Salute ed esclusione giovanile: quale è il legame?
Rita Longo, Dors

EuroHealthNet vuole contribuire alla costruzione di comunità “più sane” e “resilienti” in ambito europeo, anche attraverso la riduzione delle disuguaglianze di salute.
Dors, membro di EuroHealthNet dal 2016, ha individuato alcuni documenti interessanti da diffondere. Il Policy Précis del 2017 si focalizza sui NEETs - i giovani che non hanno alcuna occupazione lavorativa né sono impegnati in alcun tipo di percorso scolastico o formativo - , con una rassegna dei programmi politici e delle buone pratiche in atto in alcuni Paesi, con l’auspicio di una loro implementazione diffusa.

La prima parte del documento analizza la situazione generale degli young NEETs, evidenziando che “...nel 2015, il 14.8 % dei giovani europei fino a 29 anni non risultavano inseriti in nessun percorso di tipo scolastico o lavorativo”: si tratta di quasi 14 milioni di giovani esclusi dal mercato del lavoro.

Quest’esclusione ha ripercussioni a lungo termine sulla società (ad esempio a livello di mancata crescita economica), e soprattutto può provocare esclusione sociale e bassi livelli di benessere: i giovani NEETs soffrono maggiormente di ansia, depressione, sintomi psicosomatici, scarsa autostima e scarsa soddisfazione in rapporto ai coetanei inseriti in attività lavorative, trascorrono più tempo dai medici e a letto per malattia, e infine assumono più farmaci.

Ecco perché circa due terzi dei NEETs – soprattutto i disoccupati di lunga durata, i giovani affetti da malattia o disabilità, quelli che sono bloccati dalle responsabilità familiari, e quelli che sono ormai scoraggiati rispetto alla ricerca del lavoro - possono essere definitivulnerabili” , cioè maggiormente a rischio di emarginazione in quanto privi di risorse in termini di capitale sociale, culturale e umano; ecco perciò la necessità di includere questo target all’interno di programmi politici e interventi specificamente mirati.

Nella seconda parte, sono presentati alcuni programmi e strategie politiche attualmente in corso in alcuni Paesi dell’Unione Europea, suddivise per obiettivi e tipologia di azione:

  • Misure per la promozione del benessere e della salute
    EU Youth Strategy, 2010 – 2018; Joint Action on Mental Health and Wellbeing, 2013 – 2016; Strategy on nutrition, overweight, and obesity-related health issues, 2012 – 2014
  • Misure per l’inclusione sociale
    Annual Convention for Inclusive Growth, 2015 – 2020, rivolta principalmente ai policy makers; European Knowledge Centre for Youth Policy: una sorta di Osservatorio europeo; Programma Erasmus+ ; Inclusion and Diversity Strategy, diffusione delle opportunità del programma Erasmus+ specificamente rivolta ai giovani “più vulnerabili”; Quality Framework for Traineeships, cioè l’ “accordo quadro per la qualità dei tirocini”
  • Misure per favorire l’occupazione
    Youth Guarantee: offerte di lavoro di buona qualità, percorsi educativi e formativi, apprendistati o tirocini per i giovani di età inferiore ai 25 anni, che hanno abbandonato un percorso scolastico-formativo e/o hanno perso il lavoro; Investing in Europe Youth: pubblicazione UE del Dicembre 2016, che prevede ambiti di azione quali ad esempio migliorare l’accesso al lavoro attraverso riforme nazionali da attivare nel prossimo semestre europeo, revisionare l’accordo quadro per l’apprendistato, aumentare le opportunità di mobilità di Erasmus+ anche attraverso la creazione degli European Solidarity Corps per consentono attività di volontariato solidale all’interno di progetti di sviluppo di comunità sul territorio europeo.


La terza parte del documento illustra nel dettaglio alcuni esempi di buone pratiche realizzate da alcuni Stati membri
, in particolare in Svezia, nei Paesi Bassi, in Danimarca.

L’esperienza svedese ha come promotore il Municipio di Stoccolma, e prevede la presenza di counselor dedicati agli/alle adolescenti in fuga dal sistema scolastico, offrendo loro concrete opportunità quali ad esempio lavori temporanei, affiancandoli con attività di “mentoring” personalizzate in base agli specifici bisogni, fornendo supervisione costante e consentendo di non perdere i crediti scolastici.

L’esperienza dei Paesi Bassi ha come promotore il Medical Advice for Sick - reported Students, e si occupa specificamente degli studenti che abbandonano la scuola a causa di un problema di salute: prevede un approccio integrato in cui la scuola collabora con il medico del servizio sanitario e con i genitori per elaborare un piano per migliorare le condizioni di salute (fisica ed emotiva) dell’adolescente e favorirne la massima partecipazione alla vista scolastica.

In Danimarca il progetto “The Bridge to Better Health” si basa sulla partnership tra l’amministrazione locale, le associazioni di medici e psichiatri, e varie agenzie del territorio, col fine specifico di ridurre le disuguaglianze. Tra le molte azioni del progetto, una ad esempio riguarda l’infanzia, e utilizza un approccio integrato per supportare i giovani genitori e i loro figli dalla nascita sino alla scuola secondaria e alla prima occupazione lavorativa, con particolare attenzione agli studenti a rischio di “svantaggio sociale”.

Infine, l’ultima parte riprende le evidenze derivati da alcuni studi europei (GRADIENT e DRIVERS) incrociandole con le buone pratiche europee descritte, al fine di fornire alcune raccomandazioni per l’azione:

  • creare servizi specificamente mirati a promuovere l’integrazione delle persone con disabilità o con problemi di salute nell’ambito occupazionale, a partire da modelli evidence-based
  • assicurare un sistema di “protezione sociale universale”, in termini di ampliamento dell’offerta di di supporti basati sul livello e sulla tipologia di rischio a cui le persone sono esposte (servizi sdi welfare e politiche attive del lavoro)
  • incoraggiare il ricorso ai sistemi di “protezione sociale”, in termini di azioni specifiche di supporto per gli individui o i gruppi con “bisogni complessi” o gravi difficoltà
  • adottare un “approccio integrato di tipo olistico”: i programmi politici rivolti ai giovani devono essere progettati in partnership con le agenzie territoriali, nell’ottica della complementarietà con settori quali occupazione, istruzione e formazione, salute, cultura, nuovi media, sviluppo sostenibile, cittadinanza attiva, attività fisica
  • disegnare programmi politici prendendo in considerazione le differenze tra i NEETs, andando cioè oltre i dati generali sulla disoccupazione giovanile, disaggregandoli e integrandoli con indicatori sociali e di salute, al fine di comprendere veramente il legame tra i comportamenti e la vulnerabilità dei giovani NEETs e rendere così più efficaci i programmi stessi.

 

Foto di Rahul Anil in unplash.com


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