Mobilità ciclistica: in Italia da dicembre c'è la legge
G. Bertiglia, P. Capra - Dors

Una manciata di giorni prima di Natale, il 21 dicembre,  è stata approvata in Senato la prima legge quadro sulla mobilità ciclistica, che “persegue l’obiettivo di promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative” con finalità varie tra cui migliorare l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana, tutelare il patrimonio naturale e ambientale, ridurre gli effetti negativi sulla salute. Finalmente perciò la bicicletta viene considerata non solo come mezzo ricreativo, ma come veicolo di trasposto a tutti gli effetti, al pari di treni, automobili e motocicli.

A 6 mesi dall’entrata in vigore della legge il ministero dovrà definire il Piano generale della mobilità ciclistica che costituirà parte integrante del Piano generale dei trasporti e della logistica. Il Piano durerà tre anni e il 30 giugno di ogni anno dovrà essere presentata alle Camere una relazione di monitoraggio, sullo stato di attuazione. 

Il Piano triennale della mobilità ciclistica sarà alla base dei piani territoriali a livello regionale, e di quelli locali delle città metropolitane e dei comuni. Ciascun Ente dovrà aggiornare  il suo piano annualmente, partendo dal monitoraggio dei risultati raggiunti.  Anche a livello nazionale il piano triennale verrà aggiornato ogni anno, tenendo conto del monitoraggio ai vari livelli e delle proposte e progetti individuati dagli enti locali territoriali, dando così luogo a un sistema di sviluppo coordinato e continuo nel tempo.

Il finanziamento delle azioni è quello già previsto dalla preesistente legge n. 366 del 1998; la legge attuale definisce meglio i criteri di riparto del fondo per gli interventi a favore della mobilità ciclistica, strettamente legati alle azioni definite nei piani. Il budget complessivo stanziato è di 500 milioni, distribuiti su sei anni a partire dal 2016.

Il Piano della mobilità ciclistica si indirizza a due settori di intervento: sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e sviluppo su percorsi definiti a livello regionale, nazionale ed europeo. In merito a questo settore, con i finanziamenti 2016 e 2017 cominciano a prendere forma dieci ciclovie nazionali, per un totale di oltre 6.000 km. Sono  VenTo, da Venezia a Torino lungo il Po, Ciclopista del Sole da Verona a Firenze, il romano Grab, grande raccordo anulare delle biciclette, Acquedotto pugliese. A questi quattro grandi itinerari scelti lo scorso anno, si sono aggiunte la ciclovia del Garda, la Trieste -Lignano Sabbiadoro -Venezia, la ciclovia Adriatica, da Venezia al Gargano, quella della Magna Grecia, da Potenza a Pachino, in Sicilia, l'anello della Sardegna, da Santa Teresa di Gallura a Cagliari, Alghero e infine Sassari, la Tirrenica da Ventimiglia a Fiumicino.

La legge quadro sulla mobilità ciclistica (legge 11 gennaio 2018, n. 2 - testo disponibile in calce) fa riferimento esplicito alle questioni di sicurezza, ai benefici perl’ambiente, all’accessibilità;  l’aspetto salutare insito nella scelta della bicicletta come mezzo di trasporto attivo è appena accennato e non vi sono riferimenti al monitoraggio degli effetti  sulla salute di queste azioni, né ad un coinvolgimento del sistema sanitario.
Dors ha pubblicato due articoli che sottolineano i benefici della mobilità attiva sulla salute:

A piedi o in bici non tutti sanno che …, sintesi di uno studio che dimostra come il trasporto attivo, può avere effetti positivi  sull’ipertensione, sul diabete e può ridurre il rischio di tutte le cause di morte

Camminare e andare in bicicletta: un bene per la salute, l’ambiente … e il portafoglio, in cui oltre ai risultati di uno studio che evidenzia come l’attività fisica praticata con regolarità allunga la sopravvivenza tra chi ha un peso regolare e chi è sovrappeso, vengono riportate una serie di raccomandazioni indirizzate ai decisori locali, ai professionisti coinvolti nella promozione della attività fisica, a chi opera nei settori della mobilità, dei trasporti e dell’ambiente


Gli enti locali in particolare potranno sviluppare utili sinergie con i servizi sanitari per promuovere l’uso della bicicletta anche  per ragioni di salute e valutare questi positivi “effetti collaterali”  del piano della mobilità ciclistica anche nei piani locali di prevenzione.    

 

Riferimenti bibliografici

Repubblica.it
http://www.repubblica.it/cronaca/2/12/22/news/mobilita_ciclistica_adesso_c_e_la_legge_delrio_una_priorita_-184947094/

Commento del presidente della FIAB
http://www.fiab-onlus.it/bici/attivita/proposte-di-legge/item/1880-approvata-senato-legge.html

Sito Fiab onlus
http://www.fiab-onlus.it/bici/


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