Disuguaglianze e prima infanzia: si parte dal nido
Paola Capra, Alessandra Suglia - Dors

Da sapere

I bambini che vivono condizioni di svantaggio sociale hanno maggiore probabilità di andare incontro a fallimenti scolastici e di abbandonare la scuola in anticipo.

Alcuni studi hanno indicato che i bambini che frequentano nidi d’infanzia, di alti standard di qualità, sviluppano buone competenze cognitive, evidenti in seguito nella carriera scolastica, a prescindere dalle condizioni economiche e sociali della famiglia.
Tuttavia resta in sospeso l’influenza di alcuni fattori: per un bambino proveniente da una famiglia non agiata le ore trascorse al nido, l’età in cui inizia a frequentarlo e la qualità del nido stesso incideranno sul suo rendimento scolastico?

A queste domande risponde lo studio canadese Laurin et al. 2015:

  • i nidi consentono a bambini provenienti da famiglie disagiate di migliorare i loro risultati scolastici almeno fino a 12 anni di età, riducendo in questo modo la condizione di svantaggio iniziale;
  • la frequenza precoce, fin dai 5 mesi di vita, e il numero di ore alla settimana che il bambino trascorre al nido (oltre le 35 ore) possono eliminare questa condizione di svantaggio.

 

Risultati dello studio

Lo studio prospettico Laurin et al. 2015 ha osservato una coorte di 1269 bambini canadesi, nati tra il 1997 e il 1998, dalla nascita fino a 12 anni: della coorte iniziale, 1119 bambini hanno frequentato il nido mentre 150 sono stati accuditi dalla famiglia.

È stata presa in esame l’associazione tra la frequenza del nido fin dai primi mesi e i risultati scolastici raggiunti durante la prima adolescenza, con un’attenzione ai benefici educativi che il nido può avere per i bambini che appartengono a famiglie di basso livello socioeconomico.

I risultati hanno indicato che:

  • i bambini meno ricchi, che ogni settimana vanno al nido a tempo pieno, a 12 anni conseguono migliori risultati nella lettura, scrittura e matematica;
  • i bambini meno ricchi che frequentano nidi situati presso centri dedicati, dotati di ottimi insegnanti e infrastrutture, e li frequentano dall’età di 5 mesi, raggiungono migliori risultati nella lettura, scrittura e matematica in confronto con i loro pari provenenti dallo stesso stato socioeconomico, che non hanno mai frequentato questi nidi. Se invece questi stessi bambini iniziano a frequentare il nido più tardi, oltre l’anno e mezzo di età, conquistano comunque buoni risultati nella lettura e nella matematica;
  • i bambini che fanno parte di famiglie più svantaggiate socialmente ed economicamente, se iniziano molto presto (per esempio da 5 mesi) a frequentare la migliore tipologia di nido offerta, riusciranno a ottenere risultati scolastici uguali o migliori dei loro coetanei provenienti dalle famiglie appartenenti a classi sociali più elevate.

Quest’ultimo è senza dubbio il dato più interessante e originale perché dimostra che un’educazione prescolare di qualità, non solo può ridurre le disuguaglianze sociali della nascita, ma addirittura le può superare. E lo dimostra su un campione di popolazione numeroso e seguito in un arco di tempo di 12 anni.

 

 I servizi per la prima infanzia in Quebec

 Il Quebec ha scelto di investire nei servizi per la prima infanzia in ragione di una forte domanda: oltre l’80% dei bambini da 0 a 4 anni frequenta infatti un asilo nido.

I servizi per la prima infanzia in Quebec si classificano secondo due tipologie, sulla base del setting:

  • center based child care service, corrispondente in Italia al nido situato in un centro dedicato e gestito da educatori professionisti;
  • family based child care service, in Italia noto come nido in famiglia, situato presso un’abitazione privata e gestito da personale non professionista, ma che ha ricevuto una formazione riconosciuta.  

Nel 1997 il governo della provincia del Quebec ha attivato una rete di servizi per la prima infanzia, center e family based, che rispondono a criteri di qualità stabiliti da un regolamento. La rete è finanziata e gestita da fondi pubblici, e offre a tutte le famiglie l’accesso al nido in cambio di una minima retta giornaliera di 5 dollari (oggi di 7 dollari). Nonostante il numero di posti e la diffusione sul territorio, la domanda è risultata superiore all’offerta, specialmente per i servizi center based, servizi che sono di qualità superiore.

L’universalità dell’offerta educativa è stata tuttavia minata da un evento che si è osservato: le famiglie con più risorse personali e finanziarie sono riuscite ad accedere ai posti più ambiti, center based e a basso costo.  

Questa condizione di disuguaglianza sociale di base viene corretta dal fatto che l’elevata offerta educativa dei servizi center based non è condizionata dallo stato socio economico. Vale a dire che tutti i bambini che frequentano un nido center based hanno le stesse chance formative, indipendentemente dalle condizioni socio economiche di partenza.    

 

Indicazioni per i decisori

Lo studio è stato realizzato in Canada e pertanto pone questioni in merito alla trasferibilità dei risultati e degli interventi socio-educativi presi in esame: tuttavia le indicazioni che si possono trarre sono valide anche per la realtà italiana. In concreto gli amministratori pubblici dovrebbero:

  • avere piena coscienza dell’importanza delle politiche sociali ed educative come strumento di riduzione delle disuguaglianze: dare a ogni bambino l’opportunità di frequentare il nido è un investimento futuro in termini economici, sociali, culturali e di salute;
  • puntare sull’alta qualità dei servizi socio-educativi attraverso la formazione e l’aggiornamento del personale educativo, la disponibilità e l’organizzazione degli spazi - funzionali allo sviluppo e al potenziamento delle competenze di tutti i bambini - e le scelte delle proposte formative, attente ai bisogni del singolo, del gruppo e delle realtà socioculturali dei territori;
  • adattare la comunicazione dell’offerta educativa ai più piccoli scegliendo i canali giusti per raggiungere le famiglie con basso stato socioeconomico e consentire ai loro figli di accedere al nido fin dai primi mesi di vita e frequentarlo a tempo pieno.

 

Come è stato realizzato lo studio

Lo studio Laurin et al. 2015 è uno studio di coorte prospettico che ha seguito una popolazione di 1269 bambini dalla nascita a 12 anni, a partire dal 1997: per la selezione del campione sono stati utilizzati dati provenienti dal Quebec Longitudinal Study of Child Development.   

Le variabili di outcome prese in esame dallo studio sono tre e riguardano il livello di apprendimento acquisito durante il percorso scolastico ed espresso nei punteggi ottenuti nelle prove di lettura, scrittura e matematica che i ragazzi devono sostenere all’età di 12 anni. Per le analisi statistiche, il Quebec Institute of Statistics ha reso disponibili questi punteggi.

Rispetto ai nidi per la prima infanzia, sono state considerate le variabili sulla frequenza, espressa come intensità (numero di ore alla settimana trascorse al nido, in un range da 0 a 60 ore) ed età di inserimento (5 mesi, un anno e mezzo, due anni e mezzo) e sulla tipologia di nido (center based vs family based).

Un primo modello di regressione lineare ha correlato le tre variabili di outcome con le variabili indipendenti sulla frequenza del nido.

Un secondo modello di regressione lineare ha correlato le tre variabili di outcome con la variabile indipendente sulla tipologia di nido.

Sono state considerate come potenziali variabili confondenti i dati sul bambino, l’ambiente familiare del bambino a 5 mesi, l’ambiente prescolastico dalla nascita a 5 anni di età. Per quanto riguarda l’ambiente familiare del bambino a 5 mesi, sono stati misurati l’età della madre alla prima gravidanza, lo stato familiare (anche in termini di stile educativo). E’ stato valutato anche il livello di sicurezza e i problemi sociali del quartiere.

Relativamente all’ambiente prescolastico dalla nascita a 5 anni di età sono state riassunte le informazioni di 108 variabili familiari, raccolte da entrambi i genitori, su sei gruppi di fattori: stato socioeconomico (livello di istruzione dei genitori, reddito, tipo di occupazione), genitorialità negativa o positiva, comportamenti non salutari dei genitori (uso di droghe e alcol, comportamenti antisociali), salute mentale dei genitori (depressione, ansia) e relazioni dei bambini con i pari (vittimizzazione, bullismo).

L’unica variabile confondente non associata significativamente al successo scolastico, e pertanto non considerata nei modelli di regressione, riguarda la genitorialità positiva; l’unica variabile confondente che ha moderato la correlazione tra le variabili di outcome e le variabili relative ai nidi è stato lo stato socioeconomico. 

Per approfondire il disegno dello studio, si rimanda ai materiali a integrazione dell'articolo pubblicato su Pediatrics, Volume 136, numero 6, dicembre 2015.


Riferimenti bibliografici

Laurin J C., et al., Child care services, socioeconomic inequalities and academic performance. Pediatrics, Volume 136, numero 6, dicembre 2015

Centro per la salute del bambino Onlus I newsletter Fin da piccoli, anno 7, numero 2.

 

 

Foto di: Province of British Columbia in flickr.com

-