesco per la ricerca integrativa sulla biodiversità, dell’Università di Kiel e del Centro di ricerca sulla biodiversità e sul clima d Senckenberg.


I dati analizzati si riferiscono a quasi 15.000 famiglie per  un totale di circa 30mila persone. Si è evinto che, nelle regioni con maggiore biodiversità, uccelli e piante, vivevano persone con un migliore livello di salute mentale. Dove ci sono ampi spazi verdi c’è maggior benessere mentale.


Bisogna tenere conto anche del fatto che gli ambienti con una maggiore ricchezza di specie di piante e uccelli sono correlati spesso a migliori condizioni ambientali.


I risultati mettono in luce l'importanza della diversità delle specie per la salute mentale e il benessere delle persone. Pertanto, i responsabili politici, i pianificatori del paesaggio e i gestori del verde a livello locale e nazionale dovrebbero considerare di sostenere gli ambienti a biodiversità per promuovere la salute mentale e il benessere. A tal fine, viene proposto di utilizzare misure di diversità delle specie come indicatori per le caratteristiche salutogeniche (promozione della salute) della natura, del paesaggio e dello spazio verde urbano.


Joel Methorst, Aletta Bonn, Melissa Marselle, Katrin Böhning-Gaese, Katrin Rehdanz, Species richness is positively related to mental health – A study for Germany, Landscape and Urban Planning, Volume 211, 2021, 104084, ISSN 0169-2046


Gli effetti psicologici della pandemia: strategie di coping e tratti di personalità

 La pandemia dovuta al COVID-19 e la conseguente quarantena si caratterizzano quali eventi stressanti e tali da determinare effetti in termini non solo di salute fisica, ma anche di benessere generale e salute mentale. L’obiettivo di dello studio è quello di osservare le reazioni della popolazione generale in relazione a tali eventi rispetto alle seguenti variabili: a) grado di disagio psicologico percepito; b) strategie di coping utilizzate; c) tratti personologici; d) presenza o meno di trauma pregresso; e) variabili associate a COVID-19. L’obiettivo secondario è quello di rintracciare eventuali differenze all’interno dello stesso campione. Lo studio presenta interessanti risultati che segnalano come la reazione di fronte ad eventi stressanti possa variare da individuo a individuo e come i tratti personologici e le strategie di coping fungano da possibili fattori predisponenti, rivestendo un ruolo cruciale nel prevenire o, al contrario, favorire un livello di disagio in termini di sofferenza psicologica e di manifestazione sintomatologica.


Femia G, et al. Gli effetti psicologici della pandemia: strategie di coping e tratti di personalità. Cognitivismo clinico (2020) 17, 2, 119-135  


Salute mentale negli studenti delle scuole superiori in pandemia: analisi di uno studente

Le scuole possono fornire una rete di supporto sociale e servizi di salute mentale per adolescenti vulnerabili. Tuttavia, la chiusura delle scuole durante la pandemia COVID-19 ha portato via lo strato protettivo del supporto per la salute mentale basato sulla scuola. La chiusura delle agenzie comunitarie rende la situazione ancora più difficile. Al contrario, la quarantena ha offerto tempo ai legami familiari. Tuttavia, alcuni studenti potrebbero aver bisogno di ulteriore supporto per il loro benessere. Gli incontri virtuali con i consulenti di orientamento delle scuole possono facilitare il riconoscimento precoce e l'invio ai servizi di assistenza primaria e di salute mentale. In un ambiente pandemico di permessi e tagli di posti di lavoro, le famiglie possono avere difficoltà ad acquistare tecnologia per studenti delle scuole superiori.. Dovrebbero essere compiuti sforzi per un accesso equo alla tecnologia per gli adolescenti che cercano servizi di teleassistenza psicologica attraverso la scuola e gli operatori della comunità. Cinque strategie per supportare la salute mentale degli studenti delle scuole superiori durante la pandemia COVID-19.  • Migliorare la resilienza degli studenti delle scuole superiori con strategie di auto-aiuto: l'impatto psicologico del COVID-19 sugli adolescenti si farà sentire sia a breve sia a lungo termine,  e dovrebbero essere compiuti sforzi per dotare gli adolescenti di strategie per costruire la resilienza. Gli studenti possono essere incoraggiati a creare obiettivi e programmi a breve termine e insegnare tecniche di consapevolezza per costruire la resilienza. Anche gli atti di gratitudine e compassione, come aiutare i bisognosi attraverso attività di volontariato, possono aiutare. • Sviluppo di reti di supporto tra pari (sistema di amici): la creazione di un sistema di amici consente agli studenti delle scuole superiori di formare connessioni tra pari e controllare gli amici tramite hub di rete o supporti di mentoring, creati da adolescenti collegati tra loro (ad esempio, club sportivi, club per hobby ) o facilitato da organizzazioni giovanili. • Sfrutta la tecnologia digitale per il supporto della salute mentale: gli studenti delle scuole superiori possono accedere alle opzioni digitali per il supporto e le risorse esplorando portali online che offrono hub di risorse e strumenti di autovalutazione. Le app di auto-aiuto, la consulenza digitale ei servizi di telemedicina continueranno a consentire un maggiore accesso ai servizi di salute mentale da casa • Partnership collaborative: le organizzazioni comunitarie per la salute mentale dovrebbero collaborare con gli studenti delle scuole superiori, le loro famiglie e le scuole per co-creare programmi di promozione della salute mentale. La pandemia COVID-19 ci ha fornito l'opportunità di essere connessi digitalmente e lavorare su progetti collaborativi, come le sessioni di consapevolezza della comunità. • Supporto governativo costante attraverso le sue reti: con una maggiore coesione nella governance a tutti i livelli - regionale, provinciale e nazionale - per mobilitare e investire nelle risorse della comunità che promuovono il coinvolgimento con le organizzazioni giovanili locali. (Articolo scritto da uno studente delle scuole medie superiori)


Thakur A. Mental Health in High School Students at the Time of COVID-19: A Student's Perspective. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2020;59(12):1309-1310. doi:10.1016/j.jaac.2020.08.005


 


La salute mentale di bambini e adolescenti, adulti ed anziani durante la pandemia

Dors ha seguito il 16 febbraio il webinar organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “L’impatto del COVID-19 sulla salute mentale di bambini e adolescenti, adulti ed anziani: riflessioni e punti di partenza”. Nell’articolo un resoconto degli interventi e una breve bibliografia di riferimento.


Giappone: aumento dei suicidi durante la pandemia COVID-19

C’è una crescente preoccupazione sul fatto che  la pandemia  da COVID-19 possa danneggiare la salute psicologica e aggravare il rischio di suicidio. Durante la pandemia, la mortalità per suicidio in Giappone è cambiata. I  tassi mensili di suicidio sono diminuiti del 14% durante i primi 5 mesi della pandemia (da febbraio a giugno 2020). Ciò potrebbe essere dovuto a una serie di ragioni complesse, tra cui i generosi sussidi del governo, la riduzione dell'orario di lavoro e la chiusura delle scuole. Al contrario, i tassi mensili di suicidio sono aumentati del 16% durante la seconda ondata (da luglio a ottobre 2020), con un aumento maggiore tra le donne (37%) e i bambini e gli adolescenti (49%).


Lo studio longitudinale ha indagato i cambiamenti dei suicidi tra la prima e la seconda ondata. Gli autori mostrano che le morti per suicidio sono in generale aumentate in modo significativo con la seconda ondata.


Il tasso di suicidi tra bambini e adolescenti, in seguito ad un iniziale riduzione, è aumentato significativamente nella seconda ondata di pandemia in corrispondenza con la fine della chiusura delle scuole (IRR = 1,49, IC 95% 1,12-1,98). Studi precedenti hanno riportato che la frequenza scolastica potrebbe essere un fattore di rischio per la violenza e il suicidio tra gli studenti. Dopo un periodo di alcuni mesi a casa durante la pandemia, lo stress derivante dal rientro a scuola potrebbe aggravarsi. Questi fattori possono aver amplificato la depressione psicologica dei bambini e degli adolescenti.


 L'aumento dei suicidi ha riguardato anche le donne. Il precedente tasso di suicidi tra i maschi era 2,3 volte superiore a quello tra le donne e l'aumento dei suicidi tra i maschi dopo le precedenti crisi finanziarie è stato maggiore di quello tra le donne. Al contrario, durante la seconda ondata della pandemia COVID-19 l'aumento del tasso di suicidi tra le è stato circa cinque volte maggiore di quello tra i maschi, con un aumento superiore tra le casalinghe. La diminuzione dell'occupazione femminile è stata più pronunciata rispetto alla diminuzione dell'occupazione maschile, e c'è stato un effetto maggiore sui lavoratori non regolari. È inoltre aumentata la violenza domestica che può aver contribuito a danneggiare la salute psicologica delle donne.


 


Il 15 marzo è indetta la “Giornata del fiocchetto lilla” dedicata ai disturbi dell’Alimentazione

Oggi, 15 marzo è la Giornata del “Fiocchetto Lilla”, iniziativa sancita a giugno 2018 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, pensata per dare supporto a coloro che stanno lottando contro le problematiche dei “Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)”, tra cui anoressia, bulimia, obesità e altre forme ancora nonché per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. A Torino è appena nata una nuova associazione


Effetti di un programma di formazione alla compassione nei caregiver di persone con malattie mentali

Gli interventi che sviluppano la "Compassione" sono efficaci nel ridurre lo stress psicologico dei caregiver di persone con problemi di salute mentale


Uno studio clinico randomizzato danese ha indagato l'efficacia di un intervento di "compassion cultivation training" (CCT, un programma standardizzato per lo sviluppo della Compassione, basato sull'approccio mindfulness-based, ideato nel 2009 dal Center for Compassion and Altruism Research and Education della Stanford University) nel ridurre lo stress psicologico dei caregivers informali di persone con problemi di salute mentale. I 161 caregivers inseriti nel gruppo sperimentale hanno partecipato a un programma di CCT, al termine del quale hanno mostrato un significativo miglioramento dei sintomi di depressione, ansia, stress (misurati con la Scala Depressione/Ansia/Stress - DASS Scale), che si mantenevano nei follow up a 3 e 6 mesi. I risultati perciò confermano l'efficacia di questo tipo di interventi nel supportare a livello psicologico i caregivers delle persone con problemi psichici/psichiatrici, e incoraggiano la loro progettazione ed erogazione.


 Hansen NH, Juul L, Pallesen KJ, Fjorback LO. Effect of a Compassion Cultivation Training Program for Caregivers of People With Mental Illness in Denmark: A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. 2021 Mar 1;4(3)


 


Disturbi psicopatologici nei "sopravvissuti" al Covid-19

 


Secondo uno studio dell'Istituto San Raffaele, circa un terzo dei pazienti ricoverati per forme gravi di Covid19, continuano a manifestare sintomi psicopatologici quali depressione, ansia, insonnia, sindrome da stress post-traumatico, tre mesi dopo la dimissione ospedaliera. 



In particolare, i sintomi depressivi sono quelli più persistenti, e la loro gravità è risultata direttamente correlata allo stato infiammatorio sistemico che accompagna le forme gravi di infezione da Covid, nei mesi successivi la guarigione dalla fase acuta. 
La depressione e l'infiammazione, inoltre, sono correlate alla riduzione delle capacità neuro-cognitive (conseguenze tipiche degli stati depressivi), quali attenzione, memoria, coordinamento psicomotorio, fluenza del linguaggio.



Perciò, va monitorata attentamente e curata l'infiammazione, per evitare la persistenza dei fenomeni depressivi; per questi ultimi, inoltre, si raccomanda un'adeguata presa in carico, in modalità accurata e personalizzata, attraverso le terapie psicologiche e farmacologiche che si sono dimostrate efficaci.


 Lo studio, coordinato dal prof. Benedetti (responsabile dell'unità di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia Clinica dell'IRCCS San Raffaele), è l'estensione della precedente ricerca, pubblicata ad agosto 2020, che aveva indagato le conseguenze psichiatriche dell'infezione da Covid un mese dopo la dimissione ospedaliera di 226 pazienti, e prevede un ulteriore monitoraggio dei pazienti post dimissione a 6 mesi attraverso dei follow up periodici.


 Mazza Mario Gennaro, Palladini Mariagrazia, Rebecca De Lorenzo, Magnaghi Cristiano, Poletti Sara, Furlan Roberto, Ciceri Fabio, Rovere-Querini Patrizia, Benedetti Francesco, Persistent psychopathology and neurocognitive impairment in COVID-19 survivors: effect of inflammatory biomarkers at three-month follow-up, Brain, Behavior, and Immunity, 2021


Come trattare l'ansia sociale dei giovani nell'era del distanziamento sociale

La nuova pandemia di coronavirus (COVID-19) ha apportato cambiamenti rapidi e senza precedenti al panorama della cura della salute mentale. 


Gli individui a livello globale sono incoraggiati a mantenere la distanza fisica dagli altri per ridurre al minimo il rischio di contagio (Organizzazione mondiale della sanità, 2020).


 Mentre la terapia è delegata alle piattaforme di telemedicina per prevenire interruzioni nella cura della salute mentale, prove emergenti suggeriscono che i giovani sono a rischio di maggiore ansia e disagio psicologico sulla scia del COVID-19 (Golberstein et al., 2020, Liang et al., 2020, Loades et al., 2020).


È probabile che ciò sia aggravato dalle raccomandazioni per l’apprendimento sicuro durante l'anno accademico 2020-2021 e dalle riduzioni delle opportunità sociali per molti giovani.


 Una combinazione di maggiore ansia, minori opportunità sociali e il passaggio alla fornitura di servizi di telemedicina presenta particolari sfide per il trattamento del disturbo d'ansia sociale (SAD) nei giovani, che si basa fortemente sull'esposizione a situazioni sociali con coetanei, adulti o altri soggetti sociali.


 Il SAD, una paura persistente delle situazioni sociali, è il disturbo d'ansia più comune a livello nazionale (Kessler et al., 2005), con esordio tipico durante la tarda infanzia o l'adolescenza (Grant et al., 2005, Knappe et al., 2015). Non trattato, il SAD è persistente e associato a una significativa compromissione funzionale, nonché all'insorgenza di depressione e condizioni psichiatriche comorbili aggiuntive (Beidel et al., 2019, Beidel e Turner, 2006). I sintomi del SAD sono mantenuti attraverso l'evitamento o il coinvolgimento limitato con stimoli temuti e una maggiore attenzione alla minaccia (ad esempio, valutazioni e giudizi negativi); l'ansia disadattiva si perpetua attraverso l'assenza di apprendimento correttivo sul vero livello di minaccia della situazione e la capacità di tollerare il disagio (Rapee & Heimberg, 1997).


 La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), il principale trattamento psicosociale con dati di efficacia che ne supportano l'uso con i giovani affetti da SAD (Higa-McMillan et al., 2016, Radtke et al., 2020), pone un forte accento sull'uso dell'esposizione - terapia (Banneyer et al., 2018). L'esposizione consiste nel supporto guidato dal terapeuta affinché i giovani si impegnino con gli stimoli temuti, riducano i comportamenti di evitamento disadattivi, migliorino la capacità di tollerare situazioni paurose, promuovano un nuovo apprendimento della sicurezza sociale e migliorino l'autoefficacia nell'affrontare le situazioni sociali. Attraverso esposizioni ripetute e nuove, gli individui apprendono nuove informazioni sullo stimolo temuto (p. es., Non è veramente pericoloso, possono tollerare l'ansia che provoca, l'evitamento non è l'unica risposta per affrontare l'ansia), che li aiuta a superare l'evitamento problematico (Abramowitz, 2013, Craske et al., 2014). L'esposizione per i giovani con SAD spesso include la facilitazione delle interazioni sociali sia durante che tra le sessioni di terapia per fornire ai giovani l'opportunità di impegnarsi nella pratica; quando necessario, la pratica dell'esposizione può anche incorporare il coaching delle abilità per quei giovani che mostrano anche deficit di abilità sociali.


 Le raccomandazioni di allontanamento fisico e la dipendenza dalla telemedicina pongono difficoltà uniche per condurre esposizioni efficaci per il SAD.


L'articolo presenta una breve panoramica di come COVID-19 e le sue sequele possano avere un impatto unico sui giovani affetti da SAD e viene discussa l'importanza di continuare a fornire la terapia dell'esposizione. In secondo luogo, vengono discusse le considerazioni chiave per i medici che lavorano con i giovani affetti da SAD per supportare la fornitura continua di trattamenti basati sull'esposizione. Vengono forniti anche esempi concreti per illustrare come le esposizioni possano essere adattate per ottimizzare il loro successo tramite la telemedicina aderendo alle raccomandazioni di salute pubblica. In conclusione le considerazioni per continuare il trattamento con i giovani affetti da SAD nel futuro a breve e lungo termine.


 Khan AN, Bilek E, Tomlinson RC, Becker-Haimes EM. Treating Social Anxiety in an Era of Social Distancing: Adapting Exposure Therapy for Youth During COVID-19. Cogn Behav Pract. 2021 Feb 5


INAIL: Dossier donne 2021

 



In occasione della Giornata internazionale dell’8 marzo, l’Inail propone un’analisi del fenomeno infortunistico e tecnopatico al femminile realizzato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa)


Suddiviso in quattro sezioni, il dossier fornisce un bilancio dei contagi professionali a un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19. Dai dati sulle denunce pervenute all’Inail al 31 gennaio 2021, emerge che le donne sono le più colpite, con circa 70 contagi professionali ogni 100.
 
L’analisi effettuata sui dati del 2019, aggiornati allo scorso 31 ottobre, conferma la rilevanza del rischio strada per le donne: quasi un decesso su due (44 su 97, il 45,4%) è avvenuto in itinere, ossia nel percorso di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro.
 
Per le lavoratrici, infine, la caduta resta la prima causa di infortunio, e i dati confermano anche la prevalenza delle patologie del sistema osteo-muscolare, del tessuto connettivo e del sistema nervoso, che superano il 90% del totale delle denunce femminili.


 



Ministero della Salute: nuovo Tavolo di lavoro sulla salute mentale

Con il decreto del 26 gennaio 2021 è stato istituito il nuovo “Tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale” presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.


Il Tavolo ha i seguenti compiti:



  • predisporre linee guida, linee di indirizzo e documenti scientifici, compresi gli accordi sanciti in sede di Conferenza Stato-regioni e Conferenza unificata, e di verificare l’appropriatezza e la qualità dei percorsi di trattamento e riabilitazione erogati per i disturbi mentali

  • individuare e affrontare, alla luce dei dati del Sistema informativo salute mentale, l’esistenza di eventuali criticità nei servizi territoriali ed elaborare proposte per il loro superamento

  • proporre azioni operative e normative per favorire l’attuazione dei più appropriati modelli di intervento per la diagnosi, la cura e la riabilitazione psicosociale dei portatori di disagio psichico, finalizzati alla riduzione dei trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e volontari, la contenzione meccanica e quella farmacologica.


Il Tavolo di lavoro ha una durata di tre anni ed è composto da persone che rappresentano istituzioni, realtà organizzate, società scientifiche e portatrici di interesse del mondo della salute mentale. 


(Fonte: CCM)


Effetti della pandemia di COVID-19 sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti

Molti professionisti della salute mentale segnalano un aumento di situazioni di disagio riguardanti la popolazione, anche la fascia in età evolutiva, correlati alla situazione di pandemia di COVID-19 e delle misure restrittive adottate. Da più fonti arriva il monito ad agire tempestivamente ed efficacemente a vari livelli (politico, organizzativo, sanitario, educativo, sociale), e la messa a disposizione di risorse a supporto delle famiglie, in particolare quelle più vulnerabili.


Pandemia e salute mentale: l'aiuto della medicina narrativa

Ogni giorno nel mondo muoiono migliaia di persone a causa del COVID-19  e non sapremo mai veramente quante. Per questo, abbiamo anche il dovere di guardare oltre e documentare questo tempo nel modo più autentico e appropriato per chi verrà dopo. In tale direzione, la Medicina Narrativa, oltre che strumento clinico attuale, rappresenta anche la metodologia di ricerca qualitativa che potrebbe integrare i dati che stanno emergendo dalle analisi statistico quantitative svolte su popolazioni diverse circa la salute mentale durante la attuale pandemia.


Questa pandemia potrebbe darci un’occasione unica per confrontare parallelamente misure e vissuti attraverso le narrazioni di curanti e pazienti di diversi paesi del mondo e quindi anche su possibili fattori comuni del rapporto medico-paziente fino ad ora poco studiati.   


La Medicina Narrativa unita alla EBM potrebbe gettare luce su aspetti della nostra natura, della salute mentale e del rapporto tra questa e la depressione ancora non “scientificamente” considerati


(Articolo a cura di Ubaldo Sagripanti, Psichiatra, ASUR Marche DSM AV3)


 


Impatto della pandemia COVID-19 sulla salute mentale di bambini e adolescenti

Da quando è stata annunciata la pandemia da COVID-19,si è registrato un cambiamento senza precedenti nel modo in cui ci organizziamo socialmente e nella nostra routine quotidiana. Anche i bambini e gli adolescenti sono stati fortemente influenzati dal brusco ritiro dalla scuola, dalla vita sociale e dalle attività all'aperto. Alcuni di loro hanno anche sperimentato una crescita della violenza domestica. Lo stress a cui sono sottoposti ha un impatto diretto sulla loro salute mentale a causa dell'aumento dell'ansia, dei cambiamenti nella loro dieta e nelle dinamiche scolastiche, paura o incapacità di ridimensionare il problema. Scopo dello studio  è di avviare una discussione sotto diversi aspetti e di allertare gli operatori della sanità pubblica e del governo sulla necessità di sorveglianza e cura di bambini e adolescenti, affinché pongano in essere interventi adeguati e tempestivi.


I ricercatori, ai fini della discussione, pongono in luce  i cambiamenti neurobiologici innescati dallo stress causato dalle diverse sfaccettature dell'epidemia di COVID-19, gli effetti dello stress  e ventilano la possibilità dell’innesco di disturbi psichiatrici come ansia e depressione. Si discute inoltre di neuroinfiammazione, delle diete, della plasticità cerebrale, del comportamento sociale e della salute pubblica


De Figueiredo CS, Sandre PC, Portugal LCL, Mázala-de-Oliveira T, da Silva Chagas L, Raony Í, Ferreira ES, Giestal-de-Araujo E, Dos Santos AA, Bomfim PO. COVID-19 pandemic impact on children and adolescents' mental health: Biological, environmental, and social factors. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2021 Mar 2;106:110171.


Covid 19 e servizi di salute mentale in Europa

L’area della salute mentale è direttamente interessata alla pandemia e alle sue conseguenze, per varie ragioni: 1. la pandemia ha innescato un lockdown planetario, con drammatiche ripercussioni socioeconomiche e quindi psico-sociali; 2. i servizi di salute mentale (SSM), che trattano per definizione una popolazione fragile dal punto di vista psichico, biologico e sociale, hanno una complessa trama organizzativa, ed era prevedibile che questa sarebbe stata coinvolta (o travolta) dalla pandemia; 3. gli SSM dovrebbero, almeno in teoria, poter contribuire a orientare le politiche di sanità pubblica laddove queste implicano una modificazione significativa dei comportamenti individuali.È stata operata una revisione narrativa delle pubblicazioni prodotte da ricercatori europei nel periodo febbraio-giugno 2020 e indicizzate su PubMed. In totale sono stati analizzati 34 lavori, che testimoniano dei profondi cambiamenti organizzativi, assistenziali e procedurali introdotti nei SSM a seguito di questo evento planetario eccezionale e in larga misura imprevisto. Tra le principali innovazioni registrate dappertutto va innanzitutto menzionata la fortissima spinta all’impiego di tecniche di telemedicina: queste tuttavia necessitano di un’adeguata valutazione critica, che ne metta in luce possibilità, limiti, vantaggi e svantaggi in luogo di frettolosi giudizi trionfalistici. Inoltre, va sottolineata l’esiguità di studi di tipo quantitativo condotti in questo periodo e l’assenza di studi volti per esempio a esplorare le conseguenze del prolungato e forzoso contatto faccia a faccia tra pazienti gravi e familiari a elevato indice di “emozioni espresse".


Serena Meloni, Giovanni de Girolamo, Roberta Rossi. COVID-19 e servizi di salute mentale in Europa. Epidemiologia e Prevenzione. Anno 44 (5-6) settembre-dicembre 2020


 


COVID-19 e salute mentale perinatale

L’Istituto Superiore di Sanità organizza e coordina lo studio “COVID-19 e salute mentale perinatale: impatto del COVID-19 sul vissuto e lo stato emotivo in epoca perinatale delle donne in contatto con i Consultori Familiari (CF)". Lo studio ha come obiettivo di raccogliere informazioni sull’impatto della pandemia sulla salute mentale delle donne in gravidanza o con un bimbo/a fino ai sei mesi di età, dar voce alla loro esperienza nei servizi del percorso nascita e ai loro bisogni di assistenza. Avviato nel mese di ottobre, lo studio mira a coinvolgere le utenti dei CF di 9 Aziende sanitarie collocate in 8 Regioni italiane. 


Le partecipanti compilano online la versione italiana del questionario Coronavirus Perinatal Experiences Impact Survey (COPE-IS) messo a punto negli USA nel marzo 2020 da un gruppo di esperti e adattato al contesto europeo.