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Gli esiti di salute mentale della pandemia: uno studio italiano

Nel loro insieme, le prove trovate finora confermano che la pandemia CoViD-19, tuttora in corso, sta avendo un enorme impatto psicologico sugli individui. Le persone hanno sperimentato un notevole disagio psicologico durante la fase iniziale dell'epidemia di CoViD-19 in termini di ansia, depressione e sintomi post-traumatici. A livello globale, i risultati sono relativamente coerenti in termini di gravità: la maggior parte degli individui soffriva di disturbi lievi-moderati, mentre i soggetti che riferivano sintomi gravi erano una minoranza. Al contrario, la prevalenza osservata non era omogenea: questa incoerenza potrebbe essere dovuta, tra l'altro, a differenze nella metodologia, negli strumenti di valutazione somministrati o nelle popolazioni esaminate. Alcune categorie si sono dimostrate più vulnerabili, ovvero operatori sanitari e pazienti affetti da CoViD-19. Inoltre, alcune variabili erano associate a un maggiore impatto psicologico, come il sesso femminile e la giovane età. I risultati preliminari del progetto di ricerca sono in linea con gli studi cinesi. Sono stati riscontrati alti tassi di esiti negativi sulla salute mentale, inclusi sintomi di stress post-traumatico e ansia, nella popolazione generale italiana e negli operatori sanitari a tre settimane dall'inizio delle misure di blocco del CoViD-19, associati a diversi fattori di rischio correlati al CoViD-19. Il sesso femminile e l'età più giovane erano associati a un rischio più elevato di esiti di salute mentale.


Questi risultati supportano l'idea che gli interventi di salute mentale pubblica dovrebbero essere integrati formalmente nella preparazione della salute pubblica e nei piani di risposta alle emergenze. Xiang et al. hanno suggerito tre passaggi importanti: istituzione di team multidisciplinari di salute mentale, comunicazione chiara con aggiornamenti appropriati sull'epidemia di CoViD-19 e creazione di servizi sicuri per fornire consulenza psicologica attraverso la telemedicina (p. es. dispositivi elettronici, applicazioni, servizi di salute mentale online), con un migliore accesso per le persone svantaggiate come gli anziani o i pazienti psichiatrici. Uno sforzo particolare deve essere rivolto alle popolazioni vulnerabili con la fornitura di interventi psicologici mirati. Ad esempio, gli operatori sanitari potrebbero beneficiare di un monitoraggio continuo dello stato psicologico, di una formazione pre-lavorativa su come rilassarsi adeguatamente e su come trattare i pazienti non collaborativi, o della presenza negli ospedali di un luogo di riposo dove isolarsi temporaneamente dalla loro famiglia se vengono infettati.  Per quanto riguarda le persone affette da CoViD-19, gli interventi dovrebbero essere basati su una valutazione completa dei fattori di rischio che portano a problemi psicologici, tra cui cattiva salute mentale prima di una crisi, lutto, lesioni personali o familiari, circostanze pericolose per la vita, panico, separazione da famiglia e reddito familiare basso. Queste misure possono aiutare a ridurre o prevenire la futura morbilità psichiatrica.


Le organizzazioni di assistenza sanitaria mentale e le istituzioni sanitarie pubbliche stanno creando linee guida pratiche su come prendersi cura della salute mentale e del benessere. L'American Psychiatric Association (APA), la National Alliance On Mental Illness (NAMI) e la Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) forniscono suggerimenti generali alla comunità su come organizzare il proprio tempo e gestire il proprio tempo fisico. e salute mentale. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) 67 e l'OMS forniscono ulteriori informazioni specifiche per i gruppi ad alto rischio.


Sebbene alcuni aspetti cruciali di queste interazioni necessitino di ulteriori chiarimenti, prove convincenti ora suggeriscono una relazione tra pandemia CoViD-19, blocco, impatto socio-economico e malattia mentale. I potenziali fattori di rischio e di protezione devono essere ulteriormente studiati. Inoltre, sono necessari studi futuri per indagare le conseguenze psicologiche a lungo termine che colpiscono le persone che affrontano l'epidemia di CoViD-19. La ricerca futura dovrebbe anche essere dedicata allo sviluppo di strategie adeguate di prevenzione, trattamento e riabilitazione contro un'emergenza sanitaria mondiale come una pandemia. Un'altra sfida sarà la personalizzazione dell'intervento mirato per le categorie più colpite.


Livelli di stress nel personale sanitario durante la pandemia: una ricerca internazionale

Lo studio trasversale, coordinato dall’Università di Pisa, ha valutato il livello di burnout professionale e stress traumatico secondario (STS) e ha identificato potenziali fattori di rischio o di protezione tra gli operatori sanitari durante l'epidemia da Covid-19. Lo studio, basato su un sondaggio online, ha raccolto dati demografici e risultati di disagio mentale di 184 operatori sanitari dal 1° maggio 2020 al 15 giugno 2020, provenienti da 45 paesi diversi. Il grado di STS, stress percepito e burnout è stato valutato utilizzando rispettivamente la Secondary Traumatic Stress Scale (STSS), la Perceived Stress Scale (PSS) e Maslach Burnout Inventory Human Service Survey (MBI-HSS). Risultati: 184 operatori sanitari (M = 90; Età media: 46,45; DS: 11,02) hanno completato il sondaggio. Una percentuale considerevole di operatori sanitari presentava sintomi di STS (41,3%), esaurimento emotivo (56,0%) e spersonalizzazione (48,9%). La prevalenza di STS era del 47,5% negli operatori sanitari in prima linea mentre negli operatori sanitari che lavoravano in altre unità era del 30,3% (p <0,023); 67,1% per gli operatori sanitari esposti alla morte dei pazienti e 32,9% per gli operatori sanitari che non erano esposti alla stessa condizione. Le donne hanno mostrato effetti negativi maggiori rispetto agli uomini (47,3% contro 34,4%).


Durante l'attuale pandemia COVID-19, gli operatori sanitari che affrontano il dolore fisico, la sofferenza psicologica e la morte dei pazienti hanno maggiori probabilità di sviluppare lo stress traumatico secondario.


Orrù G, Marzetti F, Conversano C, Vagheggini G, Miccoli M, Ciacchini R, Panait E, Gemignani A. Secondary Traumatic Stress and Burnout in Healthcare Workers during COVID-19 Outbreak. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2021; 18(1):337.


 


Benessere e gestione dello stress secondo il modello biopsicosociale: focus su scuola, università e sanità

Il documento si propone di evidenziare e migliorare il valore del benessere percepito nella popolazione, con particolare riferimento ai professionisti coinvolti nella relazione d’aiuto. Grazie ai contributi di diversi esperti vengono approfonditi sulla base di un’ottica multidisciplinare, numerosi argomenti che riguardano la gestione dello stress e della complessità, il carico allostatico, la promozione della salute e la resilienza, i driver del benessere e il miglioramento dell’organizzazione del lavoro. Il focus viene sempre posto sul bene-essere e sui suoi fattori di protezione e di rischio secondo le indicazioni della World Health Organization che fa riferimento alla salute nelle sue componenti fisiche, mentali, sociali e spirituali. L’orientamento del documento si ispira al modello biopsicosociale di salute e malattia proposto da Engel (1977), secondo il quale contesto, comportamenti, pensieri e sentimenti possono influenzare l’equilibrio fisico. Vengono approfonditi aspetti quali i bisogni dei contesti lavorativi, le azioni di contrasto alle disuguaglianze in salute, la pianificazione degli interventi, le cure integrate e le risorse legate alla possibilità di utilizzare la tecnologia digitale per il benessere della persona.


Istituto Superiore di Sanità Benessere e gestione dello stress secondo il modello biopsicosociale: focus su scuola, università e sanità. A cura di Cristina Aguzzoli, Anna De Santi, Andrea Geraci 2021, iv, 108 p. Rapporti ISTISAN 21/4