I dati sembrano quelli di un bollettino di guerra: gli incidenti causati dal traffico automobilistico sono tra le principali cause di morte e di disabilità nel mondo, con una netta diseguaglianza di cifre fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Più dell' 85% dei morti e oltre il 90% dei casi di disabilità occorsi per incidenti stradali si sono verificati nei paesi in via di sviluppo e fra le fasce di popolazione più vulnerabili ci sono i bambini. Riguardo a questa categoria debole, la sproporzione diventa davvero allarmante: fra i bambini di 0-4 anni e 5-14 anni, il numero di incidenti ogni 100.000 abitanti è 6 volte superiore nei paesi a basso reddito rispetto ai paesi ad alto reddito. Queste cifre si riferiscono al 1998 e la previsione per il futuro è decisamente negativa: entro il 2020 si prevede che gli incidenti stradali, attualmente al nono posto in una graduatoria delle principali cause di disabilità, salgano al terzo posto.
Il BMJ, in un'articolo dell'11 maggio '02, prova ad interrogarsi sulle ragioni di tale fenomeno: perché i paesi in via di sviluppo devono sostenere il più alto costo, in termini di morti e di disabilità? Le ragioni sono molteplici: l'incremento di auto e motoveicoli, in costante crescita, il più elevato numero di morti o feriti in seguito ad un incidente su strada, spesso motivato dal coinvolgimento, nello scontro, di veicoli multipasseggeri (autobus, camion, minibus), regole di sicurezza stradale carenti e spesso poco rispettate, strutture sanitarie inadeguate ad affrontare l'emergenza e a garantire cure opportune ad un pieno recupero, scarso accesso ai servizi sanitari spesso a pagamento e pertanto accessibili solo ai ceti più abbienti.
La tipologia di incidente su strada differisce in modo significativo fra i paesi ad alto e basso reddito e questo deve essere ben chiaro a chi deve sviluppare politiche volte alla prevenzione e al controllo. Mentre nei paesi sviluppati è di molto maggiore il numero di guidatori coinvolti, nei paesi in via di sviluppo sono i pedoni che nelle aree urbane costituiscono sino al 70% dei morti o dei feriti. Sono tre, i particolare le sottocategorie cui prestare maggiore attenzione: i pendolari che si recano al lavoro su mezzi pubblici (spesso definiti vere e proprie trappole mortali), i ciclisti, infine i camion e minibus. "Le politiche dirette ai paesi in via di sviluppo", conclude l'articolo del BMJ, "devono tutelare le fasce più povere, le più esposte ad incidenti su strade caotiche, piene di veicoli e di utenti privi di protezione".
Fonte:
Nantulya VM et Reiche MR. The neglected epidemic: road traffic injuries in developing countries. BMJ 2002; 324: 1139-41