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Scheda completa dell'agente cancerogeno
Per l'agente selezionato la scheda riporta una serie di informazioni sintetiche relative a:
- identificazione univoca dell'agente (denominazione, sinonimi, formula bruta, codice CAS)
- appartenenza ad una specifica famiglia chimica (famiglia chimica)
- classificazione attribuita dall'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro e dalla Comunità Europea (classe IARC, classe CE)
- specifica attività cancerogena sull'uomo, quando dimostrata, o sull'animale (organo bersaglio)
- uso specifico e tipi di aziende in cui l'agente può trovarsi come materia prima, intermedio,contaminante o prodotto finito (utilizzo, tipologia di azienda)
- valori limite di esposizione in ambito occupazionale (Valori Limite di Soglia)
- indicazione degli IBE (Indici Biologici di Esposizione)
- fonti utilizzate per reperire le informazioni (riferimenti bibliografici)
- data dell'ultima modifica effettuata (ultima modifica)
Dall'ultima casella della scheda è possibile accedere all'elenco delle lavorazioni industriali in cui l'agente è potenzialmente presente.
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Scheda completa della CLASSE di agenti cancerogeni
La CLASSE raggruppa agenti chimici con proprietà chimiche e fisiche simili destinati, nella maggior parte dei casi, agli stessi usi industriali.
Per la CLASSE selezionata la scheda riporta una serie di informazioni sintetiche relative a:
- identificazione univoca della CLASSE (denominazione, sinonimi, codice CAS)
- descrizione discorsiva delle caratteristiche chimiche, tossicologiche e tecnologiche (caratteristiche generali)
- elenco degli agenti appartenenti alla CLASSE (agenti)
- appartenenza ad una specifica famiglia chimica (famiglia chimica)
- classificazione attribuita dall'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro e dalla Comunità Europea (classe IARC, classe CE)
- fonti utilizzate per reperire le informazioni (riferimenti bibliografici)
- data dell'ultima modifica effettuata (ultima modifica)
Nella scheda CLASSE visualizzata dall'utente compaiono solo le voci cui sono collegate delle informazioni; le altre voci non sono visualizzate poiché alcune informazioni/attribuzioni come il codice CAS o la classificazione CE non sono ottenibili per alcune classi considerate (ad esempio le fuliggini). Questa necessità evidenzia la scelta dei compilatori di inserire nella categoria CLASSI anche dei termini non rigorosi dal punto di vista chimico ma utili a guidare l'utente non addetto ai lavori al reperimento delle informazioni cercate.
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CLASSIFICAZIONE IARC
In questa sezione è
riportata la classificazione di cancerogenicità
attribuita dallAgenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro.
La valutazione della IARC è basata sullevidenza di
cancerogenicità sulluomo, ove siano disponibili
dati epidemiologici, e sugli animali da esperimento,
valutate separatamente.
In particolare sono
definite 5 categorie:
- Gruppo 1 : cancerogeni
per luomo
- Gruppo 2A : probabili
cancerogeni per luomo
- Gruppo 2B : possibili
cancerogeni per luomo
- Gruppo 3 : agenti non
classificabili per la cancerogenicità nelluomo
- Gruppo 4 : agenti
probabilmente non cancerogeni per luomo
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CLASSIFICAZIONE CE
In questa sezione è
riferita la classificazione di cancerogenicità
attribuita dalla Comunità Europea
La CE ha adottato, con la
direttiva 91/325 una distinzione in tre categorie:
Categoria 1: sostanze note
per gli effetti cancerogeni sulluomo. Esistono
prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra lesposizione
delluomo ad una sostanza e lo sviluppo di tumori;
Categoria 2: sostanze che
dovrebbero considerarsi cancerogene per luomo.
Esistono elementi sufficienti per ritenere verosimile che
lesposizione delluomo ad una sostanza possa
provocare lo sviluppo di tumori, in generale sulla base
di:
- adeguati studi a
lungo termine effettuati su animali
- altre informazioni
specifiche;
Categoria 3: sostanze da
considerare con sospetto per i possibili effetti
cancerogeni sulluomo per le quali tuttavia le
informazioni disponibili sono sufficienti per procedere
ad una valutazione sufficiente. Esistono prove ottenute
da adeguati studi su animali che non bastano tuttavia per
classificare la sostanza in categoria 2.
Per le sostanze
appartenenti alla categoria 1 e 2 si usa il simbolo T e
la frase di rischio R45 " può provocare il cancro".
Si usa la frase R49 " può provocare il cancro per
inalazione" qualora la sostanza sia cancerogena
soltanto se inalata.
Le sostanze della
categoria 3 vengono indicate con il simbolo Xn e la frase
R 40 "può provocare effetti irreversibili.
Elenco delle frasi di rischio
Elenco dei consigli di prudenza
Simboli ed indicazioni di pericolo
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Valori Limite di Soglia (ACGIH)
In questa sezione vengono
riportati i valori limite di esposizione in ambiente di
lavoro stabiliti dall American Conference of
Governmental Industrial Hygienists.
I Threshold Limit Values (TLV)
si riferiscono alla concentrazione dellinquinante
in atmosfera e rappresentano la condizione per cui la
maggior parte dei lavoratori esposta in modo continuo allinquinante
non sviluppa patologie.
I TLV si basano su
informazioni provenienti da esperimenti industriali, da
studi epidemiologici sulluomo, da studi
sperimentali su animali e, quando possibile dalla
combinazione dei tre.
Sono previste tre categorie di TLV. Il TLV-TWA (Time Weighted Average) rappresenta la concentrazione media di inquinante ponderata nel tempo riferita ad una giornata lavorativa di 8 ore ed a una settimana di 40 ore a cui un lavoratore può essere esposto in modo continuo senza sviluppare patologie. Il TLV-STEL (Short Term Exposure Limit) rappresenta una concentrazione TWA di 15 minuti che non deve essere superata in qualsiasi momento durante la giornata lavorativa. Il TLV-C (Ceiling) rappresenta la concentrazione che non deve essere mai superata durante qualsiasi momento dell'attività lavorativa.
La notazione "cute" si riferisce alla possibilità di
assorbimento dellinquinante attraverso la via
cutanea.
La notazione "sen" si riferisce al potenziale sensibilizzante dellinquinante.
Lassenza della notazione "sen" non implica necessariamente che lagente
non sia in grado di dare origine a sensibilizzazione ma
indica la scarsità di informazioni e di evidenze
scientifiche.
Allinterno di questa
sezione si riporta anche la classificazione di
cancerogenicità attribuita dall ACGIH che si basa
sulle seguenti 5 classi:
A1: sostanze confermate
come cancerogene per luomo
A2: sostanze sospette di
essere cancerogene per luomo
A3: sostanze cancerogene
per gli animali
A4: sostanze non
classificabili come cancerogene per luomo;
A5: sostanze non sospette
di essere cancerogene per luomo.
La definizione di ogni TLV si basa sugli effetti avversi che compaiono alla più bassa esposizione. Gli effetti critici sono indicati insieme ai TLV e forniscono una guida per valutare se gli effetti dei componenti di una miscela debbano essere considerati indipendenti o additivi. Di seguito si riportano le abbreviazioni utilizzate per gli effetti critici.
| alp |
Alopecia |
emrg |
Emorragia |
nsl |
Nasale |
| alt |
Alitosi |
fbrp |
Fibrosi polmonare |
oclr |
Danno oculare |
| anm |
Anemia |
fbrs |
Fibrosi |
ortc |
Orticaria |
| anst |
Anestesia |
ffmt |
Febbre da fumi
metallici |
oss |
Ossa |
| ansm |
Anosmia |
fgt |
Fegato |
otts |
Ototossico |
| anss |
Anossia (cellulare) |
flrs |
Fluorosi |
pfr |
Porfirine |
| argr |
Argiria |
fnpl |
Funzione polmonare |
plmn |
Polmone |
| asbs |
Asbestosi |
gnts |
Genotossico |
pnmc |
Pneumoconiosi |
| asfs |
Asfissia |
gstr |
Gastrointestinale |
ren |
Reni |
| asm |
Asma |
imnt |
Immunotossicità |
rprd |
Riproduttivo |
| brls |
Berilliosi |
incol |
Inibitore colinesterasi |
rspr |
Respiratorio |
| brnc |
Bronchite |
ipss |
Ipossia |
sdrs |
Siderosi |
| bssn |
Bissinosi |
irrt |
Irritazione |
sen |
Sensibilizzazione |
| cfl |
Cefalea |
lcm |
Leucemia |
sencard |
Sensibilizzazione
cardiaca |
| cglz |
Coagulazione |
lrg |
Laringe |
slcs |
Silicosi |
| clnrg |
Colinergico |
mbmc |
Membrane mucose |
sndrR |
Sindrome di Raynaud |
| clrc |
Cloracne |
mc |
Massa corporea |
sng |
Sangue |
| cncr |
Cancro |
mcst |
Mucosrasi |
sscv |
Sistema cardiovascolare |
| cns |
Cianosi |
mhb |
Meta emoglobinemia |
ssnc |
Sistema nervoso
centrale |
| cnvl |
Convulsioni |
mlz |
Milza |
ssnp |
Sistema nervoso
periferico |
| crbemg |
Carbossiemoglobina |
mrtmpr |
Morte improvvisa |
stnn |
Stannosi |
| crrs |
Corrosione |
mscl |
Muscoli |
svl |
Sviluppo |
| cute |
Cute |
mstl |
Mesotelioma |
trd |
Tiroide |
| dc |
Diminuzione cognitiva |
mtbl |
Metabolismo |
trgn |
Teratogeno |
| dnt |
Denti |
mtpl |
Metaplasia |
tsmsc |
Tossina muscolare |
| dpgm |
Depigmentazione |
ncrs |
Necrosi |
urn |
Urinario |
| drmt |
Dermatiti |
npls |
Neoplasia |
ustn |
Ustioni |
| dstm |
Disturbi metabolici |
nrcs |
Narcosi |
vrt |
Vertigini |
| emb/fet |
Danni all'embrione o al
feto |
nrlg |
Neurologico |
vsc |
Vescica |
| edmpln |
Edema polmonare |
nrpt |
Neuropatia |
vst |
Vista |
| enfpln |
Enfisema polmonare |
nrts |
Neurotossicità |
|
|
| emsd |
Emosiderosi |
ns |
Nausea |
|
|
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Valori Limite di Soglia (altri enti)
In questa sezione sono
riportati i valori limiti di esposizione stabiliti dal
National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) e dall Occupational
and Safety Health Administration (OSHA).
Si tratta rispettivamente
dei Reccomended Exposure Level (REL) e dei Permissibile
Exposure Level (PEL).
Nel caso in cui siano
stati definiti, vengono riportati i limiti di riferimento
della Comunità Europea e quelli sanciti dalla normativa
italiana.
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Indici Biologici di Esposizione (ACGIH)
In questa sezione sono riportati, quando definiti, gli IBE cioè gli Indici Biologici di Esposizione adottati dall' American Conference of Governmental Industrial Hygienists.
Il monitoraggio dell'aria fornisce indicazioni circa la potenziale esposizione per inalazione di una sostanza da parte di un lavoratore; gli IBE rappresentano un indice dell'introduzione di tale sostanza nell'organismo e i valori del livello dell'indicatore biologico che è possibile riscontrare in campioni prelevati su lavoratori sani esposti a livelli di concentrazione nell'aria dell'ordine di grandezza dei TLV-TWA. L'indicatore per l'IBE può essere la stessa sostanza chimica, uno o più metaboliti, una caratteristica variazione biochimica reversibile indotta dalla sostanza. Nella maggior parte dei casi il campione per il monitoraggio biologico è l'urina, il sangue o l'aria espirata.
Gli IBE si applicano ad esposizioni di 8 ore, per 5 giorni alla settimana. Non rappresentano linee rigide di demarcazione fra concentrazioni sicure e concentrazioni pericolose e non rappresentano un indice di tossicità; il loro utilizzo è destinato esclusivamente a igienisti industriali qualificati.
(A)=con idrolisi
Periodo di prelievo
d.=durante
f.=fine
p.=prima
s.l.=settimana lavorativa
u.=ultimo
t.=turno
Notazioni
SC=suscettibilità
B=Livello di fondo (Background)
NS=Non Specifico
SQ=Semi Quantitativo
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REGOLAMENTO REACH
REACH significa Registration, Evaluation, Authorisation of Chemical ed è l'acronimo usato dalla Comunità Europea per descrivere il nuovo sistema di regolamentazione delle sostanze chimiche entrato in vigore il 1 giugno 2007. L’obiettivo generale del Regolamento REACH è la creazione di un “sistema unico” ed efficace di gestione del rischio delle sostanze chimiche, attraverso:
- registrazione delle sostanze prodotte e/o importate in quantità > 1 tonnellata/anno;
- valutazione della sicurezza delle sostanze (ruolo pro-attivo dell’industria) Autorizzazione delle "sostanze estremamente problematiche" per usi specifici;
- mantenimento dell’attuale sistema delle Restrizioni;
- creazione di un’Agenzia europea.
Nel campo Regolamento REACH sono segnalate quelle sostanze incluse nella “Candidate List”, in quanto identificate dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Chimica (ECHA) come sostanze estremamente preoccupanti. All’interno di questa lista l’ECHA seleziona le sostanze prioritarie sulla base di criteri stabiliti dall’Agenzia stessa. Quelle individuate come prioritarie, sono successivamente sottoposte ad un processo di revisione da parte della Comunità Europea, al termine del quale vengono pubblicate nell’Allegato XIV del Regolamento. Le sostanze inserite nell’Allegato XIV sono soggette ad autorizzazione, ovvero se una determinata azienda vuole continuare ad utilizzare una sostanze deve presentare richiesta all’ECHA.. Se un’azienda chiede l’autorizzazione di una sostanza inclusa nell’allegato XIV, per uno o più usi specifici, deve documentare di essere in grado di garantire un “controllo adeguato” dei rischi di tale sostanza. Se tale controllo non è possibile può ugualmente presentare un’analisi socio-economica per dimostrare che i benefici derivanti dall’uso della sostanza prevalgono sui rischi; tale analisi deve comprendere l’esame dell’eventuale disponibilità di sostanze o tecnologie alternative. L’istruttoria viene effettuata dall’Agenzia e l’autorizzazione viene rilasciata dalla Commissione sulla base dei pareri dei Comitati dell’Agenzia e con procedura di Comitato (voto degli Stati membri a maggioranza qualificata). L’autorizzazione è sempre concessa per un periodo determinato (stabilito caso per caso). Qualora siano disponibili sostanze o tecnologie alternative, deve essere previsto un piano di sostituzione. Le attività di ricerca e sviluppo volte ad individuare sostituti sono prese in considerazione ai fini della autorizzazione.
Sono presenti informazioni relative al Regolamento Reach per le seguenti sostanze :
» 2,4-dinitrotoluene » 4,4'-diaminodifenilmetano » Acrilammide » Ammonio bicromato » Arsenico pentossido » Arsenico triossido » C.i. pigment red 104 » C.i. pigment yellow 34 » Cloroalcani (c10-c13) » Cobalto(ii)cloruro » Cromato di piombo » Cromato di sodio » Di-2-etilesilftalato » Dicromato di sodio » Dicromato di sodio diidrato » Fibre ceramiche refrattarie » Fosfato di tris- (2-cloroetile) » Pece, catrame di carbone, alta temperatura » Piombo idrogeno arsenato » Potassio bicromato » Potassio cromato » Tricloroetilene
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ORGANO BERSAGLIO (e tipologie)
In questa sezione si
riporta una sintesi dei dati disponibili per la
valutazione di cancerogenicità dellagente in esame.
La fonte principale è costituita dalle Monografie
pubblicate dallAgenzia Internazionale di Ricerca
sul Cancro. Vengono riportati, se disponibili, gli esiti
di studi caso-controllo e di coorte sui lavoratori
esposti esaminati dalla IARC.
In assenza di studi sulluomo
sono riferiti gli esiti degli studi effettuati sugli
animali da esperimento. Occorre specificare, a questo
proposito, che nonostante non via sia certezza che una
sostanza in grado di provocare tumore nellanimale
sia in grado di svolgere la stessa azione anche nelluomo,
è biologicamente plausibile e prudente, in caso di
sufficiente evidenza nellanimale, considerare un
rischio di cancerogenicità anche per luomo.
Si precisa che ad alcuni agenti cancerogeni risulta possibile associare solo tipologie di tumori e non specifici organi bersaglio. Ad esempio i sarcomi dei tessuti molli per la diossina o i tumori del sistema emolinfopoietico per il benzene
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GLOSSARIO
adenocarcinoma
[adeno-; carcinoma]
adenocarcinoma, glandular cancer, carcinoma adenomatosum
Tumore maligno epiteliale che origina da un epitelio ghiandolare. È caratterizzato da tubuli e acini in parte privi di lume che ricordano la struttura della ghiandola da cui hanno origine e di cui presentano la funzione (per esempio secrezione di bile, di muco, ecc.). Quando invece il tumore cresce in forma di massa cellulare compatta, si parla di carcinoma solido
adenoma
[aden(o)-; -oma]
adenoma, adenoid tumor
Tumore benigno formato da cellule organizzate in strutture ghiandolari. È dovuto a notevole proliferazione di cellule epiteliali con struttura e funzione che ricordano quelle della ghiandola da cui origina. È limitato da una capsula fibrosa. Quando prevale la componente epiteliale si parla di adenofibroma, quando prevale quella fibrosa di fibroadenoma.
angiosarcoma
[angio-; sarcoma]
angiosarcoma
Sarcoma altamente maligno che origina dal connettivo vasale
cancro
[gr. kancros = cancro, granchio]
cancer
Qualsiasi malattia dell'uomo e degli animali nella quale si ha una proliferazione incontrollata, irreversibile e progressiva di cellule anormali e irregolari (nelle dimensioni, nella forma, nella tinteggiatura e nel numero dei cromosomi) che porta alla formazione di una neoplasia maligna (tumore maligno, leucemia o linfoma). La crescita cancerosa invade e distrugge i tessuti adiacenti, metastatizza (localizzazioni secondarie) e porta ad esito in genere fatale se non viene sottoposta a trattamento terapeutico (chirurgico, chemioterapico, radioterapico). L'eziologia del cancro è complessa, ancora sconosciuta nei suoi dettagli, di tipo vario (fattori endogeni, come gli ormoni, ed esogeni come i virus, le radiazioni ionizzanti e le sostanze chimiche mutagene) e multifattoriale; i fattori oncogeni possono esercitare un'azione di iniziazione o di promozione della crescita neoplastica. La cancerogenesi sembra comunemente comprendere il cambiamento irreversibile del genoma cellulare. Le forme più comuni di cancro sono il carcinoma, il sarcoma, le leucemie e i linfomi.
carcinoma
[gr. karkin(os) = granchio; -oma]
carcinoma
Qualsiasi tumore maligno originato da un tessuto epiteliale (epitelio di rivestimento o ghiandolare), organizzato in piani o strati. È la forma di cancro più frequente. Può essere più o meno differenziato; alcuni carcinomi presentano caratteristiche che ricordano quelle di normali strutture epiteliali. Sono tipici carcinomi l'epatocarcinoma e il carcinoma naso-faringeo
colangiocarcinoma
[gr. chol(e) = bile; aggeion = vaso; carcinoma]
cholangiocarcinoma, malignant colangioma
Adenocarcinoma che trae origine dai dotti biliari. Si presenta con ittero ostruttivo quando coinvolge i dotti biliari di dimensioni maggiori
Sinonimi: colangioma maligno
emangiosarcoma
[emangio(ma); sarcoma]
hemangiosarcoma
Sarcoma fortemente vascolarizzato, costituito da canalicoli ematici irregolari, tappezzati da cellule endoteliali atipiche. Si manifesta soprattutto nel fegato e nella milza. Può insorgere autonomamente o, raramente, su un angioma congenito
epatocarcinoma
[gr. epar = fegato; carcinoma]
hepatocarcinoma, hepatocellular carcinoma, hepatoma
Tumore maligno, uni- o plurifocale del fegato, composto da cellule tumorali simili agli epatociti. Colpisce più frequentemente i soggetti adulti affetti da cirrosi epatica o da epatite cronica da HBV o HCV. Si manifesta con dolore addominale, perdita di peso, epatomegalia progressiva, associati ad anoressia, vomito, alterazioni dell'alvo (stipsi o diarrea) e debolezza. Sono talvolta presenti febbre, ascite e alterazioni cutanee (strie rosse). L'epatocarcinoma ha tendenza a invadere e ostruire le vene portale e sovraepatiche, causa metastasi al polmone e ai linfonodi regionali
epatoma
[gr. epar = fegato; -oma]
hepatoma
1 Qualsiasi tumore maligno primitivo del fegato.
2 Epatocarcinoma.
feocromocitoma
[gr. faios = grigio; cromocit(a); -oma]
pheochromocytoma, pheochromoblastoma, chromaffinoma
Tumore per lo più benigno costituito da tessuto cromaffine. Si sviluppa generalmente all'interno della cavità addominale (nella parte midollare di una o ambedue le ghiandole surrenali e nei gangli simpatici para-aortici), pelvica (vescica urinaria) e raramente del torace. È caratterizzato da ipersecrezione di adrenalina e/o noradrenalina che provoca ipertensione continua o, in genere, parossistica, associata a palpitazioni, pallore, sudorazione, cefalea, tachicardia, malessere generale, ansia e tremori. È presente inoltre iperglicemia, glicosuria e un aumento del metabolismo basale con perdita di peso. Colpisce prevalentemente giovani tra 5 e 25 anni. È un tumore molto vascolarizzato, presenta una capsula, ha un peso che varia mediamente tra i 15 e i 100 g. Sezioni tumorali, esposte a sali di cromo, assumono un colore brunastro da cui i termini cromaffinoma e cellule cromaffini. Le crisi ipertensive possono complicarsi con emorragia intracerebrale, infarto miocardico e insufficienza cardiaca
fibroadenoma
[lat. fibra = fibra; adenoma]
fibroadenoma, adenoma fibrosum
Tumore benigno costituito da tessuto fibroso e ghiandolare. È il tumore benigno più frequente della mammella e si presenta in forma di nodulo circoscritto a limiti netti, generalmente unico, di forma sferica e provvisto di capsula, localizzato abitualmente nel quadrante superiore esterno della mammella. È mobile rispetto ai piani muscolari profondi, al parenchima ghiandolare e alla cute soprastante. Aumenta di volume ed è dolente durante il periodo mestruale o nella gravidanza. Colpisce prevalentemente giovani donne (sotto i 30 anni).
fibroma
[fibr(a); -oma]
fibroma, fibrous tumor, fibroid tumor, fibrocellular tumor, desmocytoma
Tumore benigno costituito da cellule del tessuto connettivo. Può essere di tipo "duro", quando prevale la componente fibrosa (collageno), o "molle", nel caso che prevalga la componente cellulare. Quando è associato a neoformazione di altri tessuti mesenchimali si parla a seconda dei casi di fibromioma o di fibrolipoma. I fibromi si possono riscontrare in molte sedi quali utero, ovaie, cute, stomaco, ecc.
leucemia
[leuc(ocita)-; -emia]
leukemia, leukaemia
Qualsiasi neoplasia delle cellule del midollo osseo ad interessamento sistemico. Alcune forme di leucemie sono causate da virus, per altre è riconosciuta l'associazione con l'esposizione ad alcuni fattori ambientali come le radiazioni e particolari sostanze mutagene (benzolo, ecc.). Le leucemie sono sindromi mieloproliferative maligne caratterizzate da diffusa moltiplicazione di leucociti circolanti (cellule mieloidi, linfatiche o istiocitarie) e dei loro precursori, con accumulo in vari tessuti dell'organismo. Tale proliferazione è secondaria a processi primitivi a carico degli organi emopoietici (midollo osseo) che presentano iperplasia. Oltre alle alterazioni quantitative e qualitative dei globuli bianchi circolanti si accompagna a piastrinopenia, granulocitopenia ed eritropenia, con conseguenti anemia, infezioni ed emorragie.
mesotelioma
[mesoteli(o); -oma]
mesothelioma
Tumore maligno che interessa i foglietti sierosi soprattutto la pleura e il peritoneo. Presenta una proliferazione invasiva di tipo sarcomatoso e quadri cellulari istologici che variano da un aspetto fusato o fibroblastico a uno adenomatoso. Il mesotelioma pleurico, fortemente associato a inalazione di polvere di asbesto (asbestosi), è un tumore voluminoso che si accresce coinvolgendo il polmone e il mediastino.
metastasi
[gr. methistemi = io cambio posto]
1 metastasis , metastatic tumor, secondary tumor
Diffusione per contiguità, per continuità o a distanza per via circolatoria, linfatica, ematica e liquorale, di un processo patologico, soprattutto neoplastico o infettivo (per esempio tubercolosi), in un punto dell'organismo lontano dal focolaio principale senza estinzione di quest'ultimo.
2 metastasis
Formazione neoplastica maligna che si sviluppa in un tessuto distante dalla zona di localizzazione del tumore primitivo.
neoplasma
[neo-; gr. plassein = formare]
neoplasm, neoformation
Nuovo tessuto cellulare derivante da un processo neoplastico. Il termine è usato per indicare un tumore benigno o maligno con tendenza invasiva e proliferativa
nodulo
[lat. nodulus = piccolo nodo]
1 nodule, nodulus
Piccolo nodo.
2 nodule
Formazione solida, circoscritta, palpabile, intracutanea o rilevata sul piano cutaneo. Il nodulo può essere costituito da tessuto granulomatoso o tumorale e può evolvere verso un rammollimento, un'ulcerazione o un riassorbimento con esito in cicatrice.
papilloma
[papill(a); -oma]
1 papilloma, cellular polyp, cellular polypus
Piccolo tumore benigno della pelle (verruca o porro), delle membrane mucose e dei dotti ghiandolari. Il papilloma è costituito da cellule epiteliali e stroma connettivale, può essere sessile o peduncolato (polipo), o con processi digitiformi (papilloma villoso). Secondo la natura dell'epitelio interessato, si parla di papilloma a cellule squamose (presente su cute, lingua e laringe) e di papilloma a cellule di transizione (localizzato soprattutto sulla vescica). Inizialmente benigni, i papillomi possono talora evolvere lentamente verso la forma maligna.
2 papilloma
Termine di uso comune per indicare neoplasie benigne delle mucose e della cute.
sarcoma
[sarc(o)-; -oma]
sarcoma
Tumore maligno i cui elementi risultano più o meno indifferenziati, che si sviluppa nel tessuto connettivo. È generalmente un tumore a rapida diffusione con metastasi precoci e prognosi grave. Le numerose varietà di sarcomi dipendono dal tessuto colpito: tessuto fibroso (fibrosarcoma), osseo (osteosarcoma), cartilagineo (condrosarcoma), linfatico (linfoma), connettivo vascolare (angiosarcoma), connettivo adiposo (liposarcoma). Le forme più comuni sono i linfomi e gli angiosarcomi.
tumore
[lat. tumor = rigonfiamento]
tumor, tumour
Massa anormale di tessuto che si forma all'interno di un tessuto normale; è causata dalla crescita incontrollata di cellule trasformate. I tumori si distinguono, dal punto di vista evolutivo e prognostico, in benigni e maligni. I primi crescono di solito lentamente, in masse compatte e isolate dal resto del tessuto sano. Presentano scarsa mitosi e sono composti da cellule che, per la loro organizzazione e il loro aspetto, sono strettamente simili alle cellule del tessuto di origine (tumori differenziati). Non hanno tendenza all'invasività, rimangono nella sede di insorgenza dove provocano dislocazione, compressione e atrofia delle strutture vicine, non si ripresentano dopo l'asportazione chirurgica, non provocano gravi danni di carattere generale all'organismo e non danno metastasi. I tumori si dicono maligni sulla base dei criteri di malignità: invasività e metastatizzazione; sono composti da cellule che variano notevolmente, nei loro aspetti istologici, dalla struttura del tessuto di origine fino a poter divenire indifferenziate o mal differenziate e presentare nuovi antigeni. I tumori maligni vengono distinti in base al tipo cellulare dal quale derivano: per esempio in sarcomi se di origine mesenchimale, carcinomi se di origine epiteliale e detti "a cellule squamose" oppure "adenocarcinomi" a seconda se istologicamente presentano cheratina o formazione di ghiandole. Le caratteristiche fondamentali dei tumori maligni sono l'invasività, l'infiltrazione, la distruzione dei tessuti limitrofi e la diffusione della neoplasia attraverso vasi linfatici e/o ematici in altre parti dell'organismo (metastasi). Per queste ragioni è difficile asportarli completamente e spesso si ripresentano dopo l'ablazione chirurgica. La rapida espansione in numerosi distretti dell'organismo provoca infine un progressivo decadimento delle condizioni generali organiche, fino a gravi stati di prostrazione (cachessia neoplastica). I fattori cancerogeni vengono distinti in iniziatori e promotori; hanno un'azione diretta oppure promotrice alcuni agenti fisici (come le radiazioni ionizzanti e la luce ultravioletta), molte sostanze chimiche esogene (come il benzopirene, le aflatossine, i composti arsenicali, l'asbesto), i virus (come i retrovirus). Vi sono inoltre fattori che predispongono alle neoplasie come la diversa suscettibilità dell'organismo che dipende dall'ereditarietà, dal deficit immunitario, dalle lesioni precancerose, dalle turbe ormonali e metaboliche, dagli oncogeni e proto-oncogeni. Per il trattamento dei tumori si utilizzano singolarmente o in associazione la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia sulla base della stadiazione (staging) dell'estensione anatomica del tumore all'atto della terapia iniziale (per esempio sistema TNM, classificazione di Dukes).
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DITTE E ADDETTI PER REGIONE
MATline permette, partendo dalla RICERCA DITTE E ADDETTI e da tutte le pagine interne in cui è disponibile l'icona , di accedere a tabelle in formato Excel in cui si riporta, per ogni Regione italiana, il numero di ditte e il numero di addetti associati alla lavorazione selezionata. Partendo, invece, dall'icona disponibile accanto ai nomi delle sostanze, è possibile visualizzare il totale del numero di ditte e del numero di addetti relativi alla somma di tutte le lavorazioni in cui la specifica sostanza può essere presente.
I dati sono forniti dall'INAIL (l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e si riferiscono alle ditte presenti sul territorio nazionale attive al 31 Dicembre 2006.
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